Moda

La sfilata di Fendi a Milano Fashion Week: il nero, i social e Maria Grazia Chiuri

La sfilata di Fendi a Milano Fashion Week: il nero, i social e Maria Grazia Chiuri

Questo non sarà un articolo veloce, freddo ed impersonale. Voglio davvero raccontarvi di questa fashion week come stessi scrivendo ad un’amica. Oggi, dopo un’intera settimana passata a Milano in occasione della settimana della moda tiro le somme su tutto quello che ho visto e su quello di cui ho letto e lo farò attraverso una serie di articoli che affrontano i temi più caldi degli ultimi giorni.

I due hot topic discussi sui social durante gli ultimi giorni sono stati proprio Maria Grazia Chiuri e Demna Gvasalia con dibattiti accesissimi. La sfilata Fendi ha letteralmente spaccato il mondo della moda a metà fra chi lamenta l’assenza di un effetto wow e di un pop di colore; e chi, invece, difende l’estetica di Maria Grazia Chiuri. Per quanto mi riguarda trovo che il lavoro della Chiuri da Fendi sia impeccabile.

 

L’abito nero è necessità. In pizzo e dal gusto vittoriano dove il colletto diventa accessorio

Black is the new Black

Parentesi inevitabile: il nero predomina in quasi tutte le collezioni che abbiamo visto sfilare, ma non potrebbe essere altrimenti. La moda riflette l’epoca in cui viviamo e proporre pop e colori vivaci sarebbe un’ulteriore distrazione dalla realtà dei fatti. Sarebbe quasi impossibile oggi immaginare una moda che ignori ciò che accade fuori. Sarebbe un voltare lo sguardo dai lutti delle vittime di uno sterminio, dagli abitanti di tante città che adesso si ritrovano senza una casa. Non ci piace doverlo ammettere, ma questa è un’epoca nera e noi siamo a lutto. Quei piccoli guazzi di colore (vedi la baguette gialla) sono quei barlumi di speranza, quella volontà di voler rivedere il sole e di ricostruire una società migliore, senza più lutti. Naturalmente non è questo il concept dietro Fendi, è solo una mia sensazione generale nel vedere tanto tanto nero alla fashion week.

Trasparenze e tridimensionalità
Spalla romantica che “sboccia” invece di sporgere. Lo stile edwardiano lo incontreremo spesso per la stagione FW 26/27
Trasparenze e delicatezza, in un gusto romantico ed impalpabile

Meno io, più noi

Maria Grazia Chiuri ha voluto, invece, lanciare un messaggio molto costruttivo e positivo: “Meno io, più Noi”. Quante volte l’ego smisurato distrugge collaborazioni e progetti? Cooperare per un fine comune rende una squadra davvero vincente. Ed è quello che hanno fatto le sorelle Fendi, costruendo un impero ed un caposaldo della moda italiana. Rispettare il lavoro degli altri e le loro idee; valorizzare le qualità di ogni individuo nella logica del lavoro d’insieme; mettere il proprio talento senza voler prevaricare; comprendere e accettare le diversità degli altri e fare di queste la propria forza.

Il completo sartoriale si indossa spezzato, non come fosse una divisa. Il blazer in lana si accosta alla sensualità del pizzo trasparente

Questo si traduce anche in un forte senso di appartenenza, tale da esercitare poi sugli altri un effetto calamita. Si, anche io voglio far parte di questa storia. Infatti credo sia anche questo che rende – per esempio – una borsa davvero speciale nel guardaroba di una donna: guardo la mia Mamma Baguette e penso che l’ho scelta (oltre a ragioni puramente estetiche) perchè condivido i valori che rappresenta, ne rispetto la storia, ritrovo la mia essenza nel suo carattere e suscita in me un certo senso di appartenenza.

Andranno a ruba

I pezzi forti in sfilata sono i completi sartoriali dai volumi più contenuti e più strutturati rispetto all’oversize eccessivo degli ultimi anni. Le spalle sono strutturate ma mai eccessive. I pantaloni meno slouchy, adesso sono più barrel, dritti o leggermente affusolati con vita media e vita alta per dare struttura alla figura. Le lunghezze cadono perfette alla caviglia, senza eccessi di tessuto. Questa sfilata detta una nuova regola riguardo i completi: se prima erano quasi diventati “street”, oggi riprendono le loro connotazione sartoriale.

Lo smoking in una veste sensualissima che verticalizza al massimo la figura

Vere protagoniste del fashion show sono le baguette, ritornate ad un’essenza più slouchy e meno strutturata, come quelle vintage. Con specchietti, paillettes, pelliccia, inserti esotici, perline, patchwork. Ma ne parleremo nel dettaglio in un prossimo articolo dedicato esclusivamente alle borse.

La baguette torna nella sua veste slouchy. Completamente rivestita di specchietti e dettagli in pelle. La tracolla è adesso regolabile per indossarla a mano o a spalla

Sulla via della sostenibilità, verso un nuovo paradigma della moda

Un altro punto focale di questa collezione riguarda la rigenerazione sartoriale. Rimodellare un capo non è solo un gesto tecnico. Certo, c’è la mano esperta del sarto che scuce, studia, ricompone i volumi. Piuttosto il focus deve andare su un nuovo paradigma della moda, oggi più necessario che mai. È necessario far crollare il sistema iper-consumistico dell’ultra fast fashion (in primis) e del fast fashion, con capi che durano solo una stagione (spesso complici le tendenze mordi fuggi che quasi ci costringono a comprare continuamente abiti nuovi). Rimettere a modello significa prendersi il tempo di guardare davvero a ciò che già possediamo. Un capo che decidiamo di non abbandonare porta con sé una storia: chi ce lo ha regalato, da dove arriva, in quale momento della nostra vita lo abbiamo indossato, i ricordi che ci evoca. Riattualizzarlo non è nostalgia, è fedeltà alla propria identità, che nel tempo cambia ma non si cancella. Ed è qui che il gesto individuale diventa collettivo. Allungare la vita di un capo non è solo una scelta estetica o affettiva, ma anche una presa di posizione contro l’iperconsumo e l’omologazione. Un modo per restituire valore alla materia, al lavoro artigianale e a quella durabilità emotiva che rende un abito davvero nostro — e quindi insostituibile.

Fendi porta in passerella il “Penny Lane Coat”, quel pezzo bohemienne anni ’70 che abbiamo cercato fra le bancarelle dei mercatini vintage. Con baguette in match!

Il circo dei leoni da tastiera

Tornando alle critiche avanzate nel mondo digitale, vorrei “rispondere” a chi dice che questa sfilata “sembra Dior”. No, non è la sfilata a sembrare Dior. Così come non è Valentino che adesso sembra Gucci; o Balenciaga che adesso sembra Valentino. Il vocabolario di Maria Grazia Chiuri non sovrasta Fendi, ma si appoggia su una storia già fondata sulla collaborazione e sul fare insieme.

L’abito incriminato sui social: no, non è Dior. È semplicemente Maria Grazia Chiuri!
Niente gioielli addosso: è l’abito a far da gioiello

Semplicemente, i direttori creativi contemporanei mettono la loro signature in una collezione e se così non fosse allora non saprei davvero di cosa stiamo parlando. Se i grandi creativi non avessero una mano riconoscibile, non sarebbero tali. Potrei spiegarvelo meglio facendo un parallelismo con la musica: quando si sono sciolti i Beatles, ciascun membro della band ha fatto un album da solista ed in ciascuno di questi album puoi chiaramente sentire qualcosa che ti ricorda i Beatles… semplicemente perchè sono canzoni scritte ed interpretate dalle stesse persone!

La critica è legittima. Il disprezzo travestito da opinione, no. Ed allora, piuttosto che scrivere cattiverie sui social e sparare a zero su queste grandi menti creative, vorrei rilanciare un vecchio statement di Maria Grazia Chiuri con una piccola rettifica: WE ALL SHOULD BE KIND.

Moda senza sprechi: l’Europa dice stop alla distruzione degli invenduti

Moda senza sprechi: l’Europa dice stop alla distruzione degli invenduti

La moda europea entra in una nuova era. Dal 19 luglio 2026 scatterà ufficialmente il divieto di distruggere abiti, accessori e calzature invenduti per le grandi imprese, una misura destinata a trasformare profondamente l’industria fashion e a segnare un passaggio storico verso modelli più sostenibili. La decisione rientra nel Regolamento europeo Ecodesign per i prodotti sostenibili, uno dei pilastri del Green Deal, che mira a ridurre sprechi, emissioni e sovrapproduzione nel settore tessile. 

Per anni la distruzione degli stock è stata una pratica diffusa, utilizzata soprattutto per proteggere il valore dei marchi e gestire l’eccesso di produzione. Il risultato è stato un paradosso evidente: capi nuovi mai indossati finivano inceneriti o in discarica mentre la produzione globale continuava a crescere. In Europa si stima che tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti venga distrutto prima ancora di essere utilizzato, con un impatto ambientale enorme. 

Le nuove regole cambiano radicalmente lo scenario. I brand dovranno trovare soluzioni alternative per gestire le rimanenze, puntando su donazioni, rivendita, riuso, riciclo o modelli circolari. Non si tratta solo di un divieto, ma di una spinta concreta a ripensare l’intero ciclo produttivo, dalla progettazione alla logistica, fino alla relazione con i consumatori.

Il calendario di applicazione è progressivo. L’obbligo riguarda inizialmente le grandi aziende dal luglio 2026, mentre le imprese di medie dimensioni avranno tempo fino al 2030 per adeguarsi. Anche gli obblighi di trasparenza, cioè la comunicazione dei dati sui prodotti invenduti smaltiti come rifiuti, entreranno in vigore per le grandi aziende dal 2027 e successivamente per le medie imprese. 

Per il pubblico e gli appassionati di moda questo cambiamento potrebbe tradursi in opportunità interessanti. Più outlet, seconde linee, piattaforme di rivendita e iniziative di economia circolare potrebbero diventare sempre più frequenti. Allo stesso tempo, i marchi saranno incentivati a produrre meno e meglio, con collezioni più mirate e maggiore attenzione alla qualità e alla durata dei capi.

La moda del futuro non può più permettersi sprechi. Creatività e sostenibilità dovranno andare di pari passo, trasformando quello che un tempo era considerato un costo inevitabile in un’opportunità di innovazione. Per i consumatori significa anche un nuovo modo di vivere il fashion, più consapevole, più responsabile e, probabilmente, anche più intelligente.

Look deciso da uomo: quali sono i must have

Look deciso da uomo: quali sono i must have

Un look deciso da uomo trasmette sicurezza, personalità e cura per i dettagli, andando oltre la semplice scelta dei capi di tendenza. Nasce da un equilibrio armonioso tra abbigliamento, accessori e abbinamenti coerenti, capace di adattarsi allo stile casual, sportivo o più elegante.

Gli accessori da uomo immancabili

Gli accessori svolgono un ruolo determinante nella costruzione di un look maschile che non passa inosservato. Spesso considerati secondari, sono invece in grado di valorizzare anche un outfit essenziale, aggiungendo carattere e personalità con discrezione.

Tra gli accessori che non dovrebbero mancare ci sono:

  • l’orologio dal design essenziale, adatto sia agli outfit casual che a quelli più curati;
  • la cintura di qualità, preferibilmente in pelle o in materiali resistenti, coordinata alle scarpe;
  • gli occhiali da sole con una montatura proporzionata alla forma del viso;
  • lo zaino o la borsa capiente con un design pulito, ideali per il lavoro e il tempo libero;
  • il cappellino o il berretto, da inserire con equilibrio negli outfit più informali.

Anche le calzature rientrano a pieno titolo tra gli accessori chiave. Accanto alle sneakers minimal e alle scarpe classiche, trovano spazio le scarpe running maschili, come i modelli di Asics e New Balance, apprezzate per uno stile sportivo e deciso.

Come costruire un look maschile deciso

Un look deciso nasce da una selezione attenta di capi coerenti con la propria personalità. La base di partenza è un guardaroba essenziale, composto da capi versatili e di buona qualità, facili da combinare tra loro.

Tra i must have dell’abbigliamento maschile rientrano:

  • le t-shirt basic in colori neutri come il bianco, il nero e il grigio;
  • le camicie dal taglio pulito, adatte sia a contesti casual sia a occasioni più formali;
  • i jeans ben strutturati, con una vestibilità proporzionata alla corporatura;
  • i pantaloni chino o cargo moderni, pratici e versatili;
  • le giacche come il bomber, il blazer destrutturato o il giubbotto leggero.

Oltremodo la scelta dei colori influisce sull’impatto visivo. I toni neutri funzionano come base solida e possono essere arricchiti con nuance più intense (come il verde oliva, il blu navy o il bordeaux), mantenendo una coerenza cromatica elegante.

Per rafforzare l’effetto complessivo è importante prestare attenzione a:

  • la vestibilità dei capi, evitando eccessi sia in larghezza sia in aderenza;
  • la qualità dei materiali, che incide sull’aspetto e sulla durata nel tempo;
  • la cura dei dettagli, dalle cuciture alle finiture.

Gli errori da evitare

Un guardaroba può perdere efficacia se vengono commessi alcuni errori comuni. Evitarli aiuta a mantenere un’immagine coerente e sicura.

Tra gli sbagli più frequenti ci sono:

  • l’accostamento di stili troppo diversi nello stesso outfit, che crea disordine visivo;
  • la scelta di capi non adatti alla propria fisicità;
  • l’uso eccessivo di colori accesi o stampe vistose;
  • la scarsa attenzione alla pulizia e allo stato delle scarpe;
  • l’assenza totale di accessori o, al contrario, il loro utilizzo eccessivo.

Un errore ricorrente è anche seguire le tendenze in modo automatico, senza adattarle al proprio modo di vestire.

I brand più hot del 2026: cosa comprare ora per essere davvero ahead of fashion

I brand più hot del 2026: cosa comprare ora per essere davvero ahead of fashion

Nel 2026 la moda si muove più veloce che mai, sospinta da social media, celebrity endorsement e nuovi equilibri culturali. A fotografare questo scenario è il Lyst Index, il report trimestrale che analizza ricerche, acquisti e desideri globali. Oggi più che una classifica, è una bussola per capire dove sta andando davvero lo stile. Tra heritage rivisitato, minimalismo evoluto e ritorni d’archivio, cinque brand dominano la scena e indicano quali sono i fashion items su cui investire nel 2026.

Saint Laurent, il fascino eterno della sensualità parigina

 

Negli ultimi anni Saint Laurent ha consolidato il suo ruolo di riferimento per chi cerca un’eleganza notturna, affilata e cinematografica. Il brand continua a scalare il Lyst Index grazie a una visione coerente, fatta di silhouette pulite, materiali preziosi e un’immagine fortemente riconoscibile. Il ritorno alla sensualità essenziale, lontana dagli eccessi, ha conquistato una nuova generazione di clienti. La nostra scelte cade sulle iconiche décolleté aperte sul retro P.A.R.I.S. in vernice con tacco da 11 centimetri, suola in cuoio e targhetta metallica iconica. Un modello made in Italy che incarna perfettamente l’idea di lusso senza tempo, pensato per essere un pezzo timeless

Miu Miu, il revival intelligente che conquista Gen Z e Millennials

Il successo di Miu Miu nasce dalla sua capacità di rileggere il passato con ironia e intelligenza. Tra micro gonne, estetica college e accessori rétro, il brand è diventato uno dei più cercati al mondo, dominando le piattaforme digitali. La crescita nel Lyst Index è legata soprattutto alla forza dei suoi accessori, diventati veri oggetti del desiderio. La borsa Adventure, recuperata dagli archivi e ripensata in chiave contemporanea, è l’esempio perfetto di questo approccio. Con quel pizzico di vintage che ne aumenta l’appetibilità.

COS, il minimalismo accessibile che parla al pubblico globale

Negli ultimi anni COS ha saputo conquistare una posizione centrale nel guardaroba contemporaneo. Il suo successo nel Lyst Index è legato alla crescente domanda di capi essenziali, ben costruiti e dal prezzo accessibile. In un’epoca di lusso inflazionato, COS rappresenta una risposta concreta al bisogno di qualità e sobrietà. Fra i bestseller del brand c’è senz’altro la maglieria che quest’anno va rigorosamente indossata over. Un capo basic imprescindibile per costruire anche i look più sofisticati.

Ralph Lauren, il brand signature del casual di lusso

La risalita di Ralph Lauren nel Lyst Index è legata al ritorno dell’estetica heritage americana e allo storytelling legato allo sport, ai look da giorno curati e alla tradizione. Il brand continua a essere un punto di riferimento per chi ama uno stile elegante ma informale, radicato nella cultura preppy. La maglia Team USA in lana e cashmere, realizzata per i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026, rappresenta al meglio questo spirito. Con collo a lupetto, mezza zip, pony ricamato e vestibilità morbida, è un capo che unisce comfort, prestigio e valore simbolico, diventando un pezzo da collezione oltre che da indossare.

Prada, l’intellettualismo fashion che detta le regole

Il posizionamento di Prada ai vertici del Lyst Index conferma il suo ruolo di laboratorio creativo del lusso contemporaneo. Prada continua a intercettare il desiderio di un pubblico colto, curioso e attento ai dettagli, mescolando sperimentazione e rigore. Abbiamo scelto un giubbotto in popeline a collo alto che incarna a pieno questa filosofia. Il contrasto tra tessuto leggero e inserti in maglia, la chiusura zip, le tasche a canguro e il logo triangolo in metallo trasformano un capo apparentemente semplice in un manifesto di stile. Lusso discreto, ma identitaria.

Nel 2026 il vero trend non è solo seguire la moda, ma saperla interpretare. I brand più hot del momento dimostrano che il successo nasce dall’equilibrio tra heritage, innovazione e capacità di parlare al presente. Investire nei capi giusti oggi significa costruire un guardaroba consapevole, destinato a resistere al tempo e agli algoritmi. In un mondo sempre più veloce, lo stile resta una scelta personale. E mai come ora, una scelta strategica.

Il grande valzer dei direttori creativi: tutti i cambi al vertice delle maison di lusso tra 2025 e 2026

Il grande valzer dei direttori creativi: tutti i cambi al vertice delle maison di lusso tra 2025 e 2026

Tra il 2025 e il 2026 il sistema della moda di lusso ha attraversato una delle fasi di trasformazione più intense degli ultimi decenni. Abbiamo avuto direzioni creative lampo, colpi di scena e grandi ritorni. Mai come in questo biennio il fashion world è stato scosso dalle Breaking News!

I brand storici del lusso stanno lasciando il timone a nuovi designer capaci di reinterpretare codici storici in chiave contemporanea. Questi cambiamenti riflettono nuove strategie industriali, l’evoluzione del mercato globale e la necessità di dialogare con una generazione di consumatori sempre più attenta all’identità, alla sostenibilità e alla coerenza narrativa dei marchi. Affezionati, si, ma anche esigenti ed un po’ “criticoni”.

È stato un addio sofferto quello a Donatella Versace

Il caso Versace rappresenta uno dei passaggi più simbolici di questo periodo. Dopo l’uscita di scena di Donatella Versace dalla direzione creativa (rimanendo come Chief Brand Ambassador), la maison ha avviato una fase di transizione con Dario Vitale, designer italiano proveniente da Miu Miu, nominato nel 2025 per reinterpretare l’estetica Versace pur rimanendo fedele al suo patrimonio glamour e audace. La sua esperienza, durata una stagione, ha cercato di mediare tra codici storici e un linguaggio più contemporaneo, aprendo una fase di sperimentazione per la maison. Nel 2026 il gruppo ha confermato una nomina di rilievo internazionale affidando la direzione creativa a Pieter Mulier, già conosciuto per il suo lavoro in Alaïa e per ruoli chiave in Dior, Jil Sander e Calvin Klein. Mulier debutterà con la collezione Spring Summer 2027, che verrà presentata durante l’edizione di settembre 2026 di Milano Fashion Week.

Gucci nell’Era di Demna

La notizia del nuovo direttore creativo di Gucci è stata fra le più chiacchierate del 2025. Dopo l’uscita di Alessandro Michele nel 2022 e il periodo di transizione guidato da Sabato De Sarno, il brand ha continuato nel 2025 e 2026 a consolidare una nuova identità più minimalista e orientata al lusso silenzioso. De Sarno, proveniente da Valentino, ha lavorato su una progressiva semplificazione del linguaggio visivo, privilegiando materiali, tagli sartoriali e una palette più sobria. Le sue collezioni hanno segnato il tentativo di riportare Gucci verso un posizionamento più classico e stabile sul mercato globale. Ricorderemo con nostalgia il “Rosso Ancora” di De Sarno, ma dalla scorsa stagione siamo entrati in piena Era Demna che ha portato in Gucci una visione audace e concettuale, caratterizzata da un mix di eleganza destrutturata e riferimenti alla cultura digitale e alla realtà urbana. La sua prima collezione per Gucci, presentata per la stagione Autunno/Inverno 2026, ha ampliato l’idea di lusso enfatizzando contrasti tra sartorialità e detriti streetwear, tra heritage italiano e segni di contemporaneità radicale.

Maria Grazia Chiuri lascia Dior e ritorna da Fendi

Anche Dior ha affrontato una fase di profondo rinnovamento creativo con il passaggio di testimone tra Maria Grazia Chiuri e Jonathan Anderson. Dopo quasi un decennio alla guida della linea femminile, durante il quale Chiuri ha rafforzato l’identità femminista e romantica della maison, portando al centro del racconto temi legati all’empowerment e all’artigianalità, nel 2025 Dior ha scelto di affidare la direzione creativa ad Anderson, già affermato per il suo lavoro in Loewe. Designer nordirlandese noto per il suo approccio sperimentale e intellettuale, Anderson ha costruito negli anni un linguaggio che unisce cultura contemporanea, arte e innovazione formale. Il suo debutto per Dior con la collezione Spring Summer 2026 ha segnato una svolta verso un’estetica più concettuale e sofisticata, capace di reinterpretare i codici storici della maison attraverso volumi inediti, materiali ricercati e un nuovo equilibrio tra classicismo e avanguardia.

Per Maria Grazia Chiuri ci sarà un vero ritorno a casa, in particolare casa Fendi

Fra poche settimane, nel corso dell’edizione di febbraio di Milano Fashion Week, debutterà in passerella la prima collezione di Maria Grazia Chiuri per Fendi, quella Autunno/Inverno 2026-2027. “È con onore e gioia che oggi torno in Fendi, dove ho avuto il privilegio di formarmi sotto la guida delle fondatrici, le cinque sorelle. Questo luogo è stato una fucina di talenti e il punto di partenza per molti creativi, grazie alla straordinaria capacità di queste cinque donne di nutrire generazioni di visioni e competenze. Ringrazio il signor Arnault per la fiducia accordatami nell’affidarmi il compito di contribuire a scrivere un nuovo capitolo della storia di questa straordinaria azienda al femminile”, aveva commentato la designer lo scorso ottobre. E noi siamo davvero curiosi di vedere da vicino la sua collezione!

La rinascita di Balenciaga

Il passaggio di testimone in Balenciaga tra Demna e Pierpaolo Piccioli rappresenta uno dei cambi più significativi del biennio 2025–2026. Dopo quasi dieci anni alla guida della maison, durante i quali Demna ha trasformato Balenciaga in un fenomeno culturale globale grazie a un linguaggio provocatorio, ironico (delle volte perfino troppo) e profondamente legato alla cultura digitale, nel 2026 il gruppo ha scelto di affidare la direzione creativa a Pierpaolo Piccioli. Ex direttore creativo di Valentino, Piccioli è noto per la sua visione poetica del lusso, per l’attenzione alla couture e per un’estetica fondata sull’emozione, sul colore e sull’inclusività. La sua nomina ha segnato un netto cambio di rotta rispetto al passato recente, puntando su una reinterpretazione più umana, elegante e artigianale dell’eredità di Cristóbal Balenciaga.

Coco Chanel veglia sempre sul suo brand

Da Chanel il passaggio generazionale è stato particolarmente delicato. Dopo l’uscita di scena di Virginie Viard nel 2024, che aveva guidato la maison dal 2019 raccogliendo l’eredità di Karl Lagerfeld, il gruppo ha affidato la direzione creativa a Matthieu Blazy. Designer francobelga formatosi tra Raf Simons, Maison Margiela e Calvin Klein, Blazy si era affermato come direttore creativo di Bottega Veneta dal 2021, dove aveva riportato centralità alla qualità artigianale e alla ricerca sui materiali. Il suo arrivo in Chanel segna una nuova fase, basata su un ritorno alla couture come linguaggio identitario e su una rilettura sofisticata dei codici storici della maison. Il suo debutto ufficiale è avvenuto con la collezione Spring Summer 2026, caratterizzata da una visione elegante, tecnologica e al tempo stesso profondamente legata allo spirito di Gabrielle Chanel. L’identità è troppo forte e va preservata.

Celine ha cambiato registro

Da Celine, il 2025 ha segnato la fine dell’era di Hedi Slimane, che dal 2018 aveva costruito un’estetica riconoscibile fatta di rock attitude, silhouette anni Settanta e un forte ampliamento delle categorie merceologiche. Al suo posto è arrivato Michael Rider, già collaboratore di Phoebe Philo e successivamente direttore creativo di Polo Ralph Lauren. La sua nomina rappresenta un ritorno a una sensibilità più intima e borghese, con una visione che unisce minimalismo francese e influenze americane. Il debutto di Rider con la collezione Spring Summer 2026 ha mostrato una Celine più morbida, raffinata e orientata alla costruzione di un guardaroba senza tempo.

 

Lusso sempre più caro, perché nel 2026 una borsa iconica è diventata un bene per pochi

Lusso sempre più caro, perché nel 2026 una borsa iconica è diventata un bene per pochi

Negli ultimi anni il prezzo delle borse di lusso ha subito un’accelerazione senza precedenti. Tra il periodo immediatamente precedente alla pandemia e il biennio successivo, l’aumento medio si colloca tra il 40 e il 70%, con punte ancora più elevate per alcuni modelli iconici. Quello che un tempo rappresentava un acquisto aspirazionale oggi è diventato, per molti consumatori, un investimento o un bene sempre più distante. E con l’arrivo del 2026, arrivano anche nuovi rincari che fanno allontanare ulteriormente le nostre speranze di mettere le mani su una Baguette di Fendi o una Alma di Louis Vuitton.

Aumenti esagerati: tutto inizia con la pandemia

Durante il lockdown del 2020 i grandi gruppi del lusso hanno registrato perdite significative, soprattutto a causa della chiusura dei negozi fisici, che prima della pandemia generavano la quasi totalità delle vendite. Si, è vero, molti clienti si sono dati da fare con lo shopping online, ma quante volte capita di uscire per una passeggiata, innamorarsi di una borsa o un paio di occhiali da sole e tornare a casa con l’adrenalina da acquisto da colpo di fulmine? La chiusura dei negozi fisici ha segnato un vertiginoso calo degli introiti a cui si è aggiunto il rallentamento delle filiere produttive. Concerie, laboratori artigianali e manifatture, in particolare in Italia e Francia, hanno interrotto o ridotto drasticamente l’attività. Non si è trattato tanto di una mancanza assoluta di materie prime, quanto di una crisi logistica e organizzativa che ha fatto lievitare i costi di produzione, energia e trasporto. I primi aumenti di prezzo sono stati giustificati come una risposta a questa emergenza, ma una volta ripresa la domanda, i listini non sono mai tornati indietro. Al contrario, il rialzo è diventato strutturale.

Quanto è salita di prezzo la tua borsa negli anni

Alcuni esempi spiegano meglio di qualsiasi analisi il cambio di paradigma. La Chanel Classic Flap, che nel 2019 aveva un prezzo intorno ai 4.500 euro, ha superato nel 2025 la soglia dei 10.000 euro. Attualmente il prezzo per la Borsa Classica 11.12 è di 10.300 euro; per la misura grande il prezzo sale a 11.100 euro. Cifre che si alzeranno fra il 5 ed il 7% durante il corso del 2026.

Le borse monogram di Louis Vuitton, hanno seguito una crescita più graduale ma costante, con aumenti complessivi tra il 35 e il 45%.

La Jackie di Gucci, modello iconico che prendiamo a campione, ha visto un rialzo legato anche al riposizionamento del brand e alle nuove direzioni creative. Rispetto al 2019 – quando in media una Jackie costava fra i 1800 e i 2000 euro (il prezzo varia in base al materiale della borsa), oggi i prezzi oscillano fra 2350 e 3200 euro.

La Baguette di Fendi, ha un prezzo di partenza di 3000 euro nella sua versione in tela FF e può superare i 4000 euro in Limited Edition o pellami pregiati. Ci ricordiamo quanto costasse prima della pandemia? Si, poco più che 2000 euro!

Ritorniamo al 2019, quando impazzava la Dior Saddle in tela Oblique: la potevi portare a casa con 2350 euro. Andiamo a guardare il sito Dior oggi: 3900 euro. Stiamo tremando.

Ed in questa giungla al rialzo, Hermès segue una traiettoria diversa, con aumenti meno rumorosi ma regolari, che mantengono altissimo il valore percepito di Birkin e Kelly.

Quali brand ci daranno filo da torcere nel 2026?

Nel 2026 diversi marchi hanno già programmato nuovi rialzi di prezzo. Chanel, Dior e Hermès risultano tra i brand destinati agli aumenti più consistenti, coerenti con una strategia di rafforzamento dell’esclusività. Louis Vuitton e Prada adotteranno rialzi più contenuti, puntando sui volumi e su una clientela globale più ampia. Gucci, nonostante l’aumento generale dei listini, resta uno dei brand con il prezzo di ingresso più basso nel segmento borse, soprattutto se confrontato con Dior o Fendi. Questa differenza non è casuale ma riflette un posizionamento più accessibile, pensato per mantenere un pubblico più vasto.

Esiste ancora il cliente aspirazionale?

In questo scenario “scoraggiante” il cliente aspirazionale esiste ancora, sì, ma ha perso centralità. I brand hanno scelto di privilegiare clienti fedeli, alto spendenti e ripetitivi, capaci di sostenere margini elevati nel tempo – i cosiddetti clienti VIP. L’aumento dei prezzi funziona come un filtro selettivo, riduce l’accesso e rafforza il senso di appartenenza a un’élite. Il lusso contemporaneo non cerca più di piacere a tutti, ma di consolidare una relazione con pochi.

Tutti su Vinted!

Il boom del mercato vintage e pre loved è direttamente collegato a questa dinamica. L’aumento dei prezzi del nuovo ha spinto molti consumatori verso il second hand, che oggi non è più percepito come un ripiego ma come una scelta consapevole. Borse iconiche acquistate dieci o quindici anni fa oggi valgono più del prezzo originale, alimentando l’idea del lusso come bene rifugio e non solo come oggetto di desiderio.

Hermès: il brand che fa eccezione

Hermès continua a rappresentare un caso a parte. Nonostante prezzi tra i più alti del settore, il brand registra una domanda costante e in crescita. Il motivo è una gestione controllata della scarsità, una produzione limitata, un accesso selettivo e una narrazione coerente basata su artigianalità, tempo e valore. In un mercato segnato dall’inflazione dei prezzi, Hermès offre una sensazione di stabilità che rassicura il cliente.

Il 2026 conferma quindi una trasformazione profonda del lusso. Le borse non sono più semplici accessori ma strumenti di selezione e, in alcuni casi, asset finanziari. Un cambiamento che ridefinisce il concetto stesso di desiderio e riscrive le regole dell’industria.

 

Foto in copertina: Louis Vuitton Press Office

Scandire il tempo: guida alla scelta dell’orologio ideale

Scandire il tempo: guida alla scelta dell’orologio ideale

Scegliere un segnatempo non è mai una questione puramente funzionale, poiché in un’epoca dominata dagli schermi digitali, l’orologio da polso ha saputo conservare un fascino simbolico che trascende la semplice lettura delle ore. Si tratta di un accessorio capace di raccontare la personalità di chi lo indossa, fondendo ingegneria meccanica, storia dell’artigianato e canoni estetici in un oggetto di pochi centimetri. La ricerca del modello perfetto richiede però un’attenzione particolare alle proporzioni e ai materiali, poiché un orologio deve sapersi adattare non solo al polso, ma anche alle diverse occasioni d’uso che caratterizzano la vita moderna. Se per l’universo maschile si tende spesso a cercare solidità e carattere, puntando su marchi che hanno saputo innovare il concetto di design contemporaneo, come accade osservando gli orologi da uomo D1 Milano, per le collezioni femminili la sfida si sposta frequentemente sull’armonia delle linee e sulla preziosità dei dettagli.

Proporzioni e diametri: il segreto dell’eleganza maschile

Nell’ambito maschile, il primo elemento da valutare riguarda la dimensione della cassa in rapporto alla circonferenza del proprio polso. Un errore comune è quello di lasciarsi sedurre da modelli eccessivamente voluminosi che rischiano di risultare ingombranti e poco raffinati sotto il polsino di una camicia. Generalmente, un diametro compreso tra i 38 e i 42 millimetri rappresenta la misura ideale per la maggior parte degli uomini, garantendo una presenza decisa ma equilibrata. Oltre alla misura, la curiosità degli appassionati si focalizza spesso sul movimento: i puristi tendono a preferire il fascino del movimento meccanico o automatico, apprezzando il ticchettio continuo che testimonia la complessità degli ingranaggi interni, mentre chi cerca la massima precisione e praticità si orienta verso il quarzo. La scelta del cinturino, in pelle per le occasioni formali o in acciaio per un look più sportivo e versatile, completa l’opera definendo lo stile complessivo del pezzo.

L’universo femminile tra gioielleria e precisione

Per quanto riguarda invece gli orologi da donna, il confine tra strumento di precisione e gioiello diventa estremamente sottile, offrendo una varietà di interpretazioni che spaziano dal minimalismo geometrico all’opulenza dei metalli nobili. In questo settore, la tendenza attuale vede una riscoperta dei diametri ridotti, perfetti per polsi minuti e capaci di conferire un’eleganza senza tempo. Molte donne scelgono l’orologio come unico punto luce, optando per quadranti in madreperla o con finiture satinate che riflettono la luce in modo discreto. È interessante notare come, negli ultimi anni, si sia diffuso anche l’interesse per i modelli “boyfriend”, ovvero orologi dalle linee più maschili e dimensioni generose, che creano un contrasto affascinante con un abbigliamento sofisticato. La versatilità è fondamentale: un buon orologio femminile deve poter passare con disinvoltura da un impegno lavorativo a una serata di gala, mantenendo sempre intatta la sua funzione decorativa.

Materiali e durata nel tempo

Un altro aspetto fondamentale nella scelta dell’orologio perfetto riguarda i materiali costruttivi, che ne determinano la longevità e la resistenza all’usura quotidiana. L’acciaio inossidabile 316L rimane lo standard di riferimento per la sua capacità di resistere alla corrosione, ma l’introduzione di materiali più tecnici come il carbonio o la ceramica ha aperto nuove strade per chi cerca leggerezza e una resistenza superiore ai graffi. Anche il vetro gioca un ruolo cruciale; il vetro zaffiro, ad esempio, è quasi impossibile da scalfire e garantisce una leggibilità perfetta del quadrante anche dopo anni di utilizzo intenso. Investire in un orologio di qualità significa dunque acquistare un oggetto destinato a durare, capace di invecchiare con chi lo indossa e, in molti casi, di diventare un prezioso ricordo da tramandare alle generazioni future.

Valentino Garavani, un tuffo nella storia del Re dello charme assoluto

Valentino Garavani, un tuffo nella storia del Re dello charme assoluto

Da sempre un unico obiettivo: rendere le donne belle, eleganti e sofisticate. Questo il diktat sul quale si impernia una carriera durata più di quarant’anni. Il suo nome per esteso è Valentino Clemente Ludovico Garavani, in arte Valentino. Amatissimo dalle divine di tutti i tempi con i suoi drappeggi impalpabili le fa sembrare delle dee appena calate giù dal monte Olimpo. Un vero e proprio vanto nazionale. 

Il Maestro si è spento il 20 gennaio 2026, all’età di 93 anni, nella sua casa di Roma, dove viveva da decenni circondato dalla famiglia e dai collaboratori più stretti. Si era ritirato ufficialmente dalle scene creative nel 2008, quando cedette il controllo artistico della maison Valentino, quindi da circa 18 anni si dedicava a una vita più riservata, tra viaggi, arte e il suo ruolo di mentore silenzioso per le nuove generazioni della moda.

 

(foto di copertina – Instagram Maison Valentino)

 

Il primo abito lo ha creato per la bottega di una zia, quando ancora non era più che un ragazzino. Ma il talento non ha età, tanto meno per il Re della Moda. Valentino nasce nel 1932 a Voghera, già con lo stile nel sangue. Segue una scuola di figurino a Milano e a soli diciassette anni lascia l’Italia e parte per la bella capitale della moda, Parigi. Qui impara l’arte tanto amata nelle maison di Dessès e Laroche, fino al 1957, anno in cui rientra in patria e, con l’aiuto del padre, apre un atelier a Roma. “Ho lavorato da Jean Dessès e Guy Laroche. Ho imparato molto da loro ma anche dall’atmosfera incredibile che si viveva a Parigi nel mondo della moda, coi grandi creatori come Christian Dior, Cristobal Balenciaga o Jacques Fath”, ha affermato lo stilista.

Una volta in Italia, il debutto avviene in sordina, non vende neppure un abito, ma Valentino non si scoraggia e non abbandona il suo sogno. In quegli anni conosce Giancarlo Giammetti, lo studente di architettura che sarà suo amico fidato, manager, amministratore e il suo uomo di comunicazione. Nel 1962 sfila sulle passerelle fiorentine di Palazzo Pitti dove finalmente ottiene il meritato successo. Tutta la sua collezione viene acquistata dai buyers, specialmente quelli americani e gli ordini arrivano a fiumi.

Nel 1998, fra le lacrime, vende la griffe alla Hdp Holding di Maurizio Romiti, rimanendone però al vertice creativo. Nel 2002 la griffe è passata nel Gruppo Marzotto.

Il 2007 è l’anno dell’addio alla moda del grande maestro. “Me ne sono andato ma non mi sono mai fermato. Ho continuato a creare e a disegnare, con progetti sempre nuovi. Quello che faccio in questa mia nuova fase artistica mi diverte molto”.

Viene, così, sostituito dalla designer Alessandra Facchinetti. Rimasta nella maison per meno di un anno, Alessandra, viene rimpiazzata dal duo stilistico Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, con già dieci anni in azienda alle spalle e responsabili delle linee accessori Valentino. Il 7 Luglio 2016 Valentino, convinto della decisione presa, nomina Pierpaolo Piccioli come unico Direttore Creativo perché consapevole della visione estetica contemporanea e dell’eccellenza nell’esecuzione dell’uomo. “Pierpaolo Piccioli, l’attuale direttore creativo della maison Valentino, ha dimostrato di essere un grande erede. Attinge alla mia stessa ispirazione di bellezza e eleganza. La fedeltà al brand per cui lavora, senza distruggerlo come capita oggi, fa di lui un perfetto erede”, aveva affermato il designer.

Da quel momento inizia un’epoca di grande eleganza contemporanea: il rosso Valentino resta iconico, ma Piccioli lo reinterpreta con una femminilità più inclusiva, romantica e audace. Nascono collezioni memorabili come la PE 2018 con il cape coat, la FW 2020 con le rose couture e la SS 2023 con il rosa shocking. Il suo stile mescola alta sartoria, street culture e sensibilità sociale, portando Valentino a un fatturato record e a un posizionamento globale fortissimo. Nel marzo 2024, dopo otto anni di successi, Pierpaolo Piccioli lascia la maison con un annuncio commosso: “La bellezza è nella diversità”.
 
La partenza segna la fine di un’era di romanticismo raffinato.A settembre 2024 Alessandro Michele viene nominato nuovo direttore creativo. Ex Gucci, Michele porta con sé il suo universo eccentrico, barocco e inclusivo: la sua prima collezione PE 2025 (presentata a marzo 2025) mescola heritage Valentino (il rosso, i codici couture) con il suo linguaggio surreale, teatrale e gender-fluid. Il debutto è accolto con entusiasmo da critica e pubblico, segnando un cambio di direzione verso un lusso più visionario e narrativo.
 

Il Rosso Valentino

Si tratta di una tonalità di rosso molto acceso tra il carminio, il porpora e il rosso di cadmio. Nelle parole di Valentino Garavani: “Amo questo colore perché va bene per tutti i tipi di donna. I miei colleghi dicevano che quel colore faceva troppo Valentino, e la cosa mi divertiva molto. Adesso è dappertutto e ne sono felice. Com’è nato? Ero molto giovane, avrò avuto 19 anni, e andai a Barcellona per una prima teatrale. Rimasi letteralmente affascinato dall’incredibile quantità di rosso che vidi. Da lì decisi che dal momento in cui avessi creato la mia prima collezione da solo, nella mia sartoria, quel colore sarebbe stato il mio portafortuna. Poi è diventato mio, l’ho studiato con attenzione e in profondità, in tutte le sue tonalità”.

I suoi abiti, sintesi di lusso e grazia, che donano alla donna che l’indossa eleganza e distinzione, sono stati dei capolavori di manualità, sempre ornati da fiocchi, fiori e nastrini e realizzati con tessuti e stoffe pregiate. Il suo estro si è espresso al meglio nell’haute couture, ciò nonostante proponendo anche una linea di prête-à-porter corredata di accessori, pelletteria, occhiali, calzature e profumi.

Da Roma a Hollywood

Tra le care amiche di Valentino sicuramente c’è Audrey Hepburn. L’attrice indossava i suoi capi sui set ma anche nella vita privata. Era una tale fan della maison che spesso si faceva fare creazioni su richiesta. Anche Jacqueline Kennedy era una grande appassionata delle creazioni dello stilista tanto da far esplodere il fenomeno Valentino dopo aver ammirato a un ballo il vestito di un’invitata, che aveva rivelato “È di un italiano. Si chiama Valentino”. Quando il cognome dell’ex first lady cambia da Kennedy in Onassis è Valentino l’abito in pizzo avorio, silenzioso ed elegante testimone di (seconde) nozze, che la fascia nel percorso verso l’altare nel 1968. Le virtù artigianali di Valentino combinate al lusso e alla cura del dettaglio sono state una vera e propria calamita per il jet-set internazionale. I suoi abiti sono indissolubilmente legati a momenti che hanno fatto storia: da quello di Liz Taylor indossato per il primo incontro con Richard Burton, fino al bellissimo capo vintage scelto da Julia Roberts per ritirare l’Oscar nel 2001.

Una vita a cinque stelle, tra castelli alle porte di Parigi, chalet a Gstaad e yacht principeschi. Ma anche una vita di grande lavoro, nel suo atelier di Piazza Mignanelli a Roma a creare abiti per principesse reali, attrici di Hollywood e popstar mondiali. La Maison Valentino, così, continua tutt’ora a realizzare quella sintesi di tradizione e innovazione necessaria ad un’industria creativa che costruisce il vero senso della bellezza.

 

Come abbinare la maglia termica per uomo (e le occasioni in cui indossarla)

Come abbinare la maglia termica per uomo (e le occasioni in cui indossarla)

Spesso si pensa alla maglia termica come a un indumento esclusivamente tecnico, da usare solo per sciare o per andare a correre quando fa freddo. In realtà, è un capo che ha trovato spazio nell’armadio quotidiano perché risolve un problema pratico: tiene al caldo senza l’ingombro di un maglione pesante.

Oggi i tessuti sono di un materiale qualitativamente avanzato, molto differenti rispetto alla maglieria intima. Ed ecco perché sapere come inserire nel proprio abbigliamento la maglia termica uomo è utile, per affrontare al meglio i mesi invernali.

Non sempre è necessario vestirsi a “cipolla”: è un vero e proprio supporto per proteggersi contro il freddo, da indossare in più occasioni. Vediamo come.

Cos’è la maglia termica

La maglia termica è realizzata con fibre sintetiche e lana merino, materiali che trasportano il sudore verso l’esterno, mantenendo la pelle asciutta. La struttura del tessuto è studiata specificamente per trattenere il calore corporeo e creare uno strato isolante che non condiziona i movimenti.

Per imparare a indossarla al meglio, consideriamo un aspetto: non è una semplice canottiera più spessa. Molti modelli sono costruiti con cuciture specifiche per non dare fastidio sotto gli abiti e hanno un taglio aderente.

Ne esistono di diversi tipi: da quelle più leggere per un’attività fisica moderata a quelle più consistenti per le giornate di gelo intenso. Scegliere quella giusta dipende molto da quanto tempo si prevede di passare all’aperto.

Quando indossare la maglia termica

Le occasioni per usarla non mancano. Oltre allo sport, dove è ormai uno standard, è perfetta per la vita di tutti i giorni. Chi usa lo scooter o cammina molto tra un appuntamento e l’altro trova nella termica una valida alleata contro il vento e le basse temperature. Consente di indossare giacche più leggere o cappotti meno imbottiti, mantenendo comunque una temperatura corporea confortevole.

È utile anche nei weekend fuori porta o durante i viaggi in città dove il clima è rigido. Il vantaggio principale è la versatilità: permette di vestirsi in modo efficiente, e non dobbiamo ricorrere sempre ai maglioni di lana. È l’alleata di stile perfetta per chi vuole stare all’aperto a lungo senza prendere freddo e al contempo avere un look alla moda.

Come abbinarla (e sceglierla)

Inserirla negli outfit di ogni giorno è più semplice di quanto sembri. Sotto una camicia di flanella o un pullover leggero scompare del tutto. Se si sceglie un modello a collo alto o a lupetto, si può lasciar intravedere sotto una giacca o un cardigan, così da proteggere il collo senza dover usare sempre la sciarpa.

Per un abbigliamento casual, si abbina bene a una camicia-giacca o una felpa con la zip. Se la maglia è di un colore neutro come il blu, il grigio o il nero, può essere trattata quasi come una t-shirt aderente.

Se vogliamo acquistarne una per provare ad abbinarla ai look, diversi sono gli aspetti da osservare. Il materiale deve essere isolante e morbido sulla pelle, e il tessuto non deve in alcun modo trattenere gli odori, così da percepire quasi una sensazione di “freschezza” per tutto il giorno.

Golden Globes 2026: I look del red carpet tra glamour retrò e slanci audaci con commenti hairstyling di Cristiano Russo e make-up di Pablo Gil Cagnè

Golden Globes 2026: I look del red carpet tra glamour retrò e slanci audaci con commenti hairstyling di Cristiano Russo e make-up di Pablo Gil Cagnè

La 83ª edizione dei Golden Globes, tenutasi l’11 gennaio 2026 al Beverly Hilton di Beverly Hills, ha inaugurato la stagione dei premi con un red carpet che ha celebrato l’essenza del cinema e della TV contemporanea. Tra omaggi alla vecchia Hollywood, silhouette scultoree, trasparenze provocatorie e qualche esperimento fallito, le star hanno offerto un mix irresistibile di raffinatezza eterea, tendenza e audacia. Dal fioreale incantato di Elle Fanning in Gucci al lato oscuro di Ariana Grande in Vivienne Westwood, passando per il nude romantico e floreale di Jennifer Lawrence in Givenchy o il goth vampiresco di Jenna Ortega in Dilara Findikoglu.

Il glamour non è mai solo abito, ma soprattutto attitudine. Ecco i look che hanno conquistato (e quelli che hanno fatto storcere il naso), con i commenti hairstyling di Cristiano Russo e quelli make up di Pablo Gil Cagnè.

Elle Fanning – Gucci 

Silhouette perfetta per l’abito in stile vecchia Hollywood indossato da Elle Fanning e firmato Gucci. Si tratta di un modello custom dal gusto retrò che però non manca di stupire grazie alla silhouette scultorea con fianchi pronunciati, una profonda scollatura a V e motivi floreali tridimensionali che creano un magico gioco di luci da Principessa delle Nevi. Un look etereo, per una bellezza eterea che riesce ad essere contemporaneo pur mantenendo la sua ispirazione old fashioned. Azzeccatissimo!

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: Elle Fanning ha giocato sul sicuro, con un lungo bob ed uno styling liscio e morbido minimalista che ben si sposa al suo vestito. Il suo biondo “burro” si sposa alla perfezione con l’incarnato, rendendolo ancora più radioso.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: Romantica, luminosa, quasi fiabesca. Sembra uscita da un film in costume, ma con il budget di Hollywood e una palette studiata al millimetro.

Jennifer Lawrence – Givenchy

Il look di Jennifer Lawrence è la dimostrazione che si può essere incredibilmente raffinati e poco vestiti allo stesso tempo. La splendida creazione di Givenchy by Sarah Burton è in un delicato tulle nude, attraversato da ricami floreali, la cui silhouette viene slanciata dai cut out laterali. Romantico, delicato, sensuale al punto giusto. È la primavera che arriva.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: Jennifer Lawrence ha pensato bene di iniziare il nuovo anno con un cambio look. La sua nuova frangia in stile francese le dona moltissimo. È un look romantico, con una piega fluente e setosa che completa alla perfezione l’estetica delicata del suo abito.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: Fresco, pulito, apparentemente effortless. Quel “non ci ho pensato troppo” che in realtà ha richiesto almeno tre professionisti e una riunione creativa.

Charli XCX – Saint Laurent

La star della musica Charli XCX ha calcato il red carpet dei Golden Globes con un look Saint Laurent composto da un top piumato con spalline scese in stile Black Swan, fermato in vita da un fiocco in satin ed una gonna dritta a contrasto, in bianco. Ogni cosa in questo outfit è sbagliata: le proporzioni, la silhouette, le texture, i contrasti, il taglio della scollatura. Ci dispiace Charli XCX, ma finisci direttamente nella lista dei Worst Dressed.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: la scelta è quella di un look naturale, con onde morbide e riga laterale. Il 2026 sarà decisamente l’anno della riga laterale, che scalzerà quella al centro che ha monopolizzato gli ultimi cinque anni.

 

Selena Gomez – Chanel

Quando sei invitata ad un red carpet e non sai cosa indossare, punta sulla vecchia Hollywood. E se non sai quale colore indossare, punta sul nero. Poi, se sembra troppo noioso, aggiungi un tocco di piume a contrasto. Selena Gomez resta in safe zone per il red carpet dei Golden Globes e lo fa con un abito bustier in velluto nero firmato Chanel, dalla collezione pre fall 2026. In passerella, il look non comprendeva la scollatura con piume, aggiunta successivamente per dare un twist senza sconvolgere la silhouette.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: un netto cambio look per Selena Gomez, che non aveva mai osato così tanto in un taglio. Il suo bob è infatti molto più corto del solito, con riga laterale e onde lucide e scolpite in stile vecchia Hollywood degli anni ’40. La cosa importante in questo tipo di look è mantenere assoluta definizione di ogni ciocca.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: Sguardo intenso e labbra protagoniste. Il make-up dice “sono cresciuta”, ma con quel tocco glamour che non guasta mai. Decisa, ma senza alzare la voce.

Jennifer Lopez – Jean-Louis Scherrer

JLO ha puntato sul vintage, con un capo firmato Jean-Louis Scherrer che sembra racchiudere tutta l’essenza della superstar: le trasparenze, l’aderenza, i dettagli drammatici, il focus sulle curve esplosive. Bandita la sobrietà.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: si tratta di un raccolto classico e raffinato, con un twist alla francese. È un look molto pettinato e per la sua realizzazione è importante partire da uno styling ultra liscio. Inutile dire che la lacca sta alla base di tutto.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: glow ai massimi storici. La pelle è così luminosa che potrebbe illuminare l’intero red carpet senza bisogno di riflettori. J.Lo resta fedele a sé stessa: impeccabile e inarrivabile.

Zoe Kravitz – Saint Laurent

Saint Laurent si rivendica con l’outfit lingerie indossato dall’affascinante attrice Zoe Kravitz, da tempo ambassador del brand. La scelta del rosa cipria e del pizzo avorio, ci rimanda al boudoir degli anni ’50. Probabilmente non è l’outfit migliore per una cerimonia come quella dei Golden Globes, ma Zoe riesce a rendere carismatico qualsiasi look. No, davvero: cosa non potrebbe star bene a questa donna? Sarà il filamento di DNA della “figaggine” ereditato dal padre.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: Zoe Kravitz è perfetta per gli hairstyling un po’ disordinati. Il raccolto è composto da mini treccine o mini dreadlocks, con un doppio chignon spettinato. Il finish è morbido, con ciocche sottili ad incorniciarle per addolcire i suoi tratti.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: minimalismo studiato nei minimi dettagli. Il make-up c’è, ma fa finta di non esserci. Chic, cool e con quell’aria da “non mi sono sforzata” che è pura strategia.

Jenna Ortega – Dilara Findikoglu

Jenna Ortega è davvero una Addams, non sta interpretando alcun ruolo – è semplicemente se stessa. Ormai punto di riferimento dell’estetica goth e vampiresca, l’attrice ha attraversato il red carpet con un audace abito firmato Dilara Findikoglu. Rigoroso nel collo alto e le spalline scolpite, l’abito diventa poi rivelatore, con schiena scoperta e taglio a vita bassa. Le frange di perline ed i ricami sono i dettagli preziosi immancabili per un risultato finale perfetto. Sì, ci piace!

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: mi piace l’uso del frisé che è stato fatto con Jenna Ortega. Il suo chignon basso, meticolosamente imperfetto, mantiene quell’estetica vittoriana che spesso si accompagna all’immagine dell’attrice. Lei non ha ancora ceduto alla riga laterale!

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: make-up scuro e magnetico, perfettamente in linea con il suo stile “gotico chic”. Lo sguardo è così intenso che sembra poter smascherare chiunque… anche senza bisogno del discorso di ringraziamento

Kate Hudson – Armani Privè custom

Un armonico drappeggio di frange argentate avvolge la silhouette di Kate Hudson, che con la sua freschezza ci conquista ogni volta. L’abito, firmato Armani Prive, ha un collo halter e dettagli luminosi in cristalli Swarovski.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: un raccolto molto raffinato, con uno chignon basso semplice e liscio. Potrebbe sembrare un look noioso, ma la semplicità molto spesso ripaga e questa estetica pulita ed elegante è la conferma che less is more.

 

Ariana Grande – Custom Vivienne Westwood

Ariana Grande adora gli abiti gown a bustier, questo è più che assodato. Stavolta, però, mette da parte il rosa di Glinda ed abbraccia il suo lato oscuro con un abito Couture firmato Vivienne Westwood. Ci piace tutto di questo abito: il volume scultoreo della gonna, la texture, il corsetto asimmetrico e i dettagli in velluto che aggiungono quel non so che di vittoriano.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: era da qualche tempo che Ariana Grande non riproponeva la sua iconica coda di cavallo alta. Rispetto al passato, Ariana non ha esagerato con la lunghezza, lasciandola arrivare alle spalle, con un riccio finale in stile anni ’50 e riga laterale. Ha anche abbandonato il biondo di Glinda a favore di una ricca tonalità castano cioccolato, una delle nuances più di tendenza al momento.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: make-up impeccabile e ultra-glam, con occhi da cerbiatta e labbra sempre perfette. Sembra uscita da un videoclip, pronta a cantare… o a conquistare il red carpet senza fatica

Amanda Seyfried – Atelier Versace

Un’altra uscita Hollywood Glamour, stavolta per Amanda Seyfried che ha optato per un abito strapless di Versace Couture con stola abbinata. Potrebbe sembrare un abito piuttosto minimalista, ma la grande sartorialità è palpabile dallo shaping perfetto del corsetto e della scollatura e dal drappeggio avvolgente che accompagna la silhouette con grazia. Un’opera d’arte.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: è sicuramente uno degli hairstyling meglio concepiti dell’intera serata. Lo chignon scultoreo di Amanda Seyfried crea l’illusione di un finto bob, con una riga laterale profonda. I capelli appaiono super tirati da un lato e morbidi dall’altro, dove è stata creata un’onda in stile retrò che scendeva fino alla mascella.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: Make-up etereo, luminoso, quasi angelico. Sembra pronta a ricevere il premio o a benedire la platea. Del resto, con uno sguardo così innocente, tutto è perdonato.

Miley Cyrus – Saint Laurent

Se cercate la parola “cool” sul dizionario, apparirà senz’altro una foto di Miley Cyrus. La sua attitude effortless e la sua aria ribelle e spavalda si riflette nella nonchalance con la quale indossa un abito così drammatico come se nulla fosse. Come se volesse dirci: “È la prima cosa che ho trovato nel mio guardaroba”. Questo tubino nero a manica lunga rivestito di paillettes e firmato Saint Laurent, si caratterizza per le sue voluminose ali di chiffon plissettato. Boom.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: per questa volta Miley ha giocato su un look classico e semplice, senza tagli audaci. Ha abbandonato il biondo platino ed è tornata ad una tonalità miele, con schiariture che conferiscono luce al viso.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: audace, deciso, senza chiedere permesso. Il make-up riflette perfettamente il personaggio: forte, sicuro e con zero intenzione di passare inosservato.

Dakota Fanning – Vivienne Westwood

Ancora corsetteria, ancora Vivienne Westwood. Stavolta per l’attrice Dakota Fanning, che ci ha abbagliati con il suo abito bustier illuminato da un cielo di cristalli scintillanti. L’abito è in un delicato colore champagne, con spalle scoperte ed una manica ad aletta drappeggiata. Il fit aderente si ammorbidisce sotto la vita, con un drappeggio sui fianchi ed uno spacco non troppo audace.

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: entrambe le sorelle Fanning hanno optato per styling naturali e disinvolti con un biondo dorato e lunghezze morbide alle spalle.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: Elegante e misurata, come sempre. Il make-up accompagna senza disturbare, un po’ come una colonna sonora raffinata che noti solo perché funziona benissimo.

Sarah Jessica Parker – Paolo Sebastian

L’abito scelto da Sarah Jessica Parker per il Golden Eve firmato da Paolo Sebastian (PE 2025 – Couture) ha tutta l’aura di una fata delle fiabe. Un classico gown in magico argento, con bustier e gonna voluminosa, fermato in vita da una sottile cintura tono su tono. L’atmosfera fair viene però distrutta dallo styling. La giacca nera presa a caso dell’armadio e la cintura spessa a contrasto interrompono il fluire della polvere di fata, catapultando Sarah Jessica Parker nel Regno dei Crimini di Moda. Che peccato!

Cristiano Russo commenta l’hairstyling: Sarah Jessica Parker ha sempre optato per hairstyling molto voluminosi e drammatici, dove il riccio faceva da protagonista. Adesso sceglie un look più sobrio che riflette le tendenze attuali, con riga al centro e finitura lucida. I contrasti delle schiariture forse un po’ troppo accentuati.

Pablo Gil Cagnè commenta il make up: il make-up è elegante e sofisticato, con quel tocco glamour che sembra dire: “Non sono solo Carrie Bradshaw, sono un’icona a 360°”. Luci, labbra e sopracciglia perfette… quasi da farci prendere appunti.

Blazer di tendenza nell’inverno 2025/26: tessuti e abbinamenti per un look impeccabile

Blazer di tendenza nell’inverno 2025/26: tessuti e abbinamenti per un look impeccabile

Il blazer è un capo eterno, scelto per la sua eleganza e lo stile riconoscibile. Alcuni modelli riescono anche a riparare dal freddo durante i mesi invernali, altri invece si devono abbinare a capispalla più pesanti o mantelle. I trend parlano chiaro: il blazer si riconferma come uno dei pezzi hot sia per l’inverno che per la prossima primavera estate. Le maison rilanciano questo modello anche nella linea oversize, che continua ad essere la più gettonata anche per la prossima stagione. L’alta sartoria dimostra di sapersi esprimere nelle linee più lunghe o crop, lavorando materiali e stampe differenti. Raccontiamo alcuni modelli visti sulle passerelle.

 

 

Stella McCartney propone modelli oversize e rilassati, in perfetto stile urban chic.

Lo stesso per Michael Kors, ma con un attitude più aggressiva e Y2K. Pezzo forte il blazer in pelle con spalle scese.

Fendi, con la sfilata PE 2026, ha celebrato l’estetica romana contemporanea in un mix di eleganza classica e dettagli moderni. Il completo sartoriale in color cioccolato caldo, gioca su proporzioni rilassate ma sosfisticate. Il dettaglio distintivo sono le fascette bianche che creano un contrasto grafico pulito e contemporaneo.

Se siete alla ricerca di un pezzo da collezione non potete perdere la capsule Vivienne Westwood X Nana, ispirata ai personaggi del celebre anime di Ai Yazawa. L’iconico blazer “Stormy” ritorna ai auge in tutta la sua essenza punk e ribelle.

Femminilità sartoriale da Altuzarra che impreziosisce il blazer avvitato con dettagli di piume voluminose.

 

Stampe, tessuti e styling: come scegliere il blazer perfetto

Check print, tartan, paisley, gessato: lo stile varia dal più fantasioso al più classico e rigoroso.

Etro porta in passerella un certo senso di misticismo. La stampa jacquard, in perfetto stile bohemian luxury conferisce all’outfit mistero e seduzione. Il blazer rilassato ha un crop top bustier abbinato.

Il check print diventa teatrale con la silhouette di Acne Studios.

L’essenza barocca di Dolce&Gabbana in questo power look con blazer jacquard crop.

 

Tips per uno styling azzeccato:

I modelli oversize si prestano a layering audaci, indossati sopra abiti aderenti o pantaloni morbidi, creando un effetto contemporaneo e deciso. Al contrario, i blazer avvitati valorizzano vita e curve, perfetti con gonne midi o pantaloni sartoriali, enfatizzando eleganza e femminilità. Non abbiate paura di aggiungere dettagli di stile come un foulard annodato in vita sopra il blazer o una gonna sottoveste in raso e pizzo sotto. Il blazer si può accessoriare anche con un pullover annodato sulle spalle o una cintura importante, magari con dettagli gioiello o maglia metallica. 

Emily in Paris: Fendi e Intimissimi protagonisti nella quinta stagione della serie di Darren Star

Emily in Paris: Fendi e Intimissimi protagonisti nella quinta stagione della serie di Darren Star

La quinta stagione di Emily in Paris è approdata su Netflix lo scorso 18 dicembre e si è subito guadagnata il primo posto delle Top 10 della piattaforma, scalzando perfino Stranger Things.

Il regista Darren Star ha spostato l’azione da Parigi a Roma, dove Lily Collins nei panni di Emily Cooper vive la sua personale dolce vita, fra carriera in ascesa, amori in corso e outfit da rivista patinata.

Outfit in evoluzione

Se avete seguito la serie fin dalla prima puntata, avrete sicuramente notato come il gusto di Emily si sia evoluto. Nelle prime due stagioni, il guardaroba curato dall’iconica Patricia Field (stylist di Sex and the City e de Il Diavolo Veste Prada), era un’esplosione di colori accesi, pattern audaci ed accessori statement che evidenziava lo spirito americano della protagonista. Accostamenti spiritosi, frizzanti ed un pizzico di eccentricità ci avevano fatti innamorare della protagonista.

La nuova Emily è più sofisticata, raffinata. Si è lasciata influenzare dalla moda europea e, fra Parigi e Roma, sfoggia un guardaroba ricercato e di tendenza. Dalla terza stagione, infatti, con l’ingresso di Marylin Fitoussi come costume designer, abbiamo visto il suo stile evolversi ed il suo gusto cambiare, pur mantenendo la sua essenza bold. Sebbene Emily Cooper sia ormai un’icona di stile, ci spiace dover constatare che questo nuovo guardaroba sia più simile ad un lookbook.

Rispetto alle prime due stagioni, infatti, notiamo un’assenza quasi totale di styling. Quel mix and match che ci aveva tanto ispirati sembra andato via a favore di una sorta di look da inserzione. Si, “nel programma sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali”… forse un po’ troppo (soprattutto nella scena con Birra Peroni).

Fendi dedica una capsule esclusiva a Emily in Paris

Non potremmo mai lamentarci di eccessivo product placement se di mezzo c’è lo zampino di Fendi. La collaborazione fra la serie e la maison si traduce in un’avventura di Emily nella mecca della moda romana, il Palazzo Fendi, con un piccolo qui pro quo su una Baguette fake (posseduta dalla stessa protagonista).

Ph. credits: Fendi Press Office

In verità quella bellissima Baguette Selleria non ha nulla di fake, anzi! Fendi ha lanciato una capsule collection dedicata alla serie Netflix, con due Baguette e una Peekaboo in tessuto tapestry con motivo FENDI Dots – un mix tra logo FF e pois Art Deco – in combinazioni brown-pink o dove-mint green. A queste, si aggiunge anche la Baguette Selleria “finta fake” posseduta da Emily durante la sua visita al Palazzo Fendi. La collezione, in edizione limitata, è già disponibile sul sito Fendi ed in boutique.

Ph. credits: Fendi Press Office

Ciak 2: anche Intimissimi entra in scena

Fra malintesi e sensualità, anche Intimissimi diventa protagonista di un episodio della nuova stagione di Emily in Paris in cui la protagonista deve ideare una campagna proprio per il brand italiano. Ed è qui che si crea il misunderstanding: Emily  trasforma la parola “Intimissimi” in “Intimacy”, scatenando riflessioni su relazioni e intimità.

Emily in Paris. Episode 503 of Emily in Paris. Cr. Caroline Dubois/Netflix © 2025

Lily Collins e gli altri personaggi indossano capi collezione best seller Pretty Flowers Collection, espressione di una femminilità elegante, moderna e consapevole. Intimissimi, con la sua seduzione raffinata, si racconta al pubblico internazionale, confermando il potere del Made in Italy nel conquistare il mondo attraverso eleganza, ironia e un tocco di romanticismo tutto italiano.

Ph. credits: Intimissimi

Emily in Rome

Le affascinanti protagoniste della serie abbracciano l’eleganza italiana con look di Dolce&Gabbana (set floreali, shorts e bustier), Ermanno Scervino (occhiali da sole in collaborazione con L.G.R.), oltre a Moschino, Giambattista Valli, Francesco Russo (scarpe), Sergio Rossi e Antonio Marras. Roma diventa il palcoscenico perfetto per questa celebrazione del lusso italiano, tra romanticismo anni ’50 e stampe iconiche come il polka dot di Sophia Loren e Claudia Cardinale. Addio ai cliché parigini più ingenui: spazio a silhouette anni ’50, tulip skirt, colori più caldi e combinazioni più eleganti ma audaci.

Dai commenti sui social, la svolta stilistica di Emily in Paris ha conquistato i fan, forse più della trama stessa. Del resto, se dovessero chiedermi se preferisco la nuova Fendi Baguette edizione Emily in Paris o il copione della quinta stagione… saprei già cosa scegliere! È una baguette, dopotutto.

Roma si accende di Couture: il Premio Europeo St. Oscar della Moda celebra il Made in Italy

Roma si accende di Couture: il Premio Europeo St. Oscar della Moda celebra il Made in Italy

Il Salone delle Colonne all’Eur si è trasformato in una scenografia luminosa e solenne per la XII edizione del Premio Europeo St. Oscar della Moda, appuntamento che nel 2025 ha confermato il suo ruolo di osservatorio privilegiato sullo stile contemporaneo e sul valore culturale della moda italiana ed europea. L’evento, patrocinato dall’Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, ha accolto duecentocinquanta ospiti tra couturier, personalità dello spettacolo, imprenditoria creativa e istituzioni, sotto la direzione artistica di Steven G. Torrisi, anima e regista di un progetto che da dodici anni lavora per restituire a Roma il ruolo di vetrina internazionale della moda.

La serata ha aperto con un tableau vivant di forte impatto visivo, quattro creazioni in bianco e nero realizzate dagli studenti dell’indirizzo Sistema Moda intitolato a Micol Fontana dell’Istituto Aniene di Roma, un omaggio alla formazione e al futuro del Made in Italy, che oggi rappresenta circa il 10 % del Pil nazionale e continua a essere uno dei settori più riconosciuti nel mondo per creatività e qualità.

Milena Durdic

La conduzione, affidata alla coppia rodata formata da Veronica Maya e Stefano Baragli, ha scandito con eleganza i momenti salienti della serata. Veronica Maya ha scelto un abito argento firmato Nazareno Gabrielli, maison protagonista anche nei look della consegna dei premi con Claudia Cucchiarelli, Miss Pomezia 2025, avvolta in un sofisticato total black.

da sx Alviero Martini Rezarta Skifteri premiata e Stefano Baragli

A decretare i vincitori una giuria di alto profilo composta dal Presidente Onorario Alviero Martini, dal Presidente Nando Moscariello, dai couturier Gianni Calignano, Franco Ciambella, Nino Lettieri e Michele Miglionico, insieme allo stesso Torrisi. Ventisei le creazioni presentate in passerella, con firme che raccontano una moda sartoriale e identitaria come Franco Ciambella, Michele Miglionico, Gabriele Fiorucci Bucciarelli, Migale Couture ed Erasmo Fiorentino, affiancate da presenze internazionali come Bosyakova dalla Bielorussia, Rezarta Skifteri dall’Albania e Milena Durdic dal Montenegro, a testimonianza di un dialogo europeo sempre più strutturato.

da sx Stefano Sbaragli Franco Ciambella premiato Jane Alexander

Due i momenti emotivamente più intensi. L’apertura con un tributo video a Giorgio Armani, simbolo universale dell’eleganza italiana, e un secondo omaggio accompagnato dalle note di Un sorriso dentro al pianto di Ornella Vanoni, dedicato a figure che hanno segnato la cultura e lo spettacolo italiano e che nel 2025 ci hanno lasciato, tra cui Eleonora Giorgi, Pippo Baudo, Peppe Vessicchio e le sorelle Kessler.

Il parterre ha visto la presenza e la premiazione di nomi trasversali tra arte, televisione e impegno sociale, da Lina Sastri a Jane Alexander, da Laura Freddi a Monica Cirinnà, da Leopoldo Mastelloni a Cinzia Malvini, fino a Dominga Cotarella per Coldiretti Campagna Amica, Giancarlo Presutto, Romina Lanza dello sportello antiviolenza Co.Tu.Levi di Roma, Paolo Ciavarro, Antonio Zequila, Nadia Rinaldi con il figlio Riccardo Mandolini.

due creazioni di Gabriele Fiorucci Bucciarelli
da sx Gianni Calignano Veronica Maya e Gabrielle Fiorucci Bucciarelli premiato
da sx Veronica Maya Milena Durdic premiata e Franco Ciambella

Sono stati consegnati ventinove Oscar tra platino, oro e argento. La statuetta platino alla carriera è andata alla Maison Roberto Capucci Fondazione. Le statuette oro hanno premiato le maison Michele Miglionico, Franco Ciambella, Gabriele Fiorucci Bucciarelli, Rezarta Skifteri per l’Albania e Milena Durdic per il Montenegro. Le statuette argento sono state assegnate a Bosyakova per la Bielorussia, a Erasmo Fiorentino per il Lazio e a Migale Couture per la Calabria. I riconoscimenti speciali oro hanno celebrato il Presidente di giuria Nando Moscariello, Lina Sastri, Leopoldo Mastelloni, Laura Freddi, Dominga Cotarella, Cinzia Malvini, Jane Alexander, Monica Cirinnà e Romina Lanza. Premi speciali anche all’imprenditoria della moda e del lifestyle, con Nazareno Gabrielli per la moda cerimonia, Piero Nappi per Fashion Parfum Luxury, Salvatore Starita per gli accessori luxury, Enrica Gentile per la Fashion Academy, Giancarlo Presutto per l’innovazione digitale con Models Runway, Fabrizio Fustinoni per la testata Popular Luxury, Alessandro Ferri per l’editoria fashion, Silvio Smeraglia per il fashion beauty, Luigi Bilancio per la categoria CAT CMC Italia e Bruno Catterini come Director Fashion Hair Stylist. La statuetta speciale argento per la moda giovanile è stata assegnata a Massimiliano Infantino.

Bosyakova

La serata si è conclusa con una cena placée di grande raffinatezza, accompagnata dall’esibizione del trio internazionale di soprano Appassionante. L’evento è stato trasmesso in diretta mondiale su MR TV Models Runway, rafforzando la dimensione globale del Premio. Agli ospiti sono stati riservati omaggi esclusivi firmati ALV by Alviero Martini per gli accessori e i parfum, oltre a una copia della rivista luxury Popular Made in Italy dedicata ad Alviero Martini e al Premio, e dell’Albo d’Oro a cura di Edizioni & 100 Group. L’allestimento floreale, firmato Symon Mattio Floral Design, e le scenografie curate da Emiliano Petrozzi, insieme al lavoro di trucco e hairstyling del CAT CMC Italia, hanno completato un quadro di grande coerenza stilistica.

da sx Veronica Maya Michele Miglionico premiato e Laura Freddi

L’ufficio stampa, attraverso le parole di Stefania Vaghi, ha sottolineato il senso profondo della manifestazione: “Il Premio Europeo St. Oscar della Moda non è solo una celebrazione dell’eccellenza, ma un racconto collettivo che unisce memoria, formazione e visione internazionale, restituendo alla moda il suo ruolo di linguaggio culturale”.

Torta finale photo credits Paolo Ponsillo

L’appuntamento è già fissato al 2026 per la tredicesima edizione, con la promessa di continuare a intrecciare moda, arte e identità in uno dei luoghi simbolo della Capitale.

Orologi da uomo: 5 modelli che uniscono eleganza e personalità

Orologi da uomo: 5 modelli che uniscono eleganza e personalità

Nel mondo dell’accessorio maschile esistono oggetti che non si limitano a completare un outfit: lo definiscono. L’orologio è uno di quei pochi elementi capaci di trasformare un gesto quotidiano come quello di allacciare un cinturino in un’affermazione estetica. Parlare di cinque modelli iconici non significa compilare una lista, ma attraversare cinque idee di stile, cinque modi diversi di interpretare la propria presenza. In un panorama dove la scelta è spesso guidata dal logo o dall’abitudine, questi segnatempo mostrano come eleganza e personalità possano convivere senza eccessi, con una naturalezza che appartiene solo agli oggetti ben progettati.

Il classico senza tempo: Cartier Tank Must

È l’orologio che ha insegnato che la raffinatezza può essere geometrica. Il Cartier Tank Must non segue il polso: lo incornicia. Le linee rettangolari ispirate ai cingoli dei carri armati, la corona con cabochon blu e il quadrante minimal non cercano modernità a ogni stagione, ma la attraversano con disinvoltura. Indossato con una giacca sartoriale o con una camicia in popeline, non aggiunge eleganza: la chiarisce. È la scelta di chi considera lo stile un esercizio di continuità, non di evoluzione forzata.

L’eleganza meccanica del gentleman contemporaneo: Hamilton Jazzmaster Auto

Per chi vive l’orologio come un equilibrio tra tradizione e attualità, il Jazzmaster Automatic rappresenta una risposta sorprendentemente moderna. Cassa sottile, quadrante pulito, movimento automatico visibile dal fondello: è un segnatempo che parla il linguaggio dell’artigianalità senza rinunciare alla leggibilità e alla versatilità. Con un completo navy diventa naturale, con un dolcevita scuro acquista una presenza quasi silenziosa. È il modello ideale per chi cerca una sobrietà ricercata, mai anonima. Scopri di più sul loro sito.

La funzionalità che diventa estetica urbana: Hamilton Khaki Field Mechanical

Nato come strumento militare, oggi è un’icona di understatement. Il Khaki Field Mechanical mantiene la sua identità originaria con quadrante opaco, numeri ad alto contrasto e una cassa dalle proporzioni perfette per il quotidiano. Il cinturino in tessuto o pelle non è un vezzo, ma un richiamo alla sua storia progettuale. Indossato con un cappotto in lana o con una giacca utility, non cambia il look: gli dà struttura. È la scelta di chi trova carattere nella discrezione e autenticità nella funzionalità.

Il cronografo che unisce rigore e presenza: Omega Speedmaster Professional

Non è un orologio sportivo: è un’architettura da polso. Il Speedmaster Professional, reso celebre dalle missioni lunari, dimostra come la complessità possa essere elegante. I contatori perfettamente allineati, la lunetta tachimetrica e il quadrante nero creano una simmetria che non stanca. Con una camicia Oxford assume un tono quasi accademico; con una giacca tecnica rivela la sua origine strumentale. È il modello di chi vive la precisione come un modo d’essere, non come un esercizio estetico.

Il minimalismo con profondità: Nomos Tangente

In un mercato che spesso confonde essenzialità e povertà espressiva, il Nomos Tangente dimostra il contrario. Quadrante bianco latte, indici sottili, cassa in acciaio dalle linee filiformi: è un orologio che si ispira al Bauhaus senza trasformarlo in citazione. Il suo minimalismo non è silenzio, ma voce controllata. Perfetto per chi ama l’ordine delle forme e cerca una bellezza che non abbia bisogno di spiegazioni. È l’opzione ideale per uno stile urban-intellettuale, capace di essere raffinato senza formalismi.

Definire se stessi attraverso un oggetto

Ognuno di questi segnatempo non rappresenta una categoria, ma una postura. Il classico che non invecchia, la sobrietà moderna, la funzionalità trasformata in linguaggio, la complessità disciplinata, la purezza del segno: sono modi diversi di interpretare il tempo e, soprattutto, di raccontare chi lo indossa.

In un momento in cui l’estetica cambia alla velocità delle tendenze, questi modelli ricordano che il vero stile non punta all’effetto, ma alla permanenza. Un orologio non è mai soltanto un accessorio: è il modo più silenzioso — e più preciso — di raccontare chi siamo.

 

Il maglione è il nuovo abito da sera: i capi in cashmere e cristalli che dominano le feste 2025

Il maglione è il nuovo abito da sera: i capi in cashmere e cristalli che dominano le feste 2025

Ogni outfit statement di dicembre non può prescindere dal maglione: non solo un capo caldo, ma simbolo dell’eleganza invernale e del mood cozy legato alle festività natalizie. Per quel tocco in più si sovoir-faire, meglio non farsi mancare applicazioni gioiello, dettagli preziosi, paillettes e perline.

Quali saranno i cardigan e pullover che definiranno lo stile delle feste? Ecco la selezione di Fashion News Magazine:

 

J. Salinas apre la lista con il maglione lungo in alpaca che celebra l’artigianato peruviano. Scultoreo, drammatico: è davvero un pezzo unico e senza tempo, interamente realizzato a mano che riesce perfettamente a fondere la tradizione tessile del Perù con una prospettiva contemporanea e d’avanguardia. Quando si dice Maglione Couture. Il designer è stato da poco premiato ai Latin American Fashion Awards 2025, nella categoria Artisanal Project of the Year.

Bottega Veneta firma la maglia crop in lana vergine colore String con trecce tridimensionali. Taglio corto e volume scultoreo: perfetto da abbinare ad un pantalone o gonna a vita altissima.

Elisabetta Franchi illumina le serate con la maglia bouclé intrecciata di micro-paillettes tono su tono. Collo alto, spalle scese: il nostro suggerimento è quello di prenderla due taglie in più per look un oversize sofisticato.

Luisa Beccaria porta il romanticismo vittoriano più puro con un maglione girocollo in lana avorio impreziosito da volant di tulle al collo e ai polsini. Perfetto sopra un abito sottoveste di seta o con una gonna svasata di tweed, completa l’idea di un’eleganza delicata e senza tempo.

Fendi propone un cardigan in lana e cashmere color ruggine con ricamo tridimensionale di paillettes, micro-perline e specchi. La ricchezza del lavoro manuale e i bottoni di madreperla lo rendono un gioiello da indossare aperto su pantaloni sartoriali o chiuso sopra una gonna longuette di pelle. Abbiamo visto questo capo in passerella durante l’edizione di Milano Fashion Week dello scorso febbraio in cui è stato celebrato il centenario della Maison.

Brunello Cucinelli trasforma il mohair in luce con un maglione interamente ricoperto da paillettes degradé platino-bronzo. La leggerezza del filato lo fa scivolare perfettamente su pantaloni di cashmere coordinati o su un abito colonna nero.

Valentino, sotto la direzione di Alessandro Michele, propone il cardigan in mohair con cuori di paillettes dorati applicati a mano. Un capo Basic dal volume soffice che diventa subito prezioso grazie alla pioggia luminosa delle applicazioni. È festa!

Ancora dettagli preziosi, stavolta nel pullover in cashmere di Genny che si arricchisce di nappine gioiello, elemento signature della Maison. Romantico, delicato, elegante.

Etro rilegge il paisley in versione invernale con un cardigan jacquard dal taglio imperiale, perfetto da abbinare ad una camicia a collo alto con ruches. È davvero un look da rockstar dandy.

Torniamo in passerella, con un cardigan Gucci in verde pistacchio, attraversato da una pioggia di cristalli tono su tono. Dicono sempre che questa sia un epoca senza colori: smentiamo tutti subito.

Il maglione nordico

 

Chiudiamo la nostra selezione con un mix di maglioni nordici. Si, è vero: il mood natalizio di quest’anno è il Natale Ralph Lauren, mentre lo stile nordico aveva dominato il 2024. Eppure, questa tipologia di maglione è un grande classico delle feste che prescinde dal tendenze. Parlando proprio di Ralph Lauren, ecco la sua versione lussuosa del motivo fiocco di neve intarsiato, nel suo maglione a collo alto in lana.

DiorAlps firma la maglia Fair Isle in alpaca, lana e cotone beige e nera con firma CD sul retro che trasforma l’après-ski in urban couture.

Ancora Gucci, stavolta con un maglione chunky in lana camel e multicolor con intarsio. La silhouette rilassata e i toni caldi della terra lo rendono perfetto sopra gonne di tweed o pantaloni di velluto a coste.

Un capo eterno

E dopo aver visto tante meraviglie, vi diamo un consiglio non richiesto: investite in un maglione di buona qualità perchè se lo tratterete bene sarà davvero eterno. Lana, alpaca, cashmere: con le giuste accortezze questi capi vi accompagneranno per stagioni e stagioni. Non serve avere tanti capi nell’armadio: ne bastano pochi e di qualità. I capi in acrilico si rovinano dopo poche stagioni… e poi, diciamolo, la sensazione sulla pelle non è affatto la stessa cosa. Se il budget è troppo alto, considerate di acquistare un capo pre-loved. Per voi, per il pianeta, per preservare il Made in Italy. Buone feste!

Panettoni Couture 2025: sette panettoni griffati per un Natale oltre il dresscode

Panettoni Couture 2025: sette panettoni griffati per un Natale oltre il dresscode

È ufficialmente dicembre e, come ogni anno, l’Italia intera si divide in due fazioni: pandoro o panettone? A noi non importa, l’importante è che sia bello (oltre che buono) e che abbia un packaging da conservare, sfoggiare e collezionare. Perchè sempre meglio un packaging da editorial che una banale scatola di cartone… anche se dobbiamo spendere qualcosina in più. 

Gucci Osteria: finalmente qualcuno pensa anche ai vegani!

Gucci Osteria Florence, in collaborazione con Tiri, pensa ad un dolce tradizionale e soffice con uvetta, arancia candita e vaniglia del Madagascar. Il tutto custodito in una raffinata scatola di latta con iconico motivo floreale. Diciamolo, non è il packaging più bello sfornato da Gucci, ma chiuderemo un occhio perchè la vera novità di quest’anno è l’introduzione della variante 100% vegetale! L’unico panettone di alta fascia pensato anche per chi ha abbandonato latte e uova. Quindi, grazie (sono vegana e sono di parte!).

Il Natale boho chic è assolutamente Etro!

Spiriti liberi ed amanti del pandoro, Etro – in collaborazione con il ristorante stellato Aimo e Nadia – ha pensato a voi con un impasto profumato alla vaniglia di Tahiti, chiuso in una latta dorata con stampa paisley che sembra urlare “sono appena tornata da Goa ma con il jet privato”. In omaggio una shopping bag coordinata ancora più sfiziosa del dolce stesso.

Moschino in gold

Da Moschino il panettone luxury con glassa al cioccolato gold, granella croccante e nocciole IGP Piemonte in collaborazione con i pastry chef dell’Alta Pasticceria Tre Torte Gambero Rosso. L’antica ricetta di Martesana è espressione pura di Made in Italy con la sua lenta lievitazione con lievito madre, uvetta golden, arancia italiana candita e vaniglia Tahiti. Vogliamo parlare del pack? Una cappelliera dorata con pois neri, ispirato alla collezione fall winter 2025 di Moschino. Un oggetto da collezione e da esposizione che riusciamo subito a visualizzare fra gli scaffali di un’elegante cabina armadio. Decisamente instagrammabile!

Roberto Cavalli all’insegna della tradizione

Si chiama “Superclassico” il panettone firmato da Roberto Cavalli in collaborazione con Olivieri 1882. La ricetta, quella più amata da tutti: uvetta, arancia, vaniglia Bourbon. Il packaging in latta con stampa iconica è assolutamente luxe, con quel tocco esotico/aggressivo che definisce l’estetica del brand.

Made in Sicily: Dolce&Gabbana

Si rinnova il sodalizio fra Dolce&Gabbana e Fiasconaro, stavolta con l’introduzione del Cioccopanettone all’arancia di Sicilia che si aggiunge alle varianti deliziose con protagonisti i sapori agrumeti e pistacchiosi dell’isola del mediterraneo. Immancabile il packaging da cartolina turistica con tanto di riferimenti a quell’estetica barocca di cui alcuni siciliani (come la sottoscritta) sono un po’ saturi. Ma… alla fine, di essere buono è senz’altro buono!

L’eleganza ai tre cioccolati firmata Giorgio Armani

Sarà un’impresa ardua riuscire a trovare il panettone ai tre cioccolati di Armani/Dolci by Guido Gobino. È sold out praticamente ovunque! Cioccolato bianco, gianduia e fondente per un’esperienza sensoriale stellata in un packaging formato Fly case fra i più belli di quest’anno.

Il panettone solidale di Genny

Se da un lato è vero che il Natale fa uscire il nostro lato più consumistico, non dobbiamo comunque dimenticare che questo periodo dell’anno significa soprattutto condividere, donare ed essere solidali. Sara Cavazza Facchini, creative director di Genny, rinnova per il quarto anno consecutivo la sua collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi nella lotta contro i tumori femminili. Al cioccolato e amarena, il panettone è stato creato dalle mani sapienti dello chef Renato Bosco: una delizia artigianale che unisce gusto raffinato e solidarietà concreta. Ogni fetta acquistata diventa un contributo diretto alla ricerca scientifica, per regalare alle donne un futuro di salute e rinascita. Come dice Paolo Veronesi, Presidente della Fondazione: “Ogni gesto di solidarietà è un investimento nel futuro: anche un panettone può diventare cura”. Non c’è modo più goloso di donare speranza.

 

Ricordiamoci sempre che a Natale le calorie non contano… soprattutto se il packaging è signed!

 

Festività natalizie, idee di stile per vestire i bambini

Festività natalizie, idee di stile per vestire i bambini

Il periodo natalizio è quel momento che tutti aspettano, per creare look caldi, coordinati e ricchi di personalità per i più piccoli. Tra esigenze di comfort, estetica festiva e materiali performanti, scegliere gli outfit perfetti richiede attenzione ai dettagli e conoscenza delle tendenze moda bimbo. In questo contesto, l’abbigliamento per bambini diventa un vero strumento per valorizzare stile, praticità e spirito delle feste. Ecco alcune idee e consigli.

Stile e funzionalità per i bambini a Natale

Vestire i bambini durante le festività natalizie significa coniugare estetica, benessere termico e libertà di movimento. Le collezioni stagionali propongono capi progettati per garantire protezione dal freddo, qualità dei materiali e un look coerente con l’atmosfera festosa. I maglioni jacquard a tema natalizio, le felpe morbide e i pigiami coordinati spiccano quali soluzioni iconiche che uniscono praticità e spirito giocoso, rendendo ogni momento della giornata più accogliente.

Per le occasioni che richiedono formalità, si prediligono abiti eleganti, camicie dal taglio pulito, gonne in tessuti caldi e completi in tonalità tradizionali come rosso, panna, blu e verde scuro. Questi outfit aiutano i bambini a sentirsi “parte della festa” pur mantenendo comfort e traspirabilità. Nei contesti informali, al contrario, è consigliabile puntare su leggings elasticizzati, felpe pile, pantaloni jogger e calzini termici: capi progettati per accompagnare gioco, movimento e relax senza mai limitare la naturale vivacità dei più piccoli.

Da Pepco è possibile trovare un assortimento completo di capi pensati per ogni momento delle festività: maglieria, pigiami, outfit eleganti, accessori termici e soluzioni basic di alta qualità a prezzi accessibili. Una scelta ideale per chi desidera unire praticità, convenienza e design in perfetto stile natalizio.

Colori e tessuti per bambini: quale scegliere

La selezione cromatica e dei materiali è l’elemento da prendere in considerazione nella scelta dell’abbigliamento invernale per i bambini. I colori tipici del Natale (rosso, verde pino, crema, oro, blu notte) evocano immediatamente un’atmosfera calda e festosa, mentre le palette più neutre, tra cui il grigio perla, beige e tortora, garantiscono versatilità e facilità di abbinamento. Per un tocco moderno si possono integrare piccoli dettagli in lurex, fantasie geometriche o tonalità pastello che mantengono armonia e portano originalità negli outfit.

Sul fronte dei tessuti, si dovrebbero selezionare materiali che garantiscano equilibrio tra calore, traspirabilità e morbidezza. Il cotone è perfetto per la base dell’outfit, in particolar modo per pigiami, t-shirt e intimo, grazie alla sua naturale delicatezza sulla pelle. La felpa garzata e il pile leggero possono essere delle eccellenti soluzioni per la stratificazione, fornendo un’efficace protezione termica.

Per gli outfit eleganti, il velluto, in particolare, è un classico intramontabile del Natale: morbido, luminoso e capace di valorizzare ogni cerimoniale, mantenendo al contempo un’eccellente flessibilità nell’uso quotidiano. Anche il tulle, se utilizzato con moderazione e stratificazione intelligente, può essere perfetto per creare abiti da cerimonia comodi e scenografici.

Durante le festività, i bambini alternano momenti di movimento, gioco, pranzi lunghi e attività creative. Per questo un outfit ben progettato deve garantire libertà, resistenza e leggerezza. La regola base è utilizzare il metodo “a strati”: maglia o t-shirt in cotone come primo strato, felpa o maglione come secondo, giacca o cardigan come livello esterno. Questa struttura modula la temperatura corporea a seconda dei contesti, evitando il surriscaldamento o l’eccessiva esposizione al freddo.

Moda e Black Friday: la strategia per acquisti intelligenti

Moda e Black Friday: la strategia per acquisti intelligenti

Manca poco al weekend dello shopping in nero: il Black Friday arriva puntuale anche quest’anno con appuntamento al 28 novembre.

Calma, calma.

Non è proprio il caso di lasciarsi andare in acquisti impulsivi dettati dalla frenesia dell’etichetta scontata. Durante questi eventi di prezzi ribassati abbiamo sempre la tendenza ad acquistare articoli di cui non abbiamo davvero bisogno. È per questo che serve una strategia!

La strategia anti rimorso da Black Friday:

  1. Crea una lista dei desideri: prima del 28 novembre identifica quei capi o accessori che siano musthave di stagione o di cui hai davvero bisogno. Se il tuo cappotto ha visto molte stagioni ed il tessuto appare un po’ troppo vissuto (o, peggio, se ci sono strappi o scuciture) è davvero il caso di sostituirlo ed approfittare delle offerte di questo mese.
  2. Confronta e monitora: prima di acquistare dai uno sguardo in giro. Ci potrebbero essere siti che offrono una scontistica migliore! Iscriviti alle newsletter dei tuoi negozi o brand preferiti in modo da rimanere aggiornato
  3. Fissa un budget: imposta un limite alla tua spesa e sii fiscale. Potresti mettere il tuo budget in una carta prepagata e “costringere” te stessa/o a non andare oltre.
  4. Sostenibilità: si sa che i capi con buoni tessuti hanno prezzi maggiori. Ed è questo il momento giusto per acquistare lana, alpaca, cashmere, seta. Non lasciarti sedurre dal richiamo del poliestere! Prediligi, anche, brand eco-friendly o che utilizzano materiali rigenerati. La scelta è davvero ampia perchè adesso, rispetto al passato, molti brand si sono allineati. Farai felice il tuo guardaroba, ma anche l’ambiente!
  5. Second hand: non pensare che i capi pre-loved siano esclusi dagli sconti di fine novembre! Il Black Friday è presente anche su alcune piattaforme come Vestiaire Collective o sulle pagine Instagram di alcuni reseller. Qui vige sempre quella famosa regola: monitora TUTTO senza riserve!
  6. Limita i resi: ogni volta che fai un reso, il tuo articolo viaggia attraverso l’Italia (o in certi casi l’Europa). Ogni viaggio richiede risorse ambientali che, davvero, non possiamo permetterci di sprecare. Prima di mettere i tuoi capi nel carrello controlla i centimetri per essere certa/o della misura! Limitare i resi significa anche limitare lo stress di avviare procedure, impacchettare prodotti e spedire. Meno stress per tutti. Inoltre, non tutti i brand garantiscono un reso gratuito.

Via col lusso!

FARFETCH

La piattaforma di lusso Farfetch non ha ancora pubblicato notizie riguardo la scontistica relativa al Black Friday, tuttavia possiamo fare qualche previsione in base agli sconti presenti sul sito durante l Black Friday del 2024. La selezione di fine novembre era davvero vasta con sconti dal 50 all’80%. In alcuni casi abbiamo visto anche un extra 20% da applicare sul carrello. L’occasione perfetta per comprare un paio di Jimmy Choo, un abito di Victoria Beckham o una giacca di Balmain.

 

 

MY THERESA

Sul sito di Mytheresa una settimana intera di sconti! I saldi, infatti, dovrebbero iniziare attorno al 22 novembre per proseguire fino al Cyber Monday del primo dicembre. Se amate Chloè o Stella McCartney non lasciatevi sfuggire l’opportunità di prendere un capo da passerella ad un prezzo davvero conveniente. Ma non è tutto: tanti articoli sono già in saldo!

LUISA VIA ROMA

Previsti saldi dal 40 al 50% su Luisa Via Roma, ma fate attenzione: svaniscono in un lampo! Anche in questo caso, vi suggeriamo di fare una capatina sul loro online store già da adesso: ci sono tantissimi pezzi interessanti già scontati del 50 o 55% (di cui mettiamo una selezione sotto! E non dimenticatevi di scaricare la app per accedere agli sconti in anteprima! Questo è un ottimo vantaggio.

NET A PORTER

Anche quest’anno Net a Porter ci regalerà grandi emozioni in fatto di shopping con la promessa di oltre 20.000 pezzi al 50% di sconto! È l’occasione giusta per acquistare quel paio di stivali che desideri da tempo! Senza contare che, anche qui, è già attiva una selezione a prezzi ribassati a cui dare assolutamente un’occhiata!

 

… ma anche opzioni più “umane” in vista del Black Friday

Non potevamo tralasciare delle opzioni più accessibili, con brand che offrono comunque un buon compromesso fra design e qualità. Iniziamo con &Other Stories, che applicherà una scontistica del 30 – 40%. Da Sézane il 20 – 30% su una selezione di capi (non vediamo l’ora di scoprire quali! E speriamo tanto in qualche pezzo di maglieria!). Il 28 novembre non dimentichiamo di dare un’occhiata anche a COS, con sconti fino al 40%; o alle splendide borse di Polene che potremmo acquistare con un sconto anche del 30%. A partire dal 27, invece, sconti su Zara, Massimo Dutti e Uniqlo… perchè qualcosa di carino esce sempre fuori! Ecco la nostra selezione… nella speranza che possiate riuscire ad accaparrarvi un bel pezzo ad un bel prezzo!

 

 

Hai già preparato la tua wishlist?

Borse da lavoro di lusso da uomo

Borse da lavoro di lusso da uomo

Le borse da lavoro per uomo rappresentano più di un accessorio: sono alleate silenziose che incarnano discrezione e raffinatezza, perfette per chi naviga tra riunioni e viaggi con stile intramontabile.

Pineider, maison fiorentina nata nel 1774, eleva questi oggetti a veri e propri emblemi di un lusso sottovoce, dove tradizione artigiana e innovazione si fondono per creare pezzi che raccontano storie di eleganza italiana senza eccessi.

Dal primo giorno di attività come fornitore di corte per Ferdinando IV di Borbone, Pineider ha servito l’aristocrazia con carta e guanti di qualità imperiale, evolvendo nel tempo in custode di un artigianato che privilegia la sostanza sulla superficie. Oggi, dopo due secoli e mezzo, il brand rimane fedele a quell’essenza, producendo borse che non urlano la loro provenienza, ma la sussurrano attraverso la cura maniacale di ogni cucitura e la selezione di pelli toscane.

La maestria artigiana, tramandata attraverso generazioni di artigiani toscani, è il cuore pulsante di queste creazioni.

Ogni borsa è assemblata a mano nei laboratori fiorentini, dove il tempo si piega alla precisione di cuciture invisibili e finiture sartoriali. Questa dedizione non è mera nostalgia; è un atto di resistenza contro la produzione seriale, che permette a Pineider di offrire personalizzazioni esclusive, come iniziali incise in oro o interni su misura per documenti professionali. In un’era dominata da loghi vistosi, Pineider sceglie l’understatement, quel prestigio sommesso che eleva l’individuo senza urlare la sua appartenenza a un marchio. È il lusso che si riconosce nel sussurro di una chiusura impeccabile o nella morbidezza di una patina naturale, evocando le borse da viaggio di un dandy del Novecento, pronto per un incontro d’affari o un caffè nei caffè letterari di Firenze.

I modelli di punta:

La borse da lavoro uomo di lusso in pelle di vitello nera, modello classico di Pineider, incarna questa armonia: linee pulite, tracolla regolabile in cuoio intrecciato e scomparti interni foderati in seta naturale, pensati per custodire laptop e documenti. La chiusura a scatto in ottone brunito evoca i bauli da viaggio del Grand Tour ottocentesco, mentre la patina naturale della pelle si impreziosisce con l’uso, trasformando ogni graffio in un ricordo di giornate decisive. È un pezzo che si adatta alla giacca sartoriale o al cappotto invernale, offrendo quel tocco di understated prestige che distingue chi apprezza la qualità dal mero apparire.

Lawyer Briefcase in Mini Franzi

Non meno affascinante è il modello rigido in saffiano, un omaggio alla tradizione rinascimentale fiorentina, dove la pelle è trattata con oli vegetali per una morbidezza vellutata. Qui, Pineider esplora la personalizzazione: iniziali incise in oro opaco o monogrammi discreti, che rendono ogni borsa unica. La struttura interna, con tasche dedicate a penne stilografiche e taccuini in carta Pineider, invita a un rituale di produttività elegante, ideale per l’uomo d’affari che vede nel suo bagaglio un’estensione del suo intelletto. Questa borsa, con il suo formato compatto ma capiente, si porta a mano o a tracolla, evocando le borse da scrivano del Quattrocento, quando Firenze era il crocevia di intellettuali e mercanti.

Business Duffle in  Mini Franzi

Un altro gioiello della collezione è la tracolla in cuoio invecchiato, ispirata ai viaggiatori del Novecento che Pineider ha equipaggiato con i suoi bauli. La pelle, conciata al vegetale per stagionare con grazia, presenta cuciture a mano e una fibbia in argento sterling, che conferisce un’aria di avventura controllata. Internamente, un comparto imbottito protegge tablet e smartphone, mentre una tasca laterale per biglietti da visita mantiene tutto in ordine. Questo modello parla di un uomo che apprezza l’esclusività: non è per tutti, ma per chi riconosce il valore di un oggetto che migliora con il tempo, come un buon vino o una conversazione profonda.

Pineider non si limita a produrre; costruisce narrazioni.

Queste creazioni riportano l’attenzione su ciò che conta: un accessorio che accompagna, non distrae.

Ogni borsa da lavoro è un capitolo di un dialogo con la storia del costume maschile, dove il lusso si misura in dettagli invisibili: la fodera in seta che sfiora la mano, la resistenza della pelle a climi variabili, la capacità di adattarsi a stagioni e stili senza perdere carattere.

Questa visione di lusso personalizzato si radica profondamente nel DNA della maison, nata per servire la nobiltà e cresciuta attraverso alleanze con figure leggendarie come Federico Fellini, Truman Capote o Luciano Pavarotti. Oggi, in un mondo che premia l’autenticità sopra l’apparenza, le borse da lavoro di Pineider diventano simboli di una mascolinità moderna: sicura, colta, attenta al dettaglio senza eccessi. Sono per l’uomo che vede nel suo bagaglio non solo un accessorio, ma un compagno di viaggio che testimonia la sua capacità di navigare con grazia le complessità del contemporaneo.

 

Photo Courtesy: Pineider

Chanel lancia Nevold: una nuova avventura imprenditoriale nel segno della sostenibilità

Chanel lancia Nevold: una nuova avventura imprenditoriale nel segno della sostenibilità

Nell’ottica di un futuro più sostenibile, Chanel deciso di lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale. Nasce così Nevold, che si pone la finalità di riciclare e riutilizzare gli scarti di produzione del settore moda. Si tratta di una realtà autonoma, che rappresenta una divisione all’interno della maison francese e il cui nome deriva dall’acronimo delle parole “never” e “old”.

Nevold si farà portavoce della moda circolare, avvalendosi della collaborazione di Chanel e di altri atelier e brand. Questi uniranno le forze per operare in un settore ancora in crescita, molto interessante sia per il benessere ambientale che dal punto di vista economico. La strada da percorrere è lunga, ma questo modus operandi può dare senz’altro diverse soddisfazioni.

 

Come funziona Nevold

Riutilizzare materiali di scarto sarà reso possibile grazie ad una serie di pratiche e tali materiali troveranno impiego non solo nel mercato del lusso, ma anche in altri settori, come ad esempio quello dell’abbigliamento sportivo e dell’ospitalità. L’idea nasce dalla volontà di trovare un metodo utile allo smaltimento dei prodotti Chanel. Bruno Pavlovsky, presidente di Chanel SAS, ha spiegato che vi era la necessità di dar vita ad una grande iniziativa, un progetto che fosse allo stesso tempo virtuoso e redditizio.

Nevold garantirà totale trasparenza, riutilizzerà e riciclerà gli scarti di produzione Chanel e di tutti i marchi che vorranno aderire. La finalità di questo hub sarà quella di raccogliere abbastanza materiali da generare fibre riciclate su larga scala, in modo da abbattere gli attuali costi per le materie prime. Pavlosky dice: “La sfida è riuscire a raggiungere una scala tale da rendere questi nuovi materiali praticabili e, se possibile, economicamente redditizi”. “Siamo molto contenti di poter affermare che tra un paio d’anni saremo in grado di eliminare completamente la plastica dalle nostre scarpe e dalle nostre borse. Questo è l’obiettivo finale”, aggiunge il presidente.

Roma Jewelry Week 2025: Monica Cecchini racconta il gaudium del gioiello contemporaneo

Roma Jewelry Week 2025: Monica Cecchini racconta il gaudium del gioiello contemporaneo

Monica Cecchini, direttrice di Roma Jewelry Week, ci guida nella quinta edizione dell’evento che dal 19 settembre al 26 ottobre 2025 trasforma Roma in un palcoscenico globale per il gioiello contemporaneo. Con il tema Gaudium, in sintonia con il Giubileo, la manifestazione unisce arte, design e impegno sociale, come racconta in questa intervista esclusiva, svelando i momenti salienti e la visione di un’edizione che intreccia storia, creatività e culture internazionali.
 

Monica, siamo arrivati alla quinta edizione della Roma Jewelry Week: un traguardo importante. Come descriverebbe in poche parole lo spirito di questa edizione 2025?

La Roma Jewelry Week è diventata ormai un organismo vivo, un ecosistema culturale che cresce e si rigenera ogni anno. Per il 2025 abbiamo scelto come tema Gaudium, la gioia, in tutte le sue sfumature: spirituale, artistica, filosofica, sociale. Volevamo trasmettere un senso di rinascita e di bellezza condivisa, in sintonia con l’anno del Giubileo. È un invito a scoprire il gioiello non solo come ornamento, ma come linguaggio emozionale e simbolico.

Cosa rappresenta oggi, secondo lei, la Roma Jewelry Week per la città di Roma e per il mondo del gioiello contemporaneo?

La Roma Jewelry Week rappresenta, a mio avviso, un momento di condivisione e valorizzazione della cultura del gioiello, intesa come espressione di eccellenza tecnica, creatività e progettualità, con uno sguardo volto al futuro e radicato nel passato. L’obiettivo è raccontare ciò che si cela dietro questo mondo: l’eccellenza del “saper fare”, la cultura del progetto, il design e la sperimentazione. In questo senso, l’iniziativa si propone anche come piattaforma di visibilità e connessione per artisti, designer e scuole di tutto il mondo, favorendo il dialogo tra tradizione e innovazione.

Arnaldo Pomodoro

Quest’anno il programma è particolarmente ricco. Quali sono, a suo avviso, i momenti imperdibili di questa edizione?

Sicuramente la giornata del 16 Ottobre presso la WeGIL, con il convegno “Lo stato dell’Arte nel mondo del gioiello” e il vernissage alla Galleria Incinque Open Art Monti, che unisce artisti affermati, jewelry designers, maestri orafi e giovani talenti. Dal 24 al 26 Ottobre le Corsie Sistine ospiteranno un’esposizione unica, con sezioni che spaziano dal gioiello contemporaneo all’alta gioielleria passando per il gioiello d’artista, con la spilla di Arnaldo Pomodoro,  e di rilievo storico, quali il calice del Valadier, in un luogo di grande valore artistico e architettonico.

 “Aurea Roma” è una delle sezioni più attese. Ce ne parla?

AUREA ROMA si propone come un’esperienza immersiva che trasforma il visitatore in un testimone consapevole di come l’eccellenza, il patrimonio e l’innovazione convivano nell’opera delle mani sapienti degli orafi di Roma, scrivendo il nuovo capitolo di una storia millenaria. È un dialogo tra storia e modernità, che si svolge attraverso la creatività degli artisti e artigiani di oggi e il patrimonio storico di opere del passato

Noëlle von Eugen

Invece il Premio Incinque Jewels è ormai un cuore pulsante della manifestazione. Cosa rappresenta per lei?

Il Premio Incinque Jewels mi sta particolarmente a cuore poiché la Roma Jewelry Week nasce proprio da questo Contest.  Il Premio ha l’obiettivo di valorizzare il talento, la ricerca e la libertà espressiva degli artisti del gioiello contemporaneo. Quest’anno ospitiamo 115 artisti da tutto il mondo: è un mosaico di culture, idee e materiali, oltre ad essere un’occasione di confronto, di dialogo e di condivisione.

Tra le iniziative più forti di quest’anno c’è anche “Jewels for Freedom”, dedicata al tema della lotta alla violenza di genere. Come nasce questo progetto?

“Jewels for Freedom” è un progetto dedicato al gioiello contemporaneo che unisce arte, design e impegno sociale, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne e di genere. Il gioiello diventa, in questo modo, strumento di condivisione e sensibilizzazione, con il coinvolgimento di designer, artisti, brand e maestri orafi. Collaborazione fondamentale, quella con l’artista Elina Chauvet, ideatrice dell’installazione zapatos rojos, diventato simbolo universalmente riconosciuto della lotta alla violenza di genere. Il progetto di Elina Chauvet è stato realizzato da Paolo Mangano e Matteo Vitali in collaborazione con Alessia Crivelli. Anche il designer internazionale Alessio Boschi ha contribuito con un’opera al progetto, che sarà in mostra alle Corsie Sistine.

Percossi Papi

Roma Jewelry Week è anche un ponte internazionale, con la partecipazione di scuole e istituzioni da tutto il mondo. Quanto conta questa dimensione globale?

È fondamentale. Quest’anno abbiamo collaborazioni con la Cina, la Corea, la Thailandia, l’Armenia, il Messico, la Romania… ognuno porta una visione diversa del gioiello, ma tutte dialogano con Roma in modo naturale. La città diventa un crocevia di talenti, una mappa viva di culture e tradizioni che si intrecciano. È questo che rende l’evento internazionale, pur mantenendo un legame profondo con il territorio di Roma.

Un’ultima domanda: se dovesse racchiudere il messaggio della Roma Jewelry Week 2025 in un gioiello immaginario, come sarebbe?

Sarebbe un gioiello di luce e materia, capace di rappresentare chi lo crea e chi lo indossa. Un gioiello che porta con sé l’emozione del racconto di una storia, autobiografica, legata ad un impegno sociale  o al concetto di Gaudium, cui abbiamo dedicato la quinta edizione della RJW.

Angeli caduti e risorti: Victoria’s Secret torna in passerella, ma convince davvero?

Angeli caduti e risorti: Victoria’s Secret torna in passerella, ma convince davvero?

Diciamolo subito: è vero, Victoria’s Secret sta mostrando segnali di ripresa nel 2025 dopo il declino post 2016. Tutto questo grazie al ritorno del Fashion Show, uno degli eventi moda più seguiti al mondo, ed anche ad una strategia più inclusiva che più si adatta alle esigenze della nostra società.

Facciamo un salto indietro nel tempo

Il brand Victoria’s Secret è stato fondato nel 1977 da Roy Raymond, ma è negli anni ’80 che diventa un vero e proprio impero. Fra il 1982 ed il 1990 le vendite balzano da quattro milioni di dollari a oltre un miliardo.

L’ascesa è rapidissima: nel 1995, con il primo Fashion Show che unisce moda, spettacolo e TV il brand diventa l’ossessione di ogni donna. È sulla passerella di Victoria’s Secret che le modelle Adriana Lima e Heidi Klum diventano vere e proprie star della moda globale. Le top model, dette anche “Angels”, rappresentano quella bellezza perfetta e irraggiungibile, diventando uno standard ossessivo per le donne ed un desiderio infuocato per gli uomini.

Nei primi anni duemila le vendite raggiungono i 7,7 miliardi di dollari e la linea si estende anche alle giovani teenager con il lancio di PINK (2002).

Gli show più iconici

Fra il 2010 ed il 2015 il Fashion Show di Victoria’s Secret è l’evento moda più seguito al mondo, con un numero di spettatori stimato fra i nove ed i dieci milioni.

È uno spettacolo variegato che appassiona sia donne che uomini (naturalmente), unendo sapientemente moda, couture (con il Fantasy Bra tempestato di diamanti e pietre preziose dal valore di milioni di dollari), spettacolo e musica. Ed è proprio la presenza di grandi star del mondo musicale a portare ancora più spettatori: memorabili le performance live di Bruno Mars, Lady Gaga, Katy Perry, Rihanna, Taylor Swift e Harry Styles.

Fun fact: la prima performance musicale di un Fashion Show di Victoria’s Secret fu quella pre-registrata di Bon Jovi nel 1995.

Vita da Angels e pressione per il VS Body

Heidi Klum, Adriana Lima, Bella e Gigi Hadid, Karlie Kloss, Isabeli Fontana: le Angels di Victoria’s Secret sono sinonimo di bellezza ultraterrena con un fisico slim e tonico che ha impattato massicciamente nell’immaginario di donna perfetta. Il brand è stato accusato di promuovere una cultura tossica che enfatizzava la magrezza a tutti i costi, contribuendo a disturbi alimentari, body shaming e pressioni psicologiche.

La vita da Angels non è affatto semplice: il regime pre-show durava circa un anno, intensificandosi nelle quattro settimane pre-sfilata. Allenamenti quotidiani, saune, pillole diuretiche (rumor), diete da 800-1200 calorie al giorno e svariati estremismi che sono diventati leggenda. Adriana Lima ha rivelato in un’intervista del 2011 di non aver bevuto acqua per dodici ore prima dello show per evitare gonfiore addominale o di non aver consumato cibi solidi durante la settimana prima della sfilata. Bella Hadid, durante un’intervista a Vogue nel 2022 ha dichiarato di aver perso il ciclo per anni a causa delle calorie minime della sua dieta. Queste storie hanno alimentato petizioni come #NoVsAngels con oltre 10.000 firme su Change. Un sondaggio di Dove del 2019 ha mostrato come il 70% delle teenagers si sentisse inadeguata guardando Victoria’s Secret. Per questo motivo, nel rebranding attuale, Victoria’s Secret ha abbandonato il termine Angels a favore di VS Collective.

Chiamatele Angels, chiamatele VS Collective, chiamatele come volete: abbiamo visto il Fashion Show del 2025 ed a noi sembrano le stesse perfette bellezze irraggiungibili.

Questo non dovrebbe essere un problema. Il problema è come tu percepisci te stessa.

Troppo semplice imputare a Victoria’s Secret o a qualsiasi altro brand la colpa di disturbi alimentari, pressioni psicologiche, depressione e altri disagi. Si può avere il fisico di Adriana Lima senza ricorrere ad estremismi? In realtà si, si può. È fondamentale avere il fisico di Adriana Lima? No, non lo è. Tutto sta nella percezione che abbiamo di noi stesse in quanto donne. Possiamo decidere di lavorare sul nostro corpo, fare sport, mangiare sano e vedere dei risultati. O possiamo decidere di concederci dei weekend di relax dalla dieta e fregarcene del rotolino che si vede dai jeans. Il carisma, l’eleganza, lo charme, il tono della nostra voce, la nostra personalità: è in questo che risiede la bellezza. Finchè non saremo disposte ad innamorarci del nostro corpo, con tutti i suoi difetti, le top model saranno sempre un problema. Ma anche loro hanno diritto ad esistere. Ci sono donne che nascono geneticamente perfette. Tutte abbiamo quell’amica con il corpo snello e slanciato che in realtà mangia un sacco di dolcetti o carboidrati senza prendere neanche un chilo. È genetica. Il punto è stabilire cosa sia “perfetto”. Ci sono donne curvy che sono assolutamente perfette. Ci sono donne plus size che potrebbero aver bisogno di perdere peso – non per una questione estetica, ma per la loro salute. Se da un lato è sbagliato imporre al pubblico uno standard di magrezza estrema per non lanciare un messaggio negativo e poco salutare, allo stesso tempo anche un corpo obeso rappresenta uno stato di salute non ottimale.

Verso nuovi standard

Il body positive si sta rimodulando. La verità è che spesso questi slogan ci appaiono assolutamente falsi e costruiti. La maggior parte delle donne vuole lavorare sul proprio fisico, sul proprio stato di salute. È questa, infatti, l’epoca delle morning routine con sveglia alle cinque del mattino, meditazione, yoga e pilates, dieta chetogenica e cibo biologico. C’è grande attenzione per il benessere fisico e tutte le donne vogliono apparire in forma, soprattutto superata la soglia dei quaranta. L’età biologica si sta allungando e vogliamo preservare la nostra bellezza. Il veganesimo trova ogni giorno nuovi adepti o simpatizzanti che riducono il quantitativo di carne settimanale, le bevande detox ed i centrifugati si trovano in qualsiasi bar, i prodotti a base di collagene e la skincare in generale fanno ormai parte dei nostri rituali quotidiani più che in qualsiasi altra epoca. La magrezza è tornata ad essere un obiettivo, ma con un approccio che – pare – essere più sano. C’è senza dubbio più informazione ed è ormai noto che gli estremismi da dieta lampo non portano a nulla. C’è voglia di comprendere i bisogni del nostro corpo, capire come funziona e sperimentare il benessere fisico e mentale.

Ma ritorniamo alla nostra storia…

Le donne vogliono sentirsi rappresentate

Torniamo al 2016, quando da Victoria’s Secret… il vento cambia. Il brand viene percepito come datato dalle nuove generazioni. Siamo nell’epoca del #MeToo e l’immagine degli angeli di Victoria’s Secret appare sempre più fuori luogo. L’ascesa di Savage X Fenty di Rihanna, brand inclusivo e body positive, fa letteralmente crollare le vendite del colosso della lingerie. Le donne si rispecchiano in un’immagine del corpo più realistica. Vogliono vedere donne simili a loro, piuttosto che corpi perfetti e quasi inarrivabili. Il brand viene accusato di sessualizzazione eccessiva, mancanza di diversità (all’epoca, non vi erano infatti model transgender o curvi). Come se non bastasse, Les Wexner, che aveva acquistato il marchio nel 1982, era stato accusato di avere presunti legami con Jeffrey Epstein. Con le vendite e le azioni nettamente in calo e le dimissioni del CEO Jan Singer e Razek, il fashion show del 2019 viene cancellato e l’immagine del brand passa a reliquia degli anni 2000.

L’inclusività forzata

Nel 2021 Victoria’s Secret cerca una strada per la risalita. Viene introdotto il VS Collective così come modelle plus size e transgender. Questa inclusività forzata ha fatto storcere il naso, tanto da portare le vendite ad un ulteriore ribasso. La percezione di pubblico e clientela è stata quella di aver ricevuto una sorta di “contentino”, mentre l’aspettativa era quella di un re-branding focalizzato sulle donne reali e sulle esigenze delle nuove generazioni. L’empowerment femminile non può mancare in un brand così altisonante, che rischia di apparire solo come vetrina delle fantasie sessuali dell’uomo medio.

Il Fashion Show del 2024? Un disastro per la critica

Il Fashion Show di Victoria’s Secret torna ufficialmente nel 2024, lasciando il pubblico fra l’indifferenza e la critica. Il format non appare rinnovato e nonostante le promesse di uno spettacolo inclusivo, molti critici hanno evidenziato come il numero di modelle magre e bianche fosse sempre in maggioranza. Poche modelle nere e WOC rispetto alle aspettative e quasi totale mancanza di modelle plus size, fatta eccezione per Ashley Graham. Il brand è stato accusato di perpetuare gli stessi stereotipi di sempre, di non rappresentare l’empowerment femminile e non riflettere la clientela diversificata. Come se ciò non bastasse, secondo gli spettatori la produzione sembrava “cheap”, con una scenografia deludente. L’assenza del Fantasy Bra è stata molto criticata, così come le scelte per trucco e parrucca. Insomma, lo spettacolo sembrava solo una grande operazione nostalgia che di certo non può competere con i format innovativi di Savage X Fenty di Rihanna. Un’opportunità persa.

Il Fashion Show del 2025

Sembra che qualcosa stia cambiando con l’ultimo Fashion Show, andato in scena lo scorso 15 ottobre a New York. Sebbene si sia registrato un piccolo aumento dell’audience, stimata attorno ai tre milioni di views live, siamo ancora distanti dall’incredibile flusso di spettatori pre-2016 – peraltro registrato in un’epoca in cui ancora lo streaming non era così rilevante e lo show si guardava principalmente in televisione.

La sfilata è durata circa cinquanta minuti e si è aperta con la modella Jasmine Tookes incinta di nove mesi, in un outfit celebrativo della “Divine Femininity”. In passerella, tutte (o quasi) le Angels iconiche come Adriana Lima, le sorelle Hadid, Candice Swanepoel oltre al volto del curvy Ashley Graham. Fra le performance musicali, spicca fra tutte quella di Missy Elliott che ha trasformato la sfilata in una vera e propria festa. Per i giovanissimi, le star K-Pop TWICE.

La vera rivoluzione è l’ingresso di Adam Selman in qualità di Senior Vice President e Executive Creative Director. Selman è l’ex direttore creativo di Savage X Fenty. Scelta piuttosto azzeccata, che ha segnato un rebranding mirato a rendere il brand inclusivo, ma celebrando, allo stesso tempo, le radici sexy di Victoria’s Secret. Il fantasy viene enfatizzato, con la suddivisione delle uscite in capitoli tematici. Senza forzare troppo la mano su un’inclusività troppo stucchevole, Selman ha saputo porre equilibrio fra la sensualità, l’inclusività autentica e l’integrazione pop-culture. Ciò che abbiamo apprezzato è stata la scelta di inserire molte modelle mid size. Se è irrealistico il corpo filiforme delle Angels, è anche irrealistico puntare tutto sul curvy eccessivo, quando, in realtà, la maggior parte delle donne porta una taglia compresa fra la 42 e la 46. Talvolta, in passerella, pur di lanciare un messaggio body positive si passa dalla taglia 38 alla 52: è questo ad apparire falso e stucchevole. Nota dolente: anche quest’anno manca il Fantasy Bra ed il suo tocco Couture che tanto ci ha fatte sognare.

Allarme operazione nostalgia

Questa sfilata segna un effettivo passo in avanti, ma senza una strategia si rischia di ricadere in un’operazione nostalgia. Il successo di Victoria’s Secret stava tutto nel sogno fantasy che diventa realtà. È necessario riportare quel tipo di fascinazione in passerella ed accendere il desiderio. Dobbiamo innamorarci di qualcosa di nuovo, non provare emozioni legate a ricordi di quindici anni fa. La formula See Now Buy Now è senz’altro un punto di forza. Sul sito del brand, infatti, è già possibile acquistare molti dei pezzi visti in passerella. Prevalentemente lingerie, con una sezione Appareal ancora troppo limitata rispetto ai pezzi interessanti che abbiamo visto sfilare. Ed è un peccato perchè sono proprio quei pezzi a rappresentare il sogno fantasy che tanto amiamo in Victoria’s Secret: le maglie gioiello, la felpa PINK interamente rivestita di paillettes, i pantaloni palazzo glitterati, ed i jeans flare crop dal fit impeccabile.

 

Ph. Credits Victoria’s Secret.com

Maria Grazia Chiuri è il nuovo direttore creativo di Fendi. Il ritorno alle origini.

Maria Grazia Chiuri è il nuovo direttore creativo di Fendi. Il ritorno alle origini.

Questa è una notizia che farà parlare a lungo e che ci poterà alla prossima Milano Fashion Week di Febbraio ricchi di suspence ed aspettative. Fendi ha appena annunciato la nomina di Maria Grazia Chiuri come Chief Creative Officer della maison romana fondata nel 1925 da Adele e Edoardo Fendi. L’annuncio arriva in un momento di rinnovamento per Fendi, parte del gruppo LVMH dal 1999, e segna il debutto di Chiuri con la collezione Autunno/Inverno 2026-2027 che vedremo sfilare a Milano durante il mese di febbraio.

I commenti di Bernard Arnault (LVMH) e Ramon Ros (Fendi)

La designer, sostituirà Silvia Venturini Fendi che passa al ruolo di Presidente Onoraria. Bernard Arnault, Presidente e amministratore delegato di LVMH, ha accolto la scelta con entusiasmo: ”Maria Grazia Chiuri è uno dei più grandi talenti creativi nella moda oggi e sono lieto che abbia scelto di tornare da Fendi per continuare ad esprimere la sua creatività all’interno del gruppo LVMH, dopo aver condiviso la sua visione audace della moda. Circondata dai team di Fendi e in una città che le è cara, sono convinto che Maria Grazia contribuirà al rinnovamento artistico e ai successi futuri della maison, perpetuandone al contempo la sua eredità unica.”

“Sono entusiasta di dare il benvenuto a Maria Grazia nel team. Il ruolo di un direttore creativo non consiste semplicemente nel disegnare abiti bellissimi, ma nel curare una cultura e essere lo specchio del mondo in cui viviamo. Il suo talento e la sua visione saranno determinanti per rafforzare l’eredità di Fendi, plasmando il talento futuro nella maison e approfondendo il nostro impegno per l’artigianalità italiana”, ha commentato Ramon Ros – Presidente e amministratore delegato di Fendi.

Per Maria Grazia Chiuri è un “ritorno a casa”

Era il 1989 quando Maria Grazia Chiuri faceva il suo ingresso in Fendi come designer di accessori. Durante il suo percorso durato un decennio, affina il suo approccio artigianale, radicato da una parte nella tradizione del Made in Italy, dall’altra nell’innovazione. Sono esattamente gli anni in cui viene lanciata la leggendaria borsa Baguette, la prima vera it-bag della storia, ancora oggi oggetto del desiderio di tantissime donne.

La designer ha commentato la notizia esprimendo tutta la sua gratitudine verso la maison: “È con onore e gioia che oggi torno in Fendi, dove ho avuto il privilegio di formarmi sotto la guida delle fondatrici, le cinque sorelle. Questo luogo è stato una fucina di talenti e il punto di partenza per molti creativi, grazie alla straordinaria capacità di queste cinque donne di nutrire generazioni di visioni e competenze. Ringrazio il signor Arnault per la fiducia accordatami nell’affidarmi il compito di contribuire a scrivere un nuovo capitolo della storia di questa straordinaria azienda al femminile.”

Gli anni da Valentino

Nel 1999, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli entrano nell’incantevole mondo rosso di Valentino, dove hanno rivoluzionato la maison sotto la guida del Maestro Garavani. Dal 2008, come co-direttori creativi, hanno trasformato il brand in un fenomeno globale, con collezioni che mescolavano romanticismo italiano e avanguardia contemporanea, vincendo numerosi premi e elevando Valentino a simbolo di eleganza moderna. Il duo ha gestito anche la linea Red Valentino, rendendola un laboratorio di sperimentazione giovanile.

Indimenticabile Dior

Maria Grazia Chiuri, nominata direttore creativo di Dior nel 2016, fa la storia diventando la prima donna a dirigere la maison francese. Il suo ingresso da Dior segna un’epoca. Con i suoi slogan indimenticabili quali “We Should All Be Feminists”, il femminismo militante e le collaborazioni con artiste contemporanee, la Chiuri infonde al brand un’energia riflessiva ed inclusiva. Empowerment femminile, artigianato, bellezza della diversità hanno reso Dior un movimento artistico, sociale e culturale… non solo un brand di lusso per pochi privilegiati. Questa celebrazione al femminile è riassunta nel libro “Hey Dior: Maria Garzia Chiuri’s New Voice”, un vero e proprio musthave.

Si chiude un cerchio

Chi se non Maria Grazia Chiuri potrebbe proiettare l’eredità delle cinque sorelle Fendi nel futuro? La sua visione, un mix di heritage e attivismo, promette di rivitalizzare Fendi, mantenendone l’eleganza intramontabile mentre affronta le sfide del presente. Ed ora non ci resta che attendere per una sfilata di debutto che potrebbe ridefinire l’essenza del lusso romano.

 

Ph. courtesy Fendi Press Office

Giuseppe Catozzella vince il Premio “Le Pagine della Terra” 2025 con Il fiore delle illusioni

Giuseppe Catozzella vince il Premio “Le Pagine della Terra” 2025 con Il fiore delle illusioni

Si è svolta lunedì 13 ottobre, al Teatro di Villa Torlonia di Roma, la cerimonia di premiazione della quinta edizione del Premio “Le Pagine della Terra” ideato da Claudio Cutuli, il riconoscimento letterario dedicato alla narrativa che racconta il profondo legame tra l’uomo e l’ambiente. A condurre la serata la giornalista Rai Manuela Moreno, in un evento che ha unito cultura, letteratura e impegno ecologico.
 
Il vincitore: Giuseppe Catozzella con Il fiore delle illusioni (Feltrinelli)
 
La giuria, presieduta da Ermete Realacci ed Enrico Vanzina, ha assegnato il primo premio a Giuseppe Catozzella per Il fiore delle illusioni, romanzo che – come si legge nella motivazione – “incarna pienamente lo spirito del Premio Le pagine della Terra, dedicato al profondo e indissolubile legame tra l’uomo e l’ambiente”.
“Catozzella racconta la terra come luogo dell’anima e specchio dell’identità collettiva, restituendo alla letteratura la forza di interrogare il nostro tempo: è possibile inseguire il futuro senza recidere il legame con la terra che ci ha generati?”. “Per la capacità di raccontare la tensione tra l’uomo e il mondo naturale con autenticità e profondità, la giuria assegna il riconoscimento a Il fiore delle illusioni, opera che celebra il legame vitale tra l’essere umano e la Terra e invita a riscoprirne la bellezza, la fragilità e il mistero.”
 
Secondo posto a Carlo Farina Dusmet per La leggenda del pescatore pentito (Albatros)
 
Sul secondo gradino del podio è salito Carlo Farina Dusmet per La leggenda del pescatore pentito, “un’opera che amplia l’orizzonte del Premio, portando nel suo grembo la voce del mare e sensibilizzando le coscienze verso un ambiente troppo spesso dimenticato”. “Con sensibilità e coraggio, Farina Dusmet ci invita a rivolgere lo sguardo al mare, quei due terzi del nostro pianeta da cui dipende la vita di tutti noi. Il suo romanzo diventa così un ponte tra terra e mare, tra cultura letteraria ed etica ambientale.”
 
Terzo posto a Edoardo Vitale per Gli straordinari (Mondadori)
 
Terzo posto per Edoardo Vitale per Gli straordinari, definito “un romanzo potente e necessario, che racconta la parabola di una generazione sospesa tra progresso e smarrimento”. “Vitale riesce a fondere la dimensione ambientale con quella emotiva, ricordandoci che la cura del pianeta comincia dalla cura di sé e delle proprie relazioni.” E ancora: “Per la sua capacità di mettere in dialogo uomo e ambiente, tecnologia e coscienza, la giuria premia Gli straordinari come opera che illumina con coraggio il confine sottile e decisivo tra sopravvivere e vivere in armonia con il mondo.”
 
Premio alla carriera a Licia Colò
 
Nel corso della serata, la giuria ha assegnato anche il Premio alla Carriera a Licia Colò per il suo instancabile impegno nella divulgazione ambientale e nella promozione di una cultura della sostenibilità, riconoscendole «un contributo prezioso alla sensibilizzazione verso la tutela del pianeta e delle sue meraviglie».
 
La giuria
 
La giuria 2025 è stata composta da figure di spicco del panorama culturale e istituzionale: Ermete Realacci, Enrico Vanzina, Federica Corsini, Marco Cappelletto, Piero Damosso, Barbara Degani, Marco Frittella, Padre Enzo Fortunato, Rosalba Giugni, Giovanni Grasso, Laura Lega, Gen. Antonio Pietro Marzo, Gen. Fabrizio Parrulli, Alessandra Necci, Vincenzo Pepe e Gianni Todini.
Completi sartoriali: i modelli di tendenza visti in passerella a Paris Fashion Week

Completi sartoriali: i modelli di tendenza visti in passerella a Paris Fashion Week

Non sarebbe Paris senza un croissant o un look à la garçonne. Il completo maschile è simbolo di autorità, di potere.

Il completo sartoriale è stato introdotto nell’abbigliamento femminile già negli anni ’20, durante il movimento delle suffragette per i diritti delle donne. Coco Chanel in questo è stata una vera e propria pioniera con i suoi capi ispirati al guardaroba da uomo che rompevano le norme vittoriane, dando maggior comfort e libertà alle donne.

Il trend si è consolidato qualche decennio più tardi, negli anni ’60 e ’70 con lo smoking di Yves Saint Laurent e, successivamente, con i power suits degli anni ’80

La donna che veste da uomo non rinuncia alla sua femminilità, ma si mette al pari dell’uomo, colmando quella lontananza fra uomo-donna che ha caratterizzato l’intera storia dell’umanità prima del Novecento.

Da Parigi, le nuove tendenze relative a tagli, colori e silhouette per indossare il completo sartoriale

Durante le sfilate di Paris Fashion Week primavera/estate 2026 abbiamo visto numerosi brand presentare la propria visione del completo e definire i nuovi trend.

Cèline assottiglia i volumi del pantalone, proponendo una silhouette skinny a cui si contrappone una giacca doppiopetto dalle spalle importanti, con reverse satinato e camicia azzurra a contrasto. I dettagli di stile sono il mocassino senza calza e gli ampi polsini sbottonati.

Da Chanel, Matthieu Blazy debutta come direttore artistico con una sfilata che ha suscitato grande attenzione, con pareri contrastanti. Proprio le prime uscite sono dedicate ai completi in tweed dal fit relaxed. La vita bassa spopola, contrapposta ad un blazer oversize e crop. Il gioco di multilayering risulta essenziale nello styling.

Blazer crop anche da Givenchy, in una versione total black incredibilmente sexy, da portare senza nulla sotto. Troppo audace? Noi diciamo di no!

Victoria Beckham punta tutto sul relax, con una silhouette molto morbida e dalla vestibilità comoda. Niente colletti, niente bottoni, ma piccoli dettagli a contrasto cromatico che rendono il look interessante. Il grigio urbano è elegante, sobrio, classico.

Mugler ha fatto del completo un momento di couture. Il blazer super-over-size, in una tonalità nude, accompagnato da uno scenografico top gioiello in stile vittoriano. Semplicemente unico.

Punta sull’oversize anche Stella McCartney, con un blazer doppio petto importante declinato in una delicata tonalità malva. Il loose fit dei pantaloni ci lascia un po’ perplesse: bellissimo in passerella, ma probabilmente nel mondo reale un orlo farebbe comodo.

Seán McGirr conferma il suo gusto britannico con accenti punk. Sebbene il suo stile per Alexander McQueen sia audace e sperimentale, non rinuncia al tailoring britannico, evidente nel taglio del blazer. Il colletto alto dona un’eleganza gotica, con un’allure oscura da moderno vampiro

Concludiamo la nostra carrellata di completi sartoriali con Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood. Eccolo, sì, il famoso “ceruleo”, in un look monocromatico e oversize che evoca empowerment femminile.

Viaggio attraverso la Milano Fashion Week

Viaggio attraverso la Milano Fashion Week

Un viaggio fatto di tendenze che parlano di femminilità, lusso, arte e artigianalità, alla scoperta di tutto quello di cui avremo bisogno la prossima stagione.

Viaggio in Occidente

Ci spostiamo a Marrakech per la presentazione di Giada Curti dove i bagliori dorati delle lanterne, i tessuti profumati delle spezierie e le pareti ornate dei palazzi arabi diventano scenari in cui prende forma ogni capo della collezione Desert Bloom.

Stuart Weitzman ci porta negli Hamptons con la sua collaborazione con AKNVAS, una capsule gender-neutral che intreccia lusso calzaturiero e approccio sartoriale contemporaneo.

L’Italia

Santoni nelle Marche, con Forms and Matter, una collezione che si fonde perfettamente con le opere dell’artista veneziano Lorenzo Vitturi e in cui la pelle diventa una tela, da colorare, disegnare ed intrecciare. Un viaggio nell’incontro tra artigianato e arte contemporanea,  della tradizione che dialoga con il futuro. Un progetto che ha messo al centro la creatività italiana, trasformando la calzatura in opera visiva e sensoriale. Colonne colorate, strutture sospese e drappeggi intensi hanno accolto scarpe e borse, creando un percorso immersivo.

Santoni

La Toscana in fiore nella collezione di Testoni, in un viaggio che unisce raffinatezza, tradizione e modernità. Scarpe e borse che rappresentano una dichiarazione di stile, con una palette ispirata alla natura. La maestria artigianale della Maison da forma ad ogni creazione grazie alla lavorazione della pelle, liscia o intrecciata con chiari riferimenti all’architettura nei tacchi e nelle chiusure delle borse. 

Testoni

L’inaugurazione del nuovo store di Fracomina, in via Manzoni 37 ci porta subito nel cuore di Napoli con: i corni portafortuna realizzati da Marco Ferrigno, i fritti di Gino Sorbillo e le sfogliatelle della pasticceria Scaturchio. Un flagship store di 200 metri quadrati che si contraddistingue per i materiali ricercati, le finiture preziose e un’illuminazione studiata valorizzano le collezioni.

Un viaggio olfattivo quello che abbiamo fatto alla presentazione di Rodo, in cui il maestro Sileno Cheloni, ci ha inebriato con le note di Osmanto. Una collezione che intreccia culture, memorie di archivio e nuove visioni. Materiali come il midollino e il vimini vengono reinterpretati, il metallo viene impreziosito da intrecci decorativi ispirati agli archivi, infine tacchi e dettagli in pelle.

Rodo

Gli artigiani italiani al centro della collezione firmata Luca Faloni, un brand che parla di Made in Italy. Maglie in seta e cashmere, capi in lino sartoriali e accessori in pelle sono il fulcro della collezione. I colori tenui vengono sapientemente accostati ai toni della terra come il caffè e l’arancio.

Viaggio al Mare

Le onde del mare nella collezione presentata da Nissa, scivolano sulle silhouette delicate dei tessuti satin declinati in nuance neutre. Una collezione che evoca i bagliori delle acque del mare e ricreano i riflessi iridescenti delle conchiglie. 

Nissa

Nei mari del Giappone con Coccinelle, con Her Deepness: una proposta di borse, scarpe e altri accessori le cui forme, texture e cromie rimandano immediatamente all’immaginario marino.

Un viaggio esistenziale quello a cui abbiamo assistito alla presentazione di Zona20 Milano. Tessuti tattili e fluidi come onde del mare, pelli morbide, leggere e avvolgenti. Una moda genderless, libera e inclusiva, in un’armonia tra contrasti. 

All Over The World

Vespa apre VESPA THE EMPTY SPACE, un concept store unico al mondo e lancia la sua collezione AL VENTO, ispirata al movimento. In via Broletto 13, il brand simbolo di libertà su due ruote, da vita ad uno spazio esclusivo in cui le linee rette, nessuno spigolo, le pareti curve in acciaio satinato, richiamano la scocca metallica del veicolo di culto italiano.  Non solo oggetti di design, ma anche un guardaroba,  Pilot Dogs,  in cui la mascotte, il Bassotto, è protagonista su t-shirt, felpe e camicie con grafiche pop oltre a un denim wide-leg con incisioni laserate bianche.

VESPA

Il viaggio di Alviero Martini 1a Classe con Sara Giunti è all over the world, con protagonista la borsa Hobo, con illuminazione all’interno. Geo 2.0 Aurea, che reinterpreta l’iconica cartina di Alviero Martini 1a Classe in chiave astratta e  Nappa All Over. 

Si intirola Urban Jungle la collezione presentata da AGL, funzionale e audace. Platform e sneaker per le avventure quotidiane, ballerine per le passeggiate urbane e tacchi con frange di pellele crochet e intrecci e nodi in pelle, per la sera

Viaggio in Oriente

Ispirata alle tecniche di stampa giapponesi e ai colori del cielo, la collezione di Serapian, segna il secondo capitolo della collaborazione con Bethan Laura Wood. Colore e luce sono gli elementi centrali della collezione mentre la nuova texture tridimensionale di incrocio di nastri di cotone e creazione di delicate catene metalliche, danno forma alle proposte.

Serapian

Tra spazio e tempo

Si tratta di un viaggio negli archivi della maison Curiel, che finalmente apre le porte di Casa Curiel Milano, in cui il patrimonio incontra la modernità. La collezione SS26 è composta da tessuti naturali, come il lino e la seta, che si snodano su shiluette raffinate e fluide.

Curiel

Si tratta di un viaggio personale, nell’infanzia di Filippo Cascinelli Staudacher, che ci ha portati alla scoperta della collezione The Spaces in Between. L’identità del marchio si fonda su una visione che unisce artigianalità italiana, innovazione tecnica, e narrazione personale. I capi, interamente realizzati in Italia con nylon riciclati ultra-leggeri, coniugano funzionalità e romanticismo attraverso volumi essenziali, dettagli tecnici e ricami tridimensionali ispirati alla natura. Ogni giacca porta il nome di un familiare del designer, esprimendo un forte legame affettivo e un’identità intima con i luoghi dell’infanzia.

Filippo Cascinelli Staudacher

Viaggio nella femminilità

La femminilità, la forza e il potere della collezione ispirata agli anni 80′ di Redemption, ridefinisce i codici del guardaroba estivo. Volumi architettonici e drappeggi fluidi si alternano donando teatralità e movimento ai look. Dal mini dress a clessidra, agli abiti lunghi, fino ai completi sartoriali, in una palette colori che spazia dal nero profondo al rosso acceso. 

Redemption

Maison Jejia ci porta a celebrare con la sua collezione, l’imperfezione come nuova forma di bellezza. Ogni look diventa narrazione visiva grazie all’accostamento ironico di stampe e colori e l’inserimento di un dettaglio volutamente “stonato”che trasforma il “difetto, imperfezione” in carattere. Una femminilità autentica, contraddittoria e mai uniforme.

 

Gucci: come ricostruire un impero. Dal passato al futuro di Demna Gvasalia

Gucci: come ricostruire un impero. Dal passato al futuro di Demna Gvasalia

Abbiamo atteso col fiato sospeso per mesi dall’annuncio esplosivo della nuova direzione artistica di Gucci alla presentazione della collezione. Demna Gvasalia, noto per il suo lavoro – a tratti controverso – da Balenciaga e Vetements, ha debuttato in veste di nuovo head designer da Gucci.

Demna è quel tipo di designer che lo ami… o lo odi.

Ha ribaltato l’estetica di Balenciaga, passando dallo stile minimalista e urban di Alexander Wang e, ancora prima, quello architettonico di Nicolas Ghesquière, ad un’estetica provocatoria ed estrema. Talvolta più con il fine di ottenere un effetto shock che un risultato concreto. E parliamo di abiti interamente composti da nastro isolante, buste della spazzatura come borse di lusso o rotoli di nastro adesivo come bracciali. Dai look second skin alle silhouette iper oversize. Demna ha creato Meme più che moda e talvolta ci ha fatti sentire presi in giro.

Ma non è tutto: è stato proprio sotto la direzione creativa di Demna che ha avuto luogo lo sgradevolissimo “incidente” della campagna Balenciaga con protagonisti bambini attorniati da accessori sadomaso. Un errore ormai “quasi” perdonato o dimenticato dal grande pubblico, ma non da tutti. Soprattutto da noi di Fashion News Magazine che non siamo mai riusciti a trovare nessuna plausibile giustificazione ad un atto di comunicazione così violento.

Prendere in mano le redini di Gucci non è un’impresa facile

Gucci è un brand che ha una forte identità stilistica e non ce l’ha allo stesso tempo. I suoi pezzi iconici stanno tutti nella pelletteria con borse senza tempo come la Jackie o calzature evergreen come il mocassino Jordaan.

L’abbigliamento è sempre stato fortemente condizionato dai suoi direttori creativi, in primis Tom Ford, che con il suo ingresso come head designer ha salvato il brand dalla bancarotta. Nel 1994, infatti, Gucci si ritrovava sull’orlo del fallimento, ma grazie allo stile sensuale, moderno e minimal di Tom Ford, fra il 1995 ed il 1996, le vendite hanno registrato un aumento del 90%, raggiungendo 500 milioni di dollari nel 1995. Fra il 1994 ed il 2003 (ultimo anno del suo mandato), i ricavi sono cresciuti di quasi il 1200%, arrivando ad una cifra complessiva di tre miliardi di dollari. Possiamo proprio affermare che Tom Ford ha trasformato Gucci in un colosso del lusso.

Gli anni successivi a Tom Ford, sono stati di transizione e assestamento, senza un direttore artistico unico, ma con un team creativo che ha gestito le diverse linee. Dopo la breve comparsa di Alessandra Facchinetti, è Frida Giannini ad entrare in gioco, prima solo con la linea accessori, poi con la moda donna, fino al 2006, quando diventa unico head designer. Il brand ha buoni fatturati, ma non paragonabili al boom di Tom Ford. La Giannini propone collezioni più commerciali, rappresentando lo stile italiano con qualche incursione nell’estetica degli anni ’70. L’interesse si affievolisce col tempo, lasciando spazio ad una noia che porta, nel 2014, ad un fatturato in calo del 2%. Il tempo del cambiamento arriva di nuovo ed è qui che esplode il fenomeno di Alessandro Michele. Già dal suo debutto, Michele genera una seconda ondata di Guccimania a livello globale. Agli antipodi rispetto Tom Ford, la sua moda è massimalista, vintage, vittoriana. Più ispirata alle nonne che ad una giovane e sexy it-girl. Alessandro Michele trasforma in arte (dichiaratamente liberty) ogni suo pezzo, porta il teatro in passerella, ridisegna il logo del brand (GG Marmont) e lancia sul mercato due borse iconiche che diventano subito it-bag: la Dionysus e la Marmont.

Dopo l’esplosione iniziale (perchè le cose belle, nuove ed inaspettate generano quasi sempre una gran voglia di consumismo), le vendite iniziano a rallentare… fino a colare a picco con la Pandemia. Boutique chiuse, crollo del turismo, forte riduzione della domanda per beni di lusso e restrizioni globali portano Gucci ad un fatturato in calo del 23%. L’anno successivo, però, con la riapertura dei mercati si registra una ripresa notevole. Gucci investe massicciamente nelle piattaforme digitali e e-commerce. I consumatori, dopo mesi di limitazioni, si fiondano in spese pazze, definite anche “revenge spending”.

Lo slancio del 2021 non è comunque sufficiente a consolidare l’interesse in Gucci da parte dei clienti che spesso criticano Michele di essere troppo ripetitivo. Ed è nel 2023 che entra in gioco Sabato De Sarno. Sembra entrare in punta di piedi, ribaltando ancora una volta l’estetica di Gucci verso un approccio più urbano che a tratti ricorda vagamente quello di Tom Ford. La reazione è stata piuttosto fredda da parte del pubblico, con un fatturato in calo del 21% nel 2024. Non si hanno molte chance in questo mondo: devi fare tutto bene e subito. Devi esplodere e creare tendenza. De Sarno non aveva brutte idee, ma non aveva idee abbastanza innovative. Non ha rotto gli schemi, non ha generato il desiderio. O quantomeno, non ne ha generato abbastanza.

2011 Frida Giannini +18%

2012 Frida Giannini +7%

2013 Frida Giannini +2%

2014 Frida Giannini -2%

2015 Alessandro Michele +21%

2016 Alessandro Michele +43%

2017 Alessandro Michele +44%

2018 Alessandro Michele +10%

2019 Alessandro Michele +9%

2020 Alessandro Michele -23%

2021 Alessandro Michele +31%

2022 Alessandro Michele +8%

2023 Sabato De Sarno -6%

2024 Sabato De Sarno -21%

2025 Demna Gvasalia +15% (parziale)

(fonte Kering)

Per avere successo devi stupire

Nel bene e nel male, purché se ne parli. Sembra questa la strategia ideata da Gucci con l’assunzione di Demna. Si, perchè questa notizia è scoppiata come una bomba al centro del fashion world, portando Gucci sulle prime pagine di tutte le testate… ammesso che ancora esistano le prime pagine.

Una scelta saggia

Il debutto a Milano Fashion Week non è stato ordinario. Niente sfilate per adesso. I social di Gucci si azzerano e vengono pubblicati 27 look dalla collezione La Famiglia, ciascuno dei quali rappresenta un archetipo della moda italiana. Si tratta di una collezione see-now-buy-now disponibile dal 25 settembre fino al 12 ottobre in dieci boutique selezionate. Si aggiunge anche la produzione di The Tiger, il fashion film diretto da Spike Jonze con la super diva Demi Moore.

Inutile dire che queste immagini sono diventate presto virali sui social ed il fattore see-now-buy-now è il modo perfetto per monetizzare l’ondata di vivo interesse per la nuova visione del marchio.

La seconda scelta “saggia” di Demna è stata quella di attingere dagli archivi, dando alla gente ciò che ama in Gucci senza appesantire con la propria mano. I “fans” urlavano ad un ritorno a Tom Ford… e sono stati accontentati. I cultori del vintage, rivolevano vedere le borse più iconiche del brand… ed anche loro sono stati accontentati. Le borse Jackie e Bamboo 1947 fanno da protagoniste, con varianti in pelle e tessuto GG supreme.

Fa molto Tom Ford

L’impronta di Tom Ford è massiccia: a partire dallo slip pareo dell’archetipo “Ragazzo”, esattamente un copia/incolla preso dalla collezione Primavera/Estate 1998 di Gucci. Dalla stessa collezione anche la maglia girocollo trasparente dell’archetipo “Androgino”.

Nel femminile, immancabili gli stivali al ginocchio a punta con tacco stiletto, uno dei best seller dell’epoca Tom Ford che siamo certi avranno una grande performance in fatto di vendite. “La Cattiva” è un look “decisamente” Tom Ford, la cui ispirazione è sottolineata anche dalla scelta della pelle stampa cocco.

Fa molto Alessandro Michele

Dammi la logomania ed un pizzico di vecchia Hollywood e siamo subito in epoca Michele. Piume, gusto retrò e volumi sinuosi nell’outfit “Primadonna”.

Ancora piume ed un tocco di romanticismo vittoriano nell’archetipo “La Principessa”. E, sempre sull’estetica vittoriana tanto cara ad Alessandro Michele, l’abito midi indossato da “L’ereditiera”, con tanto di bigiotteria riportante il logo GG Marmont lanciato, come detto poc’anzi, dallo stesso designer.

Fa molto Balenciaga

Spalle super importanti e volumi esagerati esprimono a pieno la mano di Demna, in uno stile che, infatti, ci ricorda molto Balenciaga. “La Snob” è un ottimo esempio di pret-a-porter che diventa couture, con la sua silhouette architettonica ed il total black che richiama le scelte delle volte “inquietanti” e noir amate da Demna.

Un pizzico di Frida Giannini

Con l’archetipo “Flora” si fa senz’altro riferimento al celebre motivo ideato per Grace Kelly nel 1966 dall’illustratore Vittorio Accornero de Testa su richiesta di Rodolfo Gucci. Il disegno contiene ben quarantatré tipi di piante e insetti diversi. Il suo successo commerciale si deve, però, a Frida Giannini che lo ha reso simbolo iconico del marchio inserendolo in accessori ed abiti.

Cosa ci aspetta?

Nonostante lo scetticismo iniziale, possiamo affermare che Demna – finora – è riuscito a cavarsela abbastanza bene. Tuttavia, è importante sottolineare che il designer ha deciso di andarci “cauto”, senza fare scelte azzardate o alzare la posta. Giocare sul sicuro potrebbe avere dei vantaggi, ma investire se stessi in un progetto pionieristico è ciò che porta ad un risultato concreto. Ed è per questo che è stato importante ripercorrere la storia passata di Gucci in modo da capire meglio il presente. Ciò che hanno fatto Tom Ford ed Alessandro Michele è stato rischiare tutto. Ed hanno vinto. Demna è in un sentiero pericoloso che potrebbe facilmente portare alla noia. Commerciali si, ma prevedibili e ripetitivi mai.

“Ordinary/Extraordinary Beauty”: Filippo Fortis illumina la moda a Milano Fashion Week

“Ordinary/Extraordinary Beauty”: Filippo Fortis illumina la moda a Milano Fashion Week

Milano, città simbolo della moda e della creatività italiana, ha ospitato ieri, 23 settembre 2025, un evento che ha segnato un nuovo capitolo nel dialogo tra arte e fashion. La mostra “Ordinary/Extraordinary Beauty – Visioni Contemporanee della Moda” del fotografo Filippo Fortis, tenutasi presso la Galleria Rubin in Via Santa Marta, ha aperto le porte di Fashion Art Milano (FAM), un progetto ambizioso nato dalla collaborazione tra la storica Galleria Rubin e MKS Milano Fashion Agency. L’inaugurazione, in coincidenza con Milano Fashion Week, ha trasformato il vernissage in un momento di incontro tra professionisti del settore, creativi e appassionati, unendo l’eleganza dell’arte alla vibrante energia della moda.

Le fotografie di Filippo Fortis, esposte fino al 27 settembre, hanno catturato l’attenzione dei presenti con la loro capacità di raccontare la bellezza in modo non convenzionale.

Alberte Mortensen in Elie Saab

Lontano da stereotipi, il suo obiettivo ha immortalato volti, sguardi e dettagli con un’intensità che sfuma tra il reale e l’onirico. Le opere, frutto di collaborazioni con maison prestigiose come Versace, Valentino, Schiaparelli e Yohji Yamamoto, e con icone come Vittoria Ceretti, Anok Yai e Bella Hadid, hanno trasformato il backstage delle sfilate in una narrazione visiva di rara potenza. Scattate nelle capitali della moda – Milano, Parigi, Londra, New York – queste immagini rivelano il processo creativo dietro i look, celebrando il lavoro di make-up artist e hairstylist con un’estetica raffinata e autentica.

Fashion Art Milano si presenta come una piattaforma innovativa, pensata per esplorare il legame tra moda e arte, due mondi che si intrecciano per generare bellezza, identità e innovazione culturale.

La Galleria Rubin, con la sua dedizione alla qualità tecnica e all’originalità, e MKS, con la sua esperienza globale e la sua visione creativa, hanno dato vita a un progetto che non si limita a esporre, ma invita al confronto e alla sperimentazione. FAM si propone come un punto d’incontro per talenti emergenti e professionisti affermati, un laboratorio di idee che guarda al futuro della moda con consapevolezza e passione.

Vittoria Ceretti, Anok Yai, Mona Tougaard con Pat McGrath in Versace.

Il percorso di Filippo Fortis, celebrato in questa mostra, incarna perfettamente questa visione.

Dagli esordi negli anni ’90, quando insieme a Luca Cannonieri ha rivoluzionato la fotografia di backstage, fino alla sua evoluzione artistica con MKS e Launchmetrics, Fortis ha saputo coniugare la spontaneità del dietro le quinte con un approccio artistico sofisticato. Le sue immagini, pubblicate su testate come Vogue, D la Repubblica ed Harper’s Bazaar, non sono solo scatti, ma racconti che evocano emozioni profonde. Come ha sottolineato Andrea Reis di MKS, il lavoro di Fortis è “profondamente contemporaneo, con sfumature a volte mistiche”, capace di trasformare ogni immagine in un’opera d’arte che parla sia al cuore che alla mente.

Delilah Koch in Sies Marjan

Il vernissage, un evento esclusivo che ha animato la serata milanese, ha offerto anche l’opportunità di acquistare le opere esposte, pezzi unici che rappresentano una testimonianza tangibile di questa fusione tra moda e arte. La mostra, con la sua capacità di catturare l’essenza della bellezza autentica, ha confermato il talento di Fortis e il potenziale di FAM come progetto destinato a ridefinire i confini creativi del settore. Milano, ancora una volta, si afferma come palcoscenico ideale per chi sa sognare e innovare, unendo stile e visione in un dialogo senza tempo.

Lo Spallanzani lancia “La Settimana della Scienza”

Lo Spallanzani lancia “La Settimana della Scienza”

Dopo il grande successo della scorsa edizione, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS non solo rinnova l’appuntamento con la “Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori LEAF” ma moltiplica il suo impegno organizzando la “Settimana della Scienza”, in programma dal 19 al 26 settembre nell’Istituto di via Portuense n.292 a Roma.

L’apertura della “Settimana della Scienza” sarà anche l’evento lancio per l’Italia  della “Notte europea delle  ricercatrici e dei ricercatori LEAF” coordinato da  “Frascati Scienza”. E l’inizio sarà scoppiettante con lo Spallanzani che, venerdì 19 settembre, accoglierà il prof. Vincenzo Schettini, diventato uno dei volti più seguiti e amati sui social e in tv con il suo “La fisica che ci piace”, che terrà una delle sue entusiasmanti “lezioni” sul palco allestito all’interno dell’Istituto romano.

Grande attenzione ai giovani studenti che lunedì 22 settembre saranno protagonisti del seminario “Piccoli insetti, grandi minacce: zanzare e virus” condotto da Francesco Vairo (INMI Spallanzani) e Claudio De Liberato (Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana) che – alla luce della recente emergenza legata al West Nile Virus –  affronterà il tema sempre più rilevante della diffusione dei virus trasmessi dalle zanzare, mentre martedì 23 e mercoledì 24 daranno vita a due cineforum per discutere di malattie infettive emergenti (“Contagion”) e di infezioni sessualmente trasmissibili (“Dallas Buyers Club”).

Com’è noto, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” è punto di riferimento regionale, nazionale e internazionale proprio sul fronte dell’HIV e delle infezioni sessualmente trasmissibili a cui è dedicato un momento di fondamentale importanza per la sensibilizzazione e il contrasto di questo problema di sanità pubblica. Infatti, giovedì 25 settembre, gli esperti dello Spallanzani incontreranno la rete dei consultori e i Dipartimenti di prevenzione della Regione Lazio per promuovere un coordinamento ancor più efficace tra i vari stakeholders.

In serata, infine, un momento ricreativo e comunitario con il concerto degli artisti del Servizio Sanitario Regionale. Medici ed infermieri di giorno ma musicisti di notte, si esibiranno i “QRS” del Policlinico Umberto I, “Generazione Musica” dell’ASL ROMA 4, “Early Meets Late” del Policlinico Casilino e dell’Ospedale Sandro Pertini e il duo piano e voce composto da Giuseppe Sabatelli della Regione Lazio e Luca Virone dello Spallanzani. A condurre la serata Riccardo Rossi.

Venerdì 26 settembre, infine, la serata clou, il grande giorno della “Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori”: i 200 ricercatori dello Spallanzani daranno vita a oltre 30 laboratori a tema virologico, microbiologico, immunologico, clinico ed epidemiologico in cui il pubblico sarà il protagonista partecipando attivamente. Gli eventi sono stati pensati per tutte le età, dai 3 anni in su. Basti pensare, ad esempio, alle tecniche di rianimazione praticate su peluche, alle osservazioni al microscopio. E ancora: sarà possibile visitare i laboratori di biosicurezza ed effettuare esperimenti scientifici simulati, si parlerà ai ragazzi e con i ragazzi di Infezioni Sessualmente Trasmissibili, sarà possibile interfacciarsi con l’intelligenza artificiale.

“Il successo dell’anno scorso – con oltre 1.300 presenze – dimostra che, se raccontata bene e in modo accattivante, c’è grande curiosità ed entusiasmo intorno all’affascinante mondo della Scienza. Per questo, con altrettanto entusiasmo, abbiamo deciso di regalarci ma soprattutto di regalare ai cittadini un’intera settimana all’insegna della Ricerca, di cui lo Spallanzani è simbolo. Siamo convinti che simili iniziative siano fondamentali per seminare e coltivare Scienza e Sapere, per diffondere la cultura della Ricerca. La nostra Settimana parte da questi presupposti e dalla nostra volontà di non chiuderci dentro i laboratori ma di aprirci al territorio” dichiarano il Direttore generale dello Spallanzani, Cristina Matranga, e il Direttore scientifico, Enrico Girardi.

La Settimana della Scienza organizzata dallo Spallanzani vanta il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca, della Regione Lazio e del Comune di Roma.
Il progetto LEAF è finanziato dal programma HORIZON-MSCA-2023-CITIZENS-01-01 della Commissione Europea.

Fryga: la moda rurale polacca che conquista con stile e sostenibilità a East Bound.Roma

Fryga: la moda rurale polacca che conquista con stile e sostenibilità a East Bound.Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea. Quindici brand hanno presentato collezioni di accessori e gioielli che hanno messo in dialogo tradizione, artigianato e innovazione, offrendo al pubblico italiano un mosaico della creatività polacca contemporanea.

Fryga è un viaggio straordinario attraverso i paesaggi rurali dell’Europa dell’est. Situato nella regione di Kaszuby, un’area boschiva ricca di laghi e abitata dagli autoctoni pomerani, Fryga riflette la ricca tradizione manifatturiera e artigianale del luogo, trasformandola in un movimento di stile unico.

Fondato da Julia e Balbina, due amiche e vicine di villaggio, Fryga incarna un’idea di moda moderna e confortevole, pensata per chi sceglie la vita rurale ed i silenzi dei boschi senza rinunciare all’eleganza. Il nome “Fryga” significa una persona vivace e attiva, e questo spirito si riflette nei loro capi: non solo estetici, ma anche pratici. Con un abito di Fryga si può lavorare nell’orto al mattino e poi passeggiare con amici nel pomeriggio.

Le due creatrici si ispirano al patrimonio popolare della regione, integrando materiali naturali come lana e lino nei loro design. Con una nota di nostalgia, i capi richiamano quelli indossati dalle loro nonne, unendo tradizione e innovazione.

Tra le collezioni più apprezzate spicca Fryga Stories, che include top all’uncinetto e cosmetici naturali originali, unendo moda e cura personale in modo sostenibile. Il prodotto di punta del brand sono i gilet nei toni pastello, realizzati con pura lana merino fornita da Merino Polska, un produttore locale rinomato per la qualità delle sue fibre.

Fryga non è solo un marchio di abbigliamento, ma un movimento che celebra la connessione con la natura e la comunità. Julia e Balbina, animate da un amore per la campagna, i boschi e la fauna selvatica, creano capi che parlano di uno stile di vita autentico, lontano dai ritmi frenetici delle metropoli. La loro visione si allinea con la crescente domanda di moda etica e sostenibile, un trend che vede la Polonia emergere come un polo di creatività responsabile, come evidenziato da diversi brand locali che utilizzano materiali naturali e organici.

Accanto a Fryga, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Ania Kuczyńska, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak e Yana Bezdushna, componendo un ritratto sfaccettato della scena polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Yana Bezdushna, petali di tessuto e rinascita creativa allo showroom di East Bound. Roma

Yana Bezdushna, petali di tessuto e rinascita creativa allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea. Quindici brand hanno portato nella capitale italiana accessori e gioielli capaci di raccontare una nuova idea di stile, in cui sostenibilità e innovazione si intrecciano con la tradizione artigiana.

Tra i protagonisti ha brillato Yana Bezdushna, giovane designer ucraina che, costretta a lasciare il proprio Paese a causa della guerra, ha trovato a Varsavia la possibilità di ricominciare. In pochi mesi è riuscita a rimettere in piedi la sua attività, trasformando la sua esperienza personale in una forza creativa. Seguita da oltre duecentomila persone sui social, Yana è oggi anche mentore per designer migranti e conduce workshop sull’upcycling e la sartoria presso la Fondazione Kraina.

Il tratto distintivo del suo lavoro è la tecnica con cui assembla centinaia di piccoli frammenti di tessuto saldati tra loro fino a creare una superficie simile a petali di fiore. Abiti e borse diventano così strutture dinamiche, leggere e avanguardiste, veri manifesti di un’estetica che dimostra come i materiali scartati possano rinascere con forza e bellezza.

A Roma, le creazioni di Yana Bezdushna hanno acquisito un valore simbolico ancora più forte. In una città che da secoli custodisce l’arte della trasformazione e del riuso, i suoi capi hanno dialogato con la tradizione italiana dell’artigianato e con l’idea di sprezzatura, trovando il terreno ideale per raccontare la propria poetica di resilienza e rinascita.

Lo stile di Yana Bezdushna è giovane, sperimentale e coraggioso. È un linguaggio che unisce il rigore tecnico alla leggerezza estetica, trasformando lo scarto in opportunità creativa. Allo showroom romano, i suoi lavori hanno dimostrato come la moda possa essere allo stesso tempo memoria, impegno sociale e visione artistica.

Accanto a Yana Bezdushna, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak e Ania Kuczyńska, offrendo un panorama ricco e sfaccettato della moda polacca contemporanea.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Vanda Novak, calzature tra romanticismo slavo e design modernista allo showroom di East Bound. Roma

Vanda Novak, calzature tra romanticismo slavo e design modernista allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha aperto la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea. Quindici brand hanno presentato collezioni di accessori che hanno unito artigianato, innovazione e sostenibilità, rivelando la vitalità della nuova scena polacca.

Tra questi si è distinta Vanda Novak, fondata da Dominika Nowak, designer con formazione in storia dell’arte e costume a Cracovia e successivamente a Parigi presso lo Studio Bercot. Dopo esperienze con grandi maison come Hugo Boss, Helmut Lang, Jimmy Choo e Coccinelle, la stilista ha scelto di dedicarsi a un percorso personale, fondando nel 2018 il marchio che porta il nome della nonna.

Le scarpe di Vanda Novak sono pensate per essere sensuali ma al tempo stesso comode. Ogni paio è progettato da zero e prodotto nei laboratori italiani con maestria artigiana, per poi essere assemblato in Polonia. L’attenzione al dettaglio si traduce in decorazioni riconoscibili, che rendono uniche décolleté, sandali gioiello, sneakers in memory foam, stivaletti e stivali. È un design che fonde sensibilità romantica, eredità slava e rigore modernista, offrendo al pubblico una calzatura capace di resistere alle mode passeggere.

Allo showroom romano, la collezione ha trovato un contesto ideale. In una città che ha fatto della calzatura uno dei simboli più forti della tradizione artigianale, le creazioni di Dominika Nowak hanno dialogato con naturalezza con il gusto italiano, proponendo una visione che guarda al futuro ma che resta fedele alla propria identità.

Lo stile di Vanda Novak è femminile e sofisticato, ma anche pratico e consapevole. È un lusso da indossare ogni giorno, che non rinuncia alla bellezza né al comfort. A Roma, i suoi modelli hanno dimostrato che la calzatura può essere molto più di un accessorio: è un’estensione della personalità di chi la indossa, un segno distintivo di cultura e raffinatezza.

Accanto a Vanda Novak, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, componendo un mosaico che ha mostrato la ricchezza del design polacco contemporaneo.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Valium Hats, cappelli artigianali come identità personale allo showroom di East Bound. Roma

Valium Hats, cappelli artigianali come identità personale allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha aperto la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea. Quindici brand hanno raccontato la forza del design polacco, unendo tradizione artigiana e ricerca di nuove forme di sostenibilità.

Tra questi, Valium Hats ha incantato con la sua proposta di copricapi unici e fatti a mano. Il marchio è stato fondato nel 2014 a Minsk da Valentina Plytkievich, che ha scelto di trasferirsi a Varsavia dopo le tensioni politiche in Bielorussia. Fin dall’inizio ha seguito una filosofia chiara: creare cappelli fuori dagli schemi, lontani dalle tendenze passeggere, realizzati con materiali naturali e secondo tecniche tradizionali.

Le prime collezioni, basate sul feltro, hanno esaltato la struttura e la materia, per poi aprirsi anche alla paglia e ad altre fibre naturali. I modelli spaziano dai tocchi ai fascinator, dai fedora ai panama, dagli eleganti cappelli da cerimonia a quelli da tutti i giorni, sempre pensati per donne e uomini che desiderano un accessorio personale e durevole. Ogni pezzo è prodotto in serie limitate o come pezzo unico, in risposta al consumismo e alla perdita di valore culturale degli oggetti.

Nello showroom romano i cappelli di Valium Hats hanno trovato un terreno ideale. Roma, città che ha fatto della moda e dell’artigianato un linguaggio universale, ha dato voce alla loro doppia natura: accessori leggeri e comodi, ma anche dichiarazioni di stile e di identità. Lontani dall’essere semplici complementi, sono diventati il cuore di un outfit, capaci di raccontare la personalità di chi li indossa.

Lo stile di Valentina Plytkievich è sobrio e deciso, radicato nella manualità ma aperto alla sperimentazione. A Roma i suoi cappelli hanno mostrato come la lentezza della creazione artigiana possa generare oggetti che non si consumano nel tempo, ma acquisiscono valore, diventando parte di una storia personale.

Accanto a Valium Hats, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, offrendo al pubblico romano un panorama ricco e diversificato.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

TSUDA, miracoli di tessuto e folklore bielorusso allo showroom di East Bound. Roma

TSUDA, miracoli di tessuto e folklore bielorusso allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea. Quindici brand hanno raccontato la sostenibilità e l’identità creativa della nuova generazione, tra accessori, gioielli e copricapi che hanno unito artigianato e innovazione.

Tra questi ha colpito TSUDA, marchio fondato nel 2020 dalla stilista e grafica Anna Palitava. Il nome deriva dal termine bielorusso “miracolo” e riflette la filosofia della designer: trasformare materiali comuni in oggetti straordinari. Nata in Bielorussia e rinata in Polonia dopo l’emigrazione a Varsavia, Anna ha costruito una collezione che parte dal riciclo di tende e tendaggi, dando vita a pantaloni, top, shopper e gonne grembiule che uniscono semplicità e forza simbolica.

Ogni capo di TSUDA si arricchisce di dettagli originali, ricami e stampe che richiamano l’iconografia rurale e il folklore bielorusso. La collezione si completa con gioielli in pietre naturali, spesso decorati dal motivo del trattore, simbolo ironico e affettuoso del marchio, che lega la modernità alla memoria agricola.

A Roma, i lavori di TSUDA hanno trovato una cornice perfetta. Nella città dove il passato e il presente dialogano di continuo, le creazioni di Anna Palitava hanno portato leggerezza e poesia, dimostrando che il riuso dei materiali non è un gesto di necessità ma un atto creativo consapevole. Le sue gonne grembiule e le shopper riciclate hanno assunto il valore di piccole dichiarazioni estetiche e sociali.

Lo stile di TSUDA è diretto e sincero, nato dall’incontro tra cultura popolare e sensibilità contemporanea. È un linguaggio che guarda alle radici senza paura di reinventarle e che a Roma ha trovato la sua consacrazione, dimostrando come i “miracoli” possano nascere da ciò che spesso viene trascurato.

Accanto a TSUDA, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, componendo un mosaico di grande ricchezza creativa.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Sandra Skórka, l’arte dell’upcycling come sperimentazione a East Bound. Roma

Sandra Skórka, l’arte dell’upcycling come sperimentazione a East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea, un evento che ha portato nella capitale italiana quindici brand capaci di raccontare la sostenibilità e la creatività della nuova generazione di designer polacchi.

Tra questi ha colpito Sandra Skórka, una delle stiliste più premiate e citate dalla stampa internazionale, finalista anche al GUCCI Global Design Graduate Show. Le sue collezioni sono esperimenti tra moda e arte, sempre legate a un uso innovativo dell’upcycling. La serie “Giardino” ha stupito con la sua “scultura botanica” fatta di 992 fiori in pelle colorata, mentre “Afterimages”, ispirata a Strzemiński e Kobro, ha reinventato lana, seta e lino trasformandoli in abiti e grandi borse ricavate da maglioni riciclati.

A Roma ha presentato la sua collezione di borse in pelle bovina di alta qualità, caratterizzate da una ricca gamma di motivi e colori, con il tipico design a scatola e il logo decorativo del brand. Oggetti che uniscono rigore costruttivo e libertà creativa, diventando manifesti di una moda che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Lo stile di Sandra Skórka è radicale e poetico al tempo stesso. È una moda che rifiuta l’omologazione, che vuole sorprendere e stimolare la riflessione. A Roma le sue borse hanno dialogato con un contesto dove l’artigianato e la bellezza sono patrimonio culturale, dimostrando che la sostenibilità può avere la stessa forza di un’opera d’arte.

Accanto a Sandra Skórka, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, offrendo una panoramica completa della ricchezza della moda polacca contemporanea.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

ORSKA, gioielli etici e sperimentazione globale allo showroom di East Bound. Roma

ORSKA, gioielli etici e sperimentazione globale allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha aperto la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, innovazione e sostenibilità. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha presentato quindici marchi di accessori che hanno mostrato la pluralità della creatività polacca.

Tra questi, ORSKA ha conquistato l’attenzione con le sue collezioni di gioielli etici, uniche e inconfondibili. Anna Orska, designer e artista, è una delle figure di punta della moda polacca contemporanea e anima del movimento per la moda responsabile. I suoi gioielli, realizzati a mano, riflettono un approccio che unisce tecniche artigiane e materiali insoliti, dando vita a pezzi che sono sempre racconti, viaggi, esperimenti. La sua ricerca attinge a settori diversi, dal folklore alle tecnologie futuristiche, dai mestieri tribali alle nuove sperimentazioni sui materiali.

A Roma ha presentato due collezioni emblematiche. “Turmali”, ispirata all’aurora, ha portato in passerella turmaline grezze in tutte le sfumature, provenienti dal Rajasthan. “Semios”, invece, si è concentrata sui simboli: sigilli, monete, medaglioni, figure mitologiche e segni zodiacali che si intrecciano in costellazioni protettive. A rendere ogni pezzo ancora più unico è l’impronta delle linee papillari degli artigiani che lo hanno realizzato, incisa come firma simbolica di un lavoro profondamente umano.

Allo showroom romano, le creazioni di ORSKA hanno trovato una cornice perfetta. In una città che ha sempre legato gioielli e simboli al concetto di potere, sacralità e bellezza, i lavori di Anna Orska hanno dialogato con naturalezza, trasformando la gioielleria in linguaggio universale di cultura e identità.

Lo stile di ORSKA è libero, sperimentale, autentico. È un gioiello che non cerca solo di ornare ma di comunicare, che porta con sé storie, memorie e responsabilità. A Roma, i suoi lavori hanno dimostrato come la sostenibilità possa trasformarsi in estetica e come l’artigianato, se intrecciato alla ricerca, diventi avanguardia.

Accanto a ORSKA, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, componendo un mosaico creativo di grande ricchezza.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Melancholia, gioielli simbolici tra gotico ed esoterico allo showroom di East Bound. Roma

Melancholia, gioielli simbolici tra gotico ed esoterico allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha aperto la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea con un percorso tra artigianato, sostenibilità e avanguardia. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha portato quindici brand di accessori a dialogare con la capitale italiana, ciascuno con la propria identità e filosofia.

Tra i protagonisti, Melancholia ha lasciato un segno profondo. Fondato nel 2014 dalla designer e artista visiva Daria Malicka, il marchio ha sede a Katowice e si distingue per un linguaggio che intreccia arte, alchimia e mitologia. I gioielli, realizzati in argento 925 con dettagli in oro 24 carati o rodio, nascono da un processo che combina tecniche di modellazione 3D con una lavorazione manuale attenta e raffinata. Ogni pezzo appare come un piccolo racconto simbolico, a metà strada tra ornamento e amuleto.

Cuori avvolti da spine, bracciali che ricordano ossa, collane con forme organiche, anelli incisi con occhi e chiavi: l’universo di Melancholia è un intreccio di suggestioni gotiche e romanticismo oscuro, ma allo stesso tempo dotato di una sensualità fisica che rende i gioielli profondamente contemporanei. La stessa designer definisce le sue opere “pensieri imprigionati nella materia”, ed è proprio questa tensione tra idea e sostanza a renderle uniche.

Nello showroom romano, i gioielli di Melancholia hanno dialogato con la tradizione artistica della città, che nei secoli ha fatto della simbologia e del mistero un linguaggio estetico universale. A Roma, dove i segni del passato si fondono con l’energia del presente, le creazioni di Daria Malicka hanno trovato un terreno fertile, diventando catalizzatori di emozione e riflessione.

Lo stile di Melancholia è sofisticato e introspettivo, pensato per chi cerca nell’oggetto non solo bellezza ma significato. È un linguaggio che affonda le radici nella cultura e che si esprime con la forza della sperimentazione tecnologica e della manualità artigiana. Roma ne ha amplificato la potenza, consacrando il marchio come uno dei più affascinanti esempi della nuova gioielleria europea.

Accanto a Melancholia, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, offrendo una panoramica completa della ricchezza creativa polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Lallu Chic, copricapi couture tra eleganza e ironia allo showroom di East Bound. Roma

Lallu Chic, copricapi couture tra eleganza e ironia allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, sostenibilità e creatività. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha presentato quindici brand di accessori capaci di raccontare una nuova visione etica ed estetica del design polacco.

Tra i protagonisti si è distinto Lallu Chic, marchio specializzato in copricapi di lusso su misura. La modista Hania Bulczyńska, unica couturière del settore in Polonia, ha imparato il mestiere a New York da un’allieva di Stephen Jones, portando nel suo lavoro una padronanza artigiana rara e preziosa. I suoi cappelli, turbanti, tocchi e fascinator sono realizzati a mano con materiali di alta qualità come fodere di seta, dettagli in pelle e applicazioni di cristalli. Ogni pezzo è concepito come un’opera unica, in cui eleganza classica e spirito avant-garde convivono con leggerezza e ironia.

A Roma, le creazioni di Lallu Chic hanno dimostrato che il copricapo può essere molto più di un accessorio: è un segno identitario, un piccolo gesto teatrale che cambia l’intero equilibrio di un outfit. La modista stessa lo definisce “aureola di felicità”, e la sua visione si è tradotta in progetti originali, che spaziano dalle stampe animalier alle forme ispirate agli oggetti quotidiani, come le iconiche pompette per profumi.

Lo stile di Hania Bulczyńska è stato accolto con entusiasmo perché capace di unire artigianato di altissimo livello e una sensibilità giocosa. In un contesto come Roma, dove il cappello ha una lunga storia simbolica che va dalla classicità alla moda novecentesca, i copricapi di Lallu Chic hanno trovato una risonanza naturale, diventando ponti tra tradizione e contemporaneità.

Accanto a Lallu Chic, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, componendo un quadro variegato della moda polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Kołnierz w Serduszko, colletti ribelli e femminismo artigiano allo showroom di East Bound. Roma

Kołnierz w Serduszko, colletti ribelli e femminismo artigiano allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, sostenibilità e innovazione. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha portato quindici brand di accessori in dialogo con la capitale italiana, mostrando il volto più autentico e creativo della Polonia di oggi.

Tra questi, Kołnierz w Serduszko ha attirato l’attenzione con un approccio originale e provocatorio. Fondato da Magdalena Ziarnik, laureata in filosofia, fotografa e designer, il marchio si ispira a tradizioni artigianali femminili spesso relegate alla dimensione domestica, come il ricamo, il pizzo e i motivi vegetali. Elementi un tempo confinati all’ombra delle case sono stati recuperati e trasformati in un linguaggio di emancipazione. I colletti rimovibili, vero simbolo del brand, sono pensati per essere indossati in modo asimmetrico, capovolti, sovrapposti, diventando un atto di libertà.

Ogni creazione di Kołnierz w Serduszko nasce da tessuti riciclati e segue i principi dell’upcycling. Le camicie e i pantaloni della collezione, arricchiti da dettagli che richiamano il folklore polacco e quello dei Paesi dell’ex Jugoslavia, dialogano con influenze tribali e uniformi scolastiche, creando uno stile che non accetta regole rigide. A Roma, nello showroom di East Bound, i colletti hanno brillato come dichiarazioni personali, capaci di dare nuova vita al concetto di accessorio.

Il linguaggio di Magdalena Ziarnik è profondamente femminista e creativo, lontano dalle imposizioni estetiche e vicino invece alla gioia del gioco, della sperimentazione e della memoria culturale. In una città come Roma, dove i simboli e i codici della moda hanno attraversato secoli di potere e di identità, i suoi colletti sono apparsi come piccole rivoluzioni portatili, in grado di connettere passato e presente con ironia e sensibilità.

Accanto a Kołnierz w Serduszko, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, in un mosaico che ha dato voce alle molte anime della moda polacca contemporanea.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina

CACKO, gioielli surreali e immaginazione artigiana allo showroom di East Bound. Roma

CACKO, gioielli surreali e immaginazione artigiana allo showroom di East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato una tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, sostenibilità e innovazione. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha presentato quindici brand di accessori che hanno mostrato al pubblico italiano la varietà e la forza della creatività polacca contemporanea.

Tra questi si è distinto CACKO, il marchio creato da Ola Jabłonka in un piccolo paese vicino a Poznań. Musicista in passato, oggi orafa, la designer ha portato nelle sue collezioni la stessa sensibilità che un tempo traduceva in suoni. I suoi gioielli, realizzati principalmente in resina, sono forme quasi scultoree che evocano natura, gioco e immaginazione. Ogni anello, collana, choker, orecchino o clip è fatto a mano con cura minuziosa e diventa un pezzo unico, impossibile da confondere.

Il nome stesso, Cacko, significa “gingillo” e riflette l’idea di un oggetto bello, senza funzione precisa, che esiste per decorare e per suscitare emozioni. Le sue creazioni sono colorate, talvolta ironiche, capaci di ricordare giocattoli o piccoli oggetti da collezione. A Roma, esposte nello showroom, hanno conquistato il pubblico con la loro leggerezza e la loro forza visiva, dimostrando come l’arte del gioiello possa diventare un’esperienza surreale.

Lo stile di Ola Jabłonka è un inno alla libertà creativa. Rifiuta la rigidità delle convenzioni per esplorare nuove possibilità espressive, trasformando materiali semplici in oggetti preziosi per immaginazione e unicità. A Roma, città dove il gioiello ha una lunga tradizione culturale e artigianale, CACKO ha trovato il palcoscenico ideale per confermare la sua vocazione sperimentale.

 

Accanto a CACKO, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, by Wróblewska, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, offrendo una panoramica completa della creatività polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

by Wróblewska, pelletteria d’autore tra sperimentazione e rigore a East Bound. Roma

by Wróblewska, pelletteria d’autore tra sperimentazione e rigore a East Bound. Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha inaugurato una tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, sostenibilità e creatività. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha portato in Italia quindici brand di accessori che hanno mostrato la nuova visione etica ed estetica della Polonia.

Tra questi ha trovato spazio by Wróblewska, marchio creato da Katarzyna Wróblewska, professoressa e direttrice del laboratorio di Calzature e Accessori all’Accademia di Belle Arti di Łódź. Nonostante gli impegni accademici, la designer ha sempre coltivato il desiderio di esprimersi attraverso creazioni personali, dando vita a collezioni uniche di borse e pelletteria di lusso.

Le borse firmate by Wróblewska si caratterizzano per le forme geometriche, l’uso sapiente di materiali contrastanti come pelle liscia e velluto, le finiture metalliche in oro e argento e una palette cromatica neutra che va dal nero ai toni della terra. Il modello iconico, la Box Bag dalla forma rettangolare, è diventato simbolo di un design che unisce sperimentazione artistica e funzionalità quotidiana. Non si tratta di oggetti decorativi, ma di accessori concepiti per accompagnare la vita di chi li indossa con praticità e carattere.

A Roma le creazioni di by Wróblewska hanno trovato un terreno fertile. La capitale italiana, che da sempre riconosce e celebra il valore dell’artigianato e del design raffinato, ha esaltato la forza di uno stile che non ha bisogno di ostentazione. Ogni borsa è apparsa come una scultura discreta, capace di raccontare la propria storia attraverso dettagli minuziosi e proporzioni perfette.

Lo stile di Katarzyna Wróblewska è colto e contemporaneo, radicato nella tradizione accademica ma proiettato verso il futuro. È un linguaggio che parla agli appassionati di design quanto agli amanti della moda, e che a Roma ha trovato un palcoscenico ideale per consolidare il proprio prestigio internazionale.

Accanto a by Wróblewska, nello showroom hanno esposto anche Atomy, Balagan, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, componendo un mosaico ricco e variegato della creatività polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.

Balagan, semplicità cosmopolita e raffinatezza etica allo showroom di East Bound Roma

Balagan, semplicità cosmopolita e raffinatezza etica allo showroom di East Bound Roma

Si è tenuto a Roma l’8 settembre, presso l’Istituto Polacco, lo showroom di East Bound. Roma, che ha aperto la tre giorni dedicata alla moda polacca contemporanea tra artigianato, sostenibilità e innovazione. Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Creative Industries Institute e dalla Fondazione Kraina nell’ambito del programma “Cultura ispirante 2025-2026”, il progetto ha presentato quindici brand di accessori che hanno mostrato la forza creativa della Polonia nel XXI secolo.

Balagan, fondato da Agata Matlak Lutyk e Hanna Ferenc-Hilsden, ha portato a Roma il suo linguaggio fatto di semplicità raffinata e cosmopolita. Il nome stesso del brand, che in ebraico significa “confusione”, rivela l’intenzione di abbracciare la vita urbana con leggerezza e autenticità. Scarpe e borse diventano strumenti di quotidianità elegante, pensati per durare e per accompagnare chi li indossa senza mai tradire comfort e funzionalità.

I modelli, spesso sold out, si distinguono per le linee pulite, la cura artigianale e l’uso di materiali naturali come la pelle, che con il tempo acquista morbidezza e carattere. Ogni pezzo è il risultato di un equilibrio tra praticità e design, con un’estetica che non rincorre le mode passeggere ma propone un lusso senza tempo. L’etica del marchio è fondata su tre pilastri: prezzi trasparenti, processi produttivi tracciabili e una quota dei ricavi destinata a iniziative sociali.

A Roma, Balagan ha dialogato con un contesto ideale. La città che da secoli incarna l’eccellenza artigianale ha valorizzato l’approccio onesto e funzionale del brand, sottolineando come la vera eleganza nasca dall’incontro tra bellezza e responsabilità. Le borse e le scarpe esposte hanno raccontato un modo di vivere lo stile che unisce rigore e calore, minimalismo e cosmopolitismo.

Lo stile di Balagan è discreto ma deciso. È un linguaggio che privilegia l’essenziale, che rifugge l’eccesso e che proprio in questa sobrietà trova la propria forza. Allo showroom di East Bound. Roma ha conquistato per coerenza e maturità, dimostrando che l’eleganza sostenibile non è una tendenza, ma un nuovo paradigma.

Accanto a Balagan, nello showroom hanno esposto anche Atomy, by Wróblewska, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Lallu Chic, Melancholia, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, Vanda Novak, Yana Bezdushna e Ania Kuczyńska, offrendo una panoramica ricca e multiforme della creatività polacca.

La manifestazione è stata organizzata dal Creative Industries Institute in collaborazione con la Fondazione Kraina, l’Associazione Interculturale Sinergia e l’Istituto Polacco di Roma. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma “Cultura ispirante 2025-2026” (Kultura inspirująca 2025-2026), con la curatela di Karolina Sulej, la regia di Waldek Szymkowiak, la produzione di Magdalena Christofi e la comunicazione visiva della Fondazione Kraina.