Vulcano, il film “maya”

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Di Andrea Festuccia

Una storia ambientata nella comunità maya Kaqchikel

Uscirà nelle sale italiane il prossimo 11 giugno Vulcano (Ixcanul), l’opera prima di Jayro Bustamante che ha vinto l’Orso d’Argento all’ultima Berlinale.

Spesso i film hanno il potere di portare all’attenzione della comunità internazionale fatti sconosciuti o quantomeno conosciuti solo da una piccola parte della popolazione, a volte solo i cosiddetti “addetti ai lavori”, cioè chi si occupa di quella determinata problematica o tematica sociale. E’ così che “Vulcano” (Ixcanul) , opera prima di Jayro Bustamante, potrebbe riuscire a far emergere il dramma del traffico dei minori in Guatemala. Il rapimento di bambini in Guatemala non è un segreto: con soli 14 milioni di abitanti, è diventato il principale paese esportatore di bambini nel mondo. L’ONU riferisce di 400 sequestri di minori ogni anno, portati a termine in condizioni di assoluta impunità.

VULCANO - al cinema dall'11 giugno distribuito da ParthÇnos e Lucky Red

“Ho trascorso la mia infanzia sugli altipiani del Guatemala, la terra dei Maya, racconta il regista Bustamante – circondata di vulcani e permeata di antiche tradizioni indigene. Da piccolo, attraversavo le montagne insieme a mia madre, accompagnandola nelle sue campagne sanitarie, che consistevano nel convincere la donne maya a vaccinare i loro bambini. Cercare di instaurare dei rapporti amichevoli tra le comunità maya e mestizo (meticcie) era un’impresa davvero ardua. In molti casi, i maya non parlavano spagnolo e le montagne erano una regione pericolosa a causa del conflitto armato che in quel periodo insanguinava il Paese. Anni dopo, mia madre condivise con me la sua indignazione quando scoprì che alcuni funzionari sanitari pubblici erano coinvolti nel sequestro di bambini maya, contribuendo in questo modo a spezzare dei legami che erano stati costruiti con grande difficoltà e a costo di numerosi sforzi e sacrifici nel corso di anni. Questo è stato il punto di partenza del mio racconto”.

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Ambientato in Guatemala, nel cuore di comunità di etnia maya, Vulcano racconta un mondo sospeso tra credenze ancestrali ed echi lontani di modernità. Maria, una ragazza maya di 17 anni, vive e lavora con i suoi genitori in una piantagione di caffè alle pendici di un vulcano attivo, in Guatemala. Nonostante sogni di andare nella “grande città”, la sua condizione non le permette di cambiare il proprio destino: a breve la aspetta un matrimonio combinato con Ignacio, il supervisore della piantagione. L’unica via d’uscita si chiama Pepe, un giovane raccoglitore di caffè che vorrebbe andare negli Stati Uniti: Maria lo seduce per poter fuggire insieme a lui, ma dopo promesse e incontri clandestini, Pepe se ne va e la abbandona incinta. Più tardi, il morso di un serpente la costringerà a raggiungere quel “mondo moderno” che ha sognato così tanto, e che le salverà la vita. Ma a che prezzo…