Drive-in, il cinema dopo il coronavirus avrà un sapore vintage!

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Photo/The Winchester Star, Jeff Taylor

Quell’aria vintage del drive-in poco facilmente te la scrolli di dosso, soprattutto quando ti imbatti in uno scatto di Irene Ferri fatto in North America. Il drive-in dismesso di Bombay Beach vorresti riprendesse vita, quasi lo acquisteresti per poterlo rimettere a nuovo, perché ‘quanto è romantico e unconventional un drive-in’.

Un’idea che, di questi tempi, potrebbe materializzarsi davvero, in ogni dove, anche nella nostra bella Italia. Sapete da chi nacque il tutto? da un giovane empatico che voleva portare la madre al cinema, ma non poteva; a causa del notevole sovrappeso, infatti, la donna non riusciva ad usufruire dei classici sedili. Con la sua macchina, un vasto spazio e un maxi schermo, sarebbe stato più semplice accontentarla. Era l’America degli anni ’30, con la musica jazz, lo swing e il tempo slow.

Credit: gettyimages

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L’IDEA DEL DRIVE-IN

Ebbene, nel 1933, in New Jersey, il primo drive-in della storia apriva al pubblico: poteva accogliere circa 400 veicoli e si componeva di uno schermo largo 12 metri per 5. Il primo film, proiettato in una sera di maggio, fu la commedia Wives Beware, con Adolph Menjou. Un biglietto costava 25 centesimi di dollaro.

Dopo Hollingshead, il giovane iniziatore di questa meraviglia chiamata drive-in, in tantissimi misero in pratica l’idea, perfetta per la famiglia ma anche per le giovani coppie. Un modo sfizioso di mettere in mostra le auto, gustare i benefici di una minima intimità e spendere poco.

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Credit: the poster collector
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L’apice del successo per il drive-in fu tra la seconda metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, poi, purtroppo, divenne demodé e lasciò campo libero alle sale cinematografiche giunte fino ai nostri giorni.

DRIVE-IN AI TEMPI DEL COVID-19

Oltre ai circa 300 drive-in statunitensi sempre sopravvissuti (ce n’è uno in ogni stato, tranne che in Alaska, nel Delaware, alle Hawaii, in Louisiana e in North Dakota), negli ultimi anni qualcun altro è ricomparso anche nel resto del mondo. Il Bovisa drive-in, ad esempio, si trova a Milano e può diventare un ottimo spazio per quella fase 2 legata al Covid-19 che ci permetterà di tornare alla normalità. Una normalità, sotto questo specifico punto di vista, che parla di nostalgia e di bellezza semplice: uno schermo, un’auto, la persona giusta accanto e probabilmente i brutti pensieri verrebbero by-passati per qualche ora. Si tornerebbe indietro nel tempo, come in Grease (ricordate Danny che tenta di sedurre Sandy proprio in un drive-in?) o in American Graffiti. Una chicca semplice e in linea con le normative anti contagio:

«Al Bovisa drive-in di Milano – spiega il product manager Paolo Liaci – siamo già in linea con le disposizioni sul social distancing perché, oltre a non dover scendere mai dalla propria vettura, ogni auto è distanziata 2,5 metri dall’altra (i posti in totale sono 50). Eravamo organizzati con la biglietteria online, basta solo scannerizzare un codice sul cellulare all’ingresso, dove vengono consegnati anche uno speaker (con cui si può ascoltare il film in più lingue) e il menù per ordinare con whatsapp il cibo, che viene portato alla macchina dai camerieri durante la proiezione».

Aperti alla storia, viene semplicemente da chiedersi: Why not?!

Ramona Mondi