digital haute couture: nuvole di tulle a Paris con Giambattista Valli, in un mondo fatato con Dior

Un viaggio nell'alta moda che parla di magia.
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Se il mood è digital haute couture, l’essenza delle nuove collezioni moda è emozione, evasione, ricerca. Durante il lockdown gli stilisti hanno assimilato il mondo da un punto di vista nuovo, empatizzando con esso e creando abiti il cui compito è semplicemente meravigliare, distogliere lo sguardo dal grigiore e assaporare una ventata di aria pura.

Un cerchio creativo in cui si collocano impeccabilmente Giambattista Valli e Dior: il primo omaggiando la sua splendida Parigi, il secondo trasportandoci all’interno di un film-fiaba.

Noi di Fashion News Magazine vi portiamo per mano in questo fantastico viaggio che inizia così…

Giambattista Valli, Parigi e il tulle sono la mia musa.

Tulle, tulle come se piovesse. Giambattista Valli non si smentisce e ci regala una collezione esuberante fatta di drappeggi, eccentricità e silhouette iperfemminili. Nel video che accompagna l’uscita di questa haute couture lo stilista ci parla di Parigi, e lo fa affiancando immagini della città ai suoi abiti (indossati dalla modella Joan Smalls). “Mi sono messo a scavare nel mio iPhone”- ha raccontato, “ritrovando una serie di video che ho fatto nel corso degli anni e che riassumono quello che Parigi è per me, dai giardini di Versailles all’asfalto bagnato dei boulevard, ai rami secchi di un albero in inverno”. Una fonte d’ispirazione non banale che richiama le forme e i colori delle sue creazioni: il rosso contraddistingue la raffinatezza parigina, una pennellata da artista di strada o un basco indossato passeggiando sugli Champs-Élysées, il nero come la famosa “Petite Robe Noire”, il rosa e l’avorio come i dolcissimi macarons delle boulangerie.

Nuvole, fiocchi, forme scultoree, impalpabilità, plumage, regalità. “La collezione è una promenade attraverso la Ville lumière. Ci sono poche decorazioni, tutto ruota intorno ai suggerimenti dati da volumi del tessuto, il tutto per raccontare il lavoro degli atelier e rendere omaggio alla maestria delle petites mains. Perché lo stilista non è altro che il direttore d’orchestra di un sottobosco fatto di grande artiginalità”.

Dior, un viaggio all’interno di un film-fiaba.

Mariagrazia Chiuri, dal canto suo, ci fa sognare con un’haute couture intitolata Le Mythe Dior, un film-fiaba diretto dal regista italiano Matteo Garrone, noto anche per aver firmato Pinocchio. Boschi incantati, laghi abitati da sirene albine, statue femminili che si animano come per magia alla vista degli splendidi abiti di alta moda, confezionati in miniatura dalle bravissime sarte di Dior: sono il mondo immersivo in cui la Chiuri ci porta per mano. “Abbiamo viaggiato tra futuro e passato – racconta – ricercando le origini del nostro mondo nel mito greco. Ho voluto accanto a me Matteo Garrone per il suo modo immaginario di raccontare una favola, quale è la nascita di un abito di haute couture. Il corto girato non punta tanto a far vedere gli abiti, ma a raccontare una storia”.

Protagonista, insieme agli abiti, è altresì lui, il baule (chiara rievocazione della storica sede dell’atelier in Avenue Montaigne), con all’interno le miniature degli abiti, portato a spalla da due giovani addetti ai bagagli da grande albergo. “Ho scelto questo accessorio intorno a cui tutto si forma in atelier – prosegue la designer – riallacciandomi al Théâtre de la Mode, un espediente nato dopo la seconda guerra mondiale per dar vita ad abiti in miniatura che potessero facilmente essere mostrati in giro e mantenere alto il nome della moda francese. Così faremo anche noi: i nostri bauli viaggeranno per tutto il mondo, verso le nostre clienti, che potranno scegliere i vestiti più adatti a loro”.

L’haute couture Dior nasce dal lockdown e dal desiderio profondo di libertà, sintetizzato sotto la forma dell’elemento acqua, e poi ancora la necessità di un mondo nuovo, pulito ed estasiante, assolutamente rievocabile nei tessuti lavorati con mille plissè, nei drappeggi, nei ricami, e nella leggerezza delle volute che si muovono come onde, quasi fossero creature magiche, come nelle Metamofosi di Ovidio.

Tutti lasciano per un momento le loro attività, attratti dalla bellezza dei tessuti, li bramano, desiderosi di tornare a vestirsi.