Intervista a Barberini : “Tempura Nostalgia”, tra ricordi e attimi vissuti

“Tempura Nostalgia”, il nuovo singolo della cantante romana Barberini è uscito in digitale e in rotazione radiofonica.
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Il suo pop onirico ed evocativo, la sua voce sussurrata che rimanda ad atmosfere intense e intime, Barberini , nome d’arte di Barbara Bigi, torna con un nuovo singolo dal nome “Tempura Nostalgia”.

La domanda che sorge spontanea è quale sia il significato che si cela dietro questo titolo. “Un menù fatto di ricordi, da consultare ogni volta che si ha voglia di un assaggio di nostalgia. Un brano dedicato a chi, ogni tanto, cerca il sapore agro-dolce del passato per il gusto di scottarsi un po’, come con il cuore bollente di un raviolo al vapore”, ha raccontato l’autrice. A fare da sfondo una melodia sognante, che spazia dalla noia a note malinconiche, mentre il testo è costruito su un alternarsi di domande verso l’esterno e una timida introspezione. Il pezzo, che farà parte del secondo album in uscita a fine 2021, è scritto e cantato da Barberini, prodotto, registrato e mixato da Marco Catani e masterizzato da Salvatore Addeo.

Suona, canta e scatta fotografie che rispecchiano il mood delle sue creazioni: intime, minimali e dal sapore un po’ retrò. Barberini è nata e cresciuta a Roma, inizia a scrivere per mestiere dentro le stanze di un’agenzia pubblicitaria del centro storico come copywriter. Dopo qualche anno di slogan e spot tv, comincia a fantasticare di scrivere canzoni. Nel 2015 dopo l’incontro con l’amico e cantautore Marco Catani (Carpacho!), inizia la sua carriera musicale. Nel 2018 pubblica il suo disco di esordio, arrangiato e prodotto da Filippo Dr Panìco. “Prima di iniziare a scrivere canzoni non avevo alcuna esperienza con la musica. Avevo un po’ di esperienza con la scrittura, ma in tutt’altro campo. Lavoro in pubblicità e gran parte del mio lavoro consiste nel trovare un’idea e le parole per raccontarla. Ho pensato che con le canzoni non dovesse essere troppo diverso e così ho provato a farlo, usando più o meno lo stesso metodo. Non so se ha funzionato, ma in questo modo mi è sembrato di fare una cosa familiare”, ha affermato Barberini.

Quando canta la voce dell’artista è dolce, composta, impalpabile. La cantante non fa rumore: racconta senza imporsi, va ascoltata in silenzio o si disturba l’atmosfera. I ritmi, i riverberi, gli accenni agli anni ottanta e le svolte elettroniche rievocano momenti di vita: lontani, fiabeschi, forse irraggiungibili. I testi sono semplici, niente complessità, parlano della quotidianità e si rifiutano di tradirla. Percussioni e synth si sovrappongono e aumentano la profondità sonora della canzone. Il risultato dunque, è un ponte fra passato e presente, fra tradizione del cantautorato italiano e il più moderno dream pop. L’elettronica c’è, ma si muove con passo discreto, senza essere invadente, guardandosi bene dal reclamare più spazio di quello concesso.

FashionNewsMagazine ha incontrato Barberini per conoscere e scoprire dettagli sulla sua vita e carriera musicale.

Sei una giovane donna lavoratrice, ma anche un’artista. Quale è il segreto per conciliare lavoro e musica e soprattutto fare bene entrambi?

Credo che tutto dipenda dal tipo di lavoro che fai e soprattutto dai tuoi ritmi di lavoro. Fino a qualche anno fa, ad esempio, lavoravo in un’agenzia pubblicitaria full time e trovare il tempo da dedicare ad altro era molto difficile. Poi, ho capito che se volevo dedicarmi anche alla musica dovevo cambiare qualcosa. Così mi sono licenziata e ho iniziato a lavorare da freelance. È stato un salto nel buio, ma da lì è cambiato tutto. Potendo gestire liberamente tempi e modalità di lavoro, ho iniziato ad alternare periodi in cui lavoro solamente a periodi in cui mi dedico interamente alla musica. Dopo vari tentativi ho trovato un equilibrio che funziona, ma tutt’ora mi capita di avere delle difficoltà a conciliare le cose”.

Entro la fine dell’anno uscirà il tuo secondo album. Che differenze riscontri con quello d’esordio?

Quando è uscito il mio primo disco, avevo iniziato a suonare e scrivere da nemmeno tre anni. Le canzoni che avevo erano state scritte senza mai pensare che qualcuno un giorno le avrebbe ascoltate. Se questo approccio da una parte rende i pezzi molto sinceri, dall’altra li rende in qualche modo chiusi in se stessi. Dopo l’uscita del primo album, ho iniziato a scrivere con la consapevolezza che quei pezzi sarebbero stati pubblicati e ascoltati da altre persone, e questo in fase di scrittura fa una differenza enorme; è stato un ostacolo difficile, ma credo che abbia dato al nuovo disco un tipo di consapevolezza che quello d’esordio non aveva. Poi chiaramente ci sono tante differenze a livello di scelte, di suono, ecc. ma penso che questa sia la principale”.

È uscita la tua nuova canzone “Tempura Nostalgia” dove si parla dell’importanza dei ricordi e del proprio passato. Quanto di autobiografico c’è di te in questo testo?

Quello che scrivo è sempre in qualche modo autobiografico, ma non si riferisce necessariamente ad una storia o un episodio in particolare. La maggior parte delle volte è un mix di esperienze, pensieri, sensazioni, che appartengono a periodi di vita anche diversi e lontani tra loro. Ad esempio, Tempura Nostalgia è nata perché qualche anno fa mi sono trasferita in un quartiere di Roma piuttosto multietnico e pieno di ristoranti orientali (cinesi, giapponesi, thailandesi). Ci mangiavo spesso e mi hanno sempre affascinato tantissimo i loro menù, con le foto dei piatti e i nomi tradotti a volte in modo buffo e per noi assurdo. Volevo scrivere una canzone che si portasse dietro quell’immaginario, per qualche motivo mi è venuta in mente l’immagine di un menu che al posto delle foto dei piatti avesse foto di ricordi e mi sono appuntata il titolo “Tempura Nostalgia”. Da lì ho iniziato a scrivere liberamente quello a cui mi faceva pensare e altri pezzi della mia vita ci sono finiti dentro, quasi per caso”.

La tua musica racchiude diverse contaminazioni musicali tra cui indie, pop ed elettronica. Quale di questi stili ti rappresenta di più?

Negli ultimi anni ho ascoltato tanto indie italiano, ma anche dream-pop / shoegaze e molte cose di elettronica francese. Credo che questo mix di influenze sia finito in qualche modo nel disco, più o meno volontariamente. Probabilmente la definizione di indie è ancora quella che si avvicina di più a quello che faccio, anche se adesso racchiude talmente tante cose che è difficile che un progetto cantautorale in italiano non ci finisca dentro. Forse il mondo dell’elettronica è quello da cui mi sento più lontana, soprattutto come approccio alla scrittura, ma ne ascolto sempre di più, ci sono cose che mi piacciono molto e non escludo, in futuro, di provare ad andare sempre più in quella direzione”.

A tratti cliché, a tratti malinconico, l’album di Barberini va ad esplorare atmosfere leggere, quasi impalpabili, ma senza mai abbandonare il contatto con la realtà: giusto il tempo di un breve viaggio in treno, sognando ad occhi aperti, guardando fuori dal finestrino e ascoltando la bella voce dell’artista.