Lunedì a colazione – ABBRACCI

Da quanto tempo non abbracciate qualcuno?
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Lunedì a colazione

Regalatevi un abbraccio.

Percorrevo la via del mare, sul ciglio della strada, proprio all’angolo, dove le strade si incrociano e prendono diramazioni diverse, un po’ come la vita di certe persone, c’erano loro. Un uomo e una donna. Avvolti in un abbraccio che emanava energia, sentimento. Quante storie di fantasia mi son venute in mente, forse i due si stavano ritrovando dopo un’infinità di ore, giorni e momenti persi.

Forse i due si stavano lasciando, con tanta malinconia. Forse i due avevano bisogno di conforto. Forse i due avevano appena scoperto una notizia strepitosa. Quante cose può dire un abbraccio. Silenziosamente urla più della voce, più del dipinto del pittore norvegese Edvard Munch.

Per me tutto questo è casa, è calore, è sentimento, è empatia. E’ il gesto più semplice del mondo, eppure ti permette di sentire il lato più profondo dell’altro. Con un abbraccio capisci se vi è necessità di aiuto, se c’è gioia nell’aria, se c’è distacco, malinconia, trepidazione. Sta tutto lì, nell’ascoltarlo e assaporarlo fino all’ultimo istante.

Da quanto tempo non abbracciate qualcuno? Be’ stamattina fatelo, abbracciate la nonna, la mamma, il papà, la sorella, l’amico, il collega, un bambino. Abbracciate, vi darà una carica pazzesca per affrontare la settimana.

A tal proposito vorrei fare un collegamento con l’arte, perché, sappiatelo, l’arte, un po’ come il nero, sta bene con tutto. Ebbene, per chi non lo conoscesse, vi presento Urban Hugs (abbracci urbani), l’opera dell’architetto Stefano Boeri che ricrea uno spazio perfetto per stringersi in un abbraccio liberatorio, accompagnati dal violoncello di Piero Salvatori. Un semicerchio verticale di cilindri in legno d’abete diventa il luogo più intimo, lontano dal traffico, ma non escluso dalla vita urbana. Una micro-architettura, che è quasi un’istantanea, che definisce il limite fisico dove potersi fermare e isolare dai ritmi della quotidianità. L’obiettivo? staccare le reti delle interazioni sociali e, semplicemente, abbracciarsi per ritrovare se stessi.

Questo lunedì a colazione (e non solo) vi auguro almeno uno, ma anche due o tre, abbracci sinceri che vi facciano sentire vivi, vivi davvero.