VICHER, il massimalismo poetico che ha acceso East Bound. Roma


Colori saturi, forme ondulate e femminilità urbana hanno invaso la Galleria del Cardinale Colonna

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Roma ha celebrato la chiusura di East Bound. Roma con una passerella che ha unito dieci voci diverse della moda polacca contemporanea in un dialogo tra artigianato, sostenibilità e avanguardia. L’evento, promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, è stato prodotto da Magdalena Christofi, diretto da Waldek Szymkowiak e curato da Karolina Sulej. La sfilata del 10 settembre, ospitata nella Galleria del Cardinale Colonna, ha trasformato uno degli scenari più suggestivi affacciati su Piazza Venezia in un teatro di sperimentazione estetica e di memoria culturale.

Tra le proposte più scenografiche, quella di VICHER ha portato in passerella la forza del massimalismo. Fondato dalla designer Inez Wicher, il marchio ha fatto della femminilità esuberante e della vitalità cromatica la propria cifra. A Roma è arrivata la collezione “SACRA IN MOTU”, in cui il movimento si è fatto architettura sartoriale. Abiti dalle strutture ondulate e dalle forme alate hanno trasformato i tessuti in sculture leggere, animate da colori decisi come il bianco, il nero, il rosso e l’indaco.

Le illustrazioni dipinte a mano e le stampe originali hanno conferito ai capi un’impronta artistica, con rimandi a Frida Kahlo, Matisse e Dalí. Bomber, maxi dress, camicie e giacche hanno dimostrato che la funzionalità urbana può convivere con la teatralità. Ogni look ha raccontato un universo femminile impossibile da ignorare, pensato per distinguersi nella folla metropolitana e per trasformare l’ordinario in spettacolo.

La cornice romana ha dato ulteriore risonanza a questa esplosione estetica. In un palazzo che ha ospitato la diplomazia francese e la vita culturale barocca, le forme massimaliste di VICHER hanno trovato un contrappunto sorprendente. La monumentalità degli affreschi e degli stucchi ha dialogato con la monumentalità delle silhouette, creando un equilibrio inedito tra storia e contemporaneità.

Lo stile di VICHER è dichiaratamente pop, ma non privo di profondità. È un linguaggio che si nutre di cultura visiva, che reinterpreta icone artistiche e folkloriche e che trasforma l’abito in manifesto di libertà. A Roma questa visione ha assunto un valore simbolico, perché nella capitale italiana l’estetica trova sempre una prova di autenticità. Il marchio ha dimostrato che il massimalismo, se guidato da rigore e sensibilità, può diventare un atto di stile colto e universale.

Barbara Molinario