Il Registro Pubblico delle Opposizioni, perché non ha funzionato?

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Ci sono voluti oltre 5 anni per partorire un meccanismo che limitasse le chiamate abusive da parte dei call center, dopo che gli italiani erano diventati stanchi di essere disturbati e spesso ingannati, se non addirittura truffati. Dopo tanto tergiversare, il 27 luglio del 2022, la data storica per il servizio di telefonia nazionale, entra in vigore il nuovo RPO – Registro Pubblico delle Opposizioni. Tutti i giornali hanno parlato nei giorni successivi con entusiasmo annunciando la fine di un’era, quella dei disturbatori e l’inizio della quiete per i consumatori.

 

Ma sono andate realmente così le cose? Purtroppo no! Al momento in cui scriviamo, a ben 3 mesi dall’entrata in vigore della riforma il nuovo Registro Pubblico delle Opposizioni fa acqua da tutte le parti. Solo 2,5 milioni di numeri su monte di 120 milioni tra sim per uso umano, macchina e telefoni fissi. Insomma, nemmeno il 2% dei numeri ascrivibili a questo registro è stato inserito e non certo perché la procedura è difficile.

Infatti dopo una estrema semplificazione, basta andare sul link https://registrodelleopposizioni.it/ fare pochi passaggi e il nostro numero o indirizzo di domicilio sono inseriti tra quelli intoccabili

Perchè non ha funzionato? 

Il motio del fallimento anche di questa riforma è insita nella riforma stessa. Venivamo da un vecchio meccanismo, quello del primo registro pubblico delle opposizioni che non solo non aveva mai funzionato, ma ci era costato un sacco di soldi. Nessuno in questi anni, né l’autorità per le comunicazione, né le organizzazioni di categoria dei call center “legali” e nemmeno le associazioni consumatori, sono mai riusciti a fermare un fenomeno, che per sua natura non può essere fermato a meno che non si inseriscono sanzioni di natura penale nei confronti delle società committenti. 

Mi spiego meglio: se la società dell’energia commissiona ad un call center di fare attività commerciale, deve essere la stessa società responsabile dell’operato del call center. Quindi se chi telefona usa numeri o indirizzi trafugati illegalmente o senza autorizzazione del consumatore, la responsabilità di questa violazione deve essere in capo non al titolare del call center, ma alla società che ha commissionato le chiamate. Solo in questo modo si può limitare lo spam illegale.

Il consiglio del Minimalismo Consumerista per difendersi

Il consiglio del Minimalismo Consumerista per affrontare il fenomeno, si ispira alla metafora proposta da Kabat-Zinn per descrivere la meditazione, in grado di portare nella nostra vita un nuovo stato di equilibrio “Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare il surf”.

Visto che non basterà mai proteggere il telefono con con filtri antispam per le chiamate, oppure imparare a fingere di non essere la persona cercata, oppure iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni, l’unico modo per limitare il fenomeno è: “non dare il numero”. 

Infatti limitarsi lo stretto necessario a chi veramente conosciamo e non inserirlo on line in per le iscrizioni ai punti del cashback, o alla cassa del supermercato per la tessera sconti è l’unica soluzione.  

Insomma imparare a surfare sulle onde dei dati personali è l’unica soluzione.

Niente numero, niente chiamate indesiderate.

 

Luigi Gabriele 

Esperto di Consumi – presidente di Consumerismo No Profit

Luigi Gabriele