Roma ha accolto la moda polacca con l’eleganza senza tempo della Galleria del Cardinale Colonna, luogo che un tempo fu biblioteca e sala da ballo dell’ambasciatore di Francia. Qui, tra affreschi e stucchi barocchi, si è tenuta la sfilata “East Bound. Roma”, organizzata dal Creative Industries Institute insieme alla Fondazione Kraina, all’Associazione Interculturale Sinergia e all’Istituto Polacco di Roma, sotto la curatela di Karolina Sulej e la regia di Waldek Szymkowiak. Un contesto che ha reso la moda sostenibile e responsabile dei designer polacchi un dialogo con l’arte e con la storia. L’evento è stato prodotto da Magdalena Christofi.
Tra i protagonisti, Marlena Krawczyk ha saputo distinguersi con la collezione “PAMIĘTAM”, un viaggio intimo che parte dal focolare domestico e ne traduce le suggestioni in forme e tessuti. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Łódź, la designer ha costruito una narrazione fatta di odori, consistenze e immagini che riportano alla memoria l’infanzia: la cucina della nonna, la tovaglia bianca della sala da pranzo, i cappotti ruvidi e i tessuti pregiati nell’armadio dei nonni. Un lavoro che dimostra come la moda non sia solo espressione estetica, ma anche linguaggio per conservare e reinterpretare i ricordi.

Il segno distintivo della collezione è nei copricapi, veri e propri rifugi della memoria trasformati in accessori contemporanei. Sono pezzi che evocano momenti di gioco e immaginazione infantile, ora riletti con tagli e volumi che parlano la lingua del presente. Roma, con la sua stratificazione di storie e la sua aura di capitale culturale, è stata la cornice ideale per questo racconto. Portare in passerella l’intimità dei ricordi in una città che ha fatto della memoria il proprio patrimonio universale è un atto di coraggio e di coerenza.

Lo stile di Marlena Krawczyk si colloca a metà strada tra introspezione e sperimentazione. È una moda che rifiuta l’ovvio e il decorativo, cercando invece la profondità del vissuto personale. In questo si avvicina alle riflessioni della moda contemporanea internazionale che vede nel recupero delle radici un gesto non nostalgico, ma rivoluzionario. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione di massa, la sua collezione si impone come un invito a rallentare e ad ascoltare la voce silenziosa dei ricordi.


Roma, con la sua forza evocativa, ha amplificato il messaggio della giovane designer, offrendo al pubblico internazionale un assaggio di quella “eleganza spontanea” che la curatrice Karolina Sulej ha definito l’essenza della moda polacca. Marlena Krawczyk dimostra che il futuro dello stile non può prescindere dalla memoria, e che le radici personali, se coltivate con sensibilità, diventano universali.






