Perchè non possiamo non dirci elleni: la giornata mondiale della lingua greca

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Lingua greca
Giornata mondiale della lingua greca

In occasione della Giornata Mondiale della Lingua Greca non possiamo ancor oggi non sentirci figli ideali della secolare sapienza della Grecia.

Graecia Capta Ferum Victorem Cepit et Arte intulit Agresti Latio: la Grecia conquistata conquistò il brutale vincitore e le Arti portò nel Lazio agreste.

Con evidente senno e lucida visione d’arte – nel componimento iniziale del suo secondo libro di Epistole – il poeta romano Orazio conia una formula d’icastica efficacia, destinata ad una secolare e proverbiale fortuna.

In questa riconoscerà con ammirato omaggio l’apporto indispensabile della cultura greca nell’aver orientato verso l’arte e la poesia il rozzo universo italico.

Quella straordinaria interrogazione sull’universo umano che definiamo Amore per la Conoscenza ovvero Filosofia; e quell’innovativa modalità di governo che chiamiamo soprattutto in questi giorni Governo del Popolo e cioè Democrazia.

Costituiscono – con urticante, incontestabile evidenza – il più alto ed attuale dei doni che l’antica Ellade ha generosamente tributato all’intero mondo mediterraneo.

Sino a costituirne le basi autentiche del vivere civile.

Da Socrate a Fidia, da Alessandro il Grande a Costantin Kavafis. Da Omero ad Aristotele. E, ancora, da Maria Callas alla dinastia di gioiellieri e argentieri nativi delle montagne del Pindo.

I Bulgari, mille tesori di poesia e di bellezza, d’arte e di cultura, di letteratura e di lirica autentica, si sono ecumenicamente riversati sulla barbara Europa illeggiadrendola e illuminandola, nutrendola e popolandola di sogni e d’ideali.

La lingua greca, il veicolo d’eccellenza

E il tramite di questo inimitabile flusso di sapienza, lo strumento principe e il veicolo d’eccellenza di tanto smagliante cultura è stato proprio il greco. Quell’arcano idioma che ci ha fatto dannare durante i nostri studi liceali.

Ha saputo però dimostrare, fino ad oggi e tenacemente, la sua flessibile versatilità a parlarci di Noi.

In fondo – e dei nostri sogni, delle nostre illusioni e dei nostri ideali più alti, senza mai usurarsi o farsi banale e retorico.

Davvero, tutte le parole dell’amore e della bellezza, dell’arte e della salute, dei tormenti d’animo e della patologia.

Ma anche del riscatto e della salvezza finale sono termini coniati in Grecia.

In quella terra aspra e montana, spazzata dai venti e ingentilita dal mare che riconosciamo, ora e sempre, come nostra Madre autentica.

Vittorio Maria De Bonis

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