Turismo tricologico: una tendenza diffusa, ma non priva di rischi

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Quello del turismo tricologico è un vero e proprio fenomeno che è andato gradualmente consolidando, una tendenza che coinvolge tantissimi italiani, e non solo, desiderosi di risolvere i loro problemi di calvizie.

Come si può intuire dal nome, questo tipo di turismo vede protagoniste persone che intendono sottoporsi ad un intervento finalizzato al recupero di una capigliatura folta, in particolare trapianti ed autotrapianti di capelli, e uno dei Paesi più gettonati da chi ha esigenze di questo tipo è la Turchia.

All’estero, in realtà, non si va solo per le esigenze tricologiche, ma anche per sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica di tutt’altro tipo, per questo motivo si parla, in Italia e in molti altri Paesi europei, di beauty tourism.

Ma spostarsi fuori Italia per sottoporsi ad un trapianto di capelli è davvero una buona idea? Ovviamente ogni singola procedura meriterebbe di essere valutata singolarmente, tuttavia vi sono dei pro e dei contro che sono stati riscontrati con molta frequenza da chi ha scelto di perseguire questa strada.

Come sottolineato nel sito Internet di Clinicbiorigeneral, nota clinica italiana specializzata in chirurgia estetica e in medicina estetica, sottoporsi ad un intervento in Turchia espone a criticità non trascurabili, ma andiamo per gradi, e scopriamo tutte le peculiarità di questa soluzione.

I vantaggi del turismo tricologico

Il principale vantaggio legato alla scelta di sottoporsi ad un trapianto di capelli in Turchia corrisponde senz’altro ai costi più bassi; è questa, d’altronde, la ragione che spinge così tante persone ad intraprendere questa strada.

Anche il risultato finale dell’intervento viene spesso reputato positivamente nell’immediato, tuttavia, come vedremo a breve, la qualità di un trapianto di capelli è valutabile solo nel lungo periodo.

Le principali criticità di questa soluzione

Il primo, importante aspetto negativo legato al turismo tricologico è il fatto che i convenienti prezzi proposti dalle cliniche della Turchia e di altre nazioni sono spesso dovuti ad una qualità non all’altezza.

Sicuramente in questi Paesi l’imposizione fiscale è inferiore, ciò consente alle cliniche di proporre dei prezzi particolarmente competitivi, ma si individuano anche delle approssimazioni procedurali che non possono essere considerate professionali: l’attenzione nei confronti dell’igiene, anzitutto, potrebbe non essere ai livelli delle cliniche italiane, e questo è un problema non da poco, inoltre è molto frequente che le varie operazioni chirurgiche, che nell’autotrapianto sono piuttosto laboriose e ripetitive, non vengano effettuate da personale medico.

Se si considera inoltre che il viaggio all’estero, con annesso soggiorno, ha inevitabilmente dei costi, le differenze di spesa rispetto all’Italia vanno inevitabilmente a ridursi.

Come si diceva in precedenza, la qualità di un trapianto di capelli può essere valutata solo nel lungo periodo, basti pensare che il risultato di un’operazione chirurgica come questa diviene definitivo dopo circa un anno, di conseguenza c’è il concreto rischio di accorgersi solo troppo tardi che il lavoro svolto non sia stato all’altezza.

I trapianti di capelli inoltre, come tutti gli interventi di chirurgia estetica, richiedono delle visite di controllo periodiche, necessarie per valutare, appunto, il regolare evolversi del risultato ottenuto, visite che inevitabilmente non possono essere compiute se ci si affida ad una clinica straniera, a meno di ulteriori viaggi internazionali che, con ogni probabilità, renderebbero il costo complessivo dell’operazione superiore a quello che si sarebbe sostenuto in Italia.

Tra gli aspetti negativi che vengono spesso segnalati da chi si sottopone a dei trapianti di capelli all’estero, inoltre, vi sono dei risultati estetici poco naturali.

Ciò è dovuto al fatto che molte cliniche straniere, sviluppando il loro business sui grandi numeri e tralasciando aspetti qualitativi molto importanti, tendono ad adottare un approccio standardizzato per tutti i pazienti, in cui viene prestata poca attenzione alla personalizzazione, sia a livello di intervento che di risultato finale.