Dolce&Gabbana chiudono Milano Fashion Week fra fiori, tweed e animalier

Milano Fashion Week FW 19/20
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Eleganza, sartorialità e tessuti stampati sono gli elementi che hanno contraddistinto le sfilate della Milano Fashion Week. Nel corso delle ultime due giornate, dodici griffe, tra nuovi arrivi e pilastri della moda, hanno portato in passerella abiti preziosi dai maxi volumi e dai colori accesi: Angel Chen, Alexandra Moura, Atsushi Nakashima, Dolce&Gabbana, Ultrachic, Chika Kisada, Cristiano Burani, Stella Jean, Antonio Marras, Laura Biagiotti, Marios e Ujoh.

Angel Chen: un tripudio di colori invade le passerelle durante la Milano Fashion Week con la collezione etnica e multicolor della stilista cinese Angel Chen. Ogni capo si trasforma in un vero e proprio quadro dipinto a mano dove cappotti oversize, maxi pantaloni realizzati con un filo ricavato da bottiglie di plastica riciclata e la pelliccia di lana si tingono dei colori primari tra i quali il rosso, il giallo e il blu, senza dimenticare l’arancione fluo che accende mantelle e tute sportive ispirate alla cultura e all’abbigliamento dell’antica tribù nomade Qiang della Cina Occidentale. Maxi sciarpe e borse con dettagli in pelle e in lana aggiungono un tocco di colore ai look. Innovative e futuristiche, le scarpe in tessuto scozzese e di montone sono l’accessorio perfetto per essere abbinato ad ogni capo. 

Stella Jean: il viaggio è sempre stato una grande fonte d’ispirazione per le sue collezioni e in particolar modo, per l’autunno/inverno 2019-20, Stella Jean ha immaginato una versione moderna del noto Gran Tour, il viaggio che intraprendevano i giovani della nobiltà europea del ‘700 alla scoperta delle città capitali della cultura del vecchio continente. “Mi sono ispirata al viaggio in Europa dell’alta borghesia nel diciassettesimo secolo ma che tocca tappe come la Polinesia Francese, ad esempio Haiti, e varie zone dell’Africa”, ha commentato la giovane stilista. La designer porta il passerella ricordi provenienti da terre inesplorate, dettagli inconfondibili e ricchi di ricordi come i tessuti stampati, illustrati e ricamati con fili dorati dell’Africa e dell’America latina o i personaggi polinesiani che impreziosiscono cappotti e giacche dal taglio maschile, abiti in ecopelle e giacche con maxi fiocchi per una palette di colori accesi come il rosa e il verde che si mixano perfettamente con le nuance del rosso mattone e del bianco.

Antonio Marras: ispirato alla vicenda del padre di Amedeo Modigliani e alla sua amicizia con un ragazzo sardo, Antonio Marras riprende l’ambientazione degli anni ’30 e racconta un’eleganza povera fatta di tessuti rimodellati con rattoppi, incrostazioni e tipica di quegli anni, caratterizzata da una palette cromatica vicino ai colori della terra: dal rosa antico al melanzana e ottanio fino al grigio perla e cammello. “Questo accade perché i momenti di vita di uomini e donne che lavoravano in miniera, per lo più al buio, trovavano il momento di maggior splendore nel giorno di festa, la domenica” ha commentato lo stilista sardo. Attraverso il racconto di un giorno di festa, sfilano in passerella modelli/attori che indossano parka con inserti di tessuti, maglie effetto irlandese, jacquard geometrici, camicie e grembiuli in ciniglia, abiti increspati e giacche smoking per un look eccentrico e contemporaneo.

Laura Biagiotti: la maison italiana mette in scena un vero e proprio revival anni ’80 portando in passerella l’iconica modella Pat Cleveland che ha commentato: “Ricordo anche quando ho interpretato una sua collezione per una speciale sfilata a piazza di Spagna, vestita da Charlie Chaplin con mia figlia di tre anni che vestiva i panni del monello”. La collezione è il perfetto equilibrio tra romanticismo e rigore con capi ideali da indossare tutti i giorni. Tra gli elementi iconici degli anni ’80, torna il monogramma disegnato da Laura Biagiotti in versione maxi e mini su giacche, maglie, gilet, borse e accessori preziosi. La massima espressione della femminilità è rappresentata dall’abito bambola, simbolo della griffe, dalle sottovesti di pizzo e seta e da meravigliosi abiti bianchi abbinati a capi in cachemire e cotone.

Marios: nato nel 2002 dalla collaborazione tra il designer Mayo Loizou e l’artista Leszek Chmielewski, il brand emergente, supportato dalla CNMI, ha presentato una collezione dedicata alle donne che desiderano poter esprimere la propria personalità attraverso gli abiti che indossano. Le nuance accese e vivaci del blu elettrico, rosa, verde e giallo fluo colorano maxi piumini, dolcevita in rete, felpe oversize, capi in denim e gli stivali in pelle dai tacchi vertiginosi. Tra i protagonisti non sono mancate le frange, il latex e le trasparenze per un look moderno e decisamente fuori dagli schemi.

Ujoh: il designer e direttore creativo del brand giapponese Mitsuru Nishizaki ha inaugurato il menswear ma la vera protagonista resta la donna avvolta da silhouette rilassate, morbide e apparentemente leggere con un tocco di sportswear. Tessuti pregiati e drappeggiati come il cachemire e la flanella, sono accompagnati dal tratto distintivo del brand: il pattern cutting. La paletti di colori varia dai colori più scuri come il nero e il blu a quelli più chiari e delicati dell’azzurro, vaniglia, albicocca e pervinca. 

Chika Kisada: il mix perfetto? L’eleganza del balletto classico con l’energia del punk. La collezione della designer rende omaggio ad Anna Pavlova, la nota ballerina russa dei primi anni del ‘900, ed è dedicata alle donne dinamiche e contemporanee. Declinati nelle tonalità del rosa, grigio, bianco e nero, gli abiti sono caratterizzarti e impreziositi da strati di tulle ed eleganti trasparenze, maxi cappelli e tutù oversize. Durante la Milano Fashion Week, accanto ai capi in perfetto stile principesco, non mancano quelli dallo stile punk come corpetti in pizzo e stivali neri. Il protagonista della capsule collection è un body nero aderente abbinato ad una crinolina dello stesso colore. 

Cristiano Burani: all’interno della splendida cornice neorinascimentale di palazzo Turati è andata in scena la sfilata del designer italiano Cristiano Burani che ha presentato la collezione “Tokyounfinished”, reinterpretando l’immaginario giapponese attraverso l’uso di tessuti nobili e applicazioni manuali. Ispirato dagli elementi tipici del Giappone, lo stilista impreziosisce cappotti di cachemire, trench, kimono e pantaloni in pelle con disegni astratti e stampe multicolor per un look urbano e contemporaneo, declinato nelle tonalità iconiche di Tokyo come il grigio, il bianco, il nero, il rosa e il giallo acido. 

Atsushi Nakashima: in occasione della Milano Fashion Week, il designer giapponese pone l’attenzione sul tema dell’erosione con la sua collezione chiamata “Erosion” e presentata all’interno delle mura di Palazzo Giureconsulti. Batuffoli artificiali applicati su superfici di pizzo e sovrapposizioni di elementi diversi per dar vita all’effetto di erosione del tessuto di giacche, parka e trench.  L’iconico monogramma del brand applicato alla pelliccia e al tessuto jacquard è realizzato in collaborazione con Kaneka Corporation.

Dolce&Gabbana: eleganza e sartorialità sono le parole chiave che contraddistinguono la collezione della griffe made in Italy nata come un tributo al saper fare tutto italiano che “parte dalle opere dei grandi maestri e arriva fino a noi, perché l’arte ci ha salvato dall’oblio” come dichiarato dal duo stilistico.  All’interno di un teatro ricostruito per l’occasione, la sfilata è un susseguirsi di atti con lo scopo di raccontare 11 atti, uno per ogni tipologia di capo. Dall’abbigliamento maschile al tweed, dalla stampa animalier a quella floreale, fino ad arrivare a look total black.  Non mancano i broccati, tratto distintivo del brand, e gli abiti da sposa in perfetto stile principesco. In un’atmosfera quasi surreale, mentre i designer raccontano il proprio lavoro attraverso un video proiettato durante la sfilata, in passerella sfilano completi tailor made di taglio maschile,  coat vestaglia in tonalità accese, mini dress in pizzo, cappotti in tessuti tweed e pied-de-poule e giacche luccicanti impreziosite da paillettes, senza dimenticare il classico e iconico tubino nero. 

Ultràchic: ed è subito stampa-mania con la collezione firmata Ultràchic. Diego Dossola, designer e direttore creativo del brand ha realizzato una collezione grintosa e ricca di contrasti e dettagli colorati. Protagonste della capsule collection? Le stampe animalier mixate a tessuti classici. Il giovane brand italiano non perde occasione per mostrare il suo amore per l’arte e per le fantasie ironiche e colorate, perfette per le donne dalla forte personalità che amano indossare look femminili e romantici senza mai dover rinunciare ad un tocco rock.

Alexandra Moura: moda e arte sono da sempre un binomio imprenscindibile e in continua evoluzione. L’una prende ispirazione dall’altra e la loro unione è molto più solida di quanto si possa pensare. Ancora oggi vi sono numerose maison di moda che prendono ispirazione da artisti internazionali e viceversa. Legate da un filo invisibile, arte e moda continuano a fondersi insieme e questa volta, in occasione della Milano Fashion Week, è la giovane e intraprendete designer portoghese ad ispirarsi all’arte che nel 2002 decise di fondare il brand che porta il suo nome. Per la nuova collezione ha reso omaggio alla ceramista Rosa Ramalho attingendo al Giappone e creando abiti dalla silhouette over e dal mood streetwear.