A Sanremo e nel mondo risuona la natura in musica – dieci canzoni a tema green

Una playlist musicale interamente dedicata alla natura ed al rispetto per l'ambiente.
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Sanremo, canzoni green
Sanremo, canzoni green

La musica non è solo intrattenimento. È un messaggero potente per veicolare ideologie, statement e rivoluzioni. E, da sempre, il Festival di Sanremo è il portavoce del sentiment del nostro paese.

Si pensi a Bob Dylan, John Lennon o a grandi musicisti e pensatori italiani come De Andrè, Gaber o gli Area.

Il cruciale tema ambientalista non è solo una preoccupazione degli ultimi anni. Già nel 1966, per Adriano Celentano, era una forte preoccupazione vivere in centro respirando cemento”.

In questi giorni, in redazione, abbiamo ascoltato tantissimi brani green”: da Michael Jackson ai REM, passando per i Beatles fino a Luigi Tenco o Marcella Bella. 

Una domanda sorge spontanea: come mai i grandi nomi dello showbiz oggi non trattano questo tema? Perché le loro voci si fanno sentire solo in merito a temi sociali come il movimento LGBT? Non è forse altrettanto importante?

Proprio adesso, in questo momento di tensione e preoccupazione, non sarebbe prioritario lanciare ai giovani un forte messaggio dimpegno nei confronti del nostro pianeta? In attesa che Lady Gaga ci regali una hit a sostegno della Madre Terra, abbiamo creato una playlist dedicata alla natura ed all’ambiente, in collaborazione con Road to green 2020. Ne parlerò su Sempre più in forma green, l’appuntamento del martedì di Radio Incontro Donna. La musica è consapevolezza.

Partiamo dal palco del Festival di Sanremo …

Il Festival della Canzone Italiana è unimportante vetrina. Per una settimana allanno gli italiani discutono delle esibizioni, della musica, degli abiti ma anche dei temi trattati nei brani in gara. Non vi è migliore occasione per mettere sul piatto una riflessione ben più profonda della classica canzone damore. 

Adriano Celentano – Il ragazzo della Via Gluck (Sanremo 1966)

“È una fortuna, per voi che restate

A piedi nudi a giocare nei prati

Mentre là in centro io respiro il cemento

Ma verrà un giorno che ritornerò”

Uno dei brani più iconici di Celentano, con un testo di Luciano Berretta e Miki Del Prete. Si tratta di una storia autobiografica: la via Gluck, nella periferia di Milano, era una zona periferica che nel dopoguerra venne fortemente urbanizzata. Il testo è carico di rimpianti e ricordi, quelli di un musicista che adesso vive in centro città. 

Luigi Tenco – Ciao Amore Ciao (Sanremo 1967)

E poi mille strade grigie come il fumo

In un mondo di luci sentirsi nessuno

Saltare cent’anni in un giorno solo

Dai carri dei campi

Agli aerei nel cielo

E non capirci niente e aver voglia di tornare da te

L’ultima esibizione di Luigi Tenco, un brano eliminato dal Festival che si dice abbia portato lo stesso autore alla prematura morte. Ma oggi non vogliamo parlare di questo. Ciao Amore, ciao è la storia di un ragazzo che stanco della vita fra i campi decide di andare in città. Ma ciò che lì lo attende non è ciò a cui auspicava, non a quelle “mille strade grigie come il fumo”.

Toto Cutugno – Voglio andare a vivere in campagna (Sanremo 1995)

Voglio andare a vivere in campagna, ah ha

Voglio la rugiada che mi bagna, ah ah

Ma vivo qui città

e non mi piace più

In questo traffico bestiale

La solitudine ti assale e ti butta giù

Che bella la mia gioventù

Anche in questo brano, l’autore sperimenta la vita in città dopo quella in mezzo alla natura. Trova la città nevrotica e caotica. Sente la nostalgia delle rose coltivate, della vendemmia, o di quello stagno che ai bambini sembra il mare. 

Simone Cristicchi – Abbi Cura di Me (Sanremo 2019)

Anche in un chicco di grano si nasconde luniverso

Perché la natura è un libro di parole misteriose

Dove niente è più grande delle piccole cose

È il fiore tra lasfalto lo spettacolo del firmamento

È lorchestra delle foglie che vibrano al vento

È la legna che brucia che scalda e torna cenere

La vita è lunico miracolo a cui non puoi non credere

Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi

E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri

Simone Cristicchi, con grande sensibilità, ha scritto uno dei migliori (se non il migliore) testi presentati alle ultime edizioni del Festival di Sanremo. Un inno all’inspiegabile magia che ogni giorno ci circonda. Una magia tangibile, la cui bellezza non possiamo neanche spiegare a parole… ma lui c’è andato molto vicino. 

Gabriella Martinelli e Lula – Il gigante d’acciaio (Sanremo Giovani 2020)

Mio padre lavora in un posto grandissimo

Lui lo chiama il gigante d’acciaio

Con grandi camini che fumano sul mare

C’è grinta ma anche rabbia nelle dure parole di Gabriella Martinelli e Lula. Un brano che attraversa temi sociali, schiantandosi contro la realtà dei piccoli quartieri di periferia adiacenti a distretti industriali dove l’aria è insalubre e dove le persone, molto spesso, finiscono con l’ammalarsi di cancro (per non parlare dei bambini che nascono con malformazioni). Una realtà non possiamo più tollerare nel 2022!

Oltre i confini dell’Italia…

Proseguiamo la nostra playlist green con altri cinque artisti internazionali che hanno scritto veri e propri capolavori che hanno toccato il cuore di più generazioni (vi sveleremo anche il nostro brano preferito). Alcuni di loro non si sono solo limitati a scrivere bella musica, ma hanno anche “agito”. I Coldplay nel 2019 hanno annunciato di non voler più andare in tour dopo il disco Everyday Life, finché non troveranno un modo per ridurre l’impatto energetico di un concerto. Paul McCartney, invece, ha fondato l’associazione no profit Free Meat Monday in cui propone di non mangiare carne per un giorno a settimana, una scelta che può portare grandi benefici a livello ambientale per l’impatto che gli allevamenti intensivi possono avere sull’eco-sistema.

Neil Young – Mother Earth (1990)

Oh, Madre Terra con i tuoi campi verdi

Sacrificata ancora una volta dalla mano affamata

Per quanto tempo potrai dare senza ricevere

E sfamare questo mondo governato dall’avidità?

Il cantautore canadese, punta il dito verso una società dove l’avidità prevale sul rispetto verso il pianeta. Dove il capitalismo e l’industria calpestano la natura continuamente, sfruttandone le risorse naturali come se queste fossero infinite, senza curarsi mai del futuro. Dipinge un’umanità irriconoscente alla Madre Terra, che ha ricevuto immensi doni senza mai ricambiare il favore.

The Beatles – “Mother Nature’s Son” (1968)

Seduto vicino ad un torrente

Guardo sorgere le sue acque

Ascolto il suono delizioso della musica mentre vola

Una melodia idilliaca, un momento di contemplazione della bellezza della natura. Questo Figlio di Madre Natura descritto dai Beatles vive di piccole grandi gioie: stringendo margherite e cantando una pigra canzone sotto il sole. 

REM – Cuyahoga (1985)

Uniamo le forze, costruiamo una nuova nazione dal niente 

Al di sotto del letto del fiume abbiamo bruciato il fiume stesso

Qui è dove camminavano, nuotavano, cacciavano, ballavano e cantavano

Lo spirito propositivo di questo brano dei REM è ciò che serve adesso. Parlano di Cuyahoga, una località dove un tempo sorgeva una tribù di nativi americani, adesso descritta dalla stessa band come “il fiume più schifoso d’America”. Il brano incita ad unirsi, rimboccarsi le maniche e costruire un posto migliore, una nazione migliore. 

David Bowie – Five Years (1973)

Il tizio al telegiornale pianse e ci disse

che la terra stava davvero morendo

Pianse tanto che la sua faccia era bagnata

e realizzai che non stava mentendo

E se ci ritrovassimo davanti allo scenario immaginato da David Bowie? Ziggy Stardust accende la televisione ed ascolta un annuncio terrificante: il mondo sarebbe finito in cinque anni a causa della mancanza di risorse. L’intero mondo attorno a lui impazzisce, si autodistrugge per il panico. E lui pensa a tutte quelle persone che sarebbero venute a mancate, perfino le persone “inutili”… e lì realizza che non aveva mai creduto di aver bisogno di tutte quelle persone.

Michael Jackson – Earth Song (1995)

Che ne è dell’alba/ che ne è della pioggia;

Che ne è di tutte le cose / che tu dici fossero da conquistare / che ne è dei campi distrutti

Ti sei mai fermato a notare / questa terra che piange .

Concludiamo la nostra playlist con il brano, anzi l’opera, più bella ed emozionante dedicata al nostro pianeta mai scritta. Solo Michael Jackson poteva farsi carico di questo onere. Del resto grandi inni generazionali come We are the world o Heal the world portano anch’essi la sua firma. Fra la ballata ed il blues, con un grande coro gospel sulla coda finale, questo brano cresce di tensione fino a sfociare in un urlo disperato. Nelle parole dello stesso autore: 

“Ricordo di aver scritto Earth Song quando ero in Austria, in un hotel e stavo provando così tanto dolore e tanta sofferenza per la condizione del Pianeta Terra. Per me, questa è la canzone della Terra, perché penso che la natura stia cercando a fatica di compensare la cattiva gestione della Terra da parte dell’uomo. E con lo squilibrio ecologico in corso, e molti dei problemi ambientali, penso che la Terra senta il dolore, e che abbia delle ferite, e parla anche di alcune delle gioie del pianeta. Ma questa è la mia occasione per far sì che la gente ascolti la voce del pianeta. Questa è Earth Song. Questo è ciò che l’ha ispirato”.