Margutta RistorArte: prorogata la Mostra di PierBo

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PURA FANTASCIENZA (u.f.o)

Margutta RistorArte: prorogata la Mostra di PierBo

L’esposizione combina passione e fantasia, quotidianità e straordinarietà: non c’è un filo conduttore a livello tematico, quanto le emozioni e i desideri di un artista che usa la tela come specchio e come lente d’ingrandimento, per scoprire se stesso, ma anche tutto ciò che lo circonda.

Un’esplosione geniale di colori, idee, messaggi, emozioni, provocazioni e oggetti stranamente attaccati alle tele che sfidano la forza della gravità. La mostra personale “Out of Here” di PierBo, presso il Margutta RistorArte, a cura di Francesca Barbi Marinetti e organizzata da Tina Vannini, è stata un vero e proprio successo, tanto da aver ottenuto una proroga: la mostra, che sarebbe dovuta terminare il 15 marzo, sarà visitabile, sempre ad accesso libero, sino al 30.
Tante le opere vendute, tantissimi gli apprezzamenti nei confronti dell’artista, che commenta così: “Non ho molti parametri sul successo “pratico”. Ho sempre puntato, forse per insicurezze personali, su quello “morale”. Se ora lo sto avendo pratico, magari sto affondando su quello morale. E’ strano, ma non troppo. Vorrei ringraziare tante persone, oltre a Tina e Francesca che mi hanno permesso di stare qui. Ma l’elenco sarebbe troppo lungo, quindi moralmente ringrazio me stesso: è una cosa “strana”, di nuovo, ma è così”.
L’esposizione combina passione e fantasia, quotidianità e straordinarietà: non c’è un filo conduttore a livello tematico, quanto le emozioni e i desideri di un artista che usa la tela come specchio e come lente d’ingrandimento, per scoprire se stesso, ma anche tutto ciò che lo circonda. Alternando episodi reali a realtà parallele, l’artista colpisce per il suo stile incisivo, essenziale, forte, arrabbiato, emozionante e colorato. Molte le icone che scendono dall’olimpo per prendere una posizione nella lotta quotidiana: da Clint Eastwood a Fabrizio De André.
Artista prolifico e generoso, produce tele scritte, colorate, affollate di personaggi ingombranti – dichiara la curatrice Francesca Barbi Marinetti – dagli alieni ai grandi del Rock, dalle icone della politica o dello star system fino all’Ego sovraesposto, ferito ma ostinatamente reattivo. Il suo mondo è quello della sopravvivenza agli amori delusi, all’amarezza delle convinzioni che recidono i fiori, al bombardamento mediatico del potere che condiziona la vita. Ma è anche la leggerezza di un supereroe da sognare e conservare nel pozzo salvifico della memoria infantile”.
Lo stile che ho seguito per la mia mostra è molto facile da descrivere: è semplicemente il mio, e non so che roba sia – spiega l’artista PierBo – Non conosco un artista contemporaneo vivente, sono ignorante in materia. Cinque anni fa sono uscito da casa e ho comprato una tela e colori, il resto è venuto. Credo che ogni quadro sia diverso. E voglio che sia così. Che piacciano o meno, nessuno deve avere uno stesso quadro: lo troverei una mancanza di rispetto. Per il resto parto da un’idea, da un oggetto, da una frase ascoltata al bar o appuntata sul blocco sul comodino”.
PierBo, nome in arte di Pietro Bottai, classe 1974, ha studiato al Liceo Classico e si è laureato col massimo dei voti presso la facoltà di Lettere e Filosofia, a 35 anni. Finora ha scritto e viaggiato, studiato e imparato. E oggi è pronto per la sua prima mostra personale. Pietro si è approcciato al mondo della pittura con lo stupore di un bambino: ha preso il pennello e lo ha intinto nell’acrilico per colorare quella tela bianca con emozioni e poesia, riversando rabbia e amore. Proprio l’amore è uno dei principali protagonisti delle sue opere, che vive sempre con passione e incredibile fantasia.
Presentato da alcuni amici, mi invitò a casa sua per un caffè – racconta Tina Vannini, proprietaria del Margutta RistorArte – Mi catapulta sin da subito nel suo mondo e nel giro di poco mi sembra di sapere tutto di lui e della sua anima, fragile ma coraggiosa, arrogante e delicata, sognante e cruda. Mentre parla osservo le sue tele, di una coerenza disarmante e rarissima. Ne percepisco energia, purezza, depressione, ironia. Mi rendo conto che lui è totalmente ritratto in ogni segno, colore e oggetto presenti su quelle tele. Al momento di congedarci mi dice “Oddio, mi sono dimenticato il caffè” e scoppiamo a ridere. Ma vado via con la consapevolezza che ho un nuovo insolito artista-poeta da raccontare”.

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