Intervista ad Alice Avallone. È sua l’idea della challenge ’25 giorni a casa’.

Un modo simpatico per vivere l'isolamento da Covid-19.
0
879

Lei è Alice Avallone, docente e coordinatrice didattica del College Digital della Scuola Holden di Torino, nonché digital strategist per grandi aziende, enti e agenzie di comunicazione: il suo compito è creare storie e universi narrativi, pianificare azioni per coinvolgere le persone in Rete e monitorare il loro sentiment. In questi giorni di #iorestoacasa, ha proposto ‘25 GIORNI A CASA’, una challenge postata sulla pagina Instagram di Beunsocial.it che ci terrà compagnia, con intelligenza, durante le interminabili ore in cui siamo invischiati a causa del Covid-19. 

Noi di Fashion News Magazine l’abbiamo intervistata per voi e ci siamo fatti raccontare di cosa si tratta.

Ciao Alice, in cosa consiste esattamente la tua challenge?

Il gioco è molto semplice: ogni giorno c’è un tema diverso; si accetta la sfida di fare in casa qualcosa che abbiamo sempre rimandato – come sistemare la libreria o la dispensa – oppure consigliare film, serie tv o libri specifici – come quelli che ci hanno cambiato la vita. Ci sono poi giornate particolari, dove la sfida diventa uno spunto di riflessione, come quella di pensare a un oggetto che ci ricorda la nostra infanzia. Si può partecipare tutti i giorni, oppure solo di tanto in tanto, a piacere, ricordando di inserire l’hashtag #25giorniacasa e il tag al profilo social di Be Unsocial, così che possiamo ricondividere quanti più contenuti possibile con la nostra community.

Da dove nasce questa idea?

L’idea è nata la sera del 7 marzo, quando ha iniziato a girare la prima bozza di decreto che sanciva la chiusura di ulteriori 14 province. Tra queste, c’era anche Asti, la città dove si trova la mia famiglia. È stata una doccia fredda, come per tutti. Ho pensato che potevo fare anche io la mia minuscola parte, cercando un modo per sentirci più uniti, ognuno a casa propria, attraverso un piccolo rito collettivo. Il Governo ci ha chiesto di stare in casa almeno fino al 3 aprile, perché non viverlo come una sorta di calendario dell’avvento? Siamo dunque partiti con la prima sfida lunedì 9 marzo e andremo avanti (almeno) fino al 2 aprile.

Noto che il primo giorno e l’ultimo giorno della sfida hanno la stessa domanda ‘Cosa vedi dalla tua finestra’. Questo mi ha fatto pensare a quanto saremo diversi una volta usciti dal tunnel. La finestra sarà sempre la stessa, ma la visione totalmente diversa. Cosa ne pensi?

Esattamente, è proprio questo che mi piacerebbe passare a chi partecipa. Anche se si dovesse allungare il periodo di quarantena per tutti, ogni tanto ricordiamoci della strada che stiamo facendo insieme, per un bene più alto. Un sacrificio gigantesco per alcune persone che vale vite umane. La verità è che siamo già cambiati, e non ce ne siamo nemmeno accorti.

A seguito di questa challenge potrebbe nascere un libro? Se ci pensiamo bene, da un progetto così ‘semplice’ si riesce a leggere tanto.

Potrebbe, perché no. Intanto, già a distanza di una settimana, è molto interessante andare a ripercorrere la strada fatta fino a qui, di sfida in sfida. È strano da dire, ma si avverte una bella energia, nonostante tutto. Partecipano genitori con bimbi piccoli, studenti rimasti incastrati nella città dove frequentano l’università, e signore di una certa età molto affettuose. Il progetto racconta di noi, delle nostre case e della nostra nuova identità.

I social sono totalmente positivi ai tempi del Covid-19; grazie ad essi, infatti, abbiamo la possibilità di sentirci più vicini, in ogni parte del mondo, anche col vicino di casa che, paradossalmente, prima nemmeno ci salutava. Tu, che vivi immersa nel digital, come vedi questo cambiamento? E’ come se prima si avesse paura del mondo digitale, o meglio, si andava coi piedi di piombo. Da qualche giorno, invece, la piazza si è allargata tantissimo, anche ai criticoni del web.

Siamo tutti più cauti, e in qualche misura più fragili: è fisiologico. C’è una cosa che noto crescere di giorno in giorno: non c’è più una corsa all’estetica patinata a tutti i costi sui social media. È vero, abbiamo meno soggetti e location invitanti, ma più in generale non sentiamo più l’esigenza di rappresentarci perfetti, impeccabili, e siamo disposti a mostrare le imperfezioni. Trovo che sia un cambio epocale, e probabilmente vedremo gli effetti solo alla fine di questo periodo. Negli ultimi mesi si parlava tanto di tornare a comunicare sul digitale con autenticità, soprattutto per quel che riguarda i brand: eccoci alla prova del nove.

Anche tu stai partecipando alla challenge?

Certo che sì; e dirò di più: alcune sfide le ho inserite proprio per motivare me stessa a farle. Un esempio? Trova in casa qualcosa che vuoi donare ad altri, il 27 marzo. Non vedo l’ora di fare un po’ di ordine tra le mie cose e mettere da parte cose utili per chi ne ha più bisogno.

Regalaci una frase.

Più che una frase, un invito di cuore: riappropriatevi del piacere di ascoltare il silenzio.

Grazie ad Alice Avellone per la sua storia!