Di Alessandra Rosci
Wanda Osiris e il suo mondo a cinque stelle.
La scrittrice Roberta Maresci esce nelle librerie con un libro tutto dedicato alla soubrette che cantava “Ti parlerò d’amour…”, la sbarazzina Wanda Osiris.
“Wanda Osiris, prima soubrette e donna (con)turbante”, il titolo di un libro che Roberta Maresci, giornalista e scrittrice, esperta di collezionismo e antiquariato, ha voluto dedicare alla grande Diva.
A vent’anni dalla morte di Wanda Osiris, arriva in libreria l’unico libro dedicato a questo strano caso d’artista, che non eccelleva in campi specifici se non nel “birignao”, in quel modo studiatissimo di arrotare e ampliare le parole in cui solo Tina Lattanzi riusciva a starle al passo.
La Osiris, il cui cognome d’arte “egizio” nacque dal matrimonio Iside e Osiride, fu un effetto speciale dello spettacolo. “Donna da spolvero” nel 1937, cantava d’amore e fece ridere accanto a Totò, Bramieri e Vianello. Si ossigenò i capelli e inaugurò la moda del turbante ma vantò in sala spettatori eccellenti: addirittura Mussolini scese da una carrozza, a Riccione, per farle i complimenti, De Pisis le dedicò un ritratto, mentre De Chirico le scarabocchiò un profilo su una tovaglia.
Attesissima, appariva in scena dopo il comico, facendosi precedere dai suoi “boys” biondi e asessuati (scelti di persona), scendendo in tacchi alti e crinoline multiple quelle mitiche scale con “mises” pesantissime, elegantissime, teatralissime, facendo la fortuna di sarti come Lucia Boetti e Folco. Costumi da favola che la Diva ha poi, tutti, regalato. Cantava d’amore, perché si addiceva a una soubrette che raramente s’imbarcava in scene comiche. Se lo faceva, era la spalla dei suoi “mattatori”, come Macario o Dapporto, con cui formò “ditte” celebri, arrossendo pudica ai doppi sensi delle barzellette.
Elegante, chic ed estremamente bella, la soubrette era famosa soprattutto per la sua allure e quel modo tanto strano di scendere le scale. La Wanda diceva che quel suo modo di scendere lentamente le scale, gettando baci all’orizzonte buio della sala l’aveva creato lei, non l’ aveva imparato da nessuno. Metteva in quest’ operazione una personalità spiccata, una sua innata eleganza, un modo di porgersi che fece epoca e poi parodia: sosteneva eroicamente che non era faticoso, nonostante tacchi e crinoline. Di gradino in gradino scattava l’elettricità , perché la gente sentiva la sua passione, la sua dedizione.
Del teatro rispettava i rituali, gli orari e ogni leggenda, a cominciare dal detestabile colore viola; soprattutto officiava lo spettacolo per il “suo” pubblico, cronometrando l’applauso di sortita, che arrivò a superare i dieci minuti. Quel pubblico fu davvero solo, sempre e totalmente suo. E a lui, tutte le sere verso le nove, la generosa Wanda rivolgeva, dal salotto di via Verri, un grato pensiero.
Icona della stagione cinematografica dei “telefoni bianchi”, rimangono leggendarie, nei suoi spettacoli, le follie di giovanotti che facevano il diavolo a quattro per entrare al Lirico o al Mediolanum e, estasiati, l’ammiravano, si prendevano perfino a pugni per vederla da vicino, facevano l’una di notte per seguirla negli spettacoli e poi tornavano a casa, a piedi, perché di altri soldi da spendere non ce n’erano. Fece nascere addirittura il Wanda-style, rendendo il suo corpo del tutto artificiale: dalla punta dei piedi (34 e ½) alla cima della testa, tutto tinto di un’ocra molto innaturale alla ricerca dell’effetto esotico, dal turbante (segno distintivo) ai capelli decolorati (fu la prima ad ossigenarli), dagli abiti fuori moda, amplissimi e sostenuti da crinoline, al rituale delle rose profumate di Arpège. «Se avevo un vestito viola, mi dipingevo le unghie di viola (allora non ero ancora superstiziosa), se l’avevo verde le unghie erano verdi. Poi mi mettevo grandi gioielli finti», ha detto la soubrette che si presentava così: come un soprammobile che alludeva a una sessualità decorativa, senza turbamenti. Un’icona della donna oggetto, non a caso amatissima dalla cultura omosessuale.
Ma Wanda fu anche altro: portatrice sana di desideri e sogni più grandi dell’immaginabile; icona di stile, cantante, ballerina, incantatrice, una Donna con la “D” maiuscola che ha segnato con superba eleganza la storia dello spettacolo e del cabaret italiano.







