anita b

Di Daniela Giannace

Anita B.

Esce al cinema il 16 gennaio il nuovo film di Roberto Faenza sulla storia di alcuni sopravvissuti ad Auschwitz.

 

L’uscita di Anita B. è un modo per celebrare la tradizionale Giornata della Memoria del 27 gennaio che ricorda le vittime dell’olocausto, e in quell’occasione al Museo Yad Vashem di Gerusalemme verrà proiettata la pellicola di Roberto Faenza. Il film è tratto dal romanzo semiautobiografico “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck, il cui titolo richiama il primo verso di una ballata del poeta ungherese Sandor Petofi.
Gli interpreti sono: Eline Powell, Robert Sheehan, Andrea Osvart, Antonio Cupo, Moni Ovadia, Nico Mirallegro e Jane Alexander.

La storia narra della sedicenne di origini ungheresi di nome Anita (Eline Powell), i cui genitori sono morti nei campi di concentramento mentre lei si è salvata. Viene affidata alla zia Monika (Andrea Osvart), sorella di suo padre, unica parente rimasta in vita, la quale vive con il marito Aron (Antonio Cupo), il figlioletto Roby e il fratello di Aron, Eli (Robert Sheehan) con cui Anita intreccia una storia d’amore. Anita è piena di forza d’animo e speranza e non vuole dimenticare l’orrore dei campi di concentramento mentre chi la circonda resta indifferente e in silenzio sull’argomento.

Il film ha ricevuto il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità e il patrocinio dell’ANP – Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola, oltre al sostegno del Ministero per i Beni Culturali. E’ prodotto da Jean Vigo e Cinema Undici in collaborazione con Rai Cinema, girato in lingua inglese fra Budapest, Trieste, Praga, Bolzano e dintorni, e la sceneggiatura è firmata da Roberto Faenza ed Edith Bruck; l’anteprima nazionale, che si svolgerà a Roma il 14 gennaio, ha il patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah. La “B.” del titolo è un chiaro omaggio del regista al cognome dell’autrice del libro da cui è tratto il film.
Il regista dice: “Penso che questa storia abbia una valenza in più. Quando si racconta la Shoah, il dopo si tende a dimenticarlo, come se i sopravvissuti non avessero diritto di parola. Nel caso di Anita è un dopo avventuroso, che merita di essere raccontato” e ancora: “La vera novità del film sta nel conflitto tra il bisogno di dimenticare e il bisogno di ricordare”.

Buona visione!

Fnm

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