Il best of della Paris Fashion Week Vol. III

L’appuntamento con le sfilate parigine in una compilation dei look che ci hanno colpito di più.
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Sabato e Domenica è stato il turno di Vivienne Westwood, Elie Saab, Comme des Garçons, Hermes, Givenchy, Balenciaga, Valentino e John Galliano, che hanno sfilato a colpi di volumi e tagli sartoriali da capogiro. 

Vivienne Westwood: Andreas Konthaler, direttore creativo della maison, trasforma la sfilata in un vero e proprio messaggio d’amore per la moglie Vivienne. Una musa, maestra e compagna di vita; la sua eccentricità, il suo carisma ed il suo talento, vengono raccontati attraverso gli abiti che sfilano in passerella. I capi fetish si alternano a lunghe camicie drappeggiate, dagli abiti con maxi stampe, ai completi unisex a quelli punk. Gonne ampie dallo stile vittoriano, chiffon e piume si alternano come le lunghezze, varie, mini dress e abiti ampi con drappeggi e ruches. Una collezione coloratissima, che rispecchia l’animo e la creatività di Vivienne Westwood, mai scontata e sempre attuale per l’epoca: giallo, bianco, rosso e rosa, che si apprestano a rappresentare e raccontare una celebrazione dell’amore tra i due. 

Elie Saab: è una femminilità suggestiva e decisa quella porta in passerella dallo stilista con pizzi e trasparenze in un gioco di vedo e non vedo sexy ma sofisticato allo stesso tempo. Abiti asimmetrici, che si fanno impalpabili e contaminati da stampe a fiori che diventano l’emblema della maison. Ricchi di dettagli come ecco borchie e paillettes, frange e marabù, fiocchi, ricami e decorazioni di cristallo, o come le cinture in pelle posizionate alte in vita, per uno stile gypsy chic, o le mantelle e le sciarpe sfrangiate che decorano il collo. Un tripudio di ruches e volant, la pelle che si sposa con la seta ed i pizzi infine, intarsi in pelliccia. Una donna dall’allure sofisticata, che domina la passerella con colori che vanno dal nero, alla carta da zucchero, dalla malva al verde bosco. 

Comme des Garçons: Rei Kawakubo porta ancora in passerella i volumi tanto cari alla maison: imbottiti e stratificati, appoggiati su forme vaporose, plissettati e sovrapposti. Volumi che rendono gli abiti regali e meravigliosi come le acconciature appositamente create da Julien d’Ys, ornate di tiare lucenti e dorate. Tulle, pizzo, paillettes e lamé per una collezione ispirata a un saggio del 1964 di Susan Sontag sul fenomeno Camp, che racconta di una sensibilità estetica che ruota attorno al concetto di artificio stilistico, teatralità e ostentazione quasi kitsch. Le modelle sono come meringhe e colorate come macarons, grazie alle forme vaporose e prorompenti che le rende soffici e leggere meravigliose nella loro teatralità e un po’ bizzarre.

Hermes: un bosco incantato al crepuscolo tra luci rosse, alberi maestosi, e cinguettii, si lasciano i ritmi frenetici della Paris Fashion Week, e si entra nell’incantano e magico mondo di Hermes. Le modelle sfilano in una serra appositamente allestita per l’occasione, abiti asciutti dallo stile impeccabile che incarnano il vero lusso, il quale è non nell’eccesso, ma nelle piccole cose e nei piccoli dettagli come i bottoni a forma di borchia, o le coloratissime pietre incastonate nei pantaloni e nelle cinture. Vengono definite cavallerizze metropolitane vestite di pelle nera e cuoio le donne di Hermes presentate in questa collezione, donne determinate ed avventurose, che alternano tweed, tessuti matelassé e suede. Donne, che si fanno portavoce di un viaggio lontano nelle terre dell’America dell’est, vestite di drappi di lana dai pattern Navajo, maxi collane smaltate che ricordano i totem e stivali da squaw in suede arancio.

Givenchy: silhouette verticali dai colori notturni e dall’aria seria, pongono al centro dell’attenzione il nero con timidi tocchi di bianco come accade ad esempio negli accessori come le sneakers dall’aria cupa che hanno però il logo bianco. Tagli asimmetrici, puliti, netti e sartoriali ormai cari alla maison si alternano in passerella: “La collezione è liberamente ispirata alla Berlino anni 80″, spiega la designer “Me li sono figurati come dei fuorilegge, dotati di galmour e di una certa immoralità” dice descrivendo l’uomo e la donna Givenchy. Per quanto riguarda invece la palette colori utilizzata: “Mi piacciono i colori metallici e l’atmosfera enigmatica della notte: il momento in cui bisogna rendere i sensi più acuti e attenti per vedere le cose in modo completamente diverso. Questo è il mood che ho voluto ricreare per la sfilata di domenica”, conclude Waight Keller. Ecco quindi in passerella abiti colori blu inchiostro, nero, prugna rosso e grigio. Per gli abiti da sera si passa ad un tripudio di balze ed effetti teatrali, che conferiscono alla donna Givenchy, un allure tipico dei film noir.

Balenciaga:  la tradizione sartoriale tipica del fondatore Cristobal, convive con lo streetwear che ormai si è trasformato in un vero e proprio status symbol per giovani underground, del Direttore Creativo Demna Gvasalia. Una sorta di skate park, completamente ricoperto di graffiti, fa da cornice alla sfilata del brand, che porta in passerella il linguaggio delle subculture, come  gli slogan “Power of Dream” e “You are the world”, cuori e margherite giallo o verde fluo, blu elettrico e fucsia. Colori che ritroviamo su tutta la collezione fatta di volumi e fantasia a contrasto. Una sfilata in collaborazione con l’organizzazione umanitaria WFP impegnata a combattere la fame nel mondo, alla quale sono dedicati una serie di capi come le felpe con il cappuccio su cui compare la scritta World Food Programme. Cappotti sagomati, si alternano a maxi giacche, fiori e stampe animalier, a tessuti check e principe di galles. Abiti dalle lunghezze mini e fascianti, che si alternano a gonne dai tessuti leggeri fin sotto al ginocchio. 

Valentino: una donna che porta in passerella i canoni tipici della moda anni ’60, lunghi abiti a tunica, maxi fiori grafici, cappucci a corolla e colori pastello: l’eleganza lineare di quegli anni, non è mai stata così attuale. Si alternano abiti lunghi, mantelle, tuniche in chiffon sovrapposte a pantaloni fluidi ton sur ton, rouches monospalla e balze. Tinte unite pastello, maxi fiori ricamati o impressi, capospalla elegantissimi. I cappotti hanno gli orli a cuore, e i cappucci drappeggiati che incorniciano il volto fanno somigliare le modelle alle corolle dei fiori. Un’eleganza severa, forme avvolgenti e protettive, linee scivolate e volumi gonfi e delicati allo stesso tempo. 

John Galliano: la collezione nasce da un sogno in cui, un giovane agricoltore nel Midwest e una ballerina di burlesque di un circo itinerante, trascorrono insieme una notte di fuoco. Lui, la mattina dopo, si sveglia: il circo ha lasciato la città e lei gli ha rubato tutti i vestiti. Si alternano in passerella, in un mix and mach di tessuti, capi presi al menswear con un froufrou tipico del burlesque. La biancheria intima è in bella vista, lavorata a maglia, gonne a pieghe e quadri, vestiti lunghi e corti, abbinati a soprabiti e giacche sartoriali e scarpe derby. Salopette in denim, e sul finire, un magnifico abito a coste di tulle nelle sfumature del verde, rifinito con un corsetto attillato.