Urban Eyes: la mostra d’arte dallo stile metropolitano

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Di Alessandra Rosci

Urban Eyes: la mostra d’arte dallo stile metropolitano

La mostra d’arte “Urban eyes” è stata inaugurata il 28 settembre al Margutta Veggy Food & Art e durerà fino al 30 novembre. Un vernissage d’inaugurazione dall’atmosfera metropolitana accompagnato dal dj e MC Papaceccio, dalla popping animation della UDA urban dance academy e da tanti altri ospiti famosi.

Urban Eyes“, ossia occhi urbani, che suona come “urbanize”, ossia urbanizzare. Un doppio significato per una doppia chiave di lettura. L’Urban, infatti, diventa l’obiettivo e lo strumento di una mostra che raccoglie le opere di Giorgio Bartocci, DAFF, EFY, Luca Font e NEO: cinque nomi noti nell’urban art con in comune l’uso dello spray e la forte identità di un percorso condiviso ma allo stesso tempo individuale.

Si tratta della prima mostra della stagione espositiva de Il Margutta Veggy Food & Art, voluta dalla titolare Tina Vannini con la cura e l’organizzazione di D.d’ARTE e Profilexpo; un luogo considerato la culla del gusto dal 1979 nel rispetto della natura e dell’ambiente. Oltre trent’anni di ottima cucina vegetariana accompagnata dall’amore per l’arte e la musica. Un posto speciale, dove i sapori, i colori e l’eccellenza della materia prima, in un’atmosfera raffinata e calda, regalano un’esperienza unica e indimenticabile. Una trentina le opere in mostra. “Urban Eyes” inaugurata mercoledì 28 settembre, potrà essere visitata tutti i giorni sino al 30 novembre. Il vernissage d’inaugurazione si è arricchito della performance  del dj e MC Papaceccio e della popping animation della UDA urban dance academy.

“Il Margutta riapre con una ventata di energia e di contemporaneità”, spiega la titolare Tina Vannini. “Anche quest’anno abbiamo deciso di puntare sulle idee e sulla originalità creativa dei giovani talenti, scommettendo su di loro con una mostra che, ne sono sicura, vi conquisterà. Questa, nata dalla collaborazione fruttuosa con Francesca Barbi Marinetti  e Marco Sermoneta, raccoglie in sé il meglio di questa dimensione artistica di cui, anche in futuro, torneremo a parlare con grande interesse”.

Una serata giovane, all’insegna dell’arte più giovane e pensata per i giovani. Ma che ha entusiasmato anche per i più veterani. Più di 250 gli ospiti, tra artisti, professionisti dello spettacolo e del giornalismo, appassionati di arte e di bellezza. Erano presenti le attrici Maria Rosaria Omaggio e Roberta Garzia, il giornalista Rai Daniel Della Seta, il regista Nicola Pistoia e l’attrice Ketty Roselli, la conduttrice radiofonica Roberta Beta, l’attore Graziano Scarabicchi, lo stylist Marco Scorza, il chirurgo plastico Ludovico Palla, la contessa Elena Aceto di Capriglia, la psicoterapeuta Irene Bozzi. Ma anche gli artisti Roberto di Costanzo, Gianpaolo Conti, Brivido Pop e tanti altri.

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Urban Eyes, questo il titolo della rassegna che si presenta come un percorso condiviso ma allo stesso tempo individuale di alcuni dei più esplosivi personaggi che usano lo spray come pennello. Una mostra sulla scena artistica attuale che affonda le sue radici nella storia dell’arte urbana, la cui scintilla scocca negli Stati Uniti negli anni Settanta e Ottanta dalla necessità di affermare una creatività libera, fuori dalle logiche del mercato dell’arte, con il desiderio di conferire nuova vita ai contesti metropolitani dissestati e abbandonati. Oggi, come allora, questa scintilla è ancora accesa, appare però profondamente modificata nella sua espressione e nel suo intento. L’arte urbana, infatti, è andata a invadere poco a poco anche gli spazi interni dei musei e delle gallerie, sollevando polemiche ma riportando l’attenzione su un tipo di azione che merita a tutti gli effetti di essere considerata arte.

“La compresenza qui in mostra di artisti differenti, pur legati tra loro da momenti di storia comune, va a sottolineare quanto lo spirito dell’azione creativa urban sia in direzione di un’opera collettiva che comprenda e conservi molteplici segni e significati”, spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti. “Le opere su tela, carta o tavola conservano l’urban come matrice di ispirazione a favore di un percorso di una più personale presa di coscienza artistica. Il confronto diretto con il pubblico, la poetica urban, accoglie un’altra dimensione di sfida che è su piccole dimensioni”.

Tuttavia, nonostante l’assoluto riconoscimento e la sensibilità degli artisti tutt’oggi sintonizzata con l’estetica d’oltreoceano, c’è un imprimatur d’appartenenza culturale, connaturato ad uno degli aspetti fondamentali e indiscutibili della street e urban art, ovvero quello d’essere site-specific, indissolubilmente radicata al luogo in cui si realizza.

L’interrogativo *hic et nunc*, al ritmo del talking di Papaceccio MC e della breakdance della UDA urban dance academy, è se un luogo d’urbanità e storia millenaria come l’Italia non comporti una propria forza identitaria.

Non mancate!