Natasha Pavluchenko, il neo couture che ha illuminato East Bound. Roma

Abiti scultorei in lana, cashmere e seta per una collezione di eleganza senza tempo alla Galleria del Cardinale Colonna

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Roma ha chiuso East Bound. Roma con una passerella che ha trasformato la Galleria del Cardinale Colonna, affacciata su Piazza Venezia, in un teatro di moda responsabile e creativa. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, l’evento è stato prodotto da Magdalena Christofi, diretto da Waldek Szymkowiak e curato da Karolina Sulej.

Designer con radici bielorusse, polacche e ucraine, Pavluchenko ha portato a Roma il suo linguaggio definito “neo couture”, una fusione di tradizione artigiana e avanguardia sartoriale. Gli abiti presentati sono stati realizzati a mano con materiali di pregio come lana, cashmere e seta, in silhouette sorprendenti che hanno unito rigore geometrico e fluidità sensuale. Bianco, nero e un colore dominante hanno scandito la palette, sottolineando l’intensità di una visione che rifiuta il superfluo per puntare all’essenza.

A Roma la sua estetica si è caricata di una nuova profondità. Nel cuore della città che ha fatto dell’alta moda un riferimento globale, Pavluchenko ha mostrato come il lusso possa ancora basarsi sul tempo, sulla mano artigiana e sulla ricerca formale. I suoi abiti, pensati per momenti speciali, hanno trovato nei soffitti affrescati della Galleria un contrappunto perfetto, esaltando la scultura della materia e la forza evocativa della semplicità.

Lo stile di Natasha Pavluchenko è stato una celebrazione della manualità, della lentezza e della qualità. È un linguaggio che resiste alle mode effimere e che parla di un lusso autentico, capace di fondere culture e storie diverse in una visione coerente e potente. A Roma, città che riconosce la maestria e la trasforma in patrimonio, la sua collezione ha trovato la consacrazione naturale.

Il 10 settembre dieci stilisti hanno intrecciato le loro visioni in un racconto collettivo: Jackob Buczyński con le sue giacche simbolo di moda circolare, Jan F Chodorowicz con la sua ricerca sulle uniformi, Hector&Karger con l’eleganza digitale, Marlena Krawczyk con la nostalgia domestica reinventata, Justyna Rożek con le sue sculture vegetali in denim, Monika Surowiec con il rigore architettonico dei suoi tessuti recuperati, VICHER con il massimalismo cromatico, Mariusz Przybylski con il suo prêt-à-porter etico e MMC con le silhouette oversize che hanno segnato la moda post-comunista di Łódź. In questo coro di voci creative, Natasha Pavluchenko ha imposto il suo timbro forte e raffinato.

Barbara Molinario