Jackob Buczyński, attivismo creativo e moda circolare a East Bound. Roma

La giacca con frange diventa manifesto contro la sovrapproduzione tessile nella cornice barocca della Galleria del Cardinale Colonna

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Roma ha chiuso la tre giorni di East Bound. Roma con una sfilata che ha trasformato la Galleria del Cardinale Colonna in un ponte tra memoria storica e sperimentazione contemporanea. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, l’evento è stato prodotto da Magdalena Christofi, diretto da Waldek Szymkowiak e curato da Karolina Sulej. Dopo lo showroom e gli incontri ospitati all’Istituto Polacco di Roma, la passerella del 10 settembre ha offerto dieci visioni d’autore in cui sostenibilità e artigianato hanno dialogato con la monumentalità della capitale italiana.

In questo contesto, Jackob Buczyński ha presentato una collezione che ha reso la moda un atto politico e sociale. Partito come blogger di abbigliamento maschile e cresciuto con la doppia influenza della nonna sarta e del padre scultore, Buczyński ha rinunciato a una carriera sportiva per dedicarsi al design. La sua cifra più riconoscibile resta la #jacketbyjacob, giacca con frange realizzata con scampoli di tessuti e materiali di seconda mano, divenuta simbolo di una generazione che chiede un nuovo modo di produrre e consumare.

A Roma il designer ha utilizzato abiti smistati dal centro Wtórpol, materiali raccolti durante le pulizie del suo atelier e perfino tende donate da un negozio locale costretto a chiudere dopo trent’anni di attività. Ogni capo è apparso come un tributo alla memoria dei piccoli commercianti e alle economie locali, spesso travolte dalla produzione di massa a basso costo. La collezione ha mostrato che il riciclo non è soltanto pratica ecologica, ma gesto culturale e politico.

L’impatto della sua passerella è stato amplificato dall’ambiente romano. Tra affreschi e decorazioni seicentesche, i tessuti recuperati hanno assunto un’aura quasi sacrale, trasformando il concetto di scarto in una nuova forma di lusso. Roma, capitale di un Paese che ha fatto dell’artigianato una delle sue cifre distintive, ha offerto il contesto ideale per confermare la forza di una moda che unisce responsabilità e creatività.

Lo stile di Jackob Buczyński si colloca tra attivismo e sperimentazione. Non cerca la perfezione patinata, ma l’energia dell’imperfezione. Ogni cucitura, ogni frangia, ogni inserto diventa dichiarazione di identità e di lotta. È una moda che non teme di apparire ruvida, perché nella sua ruvidità c’è verità. A Roma il suo messaggio è stato chiaro: la moda circolare può essere bella, consapevole ed emozionante, e può trasformare ciò che viene scartato in icona di stile.

Barbara Molinario