Di Denise Ubbriaco

Cortometraggio: L’attesa

L’attesa: il cortometraggio firmato da Davide Imbrogno e Marco Caputo

Intervista a Davide Imbrogno e Marco Caputo

Una bella scommessa l’idea di Davide Imbrogno e Marco Caputo di proporre la realizzazione di un cortometraggio ad uno dei noti imprenditori calabresi, Enzo Barbieri. Eppure, la scommessa è stata vinta. La famiglia Barbieri ha creduto ed investito nel progetto dei due talenti calabresi e la sera del 15 luglio, presso il Cinema Garden di Rende (CS), abbiamo assistito alla presentazione del cortometraggio “L’attesa” firmato da Davide Imbrogno e Marco Caputo.

Come si dice: “l’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena.”

Tra gli attori, nel cast troviamo: Josh Gaspero, Paolo Mauro, Giovanni Turco, Totonno Chiappetta, Maryla Colandrea-Scotto, Dario Brunori

Al termine della visione del corto: applausi scroscianti e standing ovation. L’approvazione è stata immediata. Così ho pensato bene di far loro un’intervista. L’intesa, la perfetta alchimia e l’ammirazione reciproca fra i due giovani è ammirevole.

L’intervista inizia con Davide Imbrogno (Copywriter, Screenwriter, Creative Director, Writer).

Davide, com’è nato il vostro sodalizio? E’ stato “amore a prima vista”?

(Ride) “Ci siamo conosciuti sul set di un videoclip, girato due anni fa, che vedeva come protagonista Paola Barale. Da lì, abbiamo iniziato a conoscerci. Ci siamo trovati d’accordo su alcune idee relative al cinema e all’arte in generale. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme.”

Ho visto il vostro corto “Il rappresentante”. Lo scorso anno si è aggiudicato il primo posto al “Concorso Registi” del progetto Moda Movie 2012 “Urban Lifestyle: la moda e le città”. Com’è nata l’idea e come si è evoluta la vostra carriera?

“Marco mi chiamò e mi propose di realizzare un corto. Io scrissi l’idea e decidemmo di realizzarla. Il corto ha vinto il Premio Cinema Moda Movie. Da lì sono iniziate una serie di collaborazioni. Abbiamo realizzato videoclip musicali, spot pubblicitari suddividendo sempre i ruoli. Io scrivo e Marco dirige. Siamo sempre complementari l’uno all’altro. Il mio lavoro non può esserci senza quello di Marco e viceversa.”

Il binomio perfetto.

“Si assolutamente. Un ottimo binomio. Per lavorare con un’altra persona bisogna avere più o meno gli stessi interessi, gli stessi gusti. Ci confrontiamo su molti aspetti quotidianamente e cerchiamo di raggiungere un compromesso. Tutto ciò avviene sempre con il rispetto del ruolo che ciascuno di noi occupa.”

Avete riscontrato difficoltà nel lavorare insieme o nel prendere decisioni?

“Per fortuna no. Può succedere che ci sia qualche discussione, ma lavoriamo insieme proprio perché il connubio funziona e ci rende soddisfatti del prodotto finale che si realizza. Spesso dobbiamo riscontrarci con grosse difficoltà di budget e mezzi che non abbiamo a disposizione. Il lavoro che svolgiamo non è solo quello dello scrittore e del regista, ma ci occupiamo anche di una serie di aspetti organizzativi e produttivi che comportano molto lavoro.”

In quest’ultimo anno avete fatto tanta strada. Vi sentite cambiati?

“Ogni progetto che abbiamo realizzato ci ha fatto crescere e migliorare. Crediamo che continuando a lavorare insieme, a studiare, a vedere il lavoro dei grandi maestri potremo migliorare giorno dopo giorno. Speriamo che di volta in volta i nostri lavori potranno avere qualcosa di migliore.”

A chi ti ispiri, in genere, quando scrivi?

“Sono un amante della letteratura. In particolare amo la letteratura russa di fine ‘800, la letteratura americana a partire dalla beat generation, senza escludere i grandi autori italiani. Abbiamo avuto una grandissima letteratura in Italia e grandi sceneggiatori come Ennio Flaiano e Tonino Guerra. Sono stati grandi maestri. Un autore in genere si ispira sempre ai più grandi.”

Come e quando è nata l’idea di scrivere la sceneggiatura del film “L’attesa”?

“L’idea nasce l’anno scorso. Io e Marco eravamo in viaggio a Santa Maria di Leuca. Un pomeriggio, eravamo su una terrazza, stavamo fumando una sigaretta e ho notato degli anziani mentre guardavano l’orizzonte. Eravamo in un posto a sud dell’Italia, un luogo molto bello. Lì, mi sono chiesto cosa stessero aspettando. Sembrava che fossero, lì, in attesa di qualcosa. Così mi ha incuriosito il concetto di attesa nell’individuo. E’ un concetto che viaggia in parallelo a quello della speranza. Ognuno di noi è sempre in attesa di qualcosa. L’amore stesso è un’attesa, è una ricerca continua. E’ nata, così, l’idea di scrivere la storia di due personaggi diversi, ma allo stesso tempo molto simili.”

Cos’hanno in comune i due personaggi?

“Uno è l’alter ego dell’altro. Vivono due realtà totalmente diverse. L’ambiente che li circonda è diverso: uno vive in una grande metropoli, New York, e l’altro in un paese del Sud Italia, Altomonte (Calabria). I due hanno un mondo interiore simile: vivono le stesse insoddisfazioni. Ognuno ricerca qualcosa. Ognuno è in attesa di stupirsi nuovamente. Fin quando, alla fine del film, entrambi scelgono una strada diversa e cercano di dare un senso alla propria vita. Ovviamente, non vi svelo il finale. Il personaggio interpretato da Giovanni Turco sceglie una strada, mentre il protagonista, interpretato da Paolo Mauro, ne sceglie un’altra. Questo film ha un finale aperto, come quello de “Il rappresentante”. Non mi piace dare delle risposte.”

Lasci un punto interrogativo, così gli spettatori restano col fiato sospeso?

“Esattamente. Secondo me, è compito del cinema fare in modo che lo spettatore si ponga delle domande, così ognuno può cercare delle risposte. Ogni personaggio che vediamo nel film è in attesa di qualcosa. I personaggi interpretati da Giovanni Turco e Paolo Mauro si sviluppano meglio e giungono ad una conclusione.”

Quindi, cosa cerca il protagonista?

“Il protagonista parte dalla ricerca di se stesso. Ricerca curiosità, stupore, qualcosa che possa spingerlo oltre la disillusione accumulata, per anni, e fatta di successi a New York. Si tratta di un pubblicitario di grande talento, che arriva a non avere più idee. Si ritrova con una moglie che lo ama, ma allo stesso tempo non riesce a vivere con lui. I loro mondi sono totalmente opposti. Il protagonista ritorna nella propria terra di origine, come Ulisse che torna nella sua Itaca. Il finale è da vedere.”

Per te, cos’è l’attesa?

“L’attesa è il concetto sostanziale della vita. Tutti siamo in attesa. E’ un aspettare il divenire. Penso che sia un elemento fondamentale dell’esistenza umana, come lo è anche la speranza. Se un essere umano non avesse la speranza, non potrebbe vivere.  Allo stesso tempo la speranza ci fa attendere. Ci si aspetta sempre qualcosa di nuovo, che ci spinga ad andare avanti, che ci faccia vivere giorno dopo giorno. Il voler migliorare, la ricerca, il confrontarsi con se stessi è qualcosa di molto profondo e che si lega al concetto di un’eterna attesa di se stessi.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Ce ne sono diversi. A me piacerebbe molto vivere di scrittura. Spero di poterlo fare.”

Quali emozioni hai provato nel vedere il successo riscosso dal vostro lavoro, dopo la presentazione al Cinema Garden?

“E’ stata un’emozione immensa. Quando ti trovi da solo a scrivere, sei tu, il tuo foglio di carta, la tua penna e il tuo mondo. Punto. Inventi i personaggi, li fai vivere, li fai morire, decidi di caratterizzarli in un modo e hai delle immagini che vivono nella tua mente, quasi come se fossero dei fantasmi che hai dentro. E’ un’emozione bellissima vedere che i personaggi prendono vita sul set, le scene che diventavano realtà, i dialoghi che diventavano vere parole. Mi sono emozionato nel vedere il prodotto finale. Ringrazio Marco che è riuscito perfettamente a realizzare un’idea che prima era solo dentro di me. E’ stato emozionante salire sul palco, con il teatro pieno di gente, e ricevere tanti applausi.”

Il progetto è stato finanziato da Enzo Barbieri. Quali pensieri pervadevano la vostra mente prima e dopo averlo presentato ad un grande imprenditore come lui?

“All’inizio eravamo molto dubbiosi sul fatto che un imprenditore potesse accettare un’idea come questa e finanziare un cortometraggio. L’entusiasmo di Enzo e della Famiglia Barbieri ci ha spinto a realizzare il nostro progetto. E’ stato un lavoro di gruppo e ognuno di noi ha dato il massimo.”

Progetti futuri?

“Ora, ci prendiamo una piccola pausa. Vogliamo realizzare un nuovo cortometraggio. C’è un’idea che presenteremo il prossimo anno.”

Ed ora passo la parola a Marco Caputo (Cinematographer). Marco, è nata una bella coppia.

“Eh, si. Ormai la collaborazione con Davide dura da due anni. Ci troviamo bene su tutto. E’ stata una fortuna trovare lui che oltre ad essere una spalla dal punto di vista professionale, è un amico.”

Come nasce la scelta di girare alcune scene nella “grande mela”?

Abbiamo scelto di girarle a New York perché, per antonomasia, rispecchia il concetto di metropoli rispetto alla realtà del borgo calabrese. Due realtà diverse, con ritmi diversi, più frenetici a New York e più tranquilli ad Altomonte.”

Parliamo delle emozioni che sono affiorate, in te, nel veder realizzato un bel sogno, un lavoro in cui avete investito tempo, passione ed energia.

“E’ stata un’emozione davvero grande veder realizzato il nostro progetto. Il plauso del pubblico e di una città che ci sostiene e ci apprezza, ci fa davvero piacere e ci fa capire che siamo sulla strada giusta. La presenza di Franco Azzinari (pittore) e di Mario Oliverio (Presidente della Provincia di Cosenza) ci ha riempito il cuore e ci fa sentire che persone di una certa caratura culturale e istituzionale ci seguono e ci apprezzano.”

Lo chiedo anche a te. Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Fare cinema in Calabria. Il sogno nel cassetto è non fare più matrimoni e dedicarmi soprattutto a questo. Forse partiamo un po’ svantaggiati, perché fare il regista a Londra o in Irlanda è diverso dal farlo in Calabria.”

La cosa bella è che non fate parte del gruppo dei “cervelli in fuga”. Restate qui, vero?

“Assolutamente si. Abbiamo deciso di restare. Siamo molto legati alla nostra terra, ma nella vita non si sa mai. In ogni nostra produzione c’è la Calabria e di questo ne siamo orgogliosi.”

Complimenti ragazzi. In bocca a lupo!

20 Luglio 2013

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