Quando il bersaglio diventa una donna: il caso Claudia Conte e il confine tra informazione e fango
In queste settimane si sta parlando ovunque di Claudia Conte. Ma la domanda vera non è cosa abbia fatto, questo eventualmente sarà appurato nelle sedi opportune. La domanda è come viene raccontato.
Il dibattito si è concentrato sul rapporto tra Claudia Conte e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, coinvolgendo il governo guidato da Giorgia Meloni. Non risulta alcuna azione giudiziaria e la vicenda si muove interamente sul piano mediatico e politico. È proprio in questo passaggio che una vicenda personale viene trasformata in un caso politico e, subito dopo, in un caso mediatico.
Quando una vicenda privata diventa terreno di scontro pubblico, il rischio è chiaro: smettere di informare e iniziare a costruire gossip. Non si tratta più di ricostruire fatti, ma di accostare elementi, suggerire collegamenti, creare percezioni che restano anche quando non sono dimostrate.
Quando il racconto si concentra sul profilo di una donna, il cambio di prospettiva è evidente. Il confine tra interesse pubblico e curiosità privata si assottiglia fino a scomparire e ciò che dovrebbe restare sul piano dei fatti scivola nella rappresentazione personale, spesso accompagnata da allusioni e sottintesi morbosi.
Qui entra in gioco un punto che non può essere ignorato. Il codice deontologico dei giornalisti è chiaro: la notizia deve essere verificata, essenziale, proporzionata all’interesse pubblico e rispettosa della dignità della persona. Non tutto ciò che è raccontabile è anche pubblicabile. Non tutto ciò che attira attenzione è informazione.
E allora la distanza tra questi principi e la narrazione che si è sviluppata attorno a Claudia Conte diventa evidente. Non perché si affronti un tema politico, ma per come viene raccontato. Episodi lontani nel tempo, dettagli privati, collegamenti ipotetici: elementi che non chiariscono, ma spostano l’attenzione dai fatti alla persona.
Quando la politica usa il privato per colpire, non è più politica. È un cambio di linguaggio che abbassa il livello del dibattito e contribuisce alla costruzione, o distruzione, di un’immagine. E quando questo meccanismo si innesta su una figura femminile, il rischio è ancora più evidente: il deprezzamento delle competenze lascia spazio alla narrazione personale.
Colpisce il contrasto con ciò che, solo poche settimane fa, veniva ribadito con forza l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, o più formalmente Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale. E colpisce ancor di più se si pensa che tra pochi mesi torneremo a parlarne il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Valori che non possono essere evocati solo in quelle occasioni e poi dimenticati quando una donna diventa bersaglio mediatico.
C’è poi un altro elemento. Il curriculum di una persona si costruisce nel tempo. Studio, lavoro, esperienza. Tornare indietro di dieci anni per giudicare il presente significa ignorare questo percorso. Nel frattempo si cresce, si lavora, si diventa professionisti.
A chi commenta con superficialità viene spontaneo chiedere: avete mai assistito a una moderazione di Claudia Conte? È una professionista preparata, capace, che svolge il suo lavoro con competenza. È su questo che dovrebbe misurarsi il giudizio.
Commentare in modo pruriginoso la vita privata, cercare collegamenti criminali attraverso associazioni ipotetiche, non è approfondimento. È una deriva che rischia di trasformarsi in una gogna mediatica.
Il punto non è sottrarre una persona a eventuali verifiche. Il punto è restare sui fatti, rispettare il confine tra pubblico e privato e non trasformare la dignità in una variabile accessoria.
Ed è proprio in questi momenti che si distingue l’informazione dal racconto pruriginoso.
La tavola delle feste racconta chi siamo: come cambiano le abitudini degli italiani e i consigli per accogliere davvero
In Italia la tavola resta un luogo simbolico, anche se le abitudini stanno cambiando. Si mangia più spesso in modo informale, i pasti si accorciano, la quotidianità corre veloce. Eppure, quando arrivano le feste, la tavola torna a essere il centro emotivo della casa. È lì che ci si ritrova, ci si racconta, si condividono rientri, annunci, nuove dinamiche familiari. La tavola delle feste non è solo un allestimento, ma uno spazio di relazione.
Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio Consumerismo sulle abitudini domestiche degli italiani, nel 2025 circa il 68 per cento delle persone dichiara di sedersi regolarmente a tavola almeno una volta al giorno, soprattutto a cena, mentre la percentuale sale all’82 per cento nel fine settimana. Cresce però il consumo informale dei pasti: il 32 per cento degli italiani mangia almeno un pasto al giorno “al volo” o in piedi, soprattutto colazione e pranzo feriale. Anche il gesto di apparecchiare diventa più selettivo: solo il 41 per cento lo fa ogni giorno, mentre la maggioranza riserva la cura della tavola ai momenti che contano davvero, come le feste, i rientri dei figli e le occasioni conviviali. Non è la tavola a scomparire, ma a trasformarsi, assumendo un valore sempre più simbolico.

È proprio in questa trasformazione che si inserisce lo sguardo di Elisabetta Scipioni, artigiana tessile e fondatrice di C’era un Tessuto, che da anni lavora sul rapporto tra casa, convivialità e bellezza quotidiana.
«La tavola delle feste non deve essere perfetta, deve essere accogliente», spiega Scipioni. «Oggi si apparecchia meno, è vero, ma quando lo si fa si cerca un senso, un calore, qualcosa che resti. Una tovaglia, dei tovaglioli in tessuto, un porta pane non sono solo oggetti, sono segnali: dicono “sei il benvenuto”».
Per Elisabetta Scipioni la chiave sta nella semplicità consapevole. «Non servono tavole sovraccariche. Basta una tovaglia in lino o cotone naturale, magari chiara, che faccia da base. Poi un colore, uno solo, declinato nei dettagli. La tavola deve lasciare spazio alle persone, non rubare la scena».
Le feste, del resto, non sono fatte solo di pranzi ufficiali. «Il periodo natalizio è lungo», osserva Scipioni. «Ci sono colazioni lente, pranzi improvvisati, merende che diventano confessioni. Anche lì la tavola conta. Un canovaccio usato come tovaglietta americana, facile da lavare, raccoglie briciole e segreti. È davanti a una fetta di panettone che spesso si dicono le cose più vere». Un altro elemento che non dovrebbe mancare è il porta pane. «È pratico, ma soprattutto simbolico. Il pane è condivisione, accompagna tutti i pasti. Metterlo al centro significa tenere unita la tavola». E sui tovaglioli non ha dubbi: «Quelli in stoffa cambiano tutto. Anche se sono spaiati, anche se non perfetti. Danno un senso di casa vissuta».

Accanto allo sguardo artigianale di Elisabetta Scipioni, arriva anche quello del bon ton e dell’etichetta, affidato a Laura Pranzetti Lombardini, che ricorda come la tavola delle feste sia anche una questione di equilibrio e rispetto. «Ultimamente il colore della tavola delle feste non è più solo il rosso: argento, oro, bianco, verde, colori mattone, blu… ma una cosa è certa: è sufficiente un solo colore su una tovaglia bianca, anche declinato in più tonalità, evitando allestimenti eccessivi. Non deve sembrare Carnevale», spiega. «È importante apparecchiare secondo tradizione, con riferimenti alla festa che ricorre, ricordando che è una festa anche per i bambini: l’allegria è necessaria».
Lombardini insiste sulla misura: «Non aggiungete stoviglie o bicchieri inutili. Il centrotavola deve essere basso, per permettere ai commensali di guardarsi negli occhi e dialogare». E sul brindisi precisa: «Va fatto guardandosi negli occhi e alzando i calici. Nelle cene formali è meglio evitare di farli scontrare, mentre in contesti informali un incontro delicato dei bicchieri accompagna l’allegria».
Non mancano i consigli sulle dinamiche familiari, spesso delicate durante le feste. «In caso di famiglie allargate, è importante sistemare con intelligenza i posti a tavola, tenendo le nuove compagne vicino al partner e lontano da situazioni potenzialmente tese. I nonni devono avere un posto d’onore ed essere serviti per primi». Anche la collaborazione è una forma di rispetto. «Chi è educato chiede di aiutare: portare qualcosa, ritirare una prenotazione, dare una mano nell’allestimento. E naturalmente non critica le portate. L’abbigliamento deve essere adeguato: niente jeans, tute o scarpe da ginnastica. I maglioni ironici funzionano solo se portati con consapevolezza».

L’attenzione alle parole e ai gesti. «Evitate messaggi di auguri impersonali e circolari. Meglio un augurio sentito o nulla. E non si fanno auguri a chi ha vissuto un lutto recente: il dolore riaffiora proprio durante le feste». Un ultimo suggerimento da Laura Pranzetti Lombardini: «Tenete sempre un piccolo regalo di scorta. I buoni-regalo sono pratici, ma dicono anche che non si è scelto davvero».
La tavola delle feste è uno specchio. Riflette lo stile, l’educazione, la capacità di accogliere. E forse, oggi più che mai, non serve stupire: basta far sentire chi arriva davvero a casa.
L’età dell’oro degli anelli giganti: dal dito delle star alle passerelle del desiderio
Negli ultimi giorni non si parla d’altro: la proposta di matrimonio di Taylor Swift e l’anello sfoggiato dalla cantante hanno monopolizzato le cronache internazionali, trasformando un gesto privato in un evento planetario. Non è soltanto la curiosità per la vita sentimentale di una delle artiste più influenti del decennio a tenere banco, ma soprattutto il fascino che esercita un gioiello capace di condensare lusso, storia e stile in un unico oggetto.
Il diamante scelto da Travis Kelce per Taylor non è un semplice solitario.
Parliamo di un old mine cut, un taglio antico che risale al XVIII e XIX secolo, oggi amatissimo dai collezionisti per la sua luce più calda e soffusa rispetto ai tagli moderni. Una scelta che coniuga il desiderio di personalizzazione con un ritorno al passato, in un’epoca in cui il vintage e la riscoperta dei saperi artigianali sono tornati al centro del gusto contemporaneo. Non a caso, gioiellieri e maison di alta gamma registrano una nuova domanda per tagli retrò e dettagli customizzati, che sottraggono il gioiello all’omologazione del diamante perfetto, senza rinunciare all’impatto visivo di una pietra importante. La tendenza non riguarda soltanto Taylor Swift.
Negli ultimi mesi abbiamo visto sfilare sulle mani di Georgina Rodriguez, Lady Gaga, Selena Gomez e Hailey Bieber anelli dalle proporzioni monumentali.
Il comun denominatore è la caratura, simbolo di uno status che si esprime attraverso la grandezza. Georgina, in particolare, ha ricevuto un diamante da 40 carati, con una valutazione che sfiora i cinque milioni di euro. Taylor si colloca nello stesso scenario: il suo gioiello vale circa un milione, cifra che conferma come l’anello di fidanzamento sia diventato un vero e proprio trofeo di lusso, un segno visibile di appartenenza a un’élite globale.
Questa ossessione per i diamanti giganti non nasce oggi.
Negli anni Venti del Novecento, con la nascita della cultura delle star, i gioielli smisurati erano già un linguaggio di potere e glamour. Pensiamo ai leggendari anelli sfoggiati da Elizabeth Taylor o ai gioielli di Hollywood negli anni d’oro: oggetti pensati per brillare non solo al dito, ma soprattutto sotto i riflettori. La differenza è che oggi l’amplificatore non è più il cinema, ma Instagram. La visibilità è immediata, planetaria e viralizzabile, e l’anello diventa un contenuto, oltre che un simbolo d’amore.
C’è però un aspetto interessante da sottolineare. Se nel lusso internazionale la direzione è quella del “più grande è meglio è”, nel quotidiano le abitudini sono diverse. In Italia, la spesa media per un anello di fidanzamento si aggira intorno ai 900 o 1000 euro, con fasce che vanno dai 500 ai 1500 euro. Numeri che raccontano un approccio pragmatico, legato al valore affettivo e alla durabilità del gioiello, più che al desiderio di ostentazione. È un segno del nostro tempo: accanto all’ostentazione delle celebrities, cresce la sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità, la tracciabilità delle pietre e l’uso di diamanti di laboratorio, capaci di garantire etica ed estetica insieme.
Lo stile, come sempre, racconta i cambiamenti della società.
Oggi convivono due tendenze opposte ma complementari. Da un lato l’anello extralusso, concepito come spettacolo e simbolo di potere, dall’altro la ricerca di una bellezza intima, etica e personalizzata. Taylor Swift, pur con un diamante milionario, ha scelto un taglio che porta con sé il fascino del passato e il segno della rarità, mostrando che lo stile non è solo questione di grandezza ma anche di narrazione. Perché il gioiello più prezioso non è quello che pesa di più, ma quello che sa raccontare la storia giusta.
Le grandi maison hanno già colto il potenziale di questa tendenza.
Tiffany & Co. continua a celebrare il suo iconico solitario con reinterpretazioni sempre più scenografiche, Bulgari propone anelli con diamanti eccezionali accompagnati da pietre colorate in un mix teatrale e sofisticato, Cartier porta avanti l’idea del gioiello come simbolo eterno con il suo leggendario Trinity, mentre Harry Winston e Graff restano i nomi più legati alle pietre dalle dimensioni record. Il mercato si divide così tra brand che cavalcano l’ostentazione dei carati e maison che cercano di differenziarsi attraverso la storia, il design e la capacità di rendere ogni pezzo unico. Una dialettica che rispecchia lo spirito del tempo: l’amore come promessa, ma anche come spettacolo globale.

A rafforzare questa dinamica contribuiscono le riviste di moda e i red carpet, che hanno sempre avuto un ruolo determinante nel plasmare i desideri collettivi. Ogni apparizione diventa una passerella, ogni zoom fotografico sulle mani delle star un’occasione per trasformare il gioiello in oggetto del desiderio.

È un meccanismo che amplifica l’idea del “bigger is better” e che contribuisce a dettare nuovi standard estetici, spesso lontani dalle scelte quotidiane dei consumatori. L’immaginario del lusso si nutre così di immagini iconiche, destinate a rimanere nella memoria collettiva e a influenzare il gusto di un’epoca.
Crying Café in Giappone: semplice moda o vero aiuto per i consumatori?
Negli ultimi tempi, una tendenza piuttosto singolare ha preso piede in Giappone: i cosiddetti Crying Café. Questi locali sono nati per offrire un ambiente dove le persone possono liberamente piangere e sfogare le proprie emozioni in un contesto sicuro e comprensivo. Sebbene l’idea possa sembrare bizzarra, questi spazi rispondono a un’esigenza reale di espressione emotiva senza giudizi.
La nascita di questi Crying Café risale a qualche anno fa, ma è proprio nel 2025 che testate come il Gambero Rosso hanno riportato un rinnovato interesse verso di loro. Il Gambero Rosso, ad esempio, ha recentemente parlato del Bar Mori Ouchi a Tokyo, uno dei locali simbolo di questa tendenza, sottolineando come offrano un servizio che, al di là della curiosità iniziale, ha trovato un suo pubblico affezionato.
Ma qual è la vera natura del Crying Cafè? È solo una trovata per attirare clientela o c’è davvero un’utilità per i consumatori?
In realtà, il fenomeno dei Crying Café rientra in una serie di iniziative che, nel corso degli anni, hanno cercato di offrire esperienze alternative e risposte a bisogni emotivi. Se da una parte possono sembrare tendenze passeggere o trovate di marketing, dall’altra offrono un servizio che alcuni consumatori trovano davvero utile. In un contesto sociale in cui spesso non c’è spazio per esprimere liberamente il proprio disagio, questi luoghi offrono un rifugio sicuro.
Per quanto riguarda i costi, secondo alcune recensioni online i prezzi di questi Crying Café sono generalmente in linea con quelli di un normale bar giapponese, senza grandi differenze di tariffa. Tuttavia, il valore aggiunto sta proprio nel tipo di servizio offerto, che non si limita a una semplice bevanda, ma include un ambiente pensato per il confort emotivo.
Insomma, queste attività non nascono solo per fare cassa? Oppure rispondono a un’esigenza reale dei consumatori? Diciamo che offrire uno spazio dove il benessere emotivo viene messo al primo posto può essere una nicchia, ma è una nicchia che dimostra che, a volte, il mercato sa anche rispondere a bisogni di un pubblico più ristretto.
Il Made in Italy che resiste: i tessuti artigianali di Elisabetta Scipioni a Firenze
Dal 12 al 14 settembre 2025, Firenze torna capitale del saper fare con la XXXI edizione di Artigianato e Palazzo. Il Giardino Corsini ospiterà cento maestri artigiani italiani ed europei, selezionati per rappresentare il meglio della creatività contemporanea, tra botteghe storiche ed emergenti. In questo scenario unico, dove l’arte dialoga con il design e l’innovazione incontra la tradizione, ci sarà anche C’era un Tessuto, il laboratorio fondato da Elisabetta Scipioni a Farfa, nel cuore della Sabina.
C’era un Tessuto: moda per la casa, radici e futuro
Il marchio C’era un Tessuto è molto più di una bottega artigiana: è un progetto culturale che porta avanti la memoria della tessitura con uno sguardo rivolto al futuro. Nei locali storici accanto all’Abbazia di Farfa, Elisabetta lavora con fibre naturali come lino e cotone, creando prodotti che hanno un’anima sartoriale: dalle tovaglie alle tende, dagli asciugamani alle borse, fino a accessori unici che uniscono funzionalità e stile.
Ogni tessuto nasce da un’idea che richiama le antiche trame e i disegni conservati nel tempo, ma viene reinterpretata in chiave contemporanea per rispondere alle esigenze del vivere moderno. È il concetto stesso di moda traslato dalla passerella alla casa: la bellezza che arreda, l’artigianato che diventa design.

«Per me – racconta Elisabetta Scipioni – è fondamentale partire dal passato per guardare al futuro. I nostri tessuti portano con sé storie antiche, ma li realizziamo con una visione nuova, adeguata al mondo che cambia. Essere a Firenze, accanto a grandi maestri e a un brand come Bvlgari, significa rappresentare non solo il Made in Italy, ma anche la forza dei piccoli territori come la Sabina, che hanno ancora molto da raccontare attraverso la moda e l’artigianato».
Un’edizione tra arte, design e nuove prospettive
La XXXI edizione di Artigianato e Palazzo si muove attorno al tema “Nuovi paradigmi e prospettive”, esplorando i legami dell’artigianato con arte, moda, design e sociale. La Mostra Principe di quest’anno sarà dedicata a Bvlgari, con l’esposizione “Icone da indossare: quando l’accessorio diventa racconto”, allestita sotto la Loggia del Buontalenti del Giardino Corsini. Un’occasione unica per scoprire gli accessori realizzati nel laboratorio fiorentino della Maison, capaci di trasformare dettagli e materiali in vere e proprie icone.

Il programma comprende anche Delizia, opera site-specific di Edoardo Piermattei, e la collettiva MACRO, curata da Cosimo Bonciani, che porterà i visitatori a confrontarsi con l’artigianato in grande scala, trasformando gli oggetti in installazioni immersive. Con Cromatismi, mostra promossa da Artex, i colori diventano protagonisti attraverso il lavoro di artigiani toscani che sperimentano pigmenti e tecniche di sostenibilità. Starhotels torna con La Grande Bellezza – The Dream Factory, un progetto di mecenatismo contemporaneo che valorizza l’alto artigianato italiano.
Spazio anche ai giovani con la sezione Next Generation, dedicata ai nuovi talenti, e all’inclusione con il progetto L’artigianato che unisce, l’artigianato che include, che porta in mostra cooperative sociali e laboratori di tessitura, ceramica e accessori che lavorano con finalità sociali.
La moda che abita le case
La presenza di Elisabetta Scipioni e di C’era un Tessuto a Firenze rappresenta un ponte tra tradizione e contemporaneità. L’artigianato tessile diventa moda per gli interni, un lusso sobrio e funzionale che si distingue per qualità dei materiali, cura dei dettagli e possibilità di personalizzazione. Non è un caso che sempre più architetti e interior designer scelgano i suoi tessuti per i progetti più ricercati.
Dal cucchiaio alla città, come ricordava Ernesto Rogers, passando per le trame che arredano le nostre case: Artigianato e Palazzo dimostra che l’artigianato non è nostalgia, ma una frontiera della moda e del design che continua a rinnovarsi.
EAST BOUND ROMA: la moda polacca contemporanea seduce la Capitale
Roma, con la sua storia millenaria e il suo fascino intramontabile, apre le porte alla moda internazionale e si prepara ad accogliere EAST BOUND ROMA, l’evento che dall’8 al 10 settembre 2025 porterà nella Capitale il meglio della creatività polacca contemporanea.
Il cuore pulsante dell’iniziativa sarà la Galleria del Cardinale Colonna, a due passi da Piazza Venezia: una location straordinaria, con affreschi meravigliosi che diventeranno lo sfondo di un racconto di moda sospeso tra passato e futuro. In questo contesto unico, la moda polacca si presenterà con una sfilata-evento che vuole essere non solo un momento spettacolare, ma anche un manifesto culturale e stilistico.
Promosso dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale Polacco e organizzato dal Centro per lo Sviluppo delle Industrie Creative insieme alla Fondazione Kraina, EAST BOUND ROMA nasce con l’obiettivo di mostrare la Polonia come un laboratorio creativo capace di coniugare tradizione artigianale, innovazione e sostenibilità. Negli ultimi anni, infatti, la moda polacca si è distinta per l’equilibrio tra influenze globali e radici locali, con un’attenzione sempre crescente alla qualità e all’etica produttiva.
Il programma prevede tre giornate di eventi: uno showroom dedicato agli accessori, incontri con i designer e, soprattutto, la sfilata del 10 settembre alle ore 19.00, che vedrà protagonisti dieci stilisti tra nomi affermati e giovani talenti: Jackob Buczyński, Jan F Chodorowicz, Hector&Karger, Marlena Krawczyk, MMC, Natasha Pavluchenko, Mariusz Przybylski, Justyna Rożek, Monika Surowiec e VICHER. Accanto a loro, nello showroom romano l’8 settembre, ore 19:00 presso l’Istituto Polacco di Roma in Via Vittoria Colonna, si presenteranno 15 brand di accessori: Atomy, Balagan, Yana Bezdushna, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Ania Kuczyńska, Lallu Chic, Melancholia, Vanda Novak, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, by Wróblewska, pronti a raccontare il lato più raffinato e sperimentale del made in Poland. Il 9 settembre, alle ore 12:00, sarà possibile incontrare gli stilisti per un momento di confronto e approfondimento con i protagonisti, sempre presso l’Istituto Polacco di Roma.
“Presentiamo la Polonia come un crocevia delle narrazioni di moda più innovative della regione, un punto di riferimento dove l’industria europea può trovare ispirazione per costruire un futuro più responsabile e socialmente consapevole”, spiega Aleksandra Szymańska, Direttrice del Centro per lo Sviluppo delle Industrie Creative.
“East Bound Roma è un evento moda unico che realizzeremo insieme al Centro per lo Sviluppo delle Industrie Creative e alla Fondazione Karina. L’8 settembre inauguriamo il nostro show-room presso l’Istituto Polacco, dove potrete vedere 15 marchi fantastici che creano accessori moda. Il 10 settembre, invece, potrete scoprire 10 giovani stilisti polacchi straordinari, ma anche designer che hanno già mosso i primi passi nella scena della moda in Polonia e all’estero. La moda è anche cultura, è anche la nostra tradizione. Vi invito quindi a seguirci non solo a Roma, ma anche nelle prossime tappe nelle città europee” ha dichiarato la Ministra della Cultura e del Patrimonio Nazionale Marta Cienkowska.
A sottolineare il legame con Roma, la curatrice Karolina Sulej aggiunge: “Abbiamo scelto la Capitale italiana perché da secoli rappresenta il valore dell’artigianato. Qui vogliamo mettere in risalto la forza delle competenze polacche, unite ai concetti di upcycling, zero waste e reinvenzione. La nostra idea di stile si avvicina a ciò che in Italia viene definito eleganza senza sforzo. In una parola: chic!”.
Con la produzione di Magdalena Christofi e la regia di Waldek Szymkowiak, EAST BOUND ROMA si annuncia come un ponte culturale tra Italia e Polonia, ma soprattutto come un’occasione per riflettere sul futuro della moda europea: un futuro in cui responsabilità sociale, creatività e bellezza camminano insieme.
Roma, ancora una volta, si conferma capitale non solo della storia e dell’arte, ma anche della moda internazionale.
ENGLISH TEXT
EAST BOUND ROME: Contemporary Polish Fashion Captivates the Eternal City
From September 8 to 10, 2025, Rome will host the Polish manifesto of responsible fashion, blending craftsmanship, creativity, and sustainability
With its millennia-old history and timeless charm, Rome opens its doors to international fashion and prepares to welcome EAST BOUND ROME, the event that from September 8 to 10, 2025 will bring the very best of contemporary Polish creativity to the Italian capital.
At the heart of the initiative is the Galleria del Cardinale Colonna, just steps away from Piazza Venezia: an extraordinary venue adorned with stunning frescoes, which will serve as the backdrop for a fashion narrative suspended between past and future. In this unique setting, Polish fashion will take the stage with a runway show designed not only as a spectacular moment but also as a cultural and stylistic manifesto.
Promoted by the Polish Ministry of Culture and National Heritage and organized by the Creative Industries Development Center together with the Kraina Foundation, EAST BOUND ROME was created to present Poland as a creative laboratory where craftsmanship, innovation, and sustainability converge. In recent years, Polish fashion has distinguished itself for its balance between global influences and local traditions, with an ever-growing emphasis on quality and ethical production.
The program spans three days of events: a showroom dedicated to accessories, meetings with designers, and, most importantly, the fashion show on September 10 at 7:00 PM, featuring ten designers, from established names to emerging talents: Jackob Buczyński, Jan F Chodorowicz, Hector&Karger, Marlena Krawczyk, MMC, Natasha Pavluchenko, Mariusz Przybylski, Justyna Rożek, Monika Surowiec, and VICHER. Alongside them, at the Roman showroom on September 8 at 7:00 PM at the Polish Institute in Rome (Via Vittoria Colonna), 15 accessory brands will present their work: Atomy, Balagan, Yana Bezdushna, CACKO, Fryga, Kołnierz w Serduszko, Ania Kuczyńska, Lallu Chic, Melancholia, Vanda Novak, ORSKA, Sandra Skórka, TSUDA, Valium Hats, and by Wróblewska, showcasing the most refined and experimental side of “Made in Poland.” On September 9 at 12:00 PM, also at the Polish Institute, guests will have the opportunity to meet the designers for an in-depth conversation.
“We present Poland as a crossroads of the region’s most innovative fashion narratives, a place where the European fashion industry can find inspiration to build a more responsible and socially engaged future,” explains Aleksandra Szymańska, Director of the Creative Industries Development Center.
Highlighting the strong connection with Rome, curator Karolina Sulej adds: “We chose the Italian capital because for centuries it has celebrated the value of craftsmanship. Here, we want to showcase the strength of Polish skills and know-how, combined with concepts such as upcycling, zero waste, and reinvention. Our idea of style is close to what in Italy is called ‘effortless elegance.’ In one word: chic!”
With production by Magdalena Christofi and direction by Waldek Szymkowiak, EAST BOUND ROME is set to become not only a cultural bridge between Italy and Poland, but also an opportunity to reflect on the future of European fashion: a future where social responsibility, creativity, and beauty walk hand in hand.
Once again, Rome reaffirms its role as a capital not only of history and art but also of international fashion.
Corpi magri, corpi sbagliati: la pubblicità di Zara vietata nel Regno Unito
Nel mondo della moda, le immagini non sono mai solo immagini. Sono simboli, messaggi, idee che si insinuano nella mente di chi guarda. E quando queste immagini parlano di corpi, lo fanno spesso con un linguaggio silenzioso ma potentissimo: quello dell’ideale estetico. Proprio per questo, il recente provvedimento dell’Advertising Standards Authority (ASA) britannica contro due immagini promozionali di Zara non può e non deve passare inosservato.
La decisione è stata presa dopo una segnalazione da parte di un cittadino, ma già da tempo alcune attiviste avevano espresso preoccupazione per l’impatto che certi contenuti pubblicitari possono avere, soprattutto sulle adolescenti. L’accusa è chiara: promozione di una magrezza malsana. E l’ASA ha dato ragione ai denuncianti.
Due fotografie della campagna Zara, pubblicate sul sito e sull’app del marchio nella primavera 2025, sono state definite “irresponsabili”. Una mostrava una modella in camicia bianca oversize con clavicole ben visibili e braccia esili, l’altra un abito corto su un corpo molto esile, con gambe accentuate da giochi di luce e volto particolarmente scavato. Immagini, dunque, che secondo l’autorità regolatrice suggerivano un modello corporeo non realistico e potenzialmente dannoso per la salute mentale di chi guarda.
Zara ha reagito in modo cooperativo: ha ritirato immediatamente le immagini, assicurando che la salute delle modelle era stata certificata da un medico e che le foto erano state solo lievemente ritoccate per quanto riguarda colore e luce. Inoltre, il brand ha dichiarato che aumenterà i controlli sulla selezione delle immagini da utilizzare in futuro.
Tutto risolto, allora? Non proprio. Questo episodio riapre un dibattito che sembrava sopito ma che in realtà è più attuale che mai: quale tipo di corpo la moda continua a rappresentare? Quale messaggio viene lanciato alle giovani generazioni, soprattutto in un’epoca in cui il disagio corporeo e i disturbi alimentari sono in costante aumento?
Non si tratta di censura, ma di responsabilità. E il messaggio delle autorità britanniche è chiaro: le aziende non possono più nascondersi dietro la giustificazione della libertà creativa o della bellezza soggettiva. Quando un’immagine diventa un simbolo sociale, chi la produce deve rispondere delle sue conseguenze.
E non è la prima volta. Già a luglio, la stessa ASA aveva bloccato una pubblicità di Marks & Spencer, colpevole di mostrare una modella “visibilmente troppo magra”, e all’inizio dell’anno un provvedimento analogo era toccato a Next. Questi interventi puntano il dito contro un’estetica che sembra tornare a canoni novecenteschi, in cui la magrezza è sinonimo di eleganza e successo, ma con un effetto collaterale pericoloso: la normalizzazione di un’immagine corporea irraggiungibile e potenzialmente dannosa.
A tutto ciò si aggiunge un’altra contraddizione: mentre si vietano pubblicità con corpi troppo magri, si continua a tollerare – e talvolta celebrare – modelli di obesità, creando una tensione tra due estremi e generando un senso di confusione nel pubblico. Come a dire: o sei troppo, o sei troppo poco.
Il corpo ideale sembra sempre sfuggire. Ma forse il punto è proprio questo: non esiste un corpo ideale, e la moda dovrebbe imparare a raccontare questa verità. Il futuro non è fatto di standard estetici monolitici, ma di pluralità, salute, inclusività e verità. La vera bellezza sta nella varietà e nella libertà di essere se stessi.
Zara, da parte sua, si è impegnata ad adeguarsi. Ma il caso ci ricorda che il compito di cambiare le cose non spetta solo alle aziende, ma anche a noi: attivisti, comunicatori, educatori, consumatori. Solo insieme possiamo costruire un immaginario diverso, più sano e più umano.
Fonti:
- The Times – “Zara adverts banned for featuring ‘unhealthily thin’ models”
- Euronews – “Zara, vietate due pubblicità nel Regno Unito: modelle troppo magre”
- The Guardian – “M&S ad banned for featuring model who looked ‘unhealthily thin’”
- Financial Times – “ASA action on fashion ads continues amid rising scrutiny”
Come il supermercato ti vende (quasi) qualsiasi cosa: 21 trucchi invisibili per farti spendere di più
Siete entrati per comprare una bottiglia d’acqua.
Siete usciti con: pizza surgelata, shampoo, sei pacchi di biscotti (di cui tre senza cioccolato, dannazione), due bottiglie di vino, il gelato, una candela profumata alla vaniglia e… l’acqua? Sì, anche quella per fortuna.
Vi guardate il carrello una volta a casa e vi chiedete: ma come ho fatto?
Ve lo dico io: non siete distratti, non siete spreconi, non siete deboli.
Siete solo entrati nel regno dell’illusione, del condizionamento, della psicologia del consumo.
I supermercati sono macchine perfette, studiate per venderti cose che non sapevi di volere, attraverso 21 meccanismi invisibili. E no, non bastano le buone intenzioni. Perché loro ti conoscono. Ti osservano. Ti anticipano.
E tu, senza accorgertene, esegui.
Come segretaria generale di Consumerismo, ne ho parlato con Francesca Parisella ad Estate Bene su Rai3.

Il supermercato moderno nasce nell’Ottocento, ma è solo dagli anni ’60 che si trasforma in una vera e propria macchina da guerra del marketing. Oggi, con l’aiuto di neuroscienze, eye-tracking, intelligenza artificiale e analisi comportamentale, sa esattamente come muovere il tuo carrello (e la tua mente).
Ecco le 21 tecniche principali che usano per farti spendere di più.
Spoiler: alcune ti faranno venire voglia di tornare subito a controllare la dispensa.
1. L’acqua è in fondo
È scientifico. Ti costringono a percorrere l’intero supermercato prima di arrivare ai beni di prima necessità. Un viaggio tra biscotti, snack, offerte, e… tentazioni.
Risultato? Il carrello si riempie ben prima di arrivare alla meta.
2. Carrelli giganti
Più grande è il carrello, più lo riempi. Il vuoto sembra “poco” e il cervello vuole riempirlo. Effetto: compri di più, anche senza bisogno.
3. Prezzi truccati
€1,99 non è €2. Ma per la tua mente sì.
Aggiungici colori forti, scritte in maiuscolo e l’illusione è servita.
4. Accoppiate strategiche
Pasta e sugo? Vicini. Patatine e birra? Pure. Così, quello che non era in lista… finisce comunque nel carrello.
5. Profumo di pane (finto)
Molto spesso è diffuso artificialmente. Ma il suo potere è reale: stimola l’appetito e l’acquisto impulsivo.
E no, non eri affamato prima di entrare.

6. Offerte 3×2
“Uno è gratis”. In realtà, stai solo spendendo il 33% in più. Ma chi resiste a un regalo?
7. Prodotti civetta
Il caffè a €1,99 in prima pagina? Finito. Ma tu sei già lì. E quindi… compri altro.
8. Playlist manipolative
Musica lenta? Ti rilassi e giri di più.
Musica veloce? Spingi e liberi spazio per altri clienti.
Ogni ora ha il suo ritmo. E il suo obiettivo.
9. Pavimenti lucidi e carrelli sbilenchi
Cammini piano, ti fermi di più, osservi meglio.
E riempi il carrello con calma. Troppa.
10. Cesti disordinati = occasione
Sembrano scontati solo perché sembrano “da mercato”.
Ma il prezzo è lo stesso dello scaffale. Illusione visiva riuscita.
11. Frutta e verdura all’ingresso
Colori vivaci, profumi freschi: è l’angolo benessere. Ti rilassa, abbassa le difese. E il portafoglio si apre più facilmente.
12. Luci calde vs fredde
Pane, frutta, dolci sotto luci calde e teatrali. Detersivi sotto neon bianco.
Sai già chi vince la sfida emotiva.

13. Occhi di bambino = marketing perfetto
Snack e giochi a portata di mano dei piccoli.
I genitori resistono? Solo fino al terzo “per favore”.
14. “Già che ci sono…”
Gomme, pile, snack vicino alla cassa.
Stai aspettando, sei stanco. E ti premi da solo con una caramella inutile.
15. Reparto vini: l’illusione della riflessione
Elegante, ordinato, lento. Così inizi a pensare all’aperitivo. E poi compri anche il formaggio, i bicchieri, i salatini…
16. “Solo per oggi!”
Il FOMO non è solo online. Le offerte lampo sono lì per generare ansia e fare leva sulla paura di perdere l’occasione.
E tu compri. Di corsa.
17. Tessera fedeltà: sei tu il prodotto
Non ti regala sconti: raccoglie dati. Abitudini, orari, frequenza. E ti serve su misura offerte che non potrai rifiutare.
18. Scaffali a misura di margine
Ciò che sta a livello occhi… è ciò che rende di più al supermercato.
Il prodotto più economico? In alto, in basso, in un angolo scomodo.
19. Assaggini “gratuiti”
Un boccone e scatta la gratitudine. Compriamo anche per “ricambiare”.
Gentilezza apparente, strategia profonda.
20. Colori che ipnotizzano
Rosso = urgenza. Verde = salute. Giallo = occasione. Nero = lusso. Bianco = purezza.
Il packaging è un linguaggio. E tu lo parli fluentemente, senza saperlo.
21. Parole magiche: “senza”, “bio”, “naturale”
Ci tranquillizzano. Ci fanno sentire virtuosi.
E ci fanno spendere anche il doppio per qualcosa che… forse non ne vale la pena.
Consapevoli sì, immuni no.
Sapere tutto questo vi salverà dall’acquisto impulsivo?
Non necessariamente.
Ma vi renderà consumatori più svegli, capaci di riconoscere la trappola mentre ci cadono dentro (e magari anche riderci su).
Tre regole d’oro per la prossima spesa:
- Andate a stomaco pieno
- Fate una lista. Seria. Non negoziabile.
- Portate qualcosa per distrarre vostro figlio (che il supermercato ha già messo al lavoro contro di voi).
E se anche la prossima volta uscirete con un bonsai, sei yogurt al mango e un sapone glitterato alla lavanda…
almeno saprete perché.
Perché nel supermercato, nulla è davvero a caso. Nemmeno voi.
Mutuo ipotecario: come innamorarsi senza perdere la testa (e la casa!)
Acquistare casa è un po’ come innamorarsi: ti sembra tutto perfetto, ti butti con entusiasmo… ma se non fai attenzione ai dettagli, rischi di ritrovarti con il cuore spezzato (e il portafoglio pure).
Per questo oggi vi parlo del mutuo ipotecario, con il mio solito stile: niente paroloni, solo verità vere e consigli pratici. Perché sì, anche un contratto può essere sexy… se sai cosa guardare.
Abbiamo affrontato l’argomento anche durante una puntata di TG2 Italia Europa con Marzia Roncacci che mi ha intervistata in qualità di Segretaria Generale di Consumerismo No Profit.

Cos’è il mutuo ipotecario (senza sbadigli, promesso!)
Il mutuo ipotecario è il modo più usato per comprare casa. La banca ti presta una certa somma – di solito una percentuale del valore dell’immobile – e in cambio tu ti impegni a restituirla a rate, con gli interessi. La garanzia? L’ipoteca sulla casa che stai acquistando.
Sembra complicato, ma pensala così: è come se la banca ti dicesse “Ti presto i soldi, ma se non me li ridai… mi prendo la tua casa”. Un po’ brutale, ma chiaro.
Tasso fisso o variabile? Dipende da che tipo sei!
Ci sono due grandi famiglie di mutui:
•Quelli a tasso fisso, per chi ama la stabilità e vuole sapere fin da subito quanto pagherà ogni mese, senza sorprese.
•E quelli a tasso variabile, per chi vive la vita con un po’ più di pepe e accetta il rischio che la rata salga… o magari scenda!
E qui entra in gioco la psicologia (sì, anche nei mutui!): quando i tassi sono alti, ci buttiamo sul fisso per paura di peggiorare. Quando sono bassi, scegliamo il variabile sperando che resti così per sempre. Spoiler: non resterà così per sempre. I tassi salgono, scendono, girano su loro stessi. E noi? Dobbiamo scegliere con la testa, non con il cuore.
Attenzione: il mutuo è per sempre… o quasi
Firmare un mutuo vuol dire prendersi un impegno importante, anche per 30 anni. È un po’ come adottare un cucciolo: all’inizio è tenerissimo, poi ti sveglia alle 6 del mattino. Ecco, il mutuo ogni mese ti sveglia con una rata da pagare. Per questo è fondamentale calcolare bene quanto puoi permetterti, senza stressarti ogni volta che arriva la bolletta della luce o che tuo figlio rompe un altro paio di occhiali.

Occhio al TAEG (tranquilli, non è una parolaccia!)
Il TAEG, ovvero Tasso Annuo Effettivo Globale, è il numero magico da guardare per capire quanto ti costa davvero il mutuo. Perché dentro ci sono tutti i costi: interessi, spese di istruttoria, assicurazione, gestione… tutto tranne (quasi sempre) il notaio.
Se due mutui ti sembrano simili, guarda il TAEG: quello più basso è generalmente il più conveniente. È come scegliere tra due scarpe uguali: prendi quella con il prezzo finale più basso, non quella con lo sconto finto.
Un consiglio da amica: pensa anche al futuro.
Quando scegli un mutuo, pensa a lungo termine. Le previsioni sui tassi a due anni servono a poco se il tuo mutuo dura venti. Meglio ragionare con serenità, fare delle simulazioni e – se possibile – parlare con un consulente di fiducia. E ricordati: se tra qualche anno trovi un’offerta migliore, puoi trasferire il mutuo gratuitamente con la surroga. Sì, come cambiare compagnia telefonica ma con molta più soddisfazione.
Il mutuo non deve far paura. È uno strumento potente per realizzare i tuoi sogni, ma solo se lo usi con consapevolezza.
Non è una corsa, è un viaggio. E come ogni viaggio, è più bello se sai dove stai andando e cosa metterti in valigia.
Buona casa a tutti!
La bellezza che rigenera: quando il settore cosmetico diventa motore di cambiamento ambientale
Nel mondo del beauty, dove estetica, benessere e innovazione si fondono quotidianamente, sta emergendo con forza una nuova dimensione: quella della responsabilità ambientale. Non si tratta più solo di creare prodotti performanti o esperienze sensoriali di lusso, ma di immaginare un futuro in cui la bellezza possa essere davvero rigenerativa. Il Gruppo Davines ne è un esempio illuminante.
Plastica raccolta per ogni prodotto venduto: il caso Davines
Nel 2024, per ogni prodotto con packaging in plastica venduto, il Gruppo Davines ha sostenuto la raccolta e rimozione dall’ambiente di una quantità equivalente di rifiuti plastici, grazie alla collaborazione con Plastic Bank. Una scelta concreta e coerente con la visione dell’azienda, certificata B Corp dal 2016, che da anni promuove un modello di impresa etico e sostenibile. Solo nel 2024, sono state rimosse 866 tonnellate di plastica da Brasile, Filippine, Indonesia e Tailandia, portando il totale degli ultimi quattro anni a oltre 2.568 tonnellate.
Questa iniziativa non ha soltanto evitato che migliaia di tonnellate di plastica finissero negli oceani o in discarica, ma ha anche offerto un’opportunità concreta a oltre 5.000 persone in aree vulnerabili, permettendo loro di integrare il proprio reddito attraverso la raccolta dei rifiuti. Una filiera circolare, che unisce etica sociale e tutela dell’ambiente.
Il comparto della bellezza ha un potere straordinario: raggiunge milioni di persone ogni giorno, entra nelle case, tocca la pelle, racconta storie. Quando questo potere si unisce alla consapevolezza ambientale, può generare un impatto dirompente. Portare l’attenzione sulla provenienza dei materiali, sulla riciclabilità del packaging, sull’impatto delle formule, non è solo una scelta aziendale, ma un atto di cultura e di educazione collettiva.

Il piano di sostenibilità ambientale “Davines Group Towards Planet Regeneration” è un modello da osservare e replicare. Entro il 2030, l’azienda prevede di ridurre l’utilizzo di plastica vergine fossile sotto il 10% del totale e di utilizzare solo materiali riciclati per carta, cartone e alluminio nei packaging. Un orizzonte ambizioso, che mostra come anche settori apparentemente “soft” come il beauty possano giocare un ruolo chiave nelle sfide ambientali del nostro tempo.
Se il trucco può cambiare l’espressione, la cura della pelle il benessere, allora l’attenzione all’ambiente può cambiare la direzione. I brand che scelgono di investire nella sostenibilità non solo salvaguardano il pianeta, ma conquistano la fiducia di consumatori sempre più attenti, informati, esigenti.
La bellezza, oggi più che mai, non può essere scollegata dall’etica. E il settore cosmetico ha tutto il potenziale per diventare un alleato potente della rigenerazione ambientale. Basta scegliere di esserlo. Come ha fatto Davines, come possono fare in molti. Perché ogni piccolo gesto, ogni singolo flacone, può diventare parte di un cambiamento più grande. E molto più bello.
Circonomia, dove il futuro è già in discussione. Intervista a Raffaele Guzzon, Presidente di Erion Textiles
Ad Alba, nel cuore del Piemonte, si è svolta un’edizione particolarmente vivace e significativa di Circonomia, il Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica, arrivato alla sua decima edizione. Un appuntamento che ogni anno raccoglie le menti più brillanti e le realtà più innovative del panorama italiano e internazionale, per riflettere concretamente sul cambiamento necessario, urgente, ormai imprescindibile.
Un ringraziamento speciale va a Roberto Cavallo, ideatore e anima del Festival, che con il suo instancabile impegno rende Circonomia un luogo fertile di idee, collaborazioni e visioni comuni. È anche grazie a contesti come questo che possiamo ascoltare le voci dei protagonisti del cambiamento e dare spazio a temi che troppo spesso restano ai margini del dibattito pubblico, come il tessile e il suo impatto ambientale.
Tra i momenti più importanti di questa edizione, l’incontro “La rivoluzione comincia dal tuo armadio”, parte della decima edizione di Circonomia, ho avuto il piacere di moderare l’evento e di incontrare Raffaele Guzzon, Presidente di Erion Textiles, uno dei consorzi italiani più impegnati nella costruzione di un sistema tessile davvero sostenibile. Un’intervista preziosa per capire in che direzione stiamo andando, cosa manca e quali azioni possiamo mettere in campo già da oggi.
Quali sono, secondo lei, le priorità per il futuro sistema italiano di Responsabilità Estesa del Produttore nel settore tessile?
“La priorità del futuro sistema italiano di Responsabilità Estesa del Produttore nel settore tessile è quella di definire ruoli chiari e responsabilità, sia finanziarie sia operative, per il funzionamento dei Consorzi incaricati della raccolta. Per costruire un settore tessile realmente orientato all’economia circolare in Unione europea, è fondamentale adottare strategie efficaci e armonizzate in tutti i Paesi membri, così da permettere ai Brand attivi a livello internazionale di seguire regole comuni: dalla gestione dei rifiuti tessili alla promozione dell’ecodesign e del riciclo dei materiali. Molti temi restano ancora aperti a livello europeo. Per questo, noi di Erion Textiles, insieme a tutti i Produttori che vorranno unirsi, ci rendiamo disponibili al dialogo con le istituzioni, auspicando l’apertura di un tavolo di confronto inclusivo, affinché il nuovo decreto rappresenti un’occasione concreta di circolarità per il settore tessile.”

In che modo Erion Textiles può contribuire a questo cambiamento?
“Il nostro Consorzio può contribuire concretamente alla transizione circolare del settore tessile attraverso una serie di attività integrate, frutto del solido know-how di Erion. Tra queste rientrano la promozione della progettazione di prodotti riparabili e riciclabili, nonché l’attivazione di un’efficiente rete di raccolta differenziata dei rifiuti tessili, capace di ridurre il conferimento in discarica e incentivare il riutilizzo. Il Consorzio è già attivo sul fronte della tracciabilità dei prodotti, grazie alla partecipazione a progetti di ricerca volti a sviluppare strumenti per il monitoraggio del ciclo di vita dei capi e a supportare le aziende con dati ambientali rilevanti. Oltre a collaborare con enti pubblici, imprese e associazioni per sviluppare progetti circolari e preparare il settore alle normative europee, Erion Textiles ha anche avviato un’intensa attività di comunicazione e sensibilizzazione, organizzando webinar ed eventi pubblici e partecipando a importanti convegni nazionali e internazionali. In questo modo, Erion Textiles punta ad affermarsi come un attore chiave per una filiera tessile più sostenibile, responsabile e innovativa.”
Una riflessione personale
Se è vero che l’economia circolare è la strada obbligata verso il futuro, è altrettanto vero che serve una direzione condivisa, normativa, industriale, ma anche culturale. Il lavoro di consorzi come Erion Textiles dimostra che esiste una strada concreta per coniugare innovazione, sostenibilità e giustizia sociale. E noi, come cittadini e consumatori, abbiamo il potere e il dovere di informare le nostre scelte.
Sostenere, raccontare e diffondere tutto questo è un impegno editoriale, ma anche umano.
Alla prossima tappa di questo viaggio circolare.
La moda etica è una rivoluzione che parte dal nostro armadio
Durante Circonomia 2025, ad Alba, ho avuto il piacere di moderare un incontro che mi ha profondamente ispirata. Nel cuore del Piemonte, nel Cortile della Maddalena, ad Alba, abbiamo parlato di moda, ma non quella fatta di passerelle e lustrini: una moda che rispetta le persone e il pianeta, che guarda al futuro senza dimenticare chi lavora ogni giorno dietro le quinte. A raccontarci la sua visione una stilista di fama internazionale, Marina Spatafora, portavoce e ambasciatrice della moda etica. Insieme a lei, anche Raffaele Guzzon di Erion Textiles, per un confronto che ha acceso il dibattito su temi cruciali: consumo consapevole, sostenibilità ambientale e diritti umani.
Ho avuto modo di ascoltarla ed intervistarla, in un racconto intenso e pieno di riflessioni.
Come nasce Fashion Revolution?
“Il 24 aprile 2013 crolla il Rana Plaza in Bangladesh. Oltre mille persone muoiono, circa 2500 vengono estratte vive dalle macerie. Erano principalmente operai tessili, impiegati anche per grandi marchi occidentali. È stato il più grave incidente nel settore tessile della storia.”
“Da quella tragedia nasce Fashion Revolution, un movimento globale che chiede un’industria della moda diversa: rispettosa dei diritti umani, della sicurezza nei luoghi di lavoro, del giusto salario e dell’ambiente.”
È davvero possibile oggi coniugare qualità, sostenibilità e accessibilità nel mondo della moda?
“È assolutamente possibile conciliare qualità, sostenibilità e accessibilità. L’industria della moda coinvolge circa 70 milioni di lavoratori. Come consumatori abbiamo il dovere di chiederci da dove arrivano i vestiti che indossiamo, come vengono prodotti, con quali materiali e quale sarà il loro impatto.”

Cosa ci ostacola davvero nel raggiungere questo modello virtuoso?
“Una delle resistenze più forti viene da fuori l’Europa. I marchi di ultra fast fashion asiatici, che da soli eguagliano Zara e H&M messi insieme, sono difficili da contrastare. Ma in Europa stiamo andando avanti: abbiamo spinto la Commissione a varare una strategia sul tessile sostenibile, che mira entro il 2030 ad avere sul mercato solo prodotti durevoli, riciclabili e realizzati nel rispetto dei diritti umani e ambientali.”
Il consumatore ha davvero il potere di cambiare le cose?
“Il consumatore ha un potere enorme. Se compro un capo costoso, lo tratto con più cura e lo butto meno facilmente. Questo riduce gli sprechi. Ma dobbiamo anche riconoscere che i marchi di lusso sono stati tra i primi a delocalizzare la produzione, spesso a scapito dei diritti dei lavoratori.”
La pandemia ha avuto un ruolo in questo scenario?
“La pandemia ha riportato parte della produzione nei paesi d’origine. Quando le regole sono chiare, tutta la filiera ne beneficia, in termini di sostenibilità e giustizia sociale.”
Spesso si parla di sostenibilità solo in termini ambientali. Ma c’è un altro aspetto fondamentale, vero?
“La sostenibilità ha due elementi inseparabili: ambientale e sociale. L’industria della moda è ad altissima manualità, e la maggioranza dei lavoratori è costituita da donne che guadagnano 3 dollari al giorno. La paga minima, stabilita dai governi, spesso non basta a superare la soglia di povertà.”
Cosa possiamo fare concretamente per cambiare questa realtà?
“Una paga dignitosa, calcolata sui reali costi della vita, è fino a 3 o 4 volte superiore a quella minima. Basterebbe aumentare il costo di un capo dell’1% o 4% per garantire salari equi. Serve una legge europea che imponga questa dignità salariale per tutti i capi venduti nell’Unione.”
Ci sono modelli di economia circolare che funzionano davvero?
“Un esempio virtuoso è Humana Vintage. I vestiti usati vengono selezionati e rivenduti, e i proventi finanziano progetti nei paesi a basso reddito in tre settori: educazione, salute e agricoltura. Questo è il volto positivo dell’economia circolare.”
Alla fine dell’incontro, uscendo nel tramonto ventoso di maggio che accendeva i vicoli di Alba, mi sono chiesta: se davvero la rivoluzione parte dal nostro armadio, siamo pronti ad aprirlo con occhi diversi? È tempo di capire che ogni acquisto è un voto: per il mondo che vogliamo, per il rispetto che meritiamo. La moda può e deve essere bellezza, ma anche consapevolezza. E in questo, ognuno di noi ha un ruolo.
Dior: la moda si fa coscienza. Impegno da 2 milioni per contrastare lo sfruttamento lavorativo nella filiera produttiva
La moda può – e deve – essere bellezza, innovazione, cultura. Ma soprattutto, oggi più che mai, è chiamata ad essere etica. Ne è la dimostrazione la recente decisione di Christian Dior, uno dei marchi simbolo del lusso mondiale, che ha annunciato un investimento di 2 milioni di euro in cinque anni per sostenere le vittime di sfruttamento lavorativo nel settore manifatturiero. Un impegno concreto, nato a seguito dell’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nel luglio 2024, e che segna un momento chiave per l’intero fashion system.
Fondata nel 1946 da Christian Dior, la maison ha rivoluzionato il mondo della moda fin dal primo istante. Il 12 febbraio 1947, con la celebre sfilata del New Look, Dior stravolse l’estetica post-bellica: vita stretta, gonne ampie, tessuti sontuosi. Una celebrazione della femminilità che segnò la rinascita del gusto couture. Da allora, la casa di moda francese è diventata un punto di riferimento per l’eleganza senza tempo, vestendo reali, star del cinema e donne iconiche in tutto il mondo.
Oggi Dior è parte del gruppo LVMH e continua a incarnare il meglio dell’haute couture, senza rinunciare a uno sguardo moderno e globale. Tuttavia, proprio come accade per tanti brand del lusso, la delocalizzazione e l’esternalizzazione delle produzioni pongono sfide complesse sul piano dei diritti umani e della sostenibilità sociale.
L’istruttoria dell’AGCM si è concentrata su alcune dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale rilasciate da Christian Dior Couture S.A., Christian Dior Italia S.r.l. e Manufactures Dior S.r.l., ritenute potenzialmente fuorvianti in relazione alle condizioni di lavoro nella filiera, in particolare nel settore pelletteria.
La chiusura dell’istruttoria – avvenuta senza accertamento di illecito – è stata accompagnata però dall’accettazione di impegni vincolanti da parte delle società. Il più rilevante: un fondo da 2 milioni di euro in cinque anni destinato a programmi di identificazione e protezione delle vittime di sfruttamento, percorsi di formazione, assistenza e inclusione lavorativa. L’iniziativa sarà aperta anche ad altri marchi della moda attivi sul territorio italiano, creando così una rete virtuosa all’interno del comparto.
Oltre al sostegno economico, Dior ha promesso modifiche sostanziali alle proprie dichiarazioni etiche, l’adozione di nuove procedure per selezionare e controllare i fornitori, corsi di formazione interna per i team comunicazione e marketing, e percorsi educativi per fornitori e subfornitori sul diritto del lavoro e sui valori contenuti nel Codice di Condotta.
La moda del futuro non può più permettersi di ignorare ciò che accade dietro le quinte. Sfilate, campagne pubblicitarie e prodotti iconici non bastano più: i consumatori vogliono sapere come vengono realizzati gli abiti che indossano, da chi, e in quali condizioni. L’azione di Dior – stimolata ma non imposta dall’Antitrust – dimostra che persino i giganti possono evolversi, scegliere la trasparenza e assumersi le proprie responsabilità.
Nel pieno di un’epoca in cui la sostenibilità è diventata la nuova frontiera del lusso, la moda è chiamata a fare un salto di qualità. Il vero glamour, oggi, è quello che rispetta i diritti umani. E Dior, con questa scelta, fa un passo decisivo nella giusta direzione. Che sia l’inizio di una nuova era per tutto il sistema moda? Ce lo auguriamo. Perché ogni abito racconta una storia. Ed è tempo che quella storia sia bella anche fuori dalla passerella.
Moda e sostenibilità: un connubio possibile. Intervista a Matteo De Angelis, Professore Ordinario di Marketing presso l’Università Luiss
Ho avuto l’occasione di incontrare ed intervistare il professor Matteo De Angelis durante FarFestival 2025: la Natura diventa protagonista, tenutosi nella straordinaria cornice della Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa, la prima riserva naturale istituita in Italia, nel lontano 1979. Oggi più che mai questo luogo è un punto di riferimento per chi ama l’ambiente, la biodiversità e sogna un futuro sostenibile.
Il festival nasce con uno scopo ambizioso, ma necessario: sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela ambientale, della biodiversità e della sostenibilità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unione Europea. Grazie anche al sostegno di Riccardo Luciani, Commissario Straordinario della Riserva, l’evento ha dato vita a un ricco programma immerso nella natura. FarFestival non è stato solo un evento, ma un invito concreto al “fare”: fare scelte consapevoli, fare attenzione all’ambiente, fare rete tra istituzioni, imprese e cittadini. Una vera chiamata collettiva per costruire insieme un futuro più verde e più giusto.
Nel panel “Moda e sostenibilità: un connubio possibile”, si è aperto un confronto stimolante tra esperti, designer, imprese e giovani creativi sul futuro della moda responsabile. Tra gli interventi più apprezzati, quello del Professor De Angelis, che ho voluto approfondire con lui in questa intervista.

Professore, lei studia da anni i comportamenti di consumo: qual è il legame tra sostenibilità e le scelte che compiamo, spesso in modo inconscio, come consumatori?
Mi occupo proprio di questo: capire, dal punto di vista della ricerca scientifica, cosa guida i nostri comportamenti di consumo, anche nei settori più complessi e simbolici come la moda. Negli ultimi anni ho concentrato le mie ricerche sulla moda sostenibile, partendo inizialmente dal segmento del lusso per poi estendere l’analisi anche al mass market. Una delle prime tesi che ho sostenuto con il collega Cesare Amatulli dell’Università di Bari – in controtendenza rispetto a un dibattito globale che vedeva lusso e sostenibilità come mondi inconciliabili – è proprio che il lusso, per sua natura, può essere sostenibile, grazie alla limitata produzione, alla rarità, alla valorizzazione dell’artigianalità e dei mestieri tradizionali.
Nel suo intervento ha parlato dell’importanza non solo della produzione sostenibile, ma anche dell’uso sostenibile dei prodotti. Cosa intende esattamente?
Spesso quando si parla di sostenibilità ci si concentra esclusivamente sul lato dell’azienda: materiali, processi produttivi, filiera, certificazioni. Tutto fondamentale, certo. Ma c’è anche una parte altrettanto importante: la sostenibilità nei comportamenti di consumo. Una scelta responsabile, come consumatori, può fare la differenza quanto una produzione sostenibile. In particolare, ho studiato la lunghezza d’uso del prodotto – in inglese LPU (Length of Product Use) – cioè il tempo che intercorre prima che decidiamo di sostituire un prodotto con uno nuovo. Questa scelta, spesso, non è legata a un reale deterioramento del capo, ma a fattori emozionali o sociali: desiderio di novità, gusto personale, pressione sociale.
Cosa può fare un’azienda per influenzare positivamente la durata d’uso dei prodotti?
Le aziende hanno un grande potere attraverso la comunicazione. Abbiamo osservato, ad esempio, che alcune caratteristiche estetiche come la simmetria nel design o la creatività funzionale aumentano la probabilità che un capo venga usato più a lungo. La simmetria trasmette al consumatore un senso di continuità, di stile senza tempo, che si oppone alla logica dell’obsolescenza rapida. La creatività, invece, genera attaccamento emotivo: se un capo ci colpisce per originalità o innovazione, ci affezioniamo, ed è più difficile separarsene.

Un altro tema emerso è quello del second-hand. Può rappresentare una reale forma di consumo sostenibile?
Assolutamente sì. Anche se non utilizziamo più un capo, possiamo allungarne la vita attraverso donazione, rivendita o scambio, sia online che in negozi fisici. Il mercato del second-hand è in forte crescita ed è una risposta concreta all’eccessiva produzione e al consumo impulsivo. Questo tipo di circolarità – dove il valore del prodotto non si esaurisce con il primo acquisto – è una delle chiavi per un futuro della moda più sostenibile.
Molti brand di lusso stanno attraversando un momento di difficoltà economica. Il prezzo elevato è ancora un ostacolo per i consumatori?
Non è solo una questione di prezzo assoluto. Il prezzo è sempre il risultato di un rapporto tra costo e valore percepito. Se un brand riesce a comunicare con forza il valore intrinseco di un prodotto – e oggi la sostenibilità è una parte fondamentale di questo valore – può anche giustificare un prezzo elevato. Il punto è: il consumatore percepisce quel valore? Se sì, sarà disposto a investire. Per questo credo che integrare la sostenibilità nella proposta di valore dei brand non sia solo eticamente doveroso, ma anche strategicamente vincente.
Cosa dovrebbe fare il sistema moda, oggi, per rendere davvero sostenibile il futuro del settore?
Educare. Comunicare in modo chiaro e onesto. Sviluppare prodotti che durino nel tempo – non solo materialmente, ma anche nel cuore e nella mente delle persone. E soprattutto ascoltare i giovani, che sono molto più sensibili di quanto si pensi a questi temi. La moda ha sempre avuto il potere di influenzare comportamenti, stili e tendenze. Ora ha anche la responsabilità di farlo in modo sostenibile.
Intervista a Veronica Timperi Grilli: Moda e Sostenibilità
Ho avuto occasione di intervistare la Veronica Timperi durante il FarFestival 2025, un’Occasione di dialogo sulla natura e la sostenibilità alla Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa
FarFestival 2025 ha avuto luogo nella suggestiva cornice della Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa, la prima riserva naturale istituita in Italia nel 1979, un luogo simbolo per la tutela dell’ambiente, della biodiversità e per chi sogna un futuro sostenibile. Questo evento annuale ha portato l’attenzione sul legame indissolubile tra la natura e il nostro agire quotidiano, offrendo spunti di riflessione e concrete soluzioni per un domani più verde.
Il tema di quest’anno, “Moda e Sostenibilità: Un Connubio Possibile”, ha visto la partecipazione di esperti, giornalisti, designer, imprese e giovani creativi, che si sono confrontati sul futuro di una moda responsabile, sempre più incentrata sulla sostenibilità e sull’etica. Veronica Timperi Grilli, una delle principali relatrici dell’evento, ha condiviso la sua visione innovativa e approfondita su come il settore della moda possa evolversi, diventando un motore di cambiamento positivo per l’ambiente e la società.
FarFestival non è solo un evento, ma un invito a “fare”: fare scelte consapevoli, fare attenzione all’ambiente, fare rete tra istituzioni, imprese e cittadini. Un’occasione per contribuire alla costruzione di un futuro più giusto, equo e rispettoso della natura, come sottolineato anche dal Commissario Straordinario della Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, Riccardo Luciani, che ha aperto le porte di questo straordinario parco naturale a chi desidera fare la propria parte per un cambiamento positivo.

Veronica, la moda sostenibile è un concetto che sta guadagnando sempre più attenzione. Cosa significa davvero “moda sostenibile” e quale è la sua visione di questo movimento?
La moda sostenibile non riguarda solo la scelta di materiali ecologici, ma un cambiamento di paradigma che abbraccia l’intero sistema. Significa agire su un piano integrato che consideri l’ambiente, la società, l’economia e la cultura. Non si tratta solo di filiera tessile o produzione, ma di un ripensamento del sistema moda nel suo complesso, che coinvolge anche i consumatori e le imprese. La sostenibilità implica un equilibrio tra i bisogni economici, sociali e ambientali, mirando alla giustizia sociale e alla protezione del nostro ecosistema.
In che modo la moda sostenibile può ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile, una delle più inquinanti al mondo?
L’industria tessile ha un impatto enorme sull’ambiente, dall’uso di risorse naturali come acqua ed energia, alla produzione di rifiuti e inquinamento. Un cambiamento fondamentale riguarda il ciclo di vita dei capi di abbigliamento. Dobbiamo puntare sulla durabilità dei prodotti, sul riuso e sul riciclo dei materiali. Le aziende possono ridurre l’impatto scegliendo materiali biodegradabili, riducendo gli sprechi, ottimizzando i processi produttivi e promuovendo il concetto di economia circolare. Inoltre, il trasporto delle merci e le condizioni di lavoro lungo la filiera devono essere riconsiderati per garantire una maggiore sostenibilità complessiva.
Molti consumatori sono confusi dalle varie etichette “green” o “eco”. Come possono distinguere un vero impegno sostenibile da un tentativo di “greenwashing”?
Il greenwashing è un fenomeno preoccupante perché sfrutta l’onda della sostenibilità per fare marketing senza un reale cambiamento nei processi aziendali. È importante che i consumatori siano consapevoli e chiedano trasparenza alle aziende. Un prodotto davvero sostenibile deve essere supportato da certificazioni concrete e deve presentare una tracciabilità chiara, dalla produzione alla distribuzione. La sostenibilità non è solo un’etichetta: è un impegno lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, che comprende la gestione delle risorse naturali, il trattamento dei lavoratori e il design etico.

Come possiamo educare i consumatori a fare scelte più consapevoli?
L’educazione è fondamentale. È importante sensibilizzare i consumatori sui reali impatti delle loro scelte quotidiane. Informare sui danni del consumo eccessivo e del fast fashion è il primo passo. Promuovere il riuso, la cura degli abiti e l’acquisto di capi di qualità che durano nel tempo è essenziale. Inoltre, le aziende devono fare la loro parte, offrendo trasparenza e facilitando l’accesso a informazioni accurate e utili.
Il movimento della moda sostenibile sta evolvendo. Quali sono, a tuo parere, le principali sfide che l’industria della moda deve affrontare per diventare veramente sostenibile?
La principale sfida è il cambiamento di mentalità, sia da parte delle imprese che dei consumatori. Le aziende devono smettere di vedere la sostenibilità come una tendenza, ma come una necessità a lungo termine. I consumatori devono essere disposti a pagare un prezzo più giusto per prodotti che non solo sono belli, ma anche realizzati in modo etico e sostenibile. Un altro ostacolo è il sistema del fast fashion, che promuove un consumo rapido e poco consapevole. Per andare oltre, l’industria dovrà abbracciare il concetto di economia circolare e collaborare con altre realtà per costruire un sistema più giusto e meno impattante.
Pensi che la moda possa davvero essere parte di un futuro più sostenibile?
Assolutamente sì. La moda ha un enorme potenziale per influenzare il cambiamento. Essendo un’industria globale e culturale, ha la possibilità di sensibilizzare, educare e ispirare a una nuova visione del consumo e della produzione. Ma affinché questo cambiamento avvenga, bisogna lavorare in modo congiunto tra tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni alle aziende, dai designer ai consumatori. La sostenibilità deve diventare la norma, non l’eccezione.
“Ricchi o poveri?”: l’economia spiegata senza filtri, ma con intelligenza. Intervista ad Annalisa Bruchi
“Senza verità, senza paletti, ma non per questo senza un orizzonte: quello della consapevolezza.”
Così potremmo riassumere, in una sola frase, lo spirito di “Ricchi o poveri? Manuale di sopravvivenza economica”, firmato dalla giornalista Annalisa Bruchi e dall’economista Carlo D’Ippoliti, pubblicato da Rai Libri e disponibile dal 16 aprile in libreria e negli store digitali.
Un titolo che suona come una domanda semplice, quasi provocatoria, ma che nasconde una riflessione profonda: dove sta andando l’Italia, e cosa significa oggi, davvero, essere “ricchi” o “poveri”?
Ho avuto il piacere di intervistare Annalisa Bruchi, volto noto della Rai, autrice e conduttrice di ReStart, il programma quotidiano di economia su Rai 3, e da sempre appassionata interprete delle dinamiche che legano la politica all’economia, la cronaca ai numeri. Un dialogo schietto e stimolante, proprio come il libro che firma con D’Ippoliti.
«Non è un libro tecnico, né un instant book. È un libro “civile”», mi spiega Annalisa. «Scritto per chi vuole capire. Per chi è stanco di sentirsi escluso dalle decisioni che contano, o di pensare che l’economia sia una materia per addetti ai lavori.»
E in effetti “Ricchi o poveri?” compie una piccola rivoluzione: riportare l’economia alla vita quotidiana, al mercato sotto casa, al prezzo del pane, al mutuo che non si riesce ad ottenere, ai figli che emigrano per cercare un futuro. Con stile accessibile ma mai banale, il libro restituisce dignità a un discorso pubblico spesso sacrificato tra i tweet e gli slogan.

Nelle sue 255 pagine, il libro affronta, senza retorica né scorciatoie, una contraddizione tutta italiana: siamo tra le maggiori economie del mondo, ma ci sentiamo più poveri. Perché?
«Perché restare fermi, quando tutto il mondo si muove, crea un senso di declino che ci avvolge come una nebbia», racconta Bruchi. «L’Italia non è affatto un Paese fallito. Ma è un Paese che si percepisce come tale. E questa percezione, se diventa verità condivisa, è devastante.»
I dati parlano chiaro: la nostra classe media si sta lentamente erodendo, compressa tra stipendi fermi, inflazione, precarietà. La “squeezed middle” — come la chiamano in UK — qui da noi è diventata la norma, non l’eccezione. Né poveri abbastanza da protestare, né ricchi abbastanza da sentirsi al sicuro.
Uno dei capitoli più forti del libro riguarda le disuguaglianze. Non solo quelle economiche, ma quelle territoriali, generazionali, culturali.
«Un bambino nato a Trento vive in media tre anni più di uno nato a Napoli», scrive il libro. Non è un effetto speciale per colpire, ma una verità documentata. E inaccettabile.
Bruchi e D’Ippoliti ci spiegano che non si tratta di incidenti del sistema, ma del sistema stesso: un impianto che perpetua la povertà, la tramanda, la rende ereditaria. In Italia, chi nasce in una famiglia svantaggiata ha il doppio delle probabilità di restare povero rispetto ai coetanei in Germania o Francia. E questo avviene anche se lavora.
Il lavoro, oggi, non basta più. Non garantisce più dignità, né sicurezza. Un tema cruciale, che nel libro diventa una denuncia composta ma feroce al tempo stesso.
«Abbiamo trasformato i trentenni in eterni giovani, le madri nel loro primo figlio a 32 anni, e la progettualità in una forma di resistenza quotidiana», osserva Annalisa. «Ma non è solo questione di lessico. È il segno di una società immobile, dove il merito vale meno dell’anagrafe.»
Nel libro si parla anche di giovani, e lo si fa con lucidità: una generazione che lavora poco e male, che non consuma, che non vota. Non per nichilismo, ma perché non si riconosce più nel sistema. Una generazione “esiliata”, di fatto, dal racconto collettivo del Paese.
Un altro grande merito di questo volume è la capacità di legare ciò che accade a Bruxelles o a Pechino con la nostra vita quotidiana. Bruchi lo definisce “l’effetto farfalla dell’economia”: una decisione della BCE può far salire il prezzo del pane. Non è retorica, è realtà.
«Spiegare la globalizzazione senza cadere nel populismo o nel tecnicismo è difficile, ma necessario. E Carlo D’Ippoliti ci riesce benissimo», racconta Annalisa, elogiando il co-autore. «Abbiamo voluto mantenere uno stile complementare: io porto l’esperienza di chi racconta, lui quella di chi analizza. Ci siamo contaminati a vicenda.»
Nel libro c’è anche una critica — elegante ma ferma — all’informazione contemporanea. Troppo spesso l’economia viene trattata come una coreografia per notiziari veloci, o come argomento da talk show urlati.
«Non possiamo più permetterci di spiegare l’economia con le faccine sui social o le gif animate», dice Bruchi. «L’informazione deve tornare a essere un servizio. Non a creare paura o rabbia, ma a costruire consapevolezza.»
E proprio per questo “Ricchi o poveri?” è anche un libro sul giornalismo. Su ciò che dovrebbe essere: non un megafono del potere, ma uno specchio della società. Non un teatro, ma uno strumento di equità.
Il libro si legge come un’inchiesta e come un saggio. Ma soprattutto, si legge come un invito: a non accettare che l’economia sia qualcosa “per altri”, qualcosa di incomprensibile. Perché riguarda tutti. Perché è politica, è vita, è scelta.
E allora, che siamo ricchi o poveri, informati o spaesati, questo libro ci offre uno strumento prezioso: la consapevolezza. Senza la quale non c’è vera libertà.
“Ricchi o poveri? Manuale di sopravvivenza economica”
di Annalisa Bruchi e Carlo D’Ippoliti
Rai Libri – 255 pagine – € 20,00
Ridere fa bene (sul serio): il potere della comicità che ci salva ogni giorno. Intervista a Federica Calderoni
Numerose ricerche scientifiche dimostrano che ridere abbassa i livelli di cortisolo, migliora il sistema immunitario, favorisce la produzione di endorfine e agisce positivamente sulla salute cardiovascolare. Ma oltre agli aspetti medici, c’è un impatto fortissimo anche sulla socialità: la risata unisce, smussa conflitti, scioglie tensioni e crea connessioni, sia in famiglia che con gli amici, e persino nei contesti lavorativi.
C’è sempre più voglia di leggerezza e di ridere in Italia, e forse proprio per questo i comici – in teatro, in TV e soprattutto sui social – stanno vivendo una nuova stagione d’oro, seguitissimi da un pubblico che cerca nella risata un antidoto alle tensioni quotidiane.
Negli ultimi anni, la figura del comico in Italia si è profondamente evoluta, spostandosi dai palcoscenici teatrali e dai programmi televisivi ai social network. In particolare, TikTok è diventato una vera e propria fucina di talenti comici, offrendo visibilità immediata e un pubblico vastissimo. Molti dei volti più noti del panorama attuale sono nati proprio su questa piattaforma, come Ludovica Di Donato, Valentina Barbieri, Gabriele Vagnato, Emanuela Cappello, Mattia Stanga e Khaby Lame. Ognuno con il proprio stile e linguaggio, hanno saputo reinventare la comicità in formato breve, rendendola accessibile, quotidiana e virale.
E così, in occasione di questa giornata, ho intervistato Federica Calderoni, attrice e comica italiana, protagonista sia del teatro che della scena stand-up nazionale, che ogni domenica porta la sua energia e la sua ironia nel programma “Finalmente è!” su Lazio TV. Con lei abbiamo riflettuto sull’importanza del far ridere e del saper ridere.
Ecco cosa mi ha raccontato.
Il 4 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Risata: cosa rappresenta per te il potere di una risata, soprattutto in tempi difficili?
Quando hai capito che far ridere poteva diventare la tua professione? C’è stato un momento “chiave”?
Quanto c’è di te nei tuoi sketch? La comicità è una maschera o un modo per dire verità scomode?
Hai mai avuto difficoltà nel far ridere il pubblico su temi seri o delicati? Come si bilancia ironia e sensibilità?
Secondo te, ridere può davvero cambiare qualcosa nella vita delle persone? Hai una storia che lo dimostra?
La testimonianza di Federica Calderoni è potente perché ci ricorda quanto la comicità sia una lente speciale con cui guardare il mondo. Ridere è una forma di resistenza, di resilienza, di libertà. È un esercizio quotidiano che ci mantiene umani e ci avvicina agli altri. In una società frenetica e spesso frammentata, regalare o condividere una risata è forse uno dei gesti più rivoluzionari che possiamo fare.
Comicon Napoli: dove il presente incontra il futuro (e il nostro passato)
Accompagnata da mia figlia Cecilia, dodici anni e cosplayer appassionata di anime giapponesi, ho visitato il Comicon di Napoli, ed è stato come varcare la soglia di un mondo parallelo. Un universo colorato, stratificato, affollato, in cui ogni passo racconta una storia, ogni maschera una passione, ogni dettaglio un frammento di identità. Cecilia, con la sicurezza di chi quel mondo lo abita da tempo, mi ha fatto da cicerone, tra stand, performance, gadget e fotografie con altri cosplayer. Io la seguivo, un po’ incantata.
Non era la prima volta che la accompagnavo a un evento del genere – l’avevo già seguita in altre occasioni, come il Romics – ma questa spedizione napoletana ha segnato un cambiamento: Cecilia, ormai più grande, ha voluto vivere il Comicon con i suoi amici, lasciandomi al mio angolo bar, dove ogni tanto passava a trovarmi, riempiendomi il tavolo di peluche, spillette, magneti e ogni altro gadget che per lei era un piccolo tesoro.

Per noi adulti, quel mondo sembra lontanissimo. Eppure, a ben guardare, non lo è affatto. Anche noi siamo cresciuti con i cartoni animati giapponesi. Negli anni ’80, le reti televisive italiane furono invase da una rivoluzione silenziosa: l’animazione nipponica. All’inizio ci sembrava solo intrattenimento, ma col tempo si è rivelata molto di più: un impatto culturale che ha forgiato un’intera generazione. Quella dei pomeriggi davanti alla TV con Lady Oscar e la Stella della Senna, delle trasformazioni magiche di Creamy, Emi e Gigì, del genio eccentrico di Arale e del combattivo Goku, Mazinga Z, Ufo Robot Goldrake.

I nostri genitori e i nostri insegnanti spesso non capivano quel linguaggio, così diverso eppure così potente. Parlava di emozioni, giustizia, crescita, amicizia, morte. Troppo complicato da accettare, troppo diverso da quello che si aspettavano. Qualcuno provò a censurarli, a criticarli. Ma, senza rendersene conto, quegli anime ci stavano educando a vedere il mondo da una prospettiva nuova. Molti di noi devono a quei racconti fantastici più di quanto debbano a qualche lezione frontale in aula.
Oggi sono cambiati i nomi – da Dragon Ball a My Hero Academia, da Lamù a Demon Slayer – ma non lo stupore che accendono negli occhi di chi li segue. Cambiano i costumi, i temi, ma resta intatto il potere dell’immaginazione. E al Comicon di Napoli, alla Mostra d’Oltremare, questo potere si manifesta in tutta la sua bellezza. È un’esplosione di creatività, un parco giochi intergenerazionale dove ogni visitatore è parte attiva dello spettacolo. Dai Marvel ai Pokémon, da Harry Potter a Tomb Raider, passando per Disney e il vasto universo anime: ogni fandom ha il suo spazio, la sua voce.
E i protagonisti veri sono loro, i ragazzi. Quelli che a casa sembrano chiusi nelle loro camere, assorti nei manga, distanti. Ma che qui si aprono, si raccontano, si incontrano. Senza vergogna, senza filtri. E noi genitori? Impariamo a guardarli con occhi nuovi. Forse non siamo così diversi, dopotutto.

Tra i visitatori illustri della XXV edizione del Comicon, anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, accompagnato dalla moglie e dal figlio. “C’è grande attenzione ai giovani e al linguaggio del fumetto che intercetta le giovanissime generazioni ed è a loro che dobbiamo rivolgere gli investimenti”, ha dichiarato. Mentre mostrava al figlio, con indosso la maglia di Maradona, un fumetto sull’ex calciatore argentino, ha aggiunto: “Il mio fumetto preferito? Ho un po’ di anni, non so se tutti voi ricordate Andy Capp e Reg Smythe“.
Il ministro ha sottolineato il ruolo istituzionale della manifestazione: «Qui c’è lo stand del Ministero della Cultura a dimostrazione del fatto che l’attenzione c’è». E ha concluso: «Questo nuovo Mic ha anche una maggiore attenzione rispetto ai giovani, al linguaggio del fumetto: un linguaggio di creatività contemporanea formidabile che intercetta aspirazioni, desideri e l’immaginario delle giovanissime generazioni. È a loro che dobbiamo rivolgere la nostra cura, la nostra attenzione, il nostro pensiero, i nostri investimenti».
Il Comicon di Napoli, in fondo, non è solo un festival: è uno specchio che ci mostra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che stanno diventando i nostri figli. E se impariamo ad ascoltare il loro linguaggio – fatto di disegni, di costumi, di storie fantastiche – forse possiamo davvero ritrovarci.
Libertà di stampa: la verità non è in saldo
3 maggio, Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: una conquista da proteggere ogni giorno
Il 3 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite per ricordarci che la verità non è mai scontata. La libertà di stampa è stata una conquista lenta e faticosa: basti pensare che solo nel XIX secolo molti Paesi europei hanno cominciato ad abolire la censura preventiva. Un diritto fondamentale, ma non garantito ovunque.
Oggi, in molte aree del mondo, fare giornalismo è ancora un atto di coraggio. Secondo i più recenti rapporti di Reporter Senza Frontiere, ci sono Paesi in cui giornalisti vengono minacciati, incarcerati o, peggio ancora, messi a tacere. Dall’Iran alla Corea del Nord, passando per Russia, Egitto e alcune nazioni africane, la stampa libera è spesso solo un miraggio.
E l’Italia? Nel 2024 è scesa al 46° posto nella classifica mondiale, dietro a paesi come la Namibia o la Moldova. Un dato preoccupante, dovuto non solo a pressioni politiche, ma anche a minacce, querele bavaglio e un crescente controllo economico sui media.
Eh sì, perché oggi il giornalismo deve fare i conti anche con il mercato. Spesso sono gli inserzionisti a dettare l’agenda, e non sempre la linea editoriale riesce a mantenersi autonoma. L’informazione si tinge di pubblicità e la verità, talvolta, viene addolcita per non scontentare chi paga. Un modello consumistico che rischia di soffocare la voce libera, soprattutto nei canali più indipendenti.
Difendere la libertà di stampa significa anche questo: tutelare chi racconta i fatti senza filtri, chi dà voce ai più deboli, chi indaga, chi denuncia. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza: scegliendo con consapevolezza cosa leggere, chi sostenere, quali notizie condividere.
La libertà di stampa non è solo una data sul calendario. È un faro acceso sulla democrazia. Proteggiamolo, ogni giorno.
Fashion News Magazine è nato libero, e libero è rimasto.
Da 13 anni raccontiamo storie vere, di persone vere, senza rincorrere titoli acchiappa-clic o articoli vuoti di senso. Abbiamo scelto, fin dall’inizio, un modello editoriale indipendente, che mette al centro i contenuti, le interviste, i racconti e il valore umano dell’informazione.
Sappiamo che questo significa, a volte, meno visualizzazioni immediate, ma il tempo di permanenza dei nostri lettori ci dice tutto: chi ci sceglie, resta. Perché abbiamo qualcosa da dire, perché non cerchiamo scorciatoie né numeri facili.
È un percorso più lungo e faticoso, certo. Ma anche più autentico, più onesto, e immensamente più soddisfacente. Ed è per questo che siamo fieri del nostro giornale, del nostro team, del nostro modo di comunicare e della nostra missione.
Blogger cercasi (o forse no): che fine ha fatto la voce più autentica del web?
Dal blog al reel: il blogger è morto o si è solo trasformato?
2 maggio – Giornata Mondiale dei Blogger. Nel 2025, parlare di “blogger” ha ancora senso? O stiamo celebrando una figura che ormai si è trasformata, traslata, forse addirittura superata? La domanda non è banale, soprattutto se pensiamo a quanto il mondo della comunicazione digitale sia cambiato, e a una velocità vertiginosa.
I blogger nascono agli albori del web 2.0, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, come pionieri della comunicazione personale e non mediata. I blog erano veri e propri diari online, luoghi di pensiero e condivisione, nati in contrapposizione ai media tradizionali, che erano unidirezionali e filtrati. Il blogger scriveva per sé e per una comunità di lettori, coltivando uno spazio libero, autentico, personale.
Poi qualcosa è cambiato. I blog sono diventati più professionali, settoriali, persino commerciali. Sono nati i “fashion blogger”, i “food blogger”, i “travel blogger”. La scrittura personale ha lasciato spazio alle foto curate, ai tutorial, alle guide. Il blog è diventato un mezzo per creare una professione, per fare branding, per influenzare.
Ma oggi? Possiamo ancora parlare di blogger?
Ne abbiamo parlato con Ida Galati, scrittrice ed esperta di moda “Credo che la figura del blogger, così come l’abbiamo conosciuta nei primi anni 2000, non esista più”, la scrittrice analizza cosi la questione “Non perché sia scomparsa, ma perché si è evoluta. O meglio: si è frantumata, ibridata, migrata altrove. Il blogger era, in fondo, un autore che parlava in prima persona, con uno stile soggettivo, spesso diaristico, e che si costruiva un proprio pubblico scrivendo online. Oggi quella forma di racconto personale e indipendente vive altrove: su Instagram, su TikTok, nei podcast, nei video. Non è più un blog come lo intendevamo, con una homepage, un archivio, e dei commenti, ma è ancora scrittura, ancora narrazione. Il blogger, oggi, è diventato creator, giornalista, opinionista, curatore di contenuti, a volte tutte queste cose insieme. Scrive, sì, ma scrive per essere letto, ascoltato e guardato sui social; spesso in video e con un linguaggio ibrido, a metà tra l’editoriale e lo storytelling. Quindi no, forse non possiamo più parlare di “blogger” nel senso classico del termine, ma possiamo riconoscere che quella figura ha aperto la strada a moltissime delle professioni digitali che oggi esistono. E se oggi sappiamo raccontare il mondo da dentro, con il nostro sguardo soggettivo, lo dobbiamo anche a loro”, conclude Ida Galati.

Nel 2025, il blog come piattaforma testuale autonoma è diventato quasi obsoleto. I contenuti si muovono fluidamente su Instagram, TikTok, YouTube, LinkedIn. Il formato è video o reel, la scrittura si è accorciata, i tempi si sono contratti. Il contenuto, per essere visto, deve essere veloce, immediato, coinvolgente. La soglia di attenzione è minima. Il blogger, così come lo intendevamo un tempo, non esiste più. Ma la sua essenza sì.
La figura del blogger si è evoluta in quella del content creator, del digital storyteller, dell’influencer. Il blog è diventato un’idea, più che una piattaforma: è il concetto di raccontare un punto di vista personale, in modo coerente, continuo, credibile. È la capacità di creare comunità intorno a un tema, una passione, un valore.
Quindi sì, possiamo ancora parlare di “blogger”, se intendiamo questa parola come chi ha qualcosa da dire e sa come raccontarlo. Cambiano i mezzi, cambiano le estetiche, cambiano le strategie, ma ciò che conta è la voce. Quella voce che ancora oggi, in mezzo al rumore digitale, riesce a farsi sentire, a costruire relazione, a generare valore.
“La figura del blogger ha subito una forte accelerazione. Dal 2009 a oggi, in poco più di quindici anni, questa “professione del web” si è profondamente trasformata. Con l’avvento dei social media, e in particolare con lo sviluppo di Instagram, chi era nato come blogger si è trovato a dover affrontare un cambiamento radicale: nuovi canali, nuovi linguaggi e una comunicazione sempre più visuale. I testi scritti, che un tempo erano il cuore dell’attività del blogger, sono stati in molti casi affiancati – o sostituiti – da immagini e video. I professionisti del digitale hanno dovuto imparare a declinare i propri contenuti in formati differenti, adattandosi a piattaforme che richiedono immediatezza, creatività e capacità di coinvolgimento.
Oggi la figura del blogger esiste ancora, ma si è evoluta in quella del content creator, digital storyteller o influencer. Si tratta di professionisti poliedrici, capaci di produrre contenuti di qualità, gestire community online, interpretare i dati di performance e costruire narrazioni coerenti su più canali.
Non si tratta più solo di scrivere: servono competenze in ambito video, fotografia, copywriting, social media management e marketing digitale. Allo stesso tempo, anche le collaborazioni con i brand sono cambiate: oggi non si cerca solo visibilità, ma autenticità, engagement e valore condiviso. Il content creator moderno è, di fatto, un partner strategico per le aziende, capace di influenzare le scelte del pubblico e di creare relazioni durature tra il marchio e la sua community”, ha dichiarato Martina Valerio, Digital Pr & Content Strategist
In questa Giornata Mondiale dei Blogger, non celebriamo una figura del passato, ma una capacità del presente: quella di sapersi adattare, evolvere, raccontare. E, soprattutto, quella di rimanere autentici, anche quando tutto intorno cambia.
Addio a Papa Francesco, il Papa del Popolo
Cecilia, forse, non conserva memoria diretta di quel momento. Ma le foto che conserviamo gelosamente in casa, nel nostro soggiorno, ce lo ricordano ogni giorno. Quelle immagini sono diventate parte della nostra storia familiare, e ogni volta che le guardiamo, sentiamo viva la benedizione di quell’incontro. Un incontro che non fu solo un istante fugace, ma un dono che ha lasciato un segno profondo nel cuore e nell’anima.
Oggi piangiamo la scomparsa di Papa Francesco. Era anziano, stanco, malato, eppure non ha mai smesso di essere presente, fino al suo ultimo giorno su questa Terra. Anche a Pasqua è apparso affacciato in una Piazza San Pietro gremita, testimone di una fede incrollabile e di un amore infinito per l’umanità. Fino all’ultimo istante ha voluto donare qualcosa di sé, lasciando parole, gesti e presenze che hanno fatto la differenza nella vita di milioni di persone.
In questi giorni, i leader di tutto il mondo lo stanno ricordando con parole toccanti e sentite. L’ultimo capo di Stato ad aver avuto l’onore di incontrarlo è stato il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Vans, un segno ulteriore della sua rilevanza anche nei contesti politici e istituzionali più complessi.
Ognuno conserva un proprio ricordo del Papa: un abbraccio, una frase, una benedizione, anche un rimprovero dolce, perché lui sapeva parlare ai cuori, sapeva guidare con fermezza ma anche con infinita dolcezza. Anche io, oggi, desidero condividere con i lettori di Fashion News Magazine questo ricordo che riguarda la mia vita privata, la mia famiglia, e che porterò con me per sempre.
Papa Francesco ha lasciato un’eredità immensa. Ha aperto le porte della Chiesa a chi si era sentito escluso, ha scelto la povertà come stile di vita, ha denunciato le ingiustizie, ha chiesto perdono a nome della Chiesa, ha parlato ai giovani, ai migranti, alle donne, a chiunque avesse bisogno di essere visto, ascoltato, amato. È stato il Papa dell’inclusione, del dialogo, della pace. Un faro che ha illuminato un’epoca difficile, riuscendo a farci sentire tutti meno soli.
Ora che ci ha lasciato, ci resta il suo esempio. Un’eredità spirituale, culturale e sociale che continuerà ad ispirarci. E, per chi ha avuto la fortuna di incrociare anche solo per un attimo il suo sguardo, resta il privilegio di averlo conosciuto. E l’impegno, ogni giorno, di portare avanti un pezzetto del suo messaggio d’amore.
Relazioni ai tempi dell’usa e getta: manuale semiserio per sopravvivere all’amore contemporaneo
C’era una volta l’amore. Quello con la A maiuscola, che cresceva con il tempo, si nutriva di pazienza e costruiva futuro. Oggi, più che di relazioni, si parla di “connessioni”. Veloci, fugaci, multitasking. Come i pacchetti internet illimitati: ci sono sempre, ma non durano mai davvero. Viviamo in una società mordi e fuggi, dove anche l’amore si consuma in una manciata di swipe e sparisce nel tempo di un messaggio visualizzato e mai risposto.
Non investiamo più. Non nella vita a lungo termine, tantomeno nelle relazioni. Ci piace il qui e ora, il “vediamo dove va”, il “niente etichette”. E nel frattempo? Intratteniamo relazioni multiple, non ci impegniamo troppo e, se la cosa inizia a prendere una piega seria, ecco che… puff! Spariamo. Anzi, ghostiamo.
Benvenuti nel mondo delle relazioni voraci. Una giungla emozionale, dove l’intimità si misura in like, l’attenzione ha la durata di un reel e l’empatia… beh, quella non è prevista nel piano base.
Ma per sopravvivere a questo Far West sentimentale serve un vocabolario. Dare il nome giusto alle cose è un atto rivoluzionario. Ti consente di riconoscere quello che stai vivendo, di sentirti meno solo e, perché no, di iniziare a guarire. O almeno a riderci su.
E allora impariamoli, questi nuovi termini dell’amore disfunzionale 2.0. Perché no, non sei pazzo. È successo anche ad altri. E sapere che quella roba lì ha un nome, aiuta.
Love Bombing
All’inizio ti senti una regina. Messaggi dolci, regali, attenzioni costanti. Sembra amore. Ma è solo una strategia. Una manipolazione affettiva dove l’altro ti riempie di tutto – parole, promesse, future vacanze insieme – per poi controllarti, sedurti, e infine spegnersi. Ti chiedi se hai sognato. No. Era love bombing, e il bombardamento emotivo lascia sempre delle macerie.
Breadcrumbing
Ti scrive ogni tanto. Un “ciao” casuale, un cuoricino sotto una storia, magari un “ti pensavo”. Tu ti illudi. Ma in realtà stai vivendo un “amore briciola”. Non sei abbastanza per una cena, ma perfetta per un messaggino tra una partita alla Play e l’altra. Risultato? Stai lì, a cercare il significato di ogni virgola, mentre l’altro lancia solo esche emotive. Spoiler: non abboccare.
Ghosting
Era lì, un secondo fa. Poi il silenzio. Nessun messaggio, nessuna spiegazione. Solo il vuoto. Ti senti smarrito, arrabbiato, impotente. Ma la verità è semplice (e dolorosa): l’altro ha preferito sparire piuttosto che affrontare una conversazione scomoda. La maturità? Un optional. Il ghoster di solito ha tratti narcisistici: vuole attenzione, ma appena la cosa diventa seria… puff. Evapora come un fantasma.
Orbiting
Non ti scrive più, ma continua a guardare tutte le tue storie. Mette like. Ogni tanto commenta. È lì, ma non c’è. È l’ex che fluttua nella tua orbita solo per ricordarti che esiste. Un legame debole, ma fastidiosamente presente. Confusione, bassa autostima, rabbia: effetti collaterali garantiti. Il consiglio? Togli l’ossigeno. Bloccare è cura, non vendetta.
Zombieing
Pensavi fosse morto (almeno per te). Invece, eccolo che risorge dal nulla con un “ehi, come stai?”. Come se niente fosse. Come se il ghosting non fosse mai avvenuto. Torna per sé stesso, per sentirsi desiderato, per placare la propria solitudine. Ma non per te. Le parole sono dolci, lusinghiere, eppure… dietro c’è il vuoto. Il tuo cuore merita di meglio.
Gaslighting
Qui entriamo in territori più pericolosi. Il gaslighter ti fa dubitare di te stesso. Ti dice che esageri, che ricordi male, che stai impazzendo. Ma la realtà è un’altra: sta manipolando la tua percezione per avere controllo. Una violenza subdola, invisibile. E devastante. Il primo passo? Fidarsi della propria verità. Difenderla con le unghie e con i denti.
Benching – In panchina col cuore
Dal verbo inglese to bench (“mettere in panchina”), il benching indica una dinamica relazionale in cui una persona mantiene l’altra in uno stato di attesa e ambiguità, senza mai impegnarsi davvero. Il bencher si fa vivo con qualche messaggio sporadico, un like o una chiamata occasionale, giusto per non spegnere del tutto la speranza dell’altro, mentre nel frattempo flirta o esplora nuove conoscenze.
Chi subisce il benching vive in un limbo emotivo, tra illusioni e silenzi, con conseguenze psicologiche importanti: frustrazione, confusione, bassa autostima. Il comportamento del bencher è vago, ambiguo, e spesso manipolatorio, volto più a mantenere un senso di controllo che a costruire una relazione autentica.
Anche in questo caso, la chiave è la consapevolezza: riconoscere il meccanismo, ascoltarsi, porre limiti, e smettere di accettare ruoli secondari nella propria storia affettiva.
E quindi, che si fa?
Non è solo questione di app di dating – che, sia chiaro, hanno anche fatto nascere meravigliose storie d’amore. È lo stile di vita ad essere cambiato. Viviamo connessi, ma isolati. Disponibili, ma non presenti. In cerca di tutto, ma pronti a mollare appena qualcosa richiede impegno.
Eppure, la speranza resta. Perché possiamo ancora scegliere. Scegliere di essere onesti. Di essere presenti. Di voler costruire, anche lentamente. Di ascoltare, senza filtri o emoji. Di dare valore alle parole e al tempo condiviso. Di restare.
La verità è che in un mondo che corre, rallentare è già una rivoluzione. Dare un nome alle cose è un atto di consapevolezza. Ma scegliere di voler davvero esserci – per sé e per l’altro – è l’unico atto d’amore possibile. E coraggioso.
Truffe online e bollette: il mio intervento a Rai News 24 per proteggere i consumatori
Questa mattina ho avuto l’opportunità di intervenire negli studi di Rai News 24 per parlare di un tema di estrema attualità e urgenza: le truffe online e le frodi che colpiscono i consumatori italiani, con danni economici enormi e, purtroppo, ancora troppe vittime che non denunciano.
Le truffe in rete si manifestano in molte forme e vengono rilevate sia dai monitoraggi costanti della Polizia Postale, sia dalle denunce dei cittadini. Tra le più diffuse ci sono quelle legate all’e-commerce, ai falsi investimenti online (trading scam), alle truffe sentimentali (romance scam) e alle frodi immobiliari. In molti casi, i cybercriminali sfruttano le vulnerabilità delle persone, promettendo guadagni facili o costruendo false relazioni per sottrarre ingenti somme di denaro.
I numeri sono allarmanti:
• 1,5 milioni di italiani sono stati truffati nell’ambito delle polizze RC auto nell’ultimo anno, con un danno economico di oltre 620 milioni di euro.
• 4 milioni di italiani hanno subito una truffa in ambito luce e gas, con un danno di 1,2 miliardi di euro.
• 2,3 milioni di vittime non hanno mai denunciato la frode subita.
Proteggere i cittadini: il ruolo di Consumerismo e +Tutela
Nel mio intervento ho voluto evidenziare l’importanza di progetti come +Tutela, realizzato da ASSIUM e Consumerismo No Profit, che offre un supporto concreto ai cittadini sulle utenze di luce, gas e telefonia. Grazie al nostro team di esperti, analizziamo bollette e contratti, garantendo assistenza e consulenza per evitare addebiti ingiusti e truffe.
Inoltre, ho sottolineato il lavoro degli Utility Manager, una figura professionale fondamentale per tutelare i consumatori dagli abusi dei call center aggressivi. In questo senso, la proposta di legge della parlamentare Letizia Giorgianni rappresenta un passo avanti decisivo per riconoscere legalmente questo ruolo e offrire ai cittadini una protezione ancora più efficace.

“Stop alle Truffe”: informare per difendersi
L’informazione è la prima arma contro le frodi. Per questo, Facile.it e Consumerismo.it hanno dato vita al progetto Stop alle Truffe, con l’obiettivo di fornire guide, video, podcast e risposte chiare per aiutare i consumatori a riconoscere i segnali d’allarme ed evitare di cadere in trappola.
I consigli degli esperti coprono tutti gli ambiti critici:
✅ Come riconoscere i siti web truffa e i falsi assicuratori
✅ Quali strumenti di pagamento sono più sicuri
✅ Come verificare i documenti prima di sottoscrivere una polizza o un contratto
Denunciare è fondamentale
Quasi 1 truffato su 2 non denuncia. E questo è un problema enorme, perché significa lasciare campo libero ai criminali. Bisogna segnalare sempre ogni tentativo di frode, perché solo così possiamo combattere insieme questo fenomeno.
Il nostro impegno come Consumerismo No Profit è chiaro: difendere i cittadini, informare e offrire strumenti di tutela concreti. Le truffe non sono solo un problema economico, ma una questione di giustizia e sicurezza per tutti.
Barbara Molinario
Segretaria Generale Consumerismo No Profit
Risparmiare il 30% nell’acquisto di un nuovo elettrodomestico? Arriva il Bonus Elettrodomestici 2025
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2025, il Governo italiano ha introdotto una nuova misura di agevolazione economica che mira a incentivare l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Un’iniziativa il cui obiettivo è quello di promuovere il risparmio energetico per le famiglie, ma anche supportare la transizione verso un’economia più sostenibile.
Il bonus vuole incentivare l’acquisto di elettrodomestici con una classe energetica pari o superiore alla B, permettendo alle famiglie di ridurre i consumi elettrici, contribuendo alla transizione ecologica e al contenimento degli sprechi energetici.
Per beneficiare del bonus, è necessario:
• Acquistare un elettrodomestico di classe energetica B o superiore.
• Smaltire un vecchio dispositivo
• Avere un ISEE valido, dal momento che il contributo varia in base alla fascia reddituale.
Il contributo coprirà il 30% del prezzo di acquisto di un singolo elettrodomestico, con un tetto massimo di 100 euro per unità. Per le famiglie con un ISEE inferiore a 25.000 euro, questo limite sale a 200 euro. Ad esempio, per un elettrodomestico che costa 600 euro, il contributo massimo sarà comunque di 100 euro, o raddoppiato a 200 euro per le famiglie con ISEE più basso.
Il bonus è finanziato da un fondo di 50 milioni di euro e sarà erogato fino ad esaurimento. Per ottenere il rimborso, gli interessati dovranno partecipare a un click day, una modalità monitorata da Consumerismo che ha suscitato delle critiche anche da parte dei rivenditori. Questo sistema, purtroppo, rischia di favorire chi ha maggiore familiarità con i meccanismi digitali, penalizzando tanti consumatori. Siamo in attesa della definizione del giorno in cui sarà possibile inoltrare la domanda. Le modalità precise di erogazione e le procedure di accesso al bonus saranno comunicate attraverso i canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Siamo in attesa anche di un decreto attuativo che stabilisca le modalità di rottamazione degli elettrodomestici dismessi ed il loro corretto smaltimento. L’incentivo, che rientra nelle politiche di transizione ecologica sostenute a livello europeo, vuole stimolare un passo in avanti nell’adozione di dispositivi a basso consumo energetico nelle case degli italiani.
Quali Elettrodomestici sono inclusi?
Gli elettrodomestici coperti dal bonus includono frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, piani cottura, forni, stufe elettriche e sistemi di ventilazione, purché prodotti in Europa.
Differenze con il Bonus Mobili ed Elettrodomestici
È cruciale non confondere questo bonus con il Bonus Mobili ed Elettrodomestici, che invece offre una detrazione fiscale IRPEF del 50% sulle spese per mobili ed elettrodomestici destinati a immobili ristrutturati, con modalità e limiti di spesa differenti.
Questo nuovo bonus rappresenta un’opportunità per le famiglie italiane di rinnovare il proprio parco elettrodomestici in modo efficiente e sostenibile. Tuttavia, è importante tenersi vigili ed aggiornati sulle procedure di richiesta e le tempistiche, dato che i fondi potrebbero esaurirsi rapidamente.
COME SMALTIRE CORRETTAMENTE I TUOI VECCHI ELETTRODOMESTICI
Ritiro a domicilio:
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- Molti negozi di elettronica offrono il servizio di ritiro gratuito dell’elettrodomestico vecchio quando ne acquisti uno nuovo. Chiedi al rivenditore se forniscono questo servizio.
Centri di raccolta RAEE:
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- Porta l’elettrodomestico presso un’isola ecologica o un centro di raccolta RAEE nel tuo comune o nella tua provincia. Questi centri sono attrezzati per gestire correttamente i rifiuti elettronici.
Come trovare un centro di raccolta:
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- Consulta il sito web del tuo comune o della tua regione per trovare la posizione esatta degli impianti di raccolta.
- Usa app o siti web dedicati alla gestione dei rifiuti, come “Ecoisole” o “RAEE in Carica”.
Raccolta differenziata:
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- Se l’elettrodomestico è piccolo (ad esempio, un tostapane), potrebbe essere possibile smaltirlo nei contenitori per RAEE presenti nei punti vendita di grandi dimensioni o presso le stazioni ecologiche mobili.
Smontaggio (se applicabile):
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- Alcuni componenti come batterie, lampadine a risparmio energetico o parti in vetro potrebbero dover essere smaltiti separatamente. Se ti senti sicuro, puoi smontare l’elettrodomestico per separare questi materiali, altrimenti lascia che i professionisti del centro di raccolta lo facciano per te.
Rispetto delle normative locali:
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- Assicurati di rispettare le normative locali riguardanti lo smaltimento dei rifiuti. Queste possono variare da una regione all’altra in Italia.
Evita lo smaltimento sbagliato:
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- Non gettare mai gli elettrodomestici nei cassonetti dell’indifferenziata o abbandonarli in natura, poiché contengono materiali pericolosi e preziosi che devono essere trattati adeguatamente.
Ricorda che il corretto smaltimento dei RAEE non solo rispetta l’ambiente ma permette anche il recupero di materiali preziosi che possono essere riutilizzati, riducendo l’impatto ecologico.
Le date del Black Friday 2024 in Italia
Quest’anno il Black Friday ufficiale cade il 29 novembre 2024, ma la corsa agli sconti è già iniziata da tempo. Molti brand, infatti, anticipano le promozioni, trasformando il Black Friday in un vero e proprio evento che dura giorni. Un esempio su tutti è Amazon, il cui Black Friday è iniziato il 21 novembre e si concluderà il 2 dicembre, offrendo ben 11 giorni di offerte continue.
Un evento globale, ma vale sempre la pena?
Ormai il Black Friday è diffuso in tutto il mondo e in Europa è diventato sinonimo di grandi sconti, soprattutto online. Gli articoli tecnologici, come smartphone, computer e televisori, sono i protagonisti principali, ma negli ultimi anni le promozioni si sono estese anche a categorie come abbigliamento, cosmetici, libri e giocattoli.
Cosa conviene acquistare?
Gli articoli più richiesti per il Black Friday 2024 includono:
– Smartphone e iPhone, ideali per chi cerca tecnologia di ultima generazione.
– Elettrodomestici smart per la casa e la cura della persona, sempre più popolari grazie alle funzionalità innovative.
– Prodotti per gamer, tra cui console, accessori e giochi top di gamma.
– Smartwatch e cuffie wireless, perfetti per gli amanti della tecnologia e dello stile.
Sconti anche sui viaggi
Non solo tecnologia e abbigliamento: le principali compagnie aeree approfittano della settimana del Black Friday per proporre offerte imperdibili su voli e pacchetti vacanza. Un’attenzione particolare va riservata anche al Travel Tuesday, che segue il Cyber Monday. Questo giorno è dedicato alle tariffe aeree super scontate, un’occasione da non perdere per pianificare il prossimo viaggio a prezzi vantaggiosi.
Il Black Friday conviene davvero?
La risposta non è così semplice: dipende. Ci sono prodotti che durante il Black Friday raggiungono prezzi molto bassi, ma altre volte gli sconti non sono così vantaggiosi come sembrano. Anzi, capita addirittura di pagare di più, soprattutto per i prodotti più richiesti. Quindi, come fare per evitare fregature?
Le percentuali di sconto sembrano sempre irresistibili, ma dietro quelle cifre ci sono spesso delle strategie di marketing. È importante non lasciarsi prendere dalla fretta: confrontare i prezzi è essenziale.
Prezzi gonfiati o sconti reali?
Con un po’ di attenzione, puoi approfittare delle offerte senza rischiare di spendere più del dovuto. Il Black Friday può essere un’ottima occasione per risparmiare, ma solo se affrontato con criterio.
Un trucco per smascherare gli sconti fasulli è controllare la storia dei prezzi di un prodotto per verificare se quell’articolo è stato venduto a meno in passato. Questo succede spesso perché gli sconti vengono calcolati sul prezzo di listino, che però potrebbe essere già sceso nei mesi precedenti. È una strategia comune, soprattutto per i prodotti tecnologici, i cui prezzi tendono a calare rapidamente dopo il lancio.
Come evitare fregature
Allora conviene lasciar perdere il Black Friday? Non proprio. Le offerte possono essere reali, basta essere preparati:
– Confronta i prezzi su diversi negozi o piattaforme online per capire se stai davvero risparmiando.
– Monitora i prezzi in anticipo: annota il costo dei prodotti che ti interessano nelle settimane precedenti, così saprai se lo sconto è autentico.
– Fai una lista di ciò che ti serve, per evitare acquisti d’impulso che rischiano di rivelarsi inutili.
Black Friday: Origini e Curiosità sul Giorno dello Shopping
Perché si chiama Black Friday e da dove nasce questa tradizione?
Il Black Friday, inizialmente un solo giorno dedicato agli sconti straordinari, si è trasformato negli anni in un’intera settimana – e talvolta anche di più – in cui è possibile fare shopping risparmiando. Ma quali sono le sue origini e perché è associato al colore nero?
Il Black Friday si celebra il giorno successivo al Thanksgiving Day, la festa americana che affonda le radici nel 1621, quando i Padri Pellegrini di Plymouth, Massachusetts, ringraziarono Dio per il raccolto.
Secondo l’interpretazione più diffusa, il termine Black Friday, venerdì nero, nacque a Philadelphia nel 1961. In quel giorno, le strade e i negozi della città furono invasi da migliaia di americani attratti da sconti straordinari, creando traffico e congestione tali da ispirare l’associazione con il colore nero.
Un’altra teoria lega il “nero” al sistema di registrazione contabile dell’epoca. Nei registri, infatti, si usava l’inchiostro rosso per indicare le perdite e quello nero per i guadagni. Grazie alle promozioni del Black Friday, i conti dei commercianti tornavano in positivo, registrati appunto con il nero.
Da evento limitato al venerdì dopo il Ringraziamento, il Black Friday si è esteso a livello mondiale dagli anni Ottanta. Oggi rappresenta l’inizio simbolico dello shopping natalizio, attirando consumatori con sconti che possono superare l’80%.
Per gli analisti finanziari, il Black Friday è un importante termometro della propensione al consumo. Monitorando il volume delle vendite, si riesce a prevedere l’andamento della stagione natalizia, sia negli Stati Uniti che nei molti Paesi in cui questa tradizione è ormai consolidata.
Così, il Black Friday non è solo sinonimo di offerte, ma anche di cultura del consumo globale e dinamiche economiche in continua evoluzione.
Riscaldamenti: via libera all’accensione dal 15 ottobre all’1 dicembre, a seconda delle zone. Lo spegnimento previsto dal 15 marzo al 15 aprile
L’inverno è alle porte: si riaccendono i riscaldamenti! Ne ha parlato il nostro Direttore, Barbara Molinario, ospite al TG1 in qualità di Segretario Generale di Consumerismo
Il clima diventa già più rigido e da domani, 15 ottobre, sarà possibile avviare i riscaldamenti in casa. L’Italia è suddivisa in sei zone, dalla A alla F, ogni zona ha un diverso calendario delle accensioni, che va dal 15 ottobre all’1 dicembre, per un tempo massimo che va dalle 6 alle 14 ore al giorno a seconda della zona. La zona F non ha limitazioni.
I primi ad accendere i riscaldamenti, il 15 ottobre, saranno i condomini delle città incluse nella cosiddetta Zona E, che copre gran parte del nord e del centro Italia e poi a seguire le altre aree del Paese. Il riscaldamento centralizzato può restare attivo dalle 5 del mattino alle 23. In questo spazio di tempo, il condominio può scegliere quando accendere e quando preferire spegnere.
Esistono comunque alcune eccezioni che contemplano le utenze considerate sensibili. Tra queste, abbiamo – ad esempio – gli ospedali, le RSA e le case di cura, ma anche scuole materne, asili nido, piscine e edifici alimentati a energia solare. Sono previste deroghe in caso di situazioni climatiche particolarmente avverse, per cui le autorità di amministrazione locale possono autorizzare l’accensione degli impianti alimentati a gas naturale al di fuori dei limiti previsti.

Il decreto stabilisce con chiarezza anche i gradi da tenere in casa o nei luoghi di lavoro
Per i condomini e per chi utilizza sistemi di riscaldamento centralizzati le regole che stabiliscono il calendario di accensione degli impianti sono contenute nel DPR 74/2013 e nel DPR n. 412/1993 che suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche in relazione alle temperature medie annue. Ogni comune, tuttavia, può decidere di anticipare o posticipare le date ufficiali di accensione dei termosifoni: questo perché esistono zone del paese dove le condizioni climatiche variano significativamente. Va poi tenuto conto delle delibere dell’assemblea condominiale che fissano le ore di accensione dei riscaldamenti all’interno di uno specifico condominio, ma devono sempre essere conformi alla normativa nazionale.
Ad essere regolamentata non è soltanto la data di accensione e spegnimento dei termosifoni ma anche la temperatura, che nelle abitazioni non deve superare i 19°C, con una tolleranza di 2 gradi. Negli edifici industriali o artigianali, la temperatura deve essere mantenuta a 17°C.
Per i trasgressori sono previste multe salate. Chi viola le disposizioni sull’accensione degli impianti di riscaldamento rischia sanzioni da un minimo di 500 euro a un massimo di 3mila euro, cui possono aggiungersi altre multe previste dai Comuni e dagli enti locali, fino a 800 euro.
Quanto costa riscaldare la propria casa?
Con le attuali tariffe del mercato libero, quest’anno gli italiani per riscaldare casa spenderanno in media circa 1.150 euro in bollette del gas. Il consumo invernale del gas, per chi ha il riscaldamento autonomo, rappresenta l’85% circa del consumo annuo. Abbassando di un solo grado il riscaldamento potremmo conseguire un risparmio in bolletta di circa 100 euro. Se invece si decide di ridurre le ore di accensione dei termosifoni, bastano 60 minuti in meno al giorno per abbattere i costi di circa 36 euro in un anno.
Cosa possiamo fare per non far lievitare troppo la bolletta del gas e rispettare l’ambiente?
1. Usare in modo intelligente le valvole termostatiche
Le valvole termostatiche consentono di regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni. Una buona pratica è quella di posizionare la valvola al massimo nel periodo durante il quale i riscaldamenti sono spenti, in modo da evitare problemi di pressione al momento della loro riattivazione.
2. Attenzione all’impostazione delle temperature
Per ridurre gli sprechi, è bene impostare la temperatura al minimo nelle stanze che frequentiamo meno durante la giornata, inoltre, la cucina ha sempre una temperatura più alta di due o tre gradi per via della presenza di forno e fornelli, in questo caso è possibile impostare una temperatura più bassa. Per ogni grado in meno, si risparmia dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.
3. Impostare la temperatura al minimo piuttosto che spegnere il condizionatore
Se avete una partenza in programma, è meglio non spegnere i termosifoni, ma impostare la temperatura al minimo. Questo vi farà risparmiare, purché, nel processo di riscaldamento di un ambiente freddo è richiesta una quantità più alta di energia ed un relativo consumo di gas maggiorato.
4. Spurgare i termosifoni
Mai sottovalutare l’importanza di spurgare i termosifoni. L’aria che si accumula sui tubi di riscaldamento e nei radiatori impedisce all’acqua di riscaldamento di circolare. In questo modo i termosifoni si riscalderanno più lentamente. Diminuendo la potenza termica, si avrà un maggiore consumo di energia.
5. Evitare di coprire i termosifoni
Coprire i termosifoni è una pessima abitudine in quanto li rende molto meno performanti quindi tenere a mente di non coprirli con abiti bagnati, spostare le tende o i mobili che impediscono la propagazione del calore; inoltre, si può posizionare un pannello riflettente sul muro dietro ai termosifoni per aumentarne l’efficacia.

Prevenire l’inquinamento domestico
⁃ Assicurarsi di areare tutti gli ambienti quotidianamente, bastano pochi minuti al giorno.
— Non appoggiare i panni bagnati sul termosifone, se da un lato accelera l’asciugatura dei capi, dall’altro fa aumentare il livello di umidità dell’aria. Un ambiente umido è l’ideale per la formazione delle muffe, ovvero uno dei principali nemici dei polmoni. Molti studi hanno confermato che con l’inalazione di spore del fungo Aspergillus, aumenta il rischio di problemi polmonari. Se si è costretti a stendere i panni in casa, una buona soluzione è quella di optare per un deumidificatore.
⁃ Non aprire le finestre durante le ore di punta del traffico.
⁃ Non lasciare le finestre aperte durante la notte.
⁃ Pulire regolarmente le prese e le griglie di ventilazione dell’aria dei condizionatori con un panno inumidito con acqua e sapone, o con alcol etilico
È la stagione dei saldi: tips, curiosità e consigli pratici per fare spese in modo consapevole
La guida ai saldi del Direttore di Fashion News Magazine, Barbara Molinario – Segretario Generale di Consumerismo
Stavamo tutti aspettando i saldi di fine stagione… ma non come negli anni precedenti. I dati ci dicono che mentre dieci anni fa sette italiani su dieci aspettavano i cartellini scontati per fare acquisti, oggi solo un cittadino su due è interessato a fare spese durante la stagione degli sconti. Il giro di 4 miliardi di euro del 2014, si abbassa di un miliardo, con una perdita di un miliardo di euro ogni dieci anni. Vi chiederete… come mai? Fra pandemia ed inflazione, ormai, scontistiche e promozioni vengono proposte tutto l’anno. Saldi di mezza stagione, black friday, offerte online ed iniziative speciali ci accontentano tutto l’anno in fatto di “prezzi vantaggiosi” ed ora la corsa ai capi in saldo di Luglio è diventata, senz’altro, meno frenetica.
Se comunque avete deciso di approfittare del momento per fare qualche buon affare, ho qualche consiglio da darvi – in special modo per evitare di “farsi fregare”. Durante una recente puntata di Rai Parlamento, ho spiegato – in qualità di Segretario Generale di Consumerismo no profit – come evitare le truffe e le fregature che, purtroppo, sono sempre dietro l’angolo.

Spese durante i saldi: i consigli per gli acquisti consapevoli
“I capi acquistati durante i saldi non si possono cambiare”
Falso! Tutti i negozianti sono obbligati a sostituire qualsiasi capo difettoso. Se l’articolo è esaurito e non è possibile cambiarlo, il cliente ha diritto al rimborso completo (in cash o tramite bonifico – quindi non un buono di pari valore). Gli articoli possono essere cambiati o resi entro due mesi dalla data di acquisto.
80%? Non confondiamo i saldi di fine stagione con gli avanzi di magazzino!
Avete fatto caso che in tutti grandi negozi troviamo scontati costumi da bagno, vestitini in lino… ma anche cappotti e maglioni? In questo caso si tratta di avanzi di magazzino della stagione precedente (in alcuni casi anche di due o tre stagioni fa). Prima di acquistare, valutatene il prezzo. Per gli articoli risalenti alle stagioni precedenti la corretta percentuale di sconto è del 70 o 80% – non meno. È comunque possibile che anche le ultime collezioni arrivino al 70% – sicuramente non nel mese di Luglio. Dopo Ferragosto e durante la prima settimana di settembre, infatti, i saldi subiscono un secondo ribasso per eliminare tutte le eccedenze.
Guardate bene il cartellino:
Tutti i negozianti sono obbligati a indicare sul cartellino il prezzo iniziale, la percentuale di sconto ed il prezzo finale. Il prezzo iniziale è quello più basso dei trenta giorni antecedenti all’inizio degli sconti.

Attenzione agli acquisti impulsivi
Siamo davvero certi che indosseremo quel capo? Ha una buona composizione? È un capo di qualità? Durante la stagione dei saldi è facile cadere nella trappola degli acquisti non necessari. Valutate con attenzione prima di strisciare la carta sul lettore! Evitiamo sempre di acquistare cose che non ci servono!
Anche gli artigiani fanno gli sconti!
Non pensate che solo le grandi catene di fast fashion o i marchi più famosi facciano gli sconti! Anche i piccoli artigiani riservano ai loro clienti dei prezzi scontati per la fine della stagione. Controllate sulle loro pagine social o sui loro e-commerce! Acquistare da un piccolo marchio è un ottimo modo per incentivare l’artigianato e fare un acquisto più sostenibile.
“I capi in sconto non si possono provare”. È vero?
Tutto vero. I negozianti non sono tenuti per obbligo a far provare i capi in sconto. In questo caso vi suggeriamo di evitare l’acquisto di capi che possono essere solo guardati… a meno che non abbiate già acquistato lo stesso capo e siete sicuri del fit e della taglia.
Non ci sono limiti per l’utilizzo di bancomat e carte di credito
Tenetelo sempre a mente: ovunque vi troviate e qualunque sia il prezzo avete sempre diritto a pagare con bancomat o carta di credito!
Il display in negozio… ha le sue regole
Durante il periodo dei saldi i capi scontati devono essere separati da quelli della nuova collezione. Mescolare capi a prezzo pieno e capi in saldo è una violazione della legge.
Quanto durano i saldi?
La durata media è di circa sessanta giorni, che varia da regione a regione. In linea di massima i saldi estivi si protrarranno fino al mese di settembre.
Estate: la voglia di gelato è direttamente proporzionale all’aumento dei prezzi?
Il caro gelati è un fenomeno che riflette le pressioni inflazionistiche su diverse componenti della filiera produttiva e distributiva del gelato. Questo ha portato a un aumento significativo dei prezzi per i consumatori, che possono notare differenze consistenti nei costi a seconda della città e della fama delle gelaterie.
Barbara Molinario come segretario Generale di Consumerismo ha condotto una ricerca sul dolce più amato in Italia.
L’aumento dei prezzi del gelato in Italia è un fenomeno che riflette un generale incremento dei costi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti. Questi fattori hanno determinato un rialzo del prezzo del gelato artigianale, con un costo medio che varia tra i 22 e i 25 euro al kg. Un cono piccolo, che una volta costava in media 2,80 euro, può ora arrivare a costare fino a 6 euro nelle gelaterie più rinomate.
Secondo l’ultima rilevazione mensile di Istat (aprile 2024), i prezzi del gelato sono aumentati del 3,1% rispetto ad aprile 2023. Se si considera un periodo annuale, i prezzi dei gelati sono saliti del 16,4% nel 2023 e del 13,1% nel 2022. Questo trend di aumento dei prezzi è evidente in diverse città italiane, come mostrano i confronti dei costi delle vaschette di gelato da 1 kg tra il 2021 e il 2024 (dati Mimit):
– Milano: da 5,82 euro a 7,11 euro (+22,2%)
– Bologna: da 4,87 euro a 6,23 euro (+27,9%)
– Torino: da 4,50 euro a 6,06 euro (+34,6%)
– Genova: da 4,41 euro a 5,50 euro (+24,7%)
– Firenze: da 6,27 euro a 7,91 euro (+26,1%)
– Cagliari: da 4,74 euro a 6,14 euro (+29,5%)
Questi aumenti possono essere attribuiti a vari fattori:
1. Aumento dei costi delle materie prime: Il costo di ingredienti fondamentali per il gelato, come latte, zucchero, frutta e cioccolato, è aumentato significativamente. Questo è dovuto a vari motivi, tra cui condizioni climatiche avverse, aumenti dei costi di produzione agricola e problemi logistici globali. Per quanto riguarda il gusto di gelato tra i più amati, il cioccolato, secondo le proiezioni dell’Organizzazione Internazionale del Cacao, il rapporto tra scorte e macinazione raggiungerà il livello più basso degli ultimi quarant’anni, contribuendo inesorabilmente all’incremento dei prezzi. Questo aumento si riflette sui prezzi del cioccolato al dettaglio per i consumatori, con un aumento medio del 24%, dopo aver registrato un aumento del 15,4% nel 2023.
2. Incremento dei costi energetici: La produzione di gelato richiede un notevole consumo di energia per mantenere la catena del freddo. L’aumento dei prezzi dell’energia, dovuto a fattori geopolitici e alle dinamiche del mercato energetico globale, ha inciso pesantemente sui costi di produzione.
3. Aumento dei costi di trasporto: La logistica e il trasporto dei prodotti alimentari sono diventati più costosi, sia per l’aumento dei prezzi del carburante che per le difficoltà legate alle catene di approvvigionamento.

Tendenze gusti di gelato nel 2024
Il gelato artigianale in Italia è in continua evoluzione, bilanciando tradizione e innovazione. Da una parte, c’è un forte ritorno alle origini, con un’attenzione particolare agli ingredienti locali e naturali, promuovendo il concetto di km 0 e valorizzando la biodiversità del patrimonio italiano. Questo si riflette nella scelta di ingredienti come erbe aromatiche e prodotti del territorio, che vengono utilizzati per creare gelati che rispettano la stagionalità e la provenienza locale. Questa capacità di adattamento e innovazione rende il gelato italiano un prodotto sempre amato e ricercato, capace di soddisfare i gusti e le esigenze di un pubblico sempre più vasto e variegato.
Nel panorama del 2024, vediamo emergere due tendenze principali. Da una parte, la ricerca di ingredienti del territorio, con un focus particolare sulla sostenibilità e la naturalità. Ad esempio, le erbe aromatiche italiane sono sempre più presenti nei gusti proposti, rispecchiando l’attenzione verso il patrimonio agricolo locale. Dall’altra parte, c’è un forte interesse per abbinamenti golosi ed esotici. Gusti come il caramello, il mascarpone e il cioccolato monorigine stanno tornando in auge, mentre frutti esotici come il mango (soprattutto di provenienza locale), il lichi e lo yuzu stanno conquistando i palati dei consumatori.
Non solo sapori tradizionali ed esotici, ma anche un crescente interesse per il benessere e la salute. Sempre più gelaterie stanno proponendo gelati con liste degli ingredienti corte, prodotti a basso contenuto di zuccheri e varianti senza lattosio. Questo trend risponde alla domanda di un pubblico sempre più attento alla propria alimentazione, che cerca prodotti naturali e salutari.
Un’altra interessante novità è l’introduzione dei gelati gastronomici. Abbinamenti innovativi come il gelato al gorgonzola e noci e la tendenza dei gelati da aperitivo stanno riscuotendo un grande successo. Anche l’uso di spezie e agrumi locali sta conquistando i maestri gelatieri, che sperimentano nuove combinazioni di sapori.
La creatività in gelateria non si ferma qui. Tra le proposte più originali troviamo gusti dedicati al mondo dello sport. Ad esempio, il maestro gelatiere Eugenio Morrone ha creato un gelato dedicato al campione di tennis Jannik Sinner, a base di carota, mandarino e limone, che sta diventando molto richiesto. In generale, le gelaterie stanno cercando di bilanciare naturalità e sostenibilità con nuove espressioni creative e rivisitazioni dei classici.
Secondo Claudio Pica, presidente di Fiepet Confesercenti e segretario generale dell’Associazione Italiana Gelatieri (AIG), si prevede una crescita dei consumi del gelato del 6% a livello nazionale, con picchi del 12% nelle città d’arte. Questo aumento è favorito non solo dall’innovazione e dalla qualità degli ingredienti, ma anche dalla crescente consapevolezza dei consumatori verso una dieta salutare.
CONSIGLI
L’aumento dei prezzi del gelato, sia industriale che artigianale, è un fenomeno che rispecchia diverse dinamiche economiche. I fattori che influenzano questo rialzo includono l’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia, della manodopera e della logistica. Ecco alcune strategie che gelatieri e consumatori possono adottare per affrontare questa tendenza.
Per i Gelatieri:
1. Ottimizzazione dei processi produttivi: Analizzare e migliorare l’efficienza della produzione può ridurre i costi operativi. Questo include la gestione degli sprechi e l’adozione di tecnologie più efficienti.
2. Utilizzo di ingredienti locali: Acquistare materie prime da fornitori locali può ridurre i costi di trasporto e sostenere l’economia locale. Inoltre, l’uso di ingredienti stagionali può risultare meno costoso e migliorare la qualità del prodotto.
3. Diversificazione dell’offerta: Offrire una gamma di prodotti a prezzi diversi, inclusi gusti più semplici e meno costosi, può attrarre una clientela più ampia.
4. Promozioni e fedeltà: Implementare programmi di fedeltà, sconti e promozioni speciali può incentivare i clienti a tornare, aumentando così i volumi di vendita.
5. Collaborazioni e acquisti di gruppo: Collaborare con altri gelatieri per acquistare materie prime in grandi quantità può ridurre i costi grazie agli sconti per ordini voluminosi. In questo le Associazioni di categoria possono svolgere un grande ruolo.
Per i Consumatori:
1. Ricerca di alternative: Esplorare diverse gelaterie e confrontare i prezzi può aiutare a trovare opzioni più economiche senza compromettere la qualità.
2. Scelta di prodotti in offerta: Approfittare delle promozioni e delle offerte speciali può ridurre i costi. Molte gelaterie offrono sconti su determinati gusti o in determinati giorni della settimana.
3. Produzione casalinga: Preparare il gelato a casa può essere un’alternativa economica e divertente. Esistono numerose ricette semplici e deliziose che richiedono attrezzature minime.
4. Acquisti di gruppo: Acquistare gelati in quantità maggiori e condividerli con amici o familiari può ridurre il costo per singola porzione.
5. Valutazione del rapporto qualità/prezzo: Non sempre il gelato più economico è il migliore affare. Considerare la qualità degli ingredienti e la quantità offerta può aiutare a ottenere un miglior rapporto qualità/prezzo.
Ricordate anche che spesso si paga l’esperienza, non sempre il prezzo elevato corrisponde ad una qualità alta del prodotto; mangiare un gelato in un luogo lussuoso, magari con il servizio al tavolo, avrà un impatto considerevolmente maggiore sul portafogli rispetto ad un cono gustato mentre si cammina per strada.
Noemi David ospite a Sempre Più Green
Nella puntata di martedì 16 Aprile a Sempre Più Green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare Noemi David, conduttrice tv, per parlare di tematiche molto interessanti.

Cara Noemi tu sin da piccola hai voluto fare la conduttrice?
Si, Sono stata molto fortunata devo essere sincera ,sono stata baciata dalla fortuna, ho capito quasi subito cosa volessi fare nella vita e sono contenta di questo perché nonostante le difficoltà non ho mai mollato
Hai lavorato e ottenuto ciò che volevi, una grande dimostrazione di resilienza e forza
Fortuna e sudore sono un connubio perfetto secondo me
A 19 anni ti sei trasferita a Roma per diventare il volto di una community dedicata alla Generazione Z
Si, per questo mi sono interessata a questi argomenti come la sostenibilità ambientale e sociale, perché ho avuto modo di conoscere migliaia e migliaia di studenti, e conoscerli è stato utile per questo, perché capisci ,nonostante io sia giovanissima, quali sono i bisogni dei ragazzi di oggi, magari differenti dai miei.
Questo ti ha aiutato nel tuo lavoro e forse riesci a comunicare con loro proprio perché li hai incontrati da vicino, è una forza aggiunta
Si sì ma loro sono una forza aggiunta. Ognuno di loro in modalità diverse mi ha sempre dato qualcosa. Io dico sempre che il mio obiettivo più grande è sedermi la sera soddisfatta e piena di contenuti, di ricchezze diverse che mi danno gli altri e poi svegliarmi l’indomani sempre con la stessa forza
Tu non solo nelle scuole ma anche nelle università di tutta Italia hai portato tantissimi temi come bullismo, cyber bullismo, educazione all’affettività e sessualità insomma tutti argomenti tosti
Si, da donna del sud non ti dico la difficoltà quando parlo con i miei genitori. Quando gli dico “Sapete parto in tour per parlare di sessualità e affettività “, sono sempre molto confusi ma alla fine contenti . Sono riuscita anche nella mia famiglia a superare quel taboo
Certo perché poi le generazioni passate hanno un po’ dei preconcetti , pur essendo più semplice di quello che si pensa
In realtà è servito anche a me imparare, ma anche per superare determinate vergogne che avevo quindi riesco a parlare un po’ senza troppi problemi.
Forse se tutti noi parlassimo di queste cose in maniera un po’ più aperta preverremo tante malattie, eviteremmo tanti imbarazzi e ci sarebbe meno violenza
L’importante è non cadere mai nella volgarità, parlare in maniera scientifica
Tu mi dicevi che sei sempre con una valigia dietro
Si esattamente, vivo tra Roma e Messina, poi sono sempre a Milano, Torino, in giro per l’Italia ecco . Penso non potrei immaginare vita diversa
Se è una cosa che ti piace vuol dire che sei riuscita ad unire la passione con il lavoro e non è cosa da poco!
E sono riuscita anche a trovare l’amore , pur sentendo molti che mi dicevano che mi dedicavo troppo al lavoro e invece..
Complimenti! Donna a 360 gradi, sei proprio una donna che fa per noi. Senti se i nostri ascoltatori volessero seguirti dove ti trovano?
In giro ovunque, poi lavoro anche per Mondadori dove mi occupo di una pagina tutta al femminile chiamata “ The Wom”. Su Instagram invece noemidavid_
Tu come gestisci il lavoro con i social?
È complesso visto che mi occupo dei contenuti di altre pagine, è sempre più complicato dedicarmi ai miei , però su Instagram devo dire che sono abbastanza attiva
Prima l’ho anche invitata a partecipare a Legal Love, chissà magari l’anno prossimo potrà essere uno dei nostri docenti.. Tu ti definisci attivista?
Si ma non estremista, di solito si pensa sempre agli attivisti in quel modo, io sono più contenuta ecco.
CLICCA QUI PER ASCOLTARE LA PUNTATA
Guendalina Tavassi e Marina Condoleo ospiti a Sempre Più Green
Nella puntata di martedì 9 Aprile a Sempre Più Green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare Guendalina Tavassi e l’Avv. Marina Condoleo per parlare di alimentazione sana.

Tu da mamma e da persona che ci tiene ad una vita sana come fai in questa vita frenetica a far mangiare correttamente i tuoi figli?
Guendalina Tavassi: è difficilissimo perché purtroppo ad oggi i bambini anche stando a scuola sono tentati da merende non proprio sane ed è difficilissimo negargli qualcosa quando lo è persino per me, sono la persona più sbagliata per dare consigli “sani” ma comunque cerco di stare attenta il più possibile per rimanere in linea.
Io per esempio ho fatto il contrario delle altre persone, c’è chi è ha il giorno sgarro, per me c’è la settimana sgarro e quel giorno in cui mangio sano (risate) durante il weekend. Per quanto riguarda lo sport ci ho provato molte volte ma non fa per me, la mia palestra quotidiana è stare dietro i bambini .
Caro Avvocato Marina Condoleo, ideatrice del progetto Legal Love, tu invece come ti comporti riguardo all’alimentazione?
Marina Condoleo: io sono quella che predica bene e razzola male, cucino la verdura ma la mangiano solo i miei figli perché il problema di quando hai dei bambini è che tu mangi ciò che rimane facendo come una sorta di aspirapolvere. Noi da genitori ci proviamo acquistando frutta e verdura, facendo spremute d’arancia fresca, sempre tenendo conto della stagionalità.
Guardando i dati sullo spreco alimentare si è visto che c’è stato un aumento sino a 30 kili di cibo sprecato , quindi forse il metodo di Guendalina di acquistare solo cibi che si sa per certo che si consumeranno è forse la scelta più giusta
Guendalina Tavassi: assolutamente, perché io poi ho il brutto vizio di ordinare il cibo, quindi mangiare take away. Anche perché poi quando cucino io i miei figli dicono che non sono brava
Stavo dicendo appunto però che parliamo alle mamme e alle donne in quanto è tutto molto più bello acquistare verdure fresche e di stagione e avere il tempo di prepararle ma la verità è questa perché quando si va a lavorare di tempo non c’è ne.
Guendalina Tavassi: propongo a queste mamme di venire a casa mia per un giorno e cucinare per i miei figli per vedere se almeno loro riescono a farli mangiare (risate)
Marina Condoleo: ma guarda che il cibo degli altri, per loro, è sempre più buono, io ho mio figlio che va spesso a casa di Barbara e mangia l’impossibile!
Parliamo ora del Progetto di Guendalina in Turchia
Guendalina Tavassi: sì, ho aperto in Turchia la “Flowers clinic” per un turismo medicale, lì hanno delle strutture pazzesche per chi non lo sapesse, sono all’avanguardia, e io ho scelto i chirurghi migliori. Dunque organizzo proprio questi viaggi insieme ai miei followers per la chirurgia.
Invece quali sono i tuoi prossimi appuntamenti Marina
Marina Condoleo: giovedì c’è alla camera un evento sempre destinato ai ragazzi , per parlare di un problema sempre più grave che riguarda l’assunzione di sostanze che vengono adoperate per il dolore come il fentanyl e ossicodone , e poi c’è un prossimo evento che stiamo organizzando che riguarda questo tema dell’alimentazione .
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Stefano Marzullo e Flavia Calò ospiti a Sempre Più Green
Nella puntata di martedì 2 Aprile a Sempre più green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare Stefano Marzullo, agronomo, e la Dott.ssa in Scienze Ambientali Flavia Calò, tecnici dell’Orto Botanico di Roma, per parlare di cultura botanica, approfondire la conoscenza su giardini, ambiente e conservazione.
Quali sono le vostre iniziative, su cosa vi state concentrando?
Dott.ssa Calò: sono laureata in scienze naturali, appassionata di verde da sempre, dunque la passione è diventato un lavoro. Mi occupo in particolare di piante succulente, piante grasse. Loro hanno esigenze particolari in quanto provengono da vari continenti quindi in realtà per coltivare bene una pianta, il pollice verde si serve, ma in particolare bisogna sapere chi è e da dove proviene la pianta.
Voi fate parte di un’associazione che si chiama verde 360, nasce a Roma nel gennaio 2017 da una vostra idea e progetta e realizza giardini, parchi, terrazzi, aree verdi e conserva e restaura il verde storico, ornamentale. Prego Dottor Marzullo
Dott Marzullo: sì, verde 360 nasce da una nostra iniziativa, siamo entrambi tecnici dell’orto botanico proprio perché ci piace, ci interessa soprattutto progettare ma anche poi realizzare giardini, aree verdi ecc e anche in particolare restaurare e conservare il verde storico che è una sezione abbastanza particolare di questa attività. L’importante in questo lavoro è riuscire a conciliare due cose: capire cosa vuole la persona che ti affida l’incarico e contemporaneamente riuscire a suggerire, consigliare per poter realizzare una struttura valida. Abbiamo cura di cercare delle soluzioni un po’ più originali di quello che si vede di solito.
Sono molto affascinata dai corsi e dalle visite agli orti botanici, un’altra importante componente del vostro lavoro.
Dott.ssa Calò: esattamente, diciamo che noi nasciamo come associazione soprattutto con i corsi di giardinaggio e negli ultimi anni abbiamo approfondito la progettazione, però il nostro focus iniziale era proprio quello dei corsi di giardinaggio per avvicinare le persone al verde quindi dare indicazioni su come coltivare le piante, approfondire la loro conoscenza e dar loro delle nozioni di botanica. Tutto questo divertendosi e facendo soprattutto pratica. Ci siamo focalizzati sulla teoria accompagnandola alla pratica. Gli ultimi corsi che abbiamo fatto sono sempre stati all’aperto infatti ci sono state delle volte in cui abbiamo fatto dei weekend intensivi presso serre o altre aree verdi.
Destinato anche ai bambini?
Con i bambini abbiamo svolto alcune attività ma principalmente le persone che ci seguono sono adulte e devo dire donne
Altra cosa che mi incuriosisce molto sono le potature sui grandi alberi ornamentali
Dott. Marzullo: sì, argomento importantissimo, non si ha una grande cultura su come vanno portati grandi alberi in particolare quelli ornamentali, secolari. Purtroppo spesso lo vediamo anche da parte delle amministrazioni comunali che trascurano molto questo aspetto che invece è fondamentale per la conservazione delle piante, perché poi se potate male possono diventare pericolose.
Quando si crea un giardino, un terrazzo, nella maggior parte dei casi non si hanno assolute certezze, non esistono regole fisse ma è necessario osservare la natura che può fare da guida e poi bisogna adattarsi alle condizioni in cui è necessario operare. Sono un po’ questi i capisaldi della vostra attività giusto?
Dott.ssa Calò: sì assolutamente, non si parte mai da qualcosa di già costruito ma si ragiona insieme sul posto in cui si va ad inserire qualcosa di verde. Poi andiamo anche a giocare un po’ con i colori sempre tenendo conto del gusto della persona a cui si va a realizzare quest’angolo verde.
Ci sono degli appuntamenti? dove vi possiamo trovare?
Abbiamo un sito www.verde360.it, una mail verde360.it e Siamo presenti all’orto botanico di Roma. Inoltre stiamo per organizzare un viaggio verde di cui stiamo parlando, quindi bisogna seguire il sito per avere ulteriori informazioni
Se doveste dare un consiglio a qualcuno che si vuole approcciare, nella propria casa, ad allestire un angolo verde, cosa gli direste?
Per prima cosa devi chiamare verde 360 (risate), poi deve capire che tipo di luce serve alle piante e soprattutto ,un errore che di solito fanno in molti, è il non eccedere nelle irrigazioni.
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Quanto sei bravo a fare la spesa? Tutto ciò che devi sapere tra inflazione, prodotti importati ed etichette fuorvianti
L’inflazione c’è ed è evidente, ma oltre a questa bisogna preoccuparsi dei comportamenti che numerose aziende adottano per trarne profitto ed è nostro interesse fare attenzione a piccole procedure che, alla fine dei conti (soprattutto dei nostri portafogli), hanno delle ripercussioni enormi.
In qualità di Segretario Generale di Consumerismo, ho fatto una ricerca, insieme al Presidente di Consumerismo Luigi Gabriele, fra i fenomeni che dovremmo tenere a mente tutte le volte che entriamo in un supermercato.
Cosa si intende per…
Skimflation: si tratta di abbassare la qualità di un prodotto in modo da contenere i costi della produzione, che con l’inflazione sulle materie prime sarebbero aumentati, vendendolo allo stesso prezzo. Il consumatore crede, quindi, di acquistare il medesimo prodotto, con gli stessi ingredienti ed allo stesso prezzo; mentre, in realtà, non è affatto così. Avete mai pensato: “Ma prima questi biscotti erano molto più buoni”? Oppure “Questa pasta non tiene la cottura nello stesso modo”? Beh, è proprio di questo che si tratta! Le materie prime non avranno più la stessa qualità ed il risultato… è spesso abbastanza evidente! Molte aziende, temendo di perdere clienti, sono restie ad aumentare i prezzi, quindi “tamponano” abbassando la qualità. Ma pensate davvero che “non se ne accorge nessuno”?
Shrinkfkation: questo sistema, invece, gira tutto intorno al packaging. Le aziende optano per confezioni più grandi ma inserendo all’interno più aria e meno prodotto. Come evidenzia il Presidente di Consumerismo Luigi Gabriele “si tratta di un trucchetto svuotacarrelli del -30%, poiché a parità di spesa le quantità portate a casa sono inferiori”.
Greedflation: significa, letteralmente, “inflazione da avidità” e riguarda tutte quelle aziende che alzano i loro prezzi nonostante l’inflazione non li riguardi in prima persona. Si tratta, dunque, di brand che approfittano dell’inflazione per generare profitto.
E se scegliessimo prodotti importati? La qualità è la stessa? E il prezzo?
I prodotti di importazione hanno quasi sempre un prezzo più alto, dovuto ai dazi doganali ed al trasporto. Ci sono delle eccezioni, come, ad esempio, le arance. In Italia siamo famosi per le arance siciliane, ma molto spesso nei supermercati troviamo arance spagnole. In realtà, nonostante la Spagna sia più lontana, le arance siciliane hanno un prezzo più alto, essendo più pregiate, soprattutto se biologiche. Ci sono altri casi in cui i prodotti di importazione costano meno, come quello delle patate. Quest’anno, con il calo della produzione, in Italia abbiamo visto moltissime patate provenienti dall’Egitto. Come mai hanno un costo così basso rispetto a quelle italiane? I paesi al di fuori dell’UE hanno meno restrizioni riguardo l’uso di pesticidi. Gli agrofarmaci, dannosi per la salute, sono infatti vietati in Europa. Acquistiamo a meno… ma acquistiamo meglio? La risposta è no! Meglio spendere qualcosa in più per avere la certezza di consumare prodotti sani, sicuri e controllati. Un altro problema relativo all’importazione è quello strettamente legato allo spreco alimentare. Prendiamo ad esempio i grossi quantitativi di avocado provenienti dai paesi dell’America del sud. La maggior parte di questi frutti delicati, viene danneggiata durante il trasporto e finisce con l’essere gettata nella spazzatura. Se non potete fare a meno di questo buonissimo frutto tropicale, vi suggeriamo di optare per le coltivazioni siciliane o sarde.
Intervista al deputato Letizia Giorgianni – la proposta di legge per contrastare le truffe online
Non solo shopping online, ma anche trading o “corsi formativi magici” con tante belle promesse circa il diventare ricchi istantaneamente. Vi sarete sicuramente imbattuti in qualche reel che vi garantiva “un guadagno facile e veloce”, anche di centinaia di migliaia di euro e comodamente a casa propria. Tutto ciò che si deve fare è versare una somma (e non si tratta mai di cifre piccole) per “imparare” a sfruttare il web e generare stipendi a cinque zeri. Ed ecco che, tantissimi italiani, si sono ritrovati con le tasche svuotate e sogni di viaggi in mete tropicali distrutte.
La proposta di legge
Fratelli d’Italia ha presentato oggi, 6 marzo, alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge che possa contrastare le truffe online e tutelare gli utenti. A promuovere questa iniziativa i deputati di FDL e l’associazione Consumerismo.
La proposta di legge è firmata dai deputati Giorgianni, Almici, Ambrosi, Amich, Amorese, Baldelli, Benvenuti Gostoli, Cannata, Caretta, Cerreto, Ciaburro, Comba, Frijia, Iaia, Lampis, La Porta, La Salandra, Longi, Loperfido, Maiorano, Marchetto Aliprandi, Mascaretti, Michelotti, Milani, Polo, Fabrizio Rossi, Urzì, Zucconi, Zurzolo e sostenuta dall’associazione dei consumatori, Consumerismo No Profit.
Una donna in prima linea: l’intervista al deputato Letizia Giorgianni
Dal 2022 la presenza delle donne in Camera ha subito un calo drastico che non si registrava dai primi anni 2000. Le donne sono poche, ma si fanno sentire! Ed è questo il caso dell’On. Letizia Giorgianni (Fdi), prima firmataria della proposta di legge per contrastare le frodi informatiche.
Oltre alla prima firmataria sono intervenuti i deputati di Fratelli d’Italia Grazia Di Maggio e Fabrizio Rossi, il presidente dell’associazione Consumerismo Luigi Gabriele e Lorenzo Allegrucci, vicepresidente dell’associazione ItaliaOggi.
Truffe online: quali sono i beni o i servizi per i quali si rischia di più?
Il fenomeno delle truffe online è una realtà sempre più dilagante. Molto spesso si tratta acquisti fantasma di merce che non arriva. Una grossa fetta è rappresentata dal trading online fraudolento dove, a fronte di allettanti guadagni, si investe per poi vedere questi fantomatici broker scomparire con la cifra investita.
Fino a questo momento non era stato necessario creare una misura ad hoc per contrastare questo fenomeno. Cosa è cambiato? Come si è diffuso questo tipo di truffa?
Dalla pandemia in poi, gli italiani hanno intensificato l’uso delle piattaforme internet per acquistare i propri prodotti. Gli acquisti online si sono estesi anche a quelle fasce di utenti che erano soliti a fare acquisti esclusivamente in negozi fisici. Di pari passo, purtroppo, è anche aumentato il numero delle persone che, mediante tecniche sofisticate, hanno utilizzato a loro volta lo stato di anonimato delle truffe online per sottrarre cifre sempre più alte. Il fenomeno è dilagante, dunque era necessario equiparare il nostro apparato normativo che, pensate, non riconosce neppure la fattispecie di truffe online. Quindi, anche per le truffe online facciamo riferimento alla legge 640, la stessa delle truffe fisiche. È una legge necessaria in quanto il consumatore, nelle piattaforme virtuali, non ha alcuna garanzia.

Cosa rischia il soggetto truffatore?
Abbiamo posto, con questa PDL, due deterrenti ovvero quello della confisca del materiale informatico utilizzato per effettuare questo tipo di truffe (smartphone e tablet); e la confisca del patrimonio proprio perchè, spesso e volentieri, è impossibile tornare in possesso delle cifre sottratte. In questo modo, possiamo aggredire i beni del soggetto truffatore.
Lo chef Giuseppe Di Bella ospite a Sempre più green
Nella puntata di martedì 16 Gennaio a Sempre più green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare lo chef Giuseppe Di Bella, per parlare di cucina anti-spreco e di idee per una cena romantica in vista di San Valentino
La nostra puntata di oggi è dedicata a San Valentino. Cosa ci consigli di fare per preparare una cena romantica che sia un successo? Quali sono le regole d’oro?
Se è possibile evitare o limitare aglio e cipolla, che magari possono dare un po’ di fastidio. Utilizzare il più possibile frutta e verdura che, comunque, danno quel grippe in più; ed abbinare le proteine del pesce e delle buonissime bollicine. Usate vini italiani, a km zero! L’Italia, in fatto di vini, non è mai stata seconda a nessuno. Utilizzare prodotti a km zero è importante per non impattare troppo sull’ambiente.
Sopratutto sul cibo…
Esatto! È importante utilizzare frutta e verdura di stagione, provenienti dal territorio. Consumate sempre ciò che è vicino a voi. Noi abbiamo la fortuna di vivere in un paese che si estende in lunghezza verso l’equatore e questo fa si che ci siano diversi microclimi e svariate biodiversità. Questo ci permette di avere dei prodotti unici al mondo.
Se tu dovessi suggerire un frutto o una verdura da mangiare in questo momento?
Le puntarelle! In generale, le verdure amare fanno davvero bene al nostro organismo: sono disintossicanti e anti-tumorali.
Qual è il tuo cavallo di battaglia? Il piatto che ami preparare e per il quale ricevi più complimenti
Solitamente ricevo sempre complimenti, perchè io amo questo mestiere e metto molto sentimento ed emozione in ogni piatto. Il piatto che più mi piace preparare, perchè fa parte della mia cultura, è la Norma. Sono siciliano, di Palermo, quindi questo piatto rappresenta le mie radici… anche se, ormai, dopo venticinque anni posso dire di essere un romano adottato. La Norma è un piatto povero della tradizione, molto gustoso con melanzane fritte, sedano, cipolla, pomodoro, tantissimo basilico ed una cascata di ricotta stagionata.
Ed il piatto che, in assoluto, ti piace di più?
Ce ne sono tanti. Fra quelli che mi piace di più c’è un piatto un po’ gourmet che preparo anche per San Valentino. Adagio delle puntarelle in una coppa di champagne, poi metto dei gamberi rossi profumati con con delle erbette (possibilmente il timo che crea contrasto), una buona maionese al kiwi ed una pioggia di granella di pistacchi per dare croccantezza.
Anche se… durante la pausa mi hai dato che, in verità, il tuo piatto preferito è la Matriciana!
Tutta la vita Matriciana!
Ci racconti dei tuoi corsi di cucina? Come ci si iscrive?
È molto semplice. Iscrivendosi all’associazione Cuochi di Roma si ha diritto a partecipare ai corsi che tengo anche io. Si tratta di un corso al mese e sono quasi a titolo gratuito. È un servizio che noi diamo ai nostri associati perché noi siamo un’associazione senza fine di lucro.
Dove possiamo trovarti sui social?
Potete trovarmi su Facebook ed Instagram, basta cercare il mio nome!
E se volessimo assaggiare qualcosa di tuo ed incontrarti di persona?
Potete venire a Villa Marta, mi trovate lì tutti i giorni, ma è necessario prenotare con largo anticipo.
Quali sono le tue tattiche per evitare gli sprechi in cucina?
Bisogna semplicemente studiare il prodotto, perchè se noi conosciamo le materie prime ed utilizziamo dei prodotti di stagione riusciamo a limitare questi sprechi. Conoscendo il prodotto di riesce ad utilizzarlo nella totalità, perché il 99% dei nostri prodotti sono totalmente edili. Faccio sempre esempio della zucca, di cui molti utilizzano solo la polpa per realizzare i risotti o i tortelli. Io, invece, utilizzo anche la buccia che è perfetta per preparare un buon brodo; o, se essiccata, può dare sapore ai piatti. Anche i semi, se essiccati e salati diventano un buonissimo snack.
Orietta Cicchinelli, giornalista ed autrice di “Ginestrina” ospite a Sempre più green
Nella puntata di martedì 16 Gennaio a Sempre più green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare Orietta Cicchinelli, giornalista ed autrice che ci ha parlato del suo nuovo romanzo “Ginestrina”.
Tu sei una scrittrice, oltre che una giornalista. Possiamo leggere i tuoi articoli su Metro e sei anche una delle fondatrici di questo free press…
“Si, ormai da quasi ventiquattro anni. Siamo il primo free press d’Italia
Il tuo quarto romanzo, che è in realtà una delle tue prime storie, si chiama “Ginestrina”. Chi è Ginestrina?
Ginestrina è nata sui colli di un paesino dell’Abruzzo ed è stata concepita sotto la ginestra, da qui il nome. Ginestrina ha un po’ anche la radice della Ginestra. È una donna forte che si piega al vento ma non si spezza mai. Un po’ come la ginestra cantata dal Leopardi nella famosa opera “La Ginestra”, lei è abituata ad affrontare le avversità; anzi le avversità la stimolano e lei resiste nonostante tutto e nonostante tutti. Questo è un po’ anche la storia della della mia vita ed è la storia delle donne in generale. Se guardiamo la storia delle donne è un po’ la storia di una ginestra. Non ci pieghiamo mai e resistiamo, resistiamo, resistiamo finché qualcuno non ci spezza. Noi siamo delle ginestre, ecco perché ho voluto portare alla luce questa storia, proprio perché Ginestrina è anche un po’ tutte le donne, quindi penso che sia di grande attualità.
Questo romanzo ha una svolta ecologista…
La storia è ambientata in un paesino abitato da una società prevalentemente contadina. Io stessa sono figlia di contadini. Il romanzo ha come contorno tutta la campagna e tutte le sue tradizioni: dalla famosa mietitura del grano, alla spremitura delle olive, al preparare il pane come si faceva una volta. Il libro racchiude anche le tradizioni che si tramandavano di generazione in generazione. Tradizioni ancora vive in piccoli borghi come Valle Roveto in Abruzzo, fra manifestazioni, sagre o rievocazioni storiche dove vengono riproposte tutte le ricette delle nostre mamme e dei nostri nonni che si sono un po’ perdute o che addirittura in città non si conoscono.
Come mai hai scelto di ambientare questa storia negli anni ’90/2000?
Sono i miei anni, quelli che conosco meglio. Questo romanzo nasce dalla mia esigenza di raccontarmi ed è rimasto nel cassetto per tantissimi anni. Nel 2009 il libro era già quasi completo; poi ho conosciuto un un poeta famosissimo, sceneggiatore ed autore dei famosi film di Benigni, ovvero Vincenzo Cerami. Mandavo lui i miei capitoli e lui me li rimandava con i suoi commenti. Da lì è nata una bella corrispondenza che poi è diventata una corrispondenza amorosa, non più letteraria. Avevo messo questo progetto da parte per dedicarmi a lui. Dopo la sua morte, ho ripreso in mano queste pagine ed è stato anche un elemento un po’ catartico questo scrivere riprendere in mano il libro. Mi sono resa conto che è un libro pieno di argomenti di attualità con al centro le donne di oggi, di ieri e di domani. Ginestrina ha molto delle donne di domani.
Ho il tuo libro fra le mie mani e vedo che non è molto lungo. Solo novanta pagine. Si può leggere in pochissimo tempo…
Esatto, si legge in un’ora e mezza circa. Insomma, non vi ruberà neanche tantissimo tempo, ma vi darà tanti spunti di riflessione.
Possiamo trovarti sui social?
Si, mi trovate su Facebook ed Instagram, basta cercare il mio nome
Ed il libro? Dove possiamo acquistarlo?
Ginestrina è disponibile in tutte le librerie come Feltrinelli o Mondadori edito da BookSprint Edizioni.
Black Friday? Noi preferiamo il Green Friday!
Scommetto che state tutti aspettando l’arrivo del Black Friday, previsto per domani, 24 Novembre. È una “tradizione” (se vogliamo) tutta americana, che si è diffusa in modo globale, sopratutto negli ultimi anni. La crescita dello shopping online ha reso il Black Friday una vera e propria mania, con un giro di affari che, solo in italia, è stato stimato vicino ai due miliardi di euro.
Black Friday VS Green Friday
Se da un lato è vero che aspettare il venerdì dello shopping per acquistare un nuovo telefono, un computer, un elettrodomestico o, in generale, tutti quegli acquisti più “grossi” (e premeditati a lungo) può risultare molto conveniente; dall’altro lato è molto forte la tendenza a perdersi in acquisti inutili e compulsivi, dettati solo dal cartellino in sconto.
Proprio per contrastare questa tendenza al consumismo sfrenato, nasce il Green Friday. Una campagna di sensibilizzazione che mira a far rfilettere le persone sugli effetti ambientali degli acquisti impulsivi. A braccetto con il Green Friday, anche la campagna Buy Nothing Day, ovvero la giornata del non acquisto promossa dall’associazione jammers.
Insomma, passiamo da un estremo all’altro. Ciò che posso consigliarvi, per questo Black Friday è di non lasciarvi perdere qualche buona occasione, ma neanche di esagerare.
Uno shopping consapevole:
- Chiedetevi se avete un reale bisogno di acquistare un prodotto
- Non emulate parenti o amici. Non c’è nessuna gara!
- Prima di sostituire un apparecchio elettronico o un elettrodomestico, provate a farlo riparare
- Acquistate capi o articoli elettronici di seconda mano
- Non cedete allo stress emotivo delle pubblicità
- Acquistate direttamente in negozio, se possibile. Le spedizioni producono più plastica per i packaging e CO2 nell’atmosfera
- Selezionate marchi che seguono politiche aziendali volte alla sostenibilità
- Scegliete prodotti che abbiano caratteristiche ecologiche come materiali riciclati o materie prime naturali
Carlo Coronati, autore de “Il grande anello verde di Roma” ospite a Sempre più green
Nella puntata di martedì 14 Novembre a Sempre più green su RID 96.8 fm ho avuto il piacere di ospitare Carlo Coronati, un uomo che attraverso il suo lavoro riesce a trasportare le persone attraverso dei luoghi incantati. Un esperto di trekking urbani ed extraurbani nonché autore de “Il grande anello verde di Roma”.
Non solo sei un autore di libri, ma anche un esperto di percorsi urbani ed extraurbani. Iniziamo proprio dalla tua ultima pubblicazione “Il grande anello verde di Roma”. Si tratta di una guida alla scoperta di percorsi originali nel verde. Fra le tappe abbiamo il Parco del pineto, la riserva naturale Monte Mario, Testaccio, Trastevere. Mi piacerebbe sapere qual è, secondo te, l’area verde più suggestiva di Roma.
Roma ha veramente tante aree verdi ed è la città più verde d’Europa. È una domanda difficile. Devo dire che a me piacciono moltissimo le aree molto selvagge e Roma non se ne fa mancare. Ad esempio, c’è una parte di Villa Ada frequentata pochissimo, proprio quella che va verso i Parioli; oppure il parco di Monte Mario.
È molto affascinante anche il Parco del Pineto. Il loro unico limite è il fatto che siano zone davvero poco conosciute, se fossero un po’ più valorizzate ci andrebbe molta più gente che ha un atteggiamento di paura assolutamente ingiustificata. Sono zone dove Roma non la si vede e si perde quasi totalmente l’orientamento quando si è là.

Posti che, come dici tu, non sono valorizzati. Non hanno magari della segnaletica, delle panchine o dei punti di ristoro che invece potrebbero essere fonte di attrazione per i camminatori, ma anche i maratoneti.
Si tratta di zone frequentate più che altro da ciclisti avventurosi. Ma anche da signore con i cani, che sono poi quelle che ti aiutano a scoprire i percorsi non sempre semplici da individuare.
Quella del trekker è un’attività da fare in compagnia o preferisci farla in solitaria?
Preferisco andare in solitaria quando vado alla ricerca di nuovi percorsi, perché quando si è soli si ha la possibilità di tornare indietro, togliersi un dubbio o approfondire determinate cose. Naturalmente anche andare in compagnia è piacevolissimo.
Nel tuo ultimo libro parli di percorsi urbani nella natura. Negli anni come hai visto cambiare il territorio? Credi che stiamo valorizzando gli spazi verdi nel modo giusto?
In questi anni, sicuramente, si è fatto un ottimo lavoro di tutela, anche se la tutela non è sufficiente. C’è bisogno di più valorizzazione che favorisce una frequentazione più assidua. Negli ultimi anni ho, però, visto risorgere la periferia. Le periferie sono molto curate dalle associazioni e dai volontari e soprattutto sono state abbellite da una street art che ormai è veramente straordinaria. Ci sono delle realtà davvero interessanti, come quella di Tor Marancia con un bellissimo condominio che ospita ventitré opere d’arte straordinarie.
Una curiosità: tu hai un chilometraggio non indifferente. Dall’appennino alla Valle D’Aosta. Ci puoi raccontare la tua esperienza più spericolata o comunque quella che porti sempre in mente come una grande avventura?
L’esperienza più spericolata è stata sulle Alpi francesi con gli sci da scialpinismo, dove non siamo riusciti ad arrivare al rifugio e quindi siamo dovuti ritornare al rifugio originale da dove eravamo partiti alle 11 di sera, con qualcuno doveva fare la cosiddetta “truna”, cioè la buca nella neve che forse ci avrebbe salvato. Abbiamo rischiato tornando indietro… ed insomma, ce la siamo vista veramente brutta!
La prossima avventura sarà quella del lancio del libro. Ce ne vuoi parlare?
Il lancio del libro sta avvenendo in questi giorni. Domani sarò ospite in un negozio di montagna che si chiama “Alta quota”. Sarà una serata di chiacchiere, musica e immagini. Ci tengo a sottolineare che le immagini del libro non sono le mie ma di Filippo Pompili,un fotografo che ormai mi segue sempre e che ha fatto un video molto bello che accompagna la presentazione del libro.
Dove è possibile acquistare il tuo libro?
Il libro è disponibile sul sito delle Edizioni Il Lupo ed è anche presente in tutte le librerie romane e su Amazon.
Come fare invece per mettersi in contatto con te?
Basta scrivere alle edizioni Il Lupo, specificando che si tratta di un messaggio diretto a Carlo Coronati
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Mauro Atturo, Ceo della Problem Solving ospite a Sempre + Green
Nella puntata di martedì 10 ottobre ho avuto il piacere di intervistare Mauro Atturo, Ceo della Problem Solving, azienda leader nel settore dei contact center per grandi società di telefonia ed energia.
Benvenuto Mauro! Ti possiamo considerare ormai un amico di Sempre più green, perché non è la prima volta che sei qui con noi. Sappiamo che ti stai impegnando tantissimo per l’ambiente attraverso diverse iniziative. In particolare ti ho invitato qui per parlarci di Orto 2.0. Ma di cosa si tratta?
Orto 2.0 è un’iniziativa che è stata molto apprezzata in generale, soprattutto dai nostri dipendenti che sono stati felicissimi di aderire. Con il mio team si è creato un fil Rouge, ovvero quello di andare sempre incontro a quello che per noi è un principio ispiratore one-health, ossia sostenibilità, ecosostenibilità e quindi cura e benessere delle persone, degli animali e degli ecosistemi. Orto 2.0 è un nostro esperimento andato, al momento, benissimo. Abbiamo preso un terreno in affitto ed al suo interno vengono prodotti ortaggi e verdure con tecniche completamente naturali. Siamo andati anche oltre il biologico, nel senso che utilizziamo soltanto prodotti naturali. Ogni mese viene recapitata ai nostri dipendenti una sacca, all’interno della quale ci sono tutti questi ortaggi. Loro fanno poi dei video con le loro ricette. Insomma, ci piace condividere fra di noi questo momento così bello.
È un’iniziativa che si incastra perfettamente con quello che poi è nostro cavallo di battaglia, il nostro Welfare aziendale e che comunque fa scopa con il nostro desiderio di andare verso l’ecosostenibilità, verso il benessere dell’ecosistema quindi di animali, persone e natura. Si tratta di un tema purtroppo trascurato che spesso non viene messo in risalto, mentre in realtà è quello che oggi ci da equilibrio… l’equilibrio esistenziale.
Tu sei un pollice verde?
Sì, l’ho scoperto proprio ultimamente. Io e la mia compagna abbiamo delle piante ed abbiamo un giardino dove ci dilettiamo. Mi sono cimentato da poco ed ho scoperto di avere questa predisposizione.
Perché credi che sia importante la partecipazione dei tuoi dipendenti a questi progetti? In particolare stiamo parlando dell’iniziativa Orto 2.0.
Vogliamo far capire alle persone cosa sia veramente importante. L’ecosostenibilità è un fattore importantissimo. Il benessere alimentare, ed il benessere in generale, è talmente importante da andare scoperto ogni giorno ed educato ogni giorno. Riportare questo concetto di One Health all’interno dell’azienda sensibilizza le persone. Si inizia dall’interno della nostra azienda, ma poi sono i dipendenti stessi e le loro famiglie ed amici a tramandare i nostri concetti. È importantissimo coinvolgere le persone interne perché sono loro le persone più legate. Noi abbiamo un rapporto molto speciale con nostri dipendenti, veramente unico.
Quali obiettivi credi si possano raggiungere con questo progetto?
L’obiettivo è quello di trasferire il più possibile questi concetti, come dicevo prima. Vogliamo sensibilizzare ed esternalizzare questi stessi concetti di cui parlavamo e riportarli all’esterno.
Attraverso queste iniziative si fa bene al Pianeta, ma anche a noi stessi. Stare a contatto con la natura ci aiuta a sgravarci dallo stress accumulato. È anche questo il tuo obiettivo? Togliere lo stress dai tuoi dipendenti per aumentare la resa?
Assolutamente. Per noi è importantissima la soddisfazione dei nostri dipendenti, la qualità della loro vita. Questo aiuta sicuramente a livello lavorativo ma anche a livello sociale, perché un dipendente contento porterà la sua felicità anche all’esterno. È tutto un giro. È tutto un incastro naturale che non bisogna trascurare. Il problema dell’essere umano è che nel tempo diventa pigro. Oggi educare è un vero lavoro. Ai tempi dei nostri genitori one-health ed ecosistemi erano discorsi davvero lontani.
Pensi che iniziative come queste possano diventare una best practice da esportare anche in altre aziende?
Il nostro scopo ha una doppia valenza. Anzitutto il benessere aziendale, quindi quello dei nostri dipendenti e delle persone che ci circondano. Ciò che davvero ci spinge è lo sharing, la condivisione. Vogliamo sensibilizzare l’esterno, ovvero, emanare questo virus positivo anche ad altri colleghi imprenditori. Noi abbiamo già ispirato, infatti, alcuni imprenditori che hanno preso spunto da questo progetto per la propria azienda. Mi piacerebbe se tanti altri imprenditori facessero proprio questo atteggiamento positivo.
Saverio Ceravolo, CEO di OSC Innovation, ospite a Sempre + Green
Nella puntata di martedì 10 ottobre su RID 96.8 ho avuto il piacere di ospitare Saverio Ceravolo, CEO e Co-Founder di OSC Innovation.
B – Tu hai collaborato nell’organizzazione di concerti di tantissimi artisti iconici come Paul McCartney, i R.E.M., i Red Hot Chili Peppers e tanti altri. Nonchè, il famosissimo Live Earth- Concerto per un clima in crisi: una maratona di 24 ore di musica, dislocata in otto diverse città. Sappiamo che più grande è un evento, più impattante è per l’ambiente. La musica live, infatti, genera circa 670.000 tonnellate di CO2 l’anno. Secondo te quale potrebbe essere un buon modo per organizzare grandi concerti che non siano troppo impattanti per il pianeta?
S – Noi siamo grandi amanti della tecnologia. Partiamo da quello e tutto ciò che abbiamo fatto è stato mettere dentro questi eventi tanta tecnologia creativa, quella buona quella e sostenibile. Un progetto non solo per innovare, ma anche per dare forti emozioni e proporre ogni volta un grande spettacolo.
Secondo me, la tecnologia può aiutare tanto per contenere l’impatto ambientale. In particolare ci sono ormai degli esperimenti concreti con l’intelligenza artificiale, che ti permette di progettare meglio, di avere una previsione più che verosimile di come andrà a impattare l’evento, e quindi ti permette anche di realizzare un progetto con maggiore attenzione e consapevolezza.
B – Questioni non certo da poco, anche perché si limita l’utilizzo della carta, digitalizzando tutto, a partire dagli inviti, fino alla promozione. E poi, si raggiungono molte più persone
S – Certo, ormai siamo tutti in rete, e siamo abituati ad essere raggiunti molto velocemente per notizie o eventi. La tecnologia in questo ci aiuta tantissimo.
B – Tu sei un pioniere nell’uso delle nuove tecnologie per eventi dal vivo e intrattenimento. Vi siete occupati di installazioni con robot e coreografie con droni luminosi. Questi ultimi possono effettivamente sostituire i fuochi d’artificio, che sono davvero molto inquinanti? Come funzionano?
S – Assolutamente sì, potrebbero davvero sostituire i vecchi fiochi di artificio, anche se siamo ancora molto distanti dal poterlo fare davvero. In primis perché ci sono ancora molti problemi burocratici. Pensa che noi abbiamo iniziato 5 anni fa, con un progetto al Giffoni Film Festival per lancio di Men in Black. Uno sciame di 200 droni che volavano in cielo per realizzare una suggestiva coreografia. Per farlo, ho dovuto coinvolgere l’ENAC e l’ENAV, per dichiarare ed ottenere il permesso di occupazione dello spazio aereo e abbiamo avuto due ispettori dell’ENAC presenti sul posto il giorno dell’evento, per stabilire con noi tutta una serie di cose.
Inoltre, i costi sono ancora molto importanti, però i droni consentono di fare cose spettacolari. Per i nostri spettacoli siamo riusciti a portare questi velivoli leggeri in cielo, guidati non da un pilota, bensì da un pilotaggio remoto grazie ad un computer che guida 500 droni. Uno sciame di droni, ognuno dei quali segue determinate coordinate, come se fosse una coreografia. Abbiamo sviluppato dei software che ci permettono di programmarli come se fosse un grande video 3D. Quindi, tu stabilisci che hai 100 punti in cielo che volano seguendo una determinata traiettoria, con dei sistemi di sicurezza elevatissima. Se uno di questi droni perde le coordinate, torna a casa, o al massimo si accascia al suolo, ma essendo leggerissimi non creano danni.
Anche per quanto riguarda i robot, usiamo media server, tutto ciò che noi usiamo nei grandi eventi e nelle grandi convention, per programmare degli oggetti. Magari siamo abituati a vedere il braccio antropomorfo in fabbrica, nelle linee di montaggio, o altro. Noi li abbiamo portati nel mondo dell’entertainment, ci abbiamo messo sopra dei maxi schermi, li facciamo ballare con i ballerini, mettiamo della grafica che si adatta al movimento, creiamo delle scenografie uniche.
B – Abbiamo parlato di sostenibilità, ma vorremmo estenderci anche al cruciale tema dell’inclusività. Puoi spiegarci in quale modo la tecnologia può favorire l’inclusività?
S – Questo è un tema al quale noi teniamo tanto. Proprio nei prossimi giorni, il 30 ottobre, inaugureremo una mostra temporanea al Palazzo delle esposizioni, “L’avventura del denaro”, alla presenza del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Questa, in realtà, è solo un’anteprima di un progetto più ampio che stiamo realizzando per Banca d’Italia, un museo della moneta della finanza. Prima abbiamo parlato di robot e di droni che sviluppiamo tanti sistemi innovativi. In questo caso ci siamo concentrati molto su applicativi per l’inclusività rivolti, ad esempio, a persone con disabilità sensoriali, quindi ipovedenti e ipoudenti. Abbiamo realizzato applicativi con degli smart Glass, gli occhiali che si cominciano a vedere per la realtà aumentata, inserendo all’interno i sottotitoli dedicati solo alle persone che hanno disabilità uditiva. Quindi immaginati che possono stare insieme a tutti gli altri in una sala immersiva, godersi lo spettacolo, e solo loro vedere in tempo reale in perfetto sincrono i sottotitoli all’interno degli occhiali.
Ci sono anche dei sistemi che permettono di avere un audio descrizione dedicata a persone con disabilità visiva e in questo modo sono partecipi alla visita insieme a tutti gli altri. Utilizziamo delle cuffie a conduzione ossea che ti aiutano a partecipare. Stessa cosa la lingua dei segni su tablet, quindi hai la possibilità di ottenere massima inclusività, perché l’obiettivo era: rendiamo questo ambiente e questo progetto più inclusivi possibile.
B – Grazie alla realtà virtuale abbiamo la possibilità di fare veri e propri viaggi nel tempo. È il modo più immersivo per esplorare momenti storici passati o meravigliarci davanti la bellezza dell’arte. Come funzionano queste tecnologie?
Parliamo di visori e immersività. La tecnologia sta correndo tantissimo. Ora stanno lanciando il meta quest 3, e vari player si sono lanciati in questo mondo, che è sempre più performante e sempre con maggiore interattività. Noi sviluppiamo all’interno degli scenari dei progetti che rendono la persona al centro della dell’esperienza, diamo la possibilità di utilizzare anche le mani e interagire direttamente la scena 3 D che loro vedono. Per rispondere alla tua domanda, c’è la possibilità ovviamente di ricreare degli scenari storici, far partecipare le persone e dare un punto di vista diverso, trasportarli direttamente nell’antica Roma o in scenari spettacolari, dando un contributo importante grazie alla tecnologia che ti aiuta a capire meglio un messaggio che voglio trasmetterti.
B – Per i nostri ascoltatori che volessero vedere tutte queste tecnologie, l’appuntamento quindi è al Palazzo delle esposizioni
S – Abbiamo delle installazioni immersive, abbiamo tanta tecnologia. Dal 31 di ottobre al 28 di aprile, con accesso aperto a tutti con prenotazione direttamente sui canali del Palazzo delle esposizioni.
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Lorenzo Sciancalepore, organizzatore di eventi e Make-up Artist a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 25 luglio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Lorenzo Sciancalepore, organizzatore di eventi e Make-up Artist.
–Sono davvero felice di averti qui. Questa intervista è nata quasi per caso, perché mi sono trovata ad un evento dove tu hai curato tutto l’allestimento stile siciliano, tra l’altro a casa di Pablo Gil Cagné. Io ti conoscevo come Make-up Artist e invece hai organizzato tutto nei minimi dettagli dai piatti alle tovaglie, addirittura ai bigliettini davanti al cibo. Come ti è nata questa passione? Make-up Artist e organizzatore di eventi, un connubio un po’ particolare…
“Diciamo che nasco proprio come organizzatore di eventi, wedding planner e grafico, poi non a caso ho iniziato a seguire anche tutta la formazione come Make-up Artist, perché dove c’è arte ci sono io. Non escludo futuri lavorativi diversi”.
–Quando si vuole comunicare attraverso l’arte ogni modo è buono, non ci dobbiamo chiudere in una definizione, ma ci si può esprimere in ogni maniera…
“Sull’ambito degli eventi curo sia la parte organizzativa che è quella un po’ più noiosa, ma poi non lo è in realtà, quindi sbrigare tutte le pratiche tra il cliente e i fornitori. Ma la parte più divertente che mi piace e che mi ha portato a fare questo lavoro è proprio la cura del dettaglio. Parliamo ad esempio della grafica del matrimonio, della partecipazione mi piace che debba essere tutto coordinato. Odio quando il cliente inizia a fare la partecipazione presa in offerta”.
–Mi dicevi nel fuori onda quanto sia bello guidare le spose anche verso un percorso ecosostenibile…
“Io suggerisco non le classiche bomboniere con i sopramobili che prendono polvere e basta, ma per esempio bomboniere enogastronomiche a km zero, sempre contestualizzate al tema, alla location, alle origini degli sposi, quindi magari l’olio extravergine d’oliva o degli infusi, del miele o marmellate. Gli influencer hanno iniziato a lanciare questa moda e quindi in questo modo anche la gente comune si sta convincendo più facilmente”.
–Anche negli allestimenti presti attenzione alla sostenibilità? Parlavamo del fatto di evitare totalmente i palloncini…
“Odio i palloncini soprattutto durante i matrimoni sia per una questione green sia a livello proprio di immagine. I palloncini sono troppo trash e quando il cliente insiste, anche a costo di essere poco professionale cerco di convincerlo ad evitarli”.
–Mi dicevi che guidi gli sposi sia in un percorso enogastronomico ma anche di location, comunque di attenzione all’ambiente…
“Negli ultimi anni c’è tanto la tendenza di combinare vari stili, non c’è più come una volta il classico matrimonio country, ma oggi abbiamo il boho chic o il country chic che comunque riprendono anche se vogliamo uno stile glamour ed elegante, ma in un contesto più green come un agriturismo o una cascina. In Toscana vanno tanto le cascine, in Puglia invece le masserie. Queste location richiamano un matrimonio meno formale se vogliamo e quindi più allegro, più giocoso, molto più giovanile e più green”.
–Le spose rimangono ancorate all’abito originale. Ancora non c’è la cultura di un vintage o di recuperare l’abito della nonna, della mamma o di prenderlo in un negozietto. Insomma lo vogliono nuovo…
“Negli ultimi anni vedo che sono inizialmente propense ad affittarlo, però poi vogliono il proprio abito nuovo, magari con qualche accessorio recuperato”.
–Sei un organizzatore di eventi, ma anche di feste private….
“Si di feste allestite in casa, location di amici affittate eccetera. Il periodo estivo è quello in cui si fanno pool party, le feste in giardino, in terrazza”.
–Quindi tu ti occupi dell’allestimento…
“Dalla progettazione agli allestimenti. Si sceglie un tema e cerco di far quadrare tutto; dal cibo all’aspetto più visivo dell’allestimento e delle grafiche”.
–Come wedding planner non sempre tu segui tutto l’allestimento e l’organizzazione dall’inizio…
“Spesso gli sposi dopo aver organizzato tutto si rendono conto di non avere nessuno che può gestire la giornata del loro matrimonio, e si ricordano che devono assumere un professionista che se ne occupi. Certamente gli garantisco di seguirli anche il periodo prima, conoscendo la location, i vari fornitori presentandomi prima in modo quel giorno di avere tutto sotto controllo, sapere a chi chiedere cosa insomma”.
–Quali sono i tuoi contatti?
“Mi trovate su tutti i social sia su Instagram che su Facebook quindi proprio come Memories Eventi. C’è anche proprio il sito internet diviso per sezioni che è www.memorieseventi.com. Sono sempre disponibile a qualunque domanda”.
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Marina Parrulli, attrice e speaker radiofonica a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 25 luglio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Marina Parrulli, attrice e speaker radiofonica.
–Oggi sei qui perché devi presentare un festival che non solo vede RID 96.8 come sponsor della manifestazione, non solo vedrà te protagonista con un monologo, ma ti daranno anche un premio…
“Dal 26 fino al 29 di luglio a Trani ci sarà il Trani Film Festival del Cinema e del Mare che è un connubio bellissimo tra cinema e mare, ma ti coinvolge anche in qualche modo perché è un festival che parla di sostenibilità. Attraverso il cinema raccontano la sostenibilità, in questo caso dell’ambiente nello specifico del mare”.
–Marina Parrulli, speaker di questa radio oggi è in veste ufficiale perché riceverà un premio, farà un monologo su un palco in una manifestazione dove la nostra radio è media partner. Raccontaci…
“Esatto, dal 26 al 29 luglio a Trani ci sarà il Trani Film Festival del Cinema e del Mare che mette in connubio il mare con il cinema a favore della sostenibilità. Come fare a raccontare la sostenibilità? Attraverso il cinema. Non c’è cosa più bella e poetica. Io sarò presente il 29 luglio nella serata di chiusura dove porterò il mio monologo proprio su tematiche di cinema e mare; ci rido e ci poetizzo un pochettino su. Ci saranno tantissimi ospiti: l’attore Emilio Solfrizzi, ci sarà Marcella Mitaritonna, una regista che è passata anche a RID, ci sarà Paola Sini, la regista della ‘Terra delle Donne’ che è passata qui in radio, insomma tanta gente del mondo dello spettacolo”.
–Ci puoi anticipare il titolo e il tema del tuo monologo?
“In realtà sono ancora senza titolo, però sono partita da tre film che mi hanno un po’ sconvolto la vita nel bene e nel male che sono: ‘Lo Squalo’, ‘Mediterraneo’ e ‘Titanic’. Quindi da queste tre immagini ho tirato fuori questo monologo. E poi Trani è una città bellissima, per chi non c’è mai stato ha questa cattedrale sul mare davvero meravigliosa. L’evento si svolgerà nella villa comunale nel centro storico, quindi passate a trovarci perché sarà bellissimo”.
–E invece il premio per cosa è?
“Per questo monologo e per essere un’attrice anche pugliese”.
–Ci vuoi dare qualche altra curiosità, qualche altra anticipazione su questo festival?
“Ci sono tantissime cose belle anche per i bambini, perché ci saranno dei cortometraggi che racconteranno la sostenibilità attraverso il cinema con gli occhi dei bambini. Infatti c’è un bellissimo corto sull’Ilva realizzato a cartone animato per raccontare ai bambini che cosa è l’Ilva e che cosa è la sostenibilità, facendo passare l’insegnamento di queste tematiche attraverso il gioco, l’animazione, il cinema”.
–Sei molto curiosa di partecipare?
“Sì, sono molto curiosa anche perché per me tornare in Puglia nella mia terra è sempre bello. Ultimamente mi è capitato spesso di tornare per lavorarci da attrice e mi rende felicissima, e questo è il mio primo festival cinematografico come ospite. Sono molto felice perché mi sento sempre particolarmente a casa”.
–Ci sono anche altri appuntamenti che ti vedranno protagonista?
“In realtà a novembre su Rai 1 uscirà la serie ‘Brennero’ che è una serie dove ho interpretato una fisioterapista. È una serie Rai, è nuova ambientata nel Trentino Alto Adige e dove si risolverà un caso, quindi è un crime. Poi a gennaio e febbraio dovrebbe uscire su Netflix ‘La Vita che Volevi’. C’è Pina Turco, c’è Alessio Boni, ci sono tantissimi attori e attrici famose del grande e piccolo schermo, e anche lì mi sono divertita perché interpretavo una donna di paese pugliese che fa un favore ad un uomo poco raccomandabile. Sono un po’ losca un po’ no, chi lo sa, vedremo. Poi uscirà anche un corto, insomma uscirà tutto insieme. Con il Covid tutti i progetti che ho fatto sono rimasti in stand by e poi sono andati tutti a ondate. Inoltre uscirà anche ‘L’Abbaglio’, un film che ho girato ormai quasi un anno e mezzo fa”.
–Altre iniziative? So che tu sei stata protagonista del Festival di Sanremo con la nostra Radio. Sai che hanno tolto la giuria demoscopica e hanno aperto alle radio?
“Le radio nazionali e locali al prossimo Festival di Sanremo 2024 conteranno molto di più e saranno una giuria importantissima. Spero di esserci. Posso dire che è anche giusto, perché alla fine le radio sono quelle che passano i pezzi, che trasmettono gli artisti e che gli danno un’altra rotazione o no, insomma fanno molto il successo di una canzone. Questa giuria demoscopica non si è mai capito fino a che punto fosse affidabile. Sono quelli che usufruiscono di musica comprando i cd, cioè siamo tutti allora, non ha senso”.
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Giorgio Calcaterra, campione del mondo e maratoneta a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 18 luglio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Giorgio Calcaterra, campione del mondo e maratoneta.
–Sei un campione del mondo ultramaratona, ti sei aggiudicato per ben tre volte il titolo di campione mondiale della 100 km di ultramaratona e hai vinto per 12 volte consecutive la 100 km del Passatore. Che cos’è questo Passatore?
“La maratona è una distanza di 42 chilometri e 195 metri. Con il tempo quella distanza che sembrava quasi impossibile fare è diventata corta e ci sono state gare sempre più lunghe. Io mi sono specializzato nella 100 km di corsa. Si tratta di una gara in cui si parte e si arriva, non ci sono tappe ed è tutta consecutiva. Il mio tempo migliore è stato 6 ore e 23 minuti quando ho vinto il mondiale nel 2012, che vuol dire correre a 3 minuti e 50 secondi al chilometro. Il Passatore è una competizione di 100 km, la più famosa in Italia che parte da Firenze e arriva a Faenza, si svolge sempre l’ultimo weekend di maggio. È una gara dove i partenti sono circa 3000, attraversa delle regioni, attraversa l’Appennino, quindi c’è anche tanta salita, però è molto affascinante anche perché si parte il pomeriggio alle 15:00 e molti corrono tutta la notte attraverso l’Appennino”.
–Deve essere davvero una bellissima esperienza e tu quante volte l’hai fatta?
“lo l’ho fatta 15 volte, ma l’ho vinta solo 12”.
–Come è nata questa passione per la corsa tanto da spingerti così lontano?
“La corsa nel mio caso è stato proprio un istinto. I primi ricordi della corsa che ho sono di quando da bambino mia mamma mi diceva di andare a comprare il latte. Io avevo 9 anni, la latteria era sotto casa, potevo andarci camminando invece ci andavo di corsa, cercavo di andare più forte che potevo perché il mio premio era la sorpresa di mia mamma quando mi vedeva e diceva che ci avevo impiegato pochissimo. Poi a 10 anni mio papà mi volle iscrivere alla non competitiva della maratona di Roma. Notò un ambiente bello, felice e gioioso, vide che mi trovavo bene, quindi di domenica in domenica incominciò a portarmi a tutte le gare che capitavano. Domenica dopo domenica la passione è sempre aumentata”.
–È uno sport che consiglieresti? Noi diamo sempre dei consigli green per passare il tempo e penso che la corsa sia uno degli sport più green che esiste…
“Assolutamente sì, anche perché poi incominci a spostarti a piedi perché sai che i chilometri non ti spaventano più. A parte le scarpe non usi altri strumenti. Sì assolutamente green, lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di farlo, non deve essere una forzatura, ognuno ha il suo sport, ognuno ha le sue passioni, però provatelo se non l’avete mai fatto”.
–Poi non è che si deve andare necessariamente forti, si può anche fare una passeggiata veloce…
“Quando sento parlare della corsa spesso viene affiancata a termini come fatica, sudore e non è così, cioè se tu corri tranquillo con un amico a fianco non è la fatica, è un momento che ricaviamo per noi con i nostri amici. Non è nemmeno così solitario come dicono. Per me è più individuale il calcio perché nel calcio non puoi conversare anche se è uno sport di squadra, mentre nella corsa si può chiacchierare anche quando corri”.
–Alla fine correre non è così impegnativo poi, è soltanto camminare allenati in realtà…
“Quando si è allenati fare la corsa giornaliera non è assolutamente faticoso, anzi è un modo per passare un po’ di tempo con i propri amici che si incontrano al parco e non si fatica più di tanto. Se si cerca il massimo della velocità sì, ma se si corre tranquilli è come fare una bella passeggiata”.
–Quale è la maratona alla quale hai partecipato e che ha segnato un ricordo indelebile nella tua memoria e perché?
“Ricordo con molto entusiasmo la mia maratona dove ho fatto il record personale di 2 ore, 13 min e 15 secondi nel 2000 a Vigarano in provincia di Ferrara. I chilometri passavano veramente veloci. Fu una gara con molti keniani e alla fine arrivai anche secondo. Poi le varie edizioni della maratona della mia città Roma non sono state da meno”.
–C’è un rito scaramantico che fai prima di partire? C’è un oggetto, un qualcosa che fai che pensi ti faccia bene oppure non ci credi?
“Corro sempre con il cappellino e non mi immaginerei di fare una maratona senza. Considero quello il mio portafortuna, cioè i miei portafortuna perché ovviamente li cambio, ma non ho altri riti scaramantici”.
–Il cappellino che consigliamo di venire a cercare nei tuoi due negozi di Roma, perché poi da passione è diventata anche lavoro, e adesso fornisci delle attrezzature sportive per gli appassionati di running…
“Rimanere nel mondo della corsa per me è bellissimo, poter consigliare, poter conoscere gente che corre. Quando vado in negozio non mi sembra neanche di lavorare perché si parla di corsa, di sport e il tempo passa veramente veloce, non lo considero neanche un lavoro”.
–Ti chiedono tanti consigli quando vengono ad acquistare?
“Io provo a dargli il meglio possibile anche se sappiamo che tutto è molto soggettivo. Ci provo sempre perché mi piace poter consigliare e aiutare gli altri. Io vorrei che corressero tutti e immagino un mondo di corridori”.
–Mi sono anche fatta portare il tuo libro sulla tua vita…
“Si è la mia biografia, in questo libro mi sono aperto di più, poi ho scritto anche altri libri dove si parla più dell’allenamento, di come allenarsi”.
–Sono dei libri per neofiti oppure per chi già pratica questo sport e vuole saperne di più?
“Per entrambi”.
–Come ti alimenti per avere queste prestazioni così eccezionali?
“Io sono diventato ormai da tanti anni vegano, quindi non mangio né gli animali né i derivati degli animali. Mi sento in questo modo molto bene, leggero, ma allo stesso tempo energico. Non dico che deve andare bene per tutti, però su di me fa sicuramente un buon effetto, e sono contento di aver sposato questa dieta anche per un motivo etico”.
–Sembra che in tutta la tua vita ci sia un filo conduttore che arriva ad un punto che è il benessere, perché la corsa è uno sport davvero di benessere. Inoltre si trova tanta scelta in questo momento per chi è vegetariano, ma anche per chi è vegano. Ci sono tante scelte per evitare le uova, i formaggi, il latte, insomma tutti questi alimenti…
“Assolutamente sì, ci sono prodotti di tutti i tipi più cari e meno cari. Non è assolutamente vero come sento spesso dire che essere vegani è da ricchi. Si può mangiare tranquillamente con lo stesso budget degli onnivori”.
–Vogliamo dare tutti i tuoi contatti così se qualcuno vuole seguirti o farti delle domande sa dove trovarti?
“Sono sia su Facebook che su Instagram, soprattutto su Instagram riesco ad essere sempre più presente. Lì potete scrivermi perché lo vedo spesso”.
–Il prossimo appuntamento? Dove ti troviamo?
“Di gare estive ne ho diverse, ma quella più importante che mi dà anche un po’ di pensiero è la 10 maratone in 10 giorni: si tratta di correre tutti i giorni per 10 giorni una maratona e poi la somma dei tempi farà la classifica finale. La farò sul Lago d’Orta che è in Piemonte. Non è in altura, quindi farà caldo, però c’è tanta gente, l’ho fatta già altri anni ed è non solo una gara, ma un modo per stare insieme e lì sono le mie vacanze”.
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Alan Cappelli Goetz, attore e divulgatore ambientale a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 27 giugno per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Alan Cappelli Goetz, attore e divulgatore ambientale.
–Vorrei soffermarmi sulla distinzione tra attivista e divulgatore perché ultimamente questi attivisti hanno un po’ stufato…
“La differenza è che gli attivisti sono persone che in prima persona fanno delle operazioni a volte anche un po’ invasive, famosi sono quelli di ultima generazione che hanno spruzzato la vernice. Lo sono anche quelli di Greenpeace o del WWF. I divulgatori sono quelli che stanno dietro le quinte, che vengono spesso invitati su questi luoghi per raccontare e fare in modo che queste azioni arrivino tutti, perché se poi loro fanno tutto ciò, ma nessuno lo sa e nessuno ne parla, non serve a nulla”.
–Ci sono attivisti e attivisti, quelli che secondo me rovinano dei monumenti che hanno migliaia di anni per far parlare di sé non so se è la via giusta…
“Io penso che finché non ci sono danni permanenti e queste cose non comportano dei danni ai privati cittadini non mi disturba molto, perché comunque è un modo di far svegliare lo Stato che oggettivamente sta facendo molto poco sulla tematica ambientale, molto poco rispetto a quello che dovrebbe fare. Purtroppo lo Stato non si sta rimboccando le maniche come dovrebbe”.
–Non tutti i cittadini conoscono gli accordi di Parigi o anche gli obiettivi 2030 e 2050, quindi questo è il modo giusto per farsi notare. L’importante che se ne parli…
“È un modo per punzecchiare lo Stato, per infangare la sua reputazione. Dall’altro lato ultimamente gli stessi di ultima generazione invece con la vernice hanno fatto la stessa cosa su yacht privati, aerei di cittadini abbienti”.
–Su questo sei d’accordo?
“Per niente. Vorrei ricordare sempre che è un imbrattamento che non è definitivo, non è oggettivamente un danneggiamento permanente. Tuttavia, quando si crea un disagio al privato cittadino qui il gioco cambia, cioè io capisco che uno possa fare la marcia sul clima e possa occupare le strade perché vuol farsi ascoltare dai governi, ma i cittadini bisogna lasciarli in pace, perché altrimenti si tende a polarizzare il tema. I ricchi saranno sempre ricchi e faranno sempre i ricchi. Tra l’altro yacht e barche sono due settori in cui ancora non esistono alternative elettriche, quindi che devono fare queste persone? Alla fine danno lavoro ai piloti, alle hostess, ai capitani, ai mozzi e all’equipaggio. Comunque c’è un indotto economico che oggi non può essere diverso da quello che è. Quindi andare con la vernice contro le proprietà dei privati finisce per diventare solo una lotta di classe. Ciò porta a creare polarità, il bianco il nero, i cattivi e i buoni e invece il discorso non è questo. Serve semplicemente uno Stato che si prende le sue responsabilità e che agisca più velocemente possibile; Stato che è proprio rappresentata da quella gente che ha la possibilità più velocemente di tutti noi cittadini di fare un cambiamento, di creare le leggi. Per esempio l’Europa ha bannato la parte della plastica monouso e non c’è più sugli scaffali dei supermercati. È bastata una firma”.
–Il fatto che tu sia un ambientalista ti ha fatto sposare un’alimentazione vegetariana…
“Si plant based come dicono gli americani che significa nutrirsi principalmente di vegetali, quindi di alimenti che crescono nella terra come legumi, cereali, frutta e verdura, però ogni tanto succede anche che se sei un’isola e c’è un pescatore che ha tirato su un pesciolino lo mangi. La carne non la mangio proprio invece”.
–E gli insetti li hai mai provati?
“Non li ho ancora mai assaggiati se non quando sono andato in viaggio in Thailandia, però non ho nessun problema, li mangerei come anche la carne di laboratorio. In Thailandia c’era questo sacchetto che sembrava quello delle Fonzies al formaggio, poi mi sono accorto dopo che erano larve di insetto fritte ed erano pure buone”.
–Io credo che tutto questo nostro parlare di alimentazione sia frutto di un retaggio culturale. Ci sono culture dove non mangiano il maiale, culture dove non mangiano la mucca, in Francia mangiano le rane per esempio, insomma è tutto molto culturale…
“Dal punto di visto etico è sempre orribile uccidere un essere vivente per mangiarlo, però ci sono situazioni in cui non puoi fare altrimenti”.
–Ti va di dirci una ricetta vegana?
“Io a casa molto spesso mi trovo a prepararmi delle piadine con vari burger di seitan o di tofu. È molto semplice perché basta andare nel reparto vegano del supermercato”.
–Se ti dico Torcha tu cosa mi dici?
“Ti dico una bellissima amicizia con Marco Cartasegna che è il suo fondatore. Facciamo un po’ quello che fai a RID 96.8 perchè raccontiamo i temi di attualità legati alla sostenibilità nel mio caso, ma loro hanno una pagina che tratta poi tanti altri temi, fanno giornalismo online. È un luogo bello per fare giornalismo perché avvicina i giovani al mondo, li tira fuori dagli algoritmi maledetti”.
–Come attore ora cosa stai facendo?
“Sto girando una serie per Rai1 la seconda stagione di Lea con Anna Valle, Primo Reggiani e Giorgio Pasotti. È una serie molto carina ambientata a Ferrara all’interno di un ospedale pediatrico. Faccio un piccolo spoiler, io sono un infermiere e dovrebbe uscire questo autunno o inverno”.
–Quali sono i tuoi contatti per seguirti?
“Il mio contatto Instagram è Alan Cappelli Goetz, in realtà solo quello perché Tik Tok lo uso un po’ come backup”.
–Vogliamo dare qualche consiglio sulla sostenibilità? Qualche buona azione che potremmo seguire…
“Bisogna tenere a mente due regole molto semplici: votare alle elezioni e votare con il portafoglio. La prima regola significa ovviamente votare i partiti che hanno a cuore la sostenibilità, che hanno un’agenda seria rispetto al programma da fare. La seconda regola significa che ogni volta che spendiamo dei soldi facciamo delle scelte. Quello che possiamo fare inoltre è passare ad un fornitore di energia elettrica al 100% rinnovabile, ed è una cosa a cui nessuno pensa. La gente pensa prima a cambiare l’auto e prenderla elettrica, a fare la dieta vegana, a comprare vestiti vintage, e tutto questo va bene perché anche questo è spendere i soldi in maniera intelligente, ma cambiare fornitore di energia elettrica è fondamentale perché il grosso del nostro impatto e lì”.
–Per esempio quello che consiglio io è di non acquistare mai prodotti confezionati in plastica, ma sempre lo sfuso nel sacchetto di carta…
“Come dice Franco Perrino dovremmo passare la maggior parte del nostro tempo al supermercato nel reparto ortofrutta, perché è lì che dovremmo mangiare”.
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Roberta Micillo, fondatrice dell’associazione “Percorsi di…Vini”, sommelier FIS e accompagnatore di escursionismo CSEN a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 20 giugno per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Roberta Micillo, fondatrice dell’associazione “Percorsi di…Vini”, sommelier FIS e accompagnatore di escursionismo CSEN.
–Tu sei un’amante della natura e insieme all’associazione da te fondata “Percorsi di…Vini” organizzate delle camminate abbinate a degustazioni di prodotti, e poi so che hai scritto anche un libro. Ci vuoi parlare di tutte le tue attività?
“Sì tutte le mie camminate, escursioni e degustazioni sono state racchiuse nella guida edita da Edizioni il Lupo che si chiama ‘I Percorsi del Gusto nel Lazio, Quindici Itinerari tra Natura e Degustazioni’. Sono quindici passeggiate nelle cinque province laziali di tutte le difficoltà, molte di queste sono per famiglie con bambini in passeggino. Al termine di ogni passeggiata è previsto l’incontro con una realtà vinicola, olearia o con un caseificio produttore di formaggio per conoscere la tipicità dei prodotti della zona”.
–Dai tanti consigli utili sia per escursionisti, ma anche per famiglie…
“Ogni itinerario può essere vissuto da un punto di vista naturalistico, enogastronomico, degustativo e culturale, perché in ogni percorso ci sono tre sotto itinerari che sono tutti collegati tra loro”.
–Sei anche organizzatrice di Walk&Wine nei fine settimana. Ci daresti qualche consiglio su alcuni luoghi dove poter fare delle buone degustazioni di vini?
“Senza muoversi troppo da Roma c’è un itinerario che parte proprio dal centro di Roma, dall’Appia Antica e si finisce ad assaggiare vini in una splendida location, la Tenuta di Fiorano. Se vogliamo muoverci un po’ di più andiamo nella vecchia ferrovia Roma-Fiuggi. Oggi è una bellissima strada ciclabile e pedonale. Lì anche i bambini più piccoli possono divertirsi e camminare”.
–Se qualcuno fosse interessato a partecipare a queste iniziative che proponi dove può contattarti?
“Tutte le cose che organizzo vengono pubblicate sulla pagina Facebook di ‘Percorsi di…Vini” e su Instagram”.
–Considerato che sei una sommelier la domanda è d’obbligo. Quale è il tuo vino preferito?
“Quelli laziali. Io adoro i vini marini, mi piacciono i vini di Ponza. È lì che è partito tutto l’itinerario enogastronomico e la guida. Sono i vini marini e sapidi, sicuramente una Biancolella d’Ischia e un Fieno di Ponza”.
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Barbara Abbondanza e Lucia Ciardo, attrici e formatrici teatrali a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 6 giugno per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Barbara Abbondanza e Lucia Ciardo, attrici e formatrici teatrali.
–Barbara presentati al nostro pubblico…
Barbara Abbondanza: “Sono un’attrice, nasco in teatro, sono di origine romagnola, e anche se vivo a Roma ormai da anni mi sento parte del popolo romagnolo. Sono molto forti. Hanno avuto una ferita profonda in questo periodo, però loro sono fortissimi, sono in gamba”.
–Io vorrei fare un appello a tutti gli italiani di scegliere quelle terre per le loro vacanze, di scegliere i produttori locali perché tanto le grandi catene ce la fanno sempre, ma so che per esempio gli apicoltori hanno avuto un duro colpo, non so se riusciranno a riprendersi, e i produttori di formaggi di salumi, insomma andate in vacanza in quelle zone…
Barbara Abbondanza: “In Romagna ci sono tutte le risorse, c’è il turismo, la frutta in quanto per esempio Cesena è uno dei più grandi mercati ortofrutticoli di Europa, per cui c’è veramente di tutto e si può dare una mano con poco”.
–Quale è la parte che ti fa riconoscere un po’ di più, non diciamo quella più importante, ma quella che ti ha dato più visibilità?
Barbara Abbondanza: “Ho fatto per dieci anni parte di un programma televisivo molto famoso che è la “Melevisione”. Ho cresciuto migliaia e migliaia di bambini e ancora oggi mi contattano felici e contenti di aver avuto la possibilità di vedere questa trasmissione. Io sono molto felice perché poi continuo a lavorare con la mia cara collega Lucia Ciardo”.
–Vogliamo ricordare il tuo personaggio?
Barbara Abbondanza: “Il mio personaggio era Orchidea, un’orchessa, simpatica, ma un po’ combina guai”.
–È un personaggio al quale sei rimasta legata dì la verità…
Barbara Abbondanza: “Ha segnato una grande parte della mia carriera, dieci anni sono tanti. Poi comunque mi ha portato anche un indotto a specializzarmi proprio in un teatro. Io insegno, sono anche educatrice di teatro per bambini nelle scuole”.
–Cara Lucia Ciardo presentati anche tu al nostro pubblico…
Lucia Ciardo: “Io sono pugliese e l’incontro magico con Barbara Abbondanza è avvenuto proprio in Puglia durante un’estate in cui era venuta in vacanza. È nata una grande collaborazione, una grande amicizia e oggi siamo qui per parlare di uno dei nostri tanti progetti. Anche io sono attrice, formatrice teatrale, regista e autrice, soprattutto di teatro, e in questo caso con Barbara abbiamo condiviso veramente tanto lavoro sia come formatrici per ragazzi e non solo, ma anche teatralmente. Entrando nel vivo di questo progetto, nella compagnia “Four Garden” siamo in quattro e noi siamo le due rappresentanti oggi. È nato in un giardino. In un giorno di qualche anno fa eravamo insieme e ci lamentavamo come al solito dello stato dell’arte, poi una nostra amica, una organizzatrice del gruppo, ci disse di smetterla di lamentarci sempre e ci diede l’idea di fare poi uno spettacolo in un giardino meraviglioso nei pressi di Roma. Da lì è nata la grande avventura. Abbiamo fatto nascere un teatro che è molto vicino alla natura, proprio nel giardino, per questa ragione l’abbiamo fatto poi sulle terrazze a Roma, in Puglia, in Romagna e in tutta Italia per poi approdare anche nei teatri”.
–Il vero spettacolo a impatto zero, perché non c’è palco, non ci sono sprechi, quindi non ci sono materiali che vengono gettati via. È davvero un modo sano di fare le cose, perché c’è l’attore, c’è il testo e c’è un rapporto anche molto intimo con il pubblico. Essendo appunto un ambiente intimo si crea anche un certo feeling…
Barbara Abbondanza: “Sicuramente è un ascolto diverso, perché il pubblico è a stretto contatto con noi. Al massimo sono quaranta o cinquanta persone che sono vicino a noi, quindi c’è anche un ascolto più profondo. Per noi questa è stata una bella esperienza nata prima del Covid. Il Covid giustamente come in tante occasioni ci ha interrotto, però adesso con questa rinascita vogliamo appunto ricominciare e facciamo questa reunion”.
–Parliamo di questa reunion che mi sembra un argomento molto interessante…
Lucia Ciardo: “La reunion nasce perché prima di tutto siamo molto amici. Noi facciamo questo omaggio soprattutto ai nostri fans. Prima della pandemia abbiamo lavorato veramente tanto in giro per l’Italia. Abbiamo fatto anche un evento per cui con un crowdfounding abbiamo ottenuto una bella somma per fare lo spettacolo, e questo grazie ai fans, perché hanno sempre apprezzato quello che facciamo”.
–Che cosa fate durante questi spettacoli?
Barbara Abbondanza: “Prima di tutto c’è un piccolo rinfresco che offriamo, dopo c’è lo spettacolo e poi si mangia. È una bella esperienza da vivere perché è sempre molto piacevole stare all’aperto d’estate”.
–Quale è il tema degli spettacoli?
Barbara Abbondanza: “Noi abbiamo avuto sempre un gioco con i titoli dei film famosi, tipo il nostro cavallo di battaglia con cui apriamo questa reunion si intitola proprio “Il Giardino dei Sessi Continui”, titolo ripreso dal libro “Il Giardino dei Finzi Contini”, in cui si parla di amore in varie declinazioni. Ci tengo a dire che sono tutti monologhi di autori contemporanei e anche monologhi nostri, perché molti di questi li scriviamo anche noi. Sono brillanti, alcuni comici altri poetici, c’è un fil drammaturgico che li lega. C’è un avvicendamento di personaggi su questa piazza che diventa ora una festa, ora un teatro, il tutto realizzato sempre all’interno di un giardino”.
Lucia Ciardo: “Noi facciamo questo teatro sostenibile, con scenografia zero e solo noi che portiamo avanti il discorso. Abbiamo un’altra tematica che è la pazzia, “My Sweet Borderline” dal titolo di un film e “Profondo Noir” che riprende le storie di personaggi criminali”.
–Se i nostri ascoltatori volessero partecipare come devono fare?
Barbara Abbondanza: “Basta seguire i nostri canali. Siamo sia su Instagram che su Facebook con la nostra pagina Fourgarden”.
–Il prossimo appuntamento sarà sabato 10 giugno, ma è già pieno?
Lucia Ciardo: “Si perché è una serata privata per gli addetti ai lavori”.
–Se un nostro ascoltatore volesse fare un evento a casa sua vi può chiamare?
Barbara Abbondanza: “Noi ci rendiamo disponibili soprattutto per eventi privati, per fare queste nostre performance che hanno varie tematiche”.
–Mi sembra un’ottima iniziativa che può essere sfruttata anche da un privato che magari ha voglia di fare qualcosa di diverso…
Lucia Ciardo: “Lo abbiamo fatto tante volte e devo dire che è molto bello perché gli ospiti vivono da vicino l’attore, è un’esperienza più forte, non c’è la quarta parete. Noi siamo in mezzo agli ospiti e quindi c’è anche il confronto, la convivialità. È un’esperienza particolare”.
Barbara Abbondanza: “Si parla di teatro di contatto, partecipativo, di house theater. È una forma che in Europa esiste già da tanto”.
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Alessia degli Angioli, insegnante di yoga e recitazione a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 6 giugno per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Alessia degli Angioli, insegnante di yoga e recitazione.
–Qui a RID96.8 hai una trasmissione tutta tua che si chiama “Sempre più in Forma Holistic”. Ti va di spiegarci che cosa significa olismo?
“Olismo abbraccia tutto ciò che va dal massaggio alla pratica, alla mentalità, alla medicina, perciò abbraccia tutto ciò che è mente, corpo e anima. Si lavora a stretto contatto con tre elementi fondamentali che fanno parte della nostra vita, che ci accompagnano nella nostra vita. Perché si dice olismo? Si dice olismo perché va ad unire queste tre parti per fare in modo che l’essere umano possa vivere nel migliore dei modi. Ci sono medici che vanno solamente a lavorare su una parte del corpo, ci sono psicologi che vanno a lavorare solo su una parte della mente. L’olismo invece va veramente a coltivare tre aspetti fondamentali e li va ad unire in un unico sentire”.
–Effettivamente non siamo a conoscenza di tutto quello che ci circonda, non siamo a conoscenza nemmeno di noi stessi. Il percorso che tu fai intraprendere ai tuoi allievi è una conoscenza di sè stessi…
“Lo yoga è un viaggio dentro di sé”.
–Nella rubrica “I Consigli di Shanti” fornisci tanti interessanti spunti e suggerimenti per rilassarsi a casa con riflessioni per cambiare al meglio la propria vita. Quali sono le attività principali che non devono mai mancare nella nostra routine?
“La prima cosa è il fatto di svegliarsi la mattina e fare dei piccoli rituali come i cinque tibetani, oppure possiamo anche fare un buon risveglio molto morbido per svegliare appunto tutti i nostri muscoli, oppure possiamo semplicemente fare un po’ di meditazione, perciò andare a lavorare sul riappropriarci della nostra mente in maniera molto dolce. Bisognerebbe dedicare veramente proprio 5 minuti di meditazione e di ascolto interiore e da lì iniziare la giornata. Io dico sempre che bisogna cercare di fare l’attività e la pratica yoga a digiuno per il semplice fatto che il nostro stomaco e la nostra mente devono veramente stare in parte neutra, e questo aiuta tantissimo. Inoltre do sempre dei consigli come quello che durante la settimana è bene fare un digiuno, durante la settimana è bene praticare o fare lo sport che più si ritiene più opportuno per noi, perché poi ognuno ha il suo sentire, non c’è solamente lo yoga, ma ci sono tante discipline meravigliose. Tutto questo sempre per il benessere psicofisico, perché l’uno va a braccetto con l’altro”.
–Quanto è sostenibile lo yoga?
“Con lo yoga veramente basta un tappetino, basta andare all’aria aperta e non c’è spreco. Si può praticare sull’erba, al mare o in montagna, l’effetto è sempre lo stesso. Io l’ho sempre fatto, ho fatto anche dei ritiri e vi posso garantire che la bellezza era veramente l’essenzialità. Lavorare nella sostenibilità con la natura ti dà l’opportunità di dire che in realtà non serve nient’altro”.
–È proprio un concetto di vita, perché se ci ragioniamo su è il segreto della felicità…
“Basta la natura, il tuo corpo, la tua mente e la tua anima”
–Come hai fatto a combinare lo yoga con la recitazione?
“L’ho combinata grazie ai bambini. Sono stati loro gli artefici della mia ideazione. Io nasco come attrice di teatro, ho lavorato anche nel cinema, ma dopo ho iniziato pedagogia del gioco e del teatro unendolo poi allo yoga”.
–Vorrei che mi parlassi di un evento eccezionale mondiale alla quale prenderai parte Di cosa si tratta?
“È un evento internazionale, tutto il mondo il 21 giugno si fermerà un istante per praticare yoga, per dare onore alla pratica yoga e a tutto ciò che lo yoga dona ad ogni essere umano. Secondo me è molto importante sottolineare l’importanza del viaggio che ci permette di fare ad ognuno di noi. Ci possono essere tantissimi maestri con tantissimi stili diversi e non per questo possono viaggiare in un sentire comune. Ogni stile porta quella firma di quell’insegnante, il suo vissuto e noi il 21 festeggiamo proprio questo, lo yoga e la sua importanza. Con grandi maestranze dello yoga andremo il 21 giugno a praticare tutti insieme. Il tema è la pace e ritengo che questo momento sia davvero sentito per ciascuno di noi”.
–Dovrebbe essere forse il tema principale in ogni cosa che si fa perché tendiamo a dimenticare, ad abituarci anche alle cose brutte. Non si parla più di guerra, ma la guerra c’è ancora…
“Purtroppo. Inoltre, ci tengo a ricordare che se qualcuno vuole praticare all’aria aperta, io sono in due luoghi molto importanti, al Parco di Tor di Quinto tutti i mercoledì alle 19:00 ed è anche alle 8:00 di mattina, mentre invece il martedì e il venerdì sono al Parco delle Valli. Basta telefonarmi. Mi potete contattare sulla pagina Instagram “yogashantiroma” oppure su Facebook Alessia degli Angioli, oppure sulla mia chat. Il mio numero 339/4936890. Potete contattarmi perché veramente è un’esperienza unica non solamente per voi, ma per tutte le persone che verranno insieme a voi”.
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Emanuela Scanu, Psicologa alimentare e fondatrice di Es Immagine Blog a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 30 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Emanuela Scanu, Psicologa alimentare e fondatrice di Es Immagine Blog.
–Ti occupi di immagine da oltre venti anni, hai un blog di immagine e ti sei da pochissimo specializzata anche come consulente di immagine. Sei esperta specializzata in disturbi alimentari come coach e come psicologa. Affronti questi problemi con le tue pazienti e questa parte legata all’abbigliamento e alla consulenza ti è venuta praticamente naturale…
“È stato un percorso che si è costruito nel tempo perché come psicologa mi sono quasi sempre occupata di disturbi dell’alimentazione. Mi occupo con precisione delle persone che devono perdere peso, persone che hanno difficoltà a seguire una dieta, quindi chiaramente tutte persone che hanno un rapporto con il proprio corpo abbastanza drammatico. Prima di affrontare il problema alla radice dal punto di vista psicologico, a volte cerco di dargli anche dei consigli pratici su come valorizzarsi. Negli anni da psicologa sono diventata anche coach alimentare, perché molte volte prima della dieta bisogna insegnare a mangiare bene. Questo è stato il secondo step fino a che piano piano i miei pazienti iniziavano a chiedermi sempre più consigli anche su come presentarsi in pubblico, come accompagnare i figli a scuola, come andare a una cena, e quindi è stata una conseguenza quella poi di diventare consulente di immagine”.
–Ti va di raccontarmi un aneddoto su quale tuo paziente?
“L’abbigliamento a volte influisce sulla percezione di sé e quando si hanno tanti chili in più purtroppo non ci si può vestire con qualsiasi cosa si abbia nell’armadio, ma bisogna un po’ adattarsi. Molte volte le persone vengono a studio completamente vestite di nero o molto trasandate, invece la prima cosa che dico loro è di venire la prossima volta con indosso vestiti colorati. È una cosa su cui rimangono sempre molto disturbati lì per lì, ma poi si rendono conto di quanto è importante. Approcciarsi ad un percorso di tipo psicologico non è sempre facile, e quindi io cerco di dargli dei risultati un po’ più immediati anche partendo da quello che è l’esterno, tutta la parte che può essere modificata più velocemente rispetto a dei processi interni e psicologici che chiaramente hanno dei tempi che sono diversi da persona a persona. Ti racconto un aneddoto simpatico: una signora che aveva già fatto tantissime diete, non era mai riuscita ad andare avanti, aveva fatto uso addirittura di anfetamine più volte che chiaramente non funzionavano più, è venuta da me e si è presentata appunto con la tuta tutta vestita di scuro, con capelli molto corti. Io le avevo detto che avremmo cambiato alcune cose. La seduta successiva io la rimandai a casa perché la regola era che doveva venire vestita con qualche colore chiaro. La terza volta è venuta vestita diversa e nel giro di due o tre mesi il percorso poi ha preso piede, e ha iniziato ad avere dei risultati. Tempo dopo ho incontrato casualmente il figlio per strada che mi conosceva, salutandomi mi chiese che cosa avevo fatto a sua madre. Io lì per lì non riuscivo a capire, poi lui mi disse che suo padre era diventato geloso della mamma per il fatto che sua moglie si vestiva con colori accessi e andava addirittura dal parrucchiere. Quindi il padre si era preoccupato. In realtà il percorso aveva semplicemente funzionato”.
–Vuoi dare qualche consiglio ai nostri ascoltatori rispetto proprio all’abbigliamento? Non c’è bisogno di spendere grandi cifre per acquistare capi dell’ultimo momento, ma bastano davvero piccoli accorgimenti, come anche andare ad un mercatino…
“Assolutamente sì, nella zona dove ho lo studio il lunedì c’è un mercatino dove invito tutte le mie pazienti ad andare a fare un giretto, perché ci sono dei banchetti con dei foulard, con delle collane anche molto appariscenti, ma a prezzi veramente basici. Spesso consiglio loro di utilizzare alcune cose colorate da aggiungere all’abbigliamento. Per esempio un foulard colorato non si mette solo al collo, ma si può mettere in testa, lo possiamo legare alla borsa, lo possiamo usare come braccialetto. Ci sono quei piccoli tocchi un po’ glamour che uno può inserire senza spendere tanto, magari riciclando qualcosa che si ha in casa, oppure andando appunto a dei mercatini. Anche io combatto un po’ il fast fashion, quindi da questo punto di vista non voglio esagerare, però a volte non bisogna neanche spendere cifre assurde per avere oggetti che magari li userai una volta sola o due”.
–Ti ho visto molte volte ad eventi mondani che indossi dei pezzi unici realizzati da degli artigiani che si occupano di recuperare i materiali. Potrebbe essere anche questo un consiglio, cioè acquistare questi pezzi unici realizzati appunto con il recupero dei materiali…
“Io per prima sono stata una di quelle che ha riciclato molto. Avevo delle zie che erano un po’ le signore dei salotti romani negli anni ’50 e ‘60, vestivano nelle sartorie, nelle cappellerie dell’epoca, e io ho ereditato tantissimo, non solo il loro stile, ma anche tanti pezzi che oggi tutt’ora utilizzo mischiandoli con quelli più moderni”.
–È questo il segreto, creare il proprio stile, non seguire le mode del momento che magari non stanno davvero bene a tutti, ma anzi in ambito della sostenibilità utilizzare tutto quello che abbiamo nell’armadio o comunque il recuperare, oppure fare dei bei swap party che adesso vanno tanto di moda tra amiche…
“Durante questo corso di consulente di immagine ho scoperto che noi donne nei nostri armadi dove non abbiamo mai nulla da mettere, in realtà il 70% di quello che abbiamo non lo utilizziamo o lo utilizziamo male, mentre gli uomini su questo sono più bravi, loro hanno solo un 30% di cose che non utilizzano”.
–Tu sei una psicologa e una coach alimentare, non posso che chiederti anche dell’alimentazione…
“Mi piace molto citare una frase di Virginia Woolf che dice che noi non pensiamo bene se non mangiamo bene e non dormiamo bene. Sicuramente la prima cura che la persona deve avere verso se stessa è nel mangiare, che non vuol dire mangiare poco, vuol dire mangiare sano. Noi abbiamo l’opportunità sia in città che appena fuori città di usufruire di gruppi solidali, di alimentari, rivenditori che hanno la frutta e la verdura di stagione, che hanno tutti gli elementi importanti per la nostra crescita, per la nostra salute, per far sì che il nostro corpo funziona al meglio”.
–A volte è solo questione di abitudine…
“Abbiamo sempre molta fretta per cui si va di corsa al supermercato, si prendono le prime cose, a volte non vediamo neanche quanto costano o la data di scadenza, molte volte si comprano cose che si tengono nel frigorifero e ce le dimentichiamo, le lasciamo deperire, quindi ben venga anche le tue ricette per poter sfruttare al meglio anche quello che rimane dimenticato nel frigorifero”.
–Vogliamo dare tutti i tuoi contatti per chi vuole approcciarsi con te e chiederti dei consigli o comunque seguire il tuo blog?
“Mi trovate con il nome di Es Image Blog dove si parla di immagine a tutto tondo, si parla dello stile, della psicologia, di quello che accade un po’ nel mondo. Sono su tutti i social sia su Facebook che su Instagram, e poi sul sito sia istituzionale www.emanuelascanupsicologa.com sia su www.esimmagineblog.com”.
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Gianmarco Paronitti, Senior Advisor di Alter Eco Pulp a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 30 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Gianmarco Paronitti, Senior Advisor di Alter Eco Pulp.
–Sei Senior Advisor della Alter Eco Pulp, azienda con sede a Tivoli che ha sviluppato per prima la tecnica del Fiber Molding cellulosico. Ti va di raccontare di che cosa tratta questa invenzione che state portando avanti?
“Il Fiber Molding cellulosico non è stato inventato da Alter Eco Pulp, ma è stato sviluppato da Alter Eco Pulp per primo in Italia. Attualmente siamo l’unica azienda italiana che utilizza questa tecnologia che consiste nello stampaggio di fibre vegetali. In buona sostanza tutto ciò che è verde che noi possiamo vedere in natura siano alberi, foglie, piante annuali, può essere utilizzato per estrarre cellulosa. Il nostro lavoro è quello di stampare queste fibre ottenute. Ovviamente la nostra mission è quella di non utilizzare cellulosa proveniente da alberi, perché altrimenti faremo un effetto contrario, ma di utilizzare cellulosa estratta da piante annuali, come possono essere il bambù, la canna da zucchero, gli stralci del pomodoro, la canapa, la paglia del grano e quant’altro”.
–L’obiettivo principe è non utilizzare assolutamente la plastica. Il secondo step che tutte le aziende un po’ fanno è utilizzare il legno, voi siete andati oltre, quindi cercate di non abbattere gli alberi, ma appunto utilizzate questi arbusti o questi materiali che annualmente ricrescono in maniera molto veloce…
“Assolutamente sì, tutto questo nasce dal cercare di allontanarsi dall’ utilizzo della plastica, che come tutti sappiamo è un materiale eccezionale, ma che dall’altra parte crea enormi problemi ambientali quando poi non viene utilizzato propriamente. La nostra idea è quella di dire che la plastica va benissimo per tutto ciò che viene utilizzato nel tempo e che ha un utilizzo multiplo. Per tutto ciò che è monouso non si deve utilizzare la plastica, perché esistono delle alternative e il FIber Molding è esattamente una delle migliori, purtroppo ancora sconosciuto in Italia. Quindi speriamo che anche attraverso la vostra radio questa fibra possa essere conosciuta meglio”.
–Alcune volte è la non conoscenza che ci porta ad utilizzare altro, invece magari se qualcuno sa dell’esistenza di questo prodotto lo va a cercare…
“Con questo materiale si possono fare piatti, posate, contenitori di ogni tipo, ma anche i packaging. Si possono fare anche dei contenitori molto conosciuti come quelli di un noto marchio di ovetti per bambini che sono fatti con il nostro materiale”.
–Il Fiber Molding non ha nessuna differenza visibile con il materiale che poi invece viene realizzato con gli alberi che vengono abbattuti. Per noi consumatori è praticamente uguale…
“Per un consumatore è difficile distinguerlo”.
Maria Cristina Rigano, Event Manager di International Couture a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 23 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Maria Cristina Rigano, Event Manager di International Couture.
–Ti volevo invitare in questa trasmissione da tanto tempo…
“Purtroppo l’invito capitava sempre di martedì quando tu hai questo tuo spazio ed io ho sempre avuto lezione fino a martedì scorso di Event Management all’Università Internazionale di Roma, la UNINT dove insegno”.
–Ho visto che hai avuto anche tantissimi ospiti che hanno raccontato le loro professionalità e tu sei stata un po’ conduttrice del tuo spazio all’Università…
“Ti ringrazio per la parola conduttrice, ma possiamo dire che sono stata più moderatrice se vogliamo proprio essere precisi. Amo molto invitare persone del settore moda che raccontano le loro esperienze perché gli studenti devono toccare con mano quello che è effettivamente il settore degli eventi e della moda. Non possiamo solo dare loro la teoria e quindi ho invitato Luca Litrico, Pablo Gil Cagné, ho invitato anche stilisti come Luigi Borbone, Flavio Filippi, una mia carissima amica Fabrizia Rossetti che è la titolare di un’azienda che organizza eventi”.
–Io vorrei che parlassi un po’ di International Couture, un format che hai totalmente ideato tu e che porti avanti insieme a ospiti e stilisti sia italiani che internazionali…
“International Couture è un format che è nato per puro caso, perché io per quattordici anni ho seguito lo stilista Libanese Abed Mahfouz che sfilava ad AltaRoma due volte l’anno. Nel 2018 lui aveva piacere di ritornare a sfilare, ma la situazione del Libano non gli permetteva di intraprendere una sfilata da solo dal punto di vista economico, quindi mi è venuto in mente questa idea di fare una collettiva con lui come special guest e di chiamarla International Couture. Poi insieme a lui ho inserito altri stilisti che venivano da altri Paesi, quindi ha preso subito la piega di essere una cosa internazionale sin dalla sua prima edizione”.
–Un bel modo per promuovere l’Italia fuori, perché comunque hai portato tanti ospiti internazionali in Italia…
“In pratica International Couture promuove la moda italiana all’estero e la moda straniera in Italia”.
–In questa trasmissione parliamo di sostenibilità a 360° che non è solo come non sprecare l’acqua o come fare la raccolta differenziata, ma in realtà è molto di più, perché il rispetto parte dalla cultura e la moda è cultura…
“La moda è cultura e ogni stilista che è venuto a sfilare a International Couture ha portato con sé le sue tradizioni. Non parliamo di moda come costume, ma ogni Paese ha delle sue abitudini nella sartoria che riporta anche nell’Alta Moda”.
–Da quanti anni porti avanti International Couture?
“La prima edizione è nata nel 2018 e abbiamo due edizioni l’anno, una a luglio e una a fine gennaio inizio di febbraio. Per nove edizioni è stato inserito nel calendario di AltaRoma, ma per questo luglio AltaRoma probabilmente non organizzerà le sue sfilate. International Couture ormai è un brand, io l’ho portato avanti anche da solo, e quindi noi saremo presenti il 10 luglio come International Couture al Maxii. Sarà un’edizione speciale perché festeggeremo anche la decima edizione di International Couture”.
–Un traguardo importante anche perché ci stai lavorando tanto…
“Mi impegno tanto perché amo il lavoro che faccio. Alla base c’è l’amore per la moda, per l’Italia, per il Libano perché sono anche metà libanese”.
–Hai una bella base culturale alle spalle. Noi a “Sempre più in Forma Green” abbiamo la rubrica settimanale dove parliamo delle professioni green, e direi che la cultura è un po’ alla base di ogni professione. Qualunque professione si decide di intraprendere ci deve essere alla base la cultura…
“La cultura sicuramente è alla base di tutto, ed è molto importante soprattutto conoscere la cultura del proprio Paese tramite non solo la moda. La cultura è anche tanto altro: è arte, enogastronomia. Abbiamo tanti modi di conoscere queste culture e oltre alla nostra dovremmo anche essere un po’ internazionali e scoprire quella degli altri per apprezzare anche di più la nostra”.
–Cosa insegni all’Università?
“Event Management e Terminologia della Moda e dell’Enogastronomia”.
–Fai un corso dove unisci la pratica al tuo insegnamento tanto che i tuoi studenti li porti sempre con te a tutti gli eventi…
“Si adoro portarli con me”.
–Li porterai anche a International Couture?
“Sempre, è d’obbligo, l’aspettano dall’inizio del corso”.
–Si può dire la location dove si terrà?
“La location è il Maxii. Però sarà solo su invito per addetti ai lavori, giornalisti, clienti e personaggi invitati”.
–Quai sono i tuoi riferimenti social?
“Mi trovate come International Couture sia su Instagram che su Facebook, e poi c’è il mio social personale Maria Cristina Rigano sia su Instagram che su Facebook”.
–L’Alta Moda è davvero sostenibile?
“Sicuramente sostenibilità vuol dire evitare lo spreco. Cosa c’è di più sostenibile di un abito fatto su misura per una persona unica? Non si spreca nulla, non ci sono avanzi di sartoria, perché di solito si producono tantissimi abiti che poi rimangono invenduti. L’Alta Moda è la vera sostenibilità perché il cliente si sceglie quello che gli piace, quello che è adatto anche al suo corpo. Lo stilista non è solo un sarto, ma è anche un po’ psicologo, quindi cerca di trovare il meglio per la persona che gli chiede consiglio. Il cliente rimane soddisfatto e poi è sempre alla moda, ed inoltre i tessuti sono di ottima qualità a differenza del fast fashion che si rovinano immediatamente. Un tessuto di Haute Couture è molto più sostenibile perché dura nel tempo, un abito di sartoria può durare venti, trent’ anni, insomma finché una persona non cambia misura se lo potrà sempre indossare”.
Lino Marciano, Destination Manager della Destination Management Organization STAYCIOCIARIA a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 23 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Lino Marciano, Destination Manager della Destination Management Organization STAYCIOCIARIA.
–Quali sono le attività che state portando avanti per lo sviluppo dell’area della Ciociaria?
“Per la nostra area noi stiamo cercando di portare avanti un’offerta turistica integrata su delle direttrici fondamentali: la storia, la cultura, la natura e l’enogastronomia del nostro territorio, il quale si sta occupando della parte centrale del cuore della Ciociaria, e andiamo dai comuni di Veroli, Monte San Giovanni Campano, Isola del Liri, Arpino, Posta Fibreno fino ad arrivare in Valle di Comino con i comuni di Villa Latina e Picinisco, quindi a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo. Questo territorio ha tante cose da offrire e in questo momento ci stiamo concentrando nel mettere insieme e integrare diversi prodotti turistici per far conoscere quelle che sono le nostre unicità. Noi abbiamo una delle poche cascate nel centro di Isola del Liri, abbiamo l’Arco a Sesto Acuto ad Arpino città di Cicerone, ma anche tante di quelle possibilità di escursioni che si trovano nella vicina Valle di Comino e al lago di Posta Fibreno, dove c’è una riserva naturale con delle caratteristiche molto particolari”.
–Questo fine settimana per esempio cosa potremmo fare?
“Questo fine settimana possiamo iniziare ad offrire una visita ai castelli che caratterizzano i nostri borghi. Abbiamo dei castelli meravigliosi da poter visitare oppure possiamo offrire una passeggiata in bike che può partire dalla visita di un’attrazione naturalistica come il lago di Posta Fibreno fino ad arrivare in una delle tante mete della Valle di Comino, dove la parte dell’ enogastronomia è uno dei nostri punti di forza in questo momento. Sono luoghi facilmente raggiungibili perché noi siamo ad un’ora di macchina da Roma non di più, e un’ora e mezza al massimo da Napoli. Vi possiamo offrire non solo un giorno o un fine settimana, ma il nostro obiettivo è anche quello di offrirvi un weekend lungo di tre o quattro giorni per le tante esperienze che il nostro territorio riesce ad offrire”.
Luigi Borbone, stilista dell’omonimo brand a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 16 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Luigi Borbone, stilista dell’omonimo brand.
–Sei reduce da una grande sfilata nel cuore della capitale in Via Veneto. Ce ne devi parlare Luigi…
“Vengo da un defilé che devo dire la verità è stata una grossa soddisfazione, e credo che sia stata la collezione più bella in assoluto che abbia fatto fino a questo momento. Un momento di vera e propria sostanza, di utilizzo di materiali super lusso, ma piegati a mio desiderio. Questa volta veramente ho messo tutta la sartorialità che rappresenta l’Alta moda italiana”.
–Le persone che erano sedute erano quasi tutte tue clienti e qualche giornalista, e diciamo non perché le persone dello spettacolo non vadano bene, però molte volte vengono solo per fare le foto o finire sui giornali, invece la tua era una sfilata con le clienti e per le clienti…
“Infatti il concetto è proprio questo, è stata una coccola per le mie clienti, spero anche qualcuna nuova, ed è stato proprio tutto come se fossimo stati all’interno di un salone di una casa, perché il salone ci permetteva comunque di far sembrare proprio un salotto di una casa soprattutto per l’accoglienza, e questo per noi è fondamentale”.
–In realtà la moda su misura è molto sostenibile. Non parliamo di tessuti, ma succede che il fast fashion produce tantissimo e poi magari questi abiti non vengono indossati, non vengono venduti e addirittura anche bruciati. Invece nell’Haute Couture vengono prodotti per la cliente solo i capi effettivamente utilizzati…
“Assolutamente sì. Nell’Alta Moda si fa uso di tessuti prettamente italiani o francesi. Ci sono tante aziende che oggi stanno facendo una grossa ricerca per non impattare sul territorio e sull’ambiente e tante di queste si stanno dotando di pannelli solari, quindi l’energia è auto-prodotta e pulita. Quando arrivano i tessuti questi sono accompagnati da certificati che assicurano il prodotto sia totalmente Made in Italy, ma soprattutto sappiamo per certo che questi tessuti non sono aggressivi sulla pelle umana, perché comunque la nostra pelle è viva, cioè il nostro corpo non solo internamente è vivo, ma anche esternamente, perché con il sudore prendiamo tutto quello che c’è. È dunque fondamentale che i tessuti siano stabilizzati e che tutto questo venga raccontato”.
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Francesco Villani, stilista del brand Villani a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 16 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Francesco Villani, stilista del brand Villani.
–Dobbiamo spiegare che cosa fai nella vita. Facciamo un quiz: è un mestiere amato da tutte le donne, non ne possiamo fare a meno e ci piacciono sempre quelle più belle, forse pure quelle più costose. E quindi che cosa fai?
“Faccio calzature”.
–Sei un produttore e anche un couturier perchè le disegni pure. Ne vogliamo sapere di più. Tu sei giovanissimo e vieni da tre generazioni…
“Si sono da tre generazioni che stiamo in questo campo. Aiutiamo e abbiamo dato sempre un sostegno ai grandi marchi per produrre le calzature. Da qui è nata la mia curiosità di mettere in opera tutto quello che ho imparato in questi anni”.
–Sei il fondatore del marchio Villani che si concentra sulla creazione di calzature assolutamente 100% Made in Italy. Come ti è nata l’idea di crearti un marchio tutto tuo? Perché non hai continuato a lavorare per altri?
“Non ho lavorato per altri proprio per delle soddisfazioni personali. Mettersi in prima linea non è mai facile, però fortunatamente nel tempo mi ha ripagato”.
–La tua collezione passata si chiama Palinuro che ha avuto un successone, e poi c’è la collezione nuova. Che cosa ci dobbiamo aspettare da te?
“Tante tante belle cose, anche perché mi piace stupirmi e far stupire le persone con le mie creazioni”.
–Che cosa c’è di sostenibile quando si creano scarpe?
“Io credo che il grande lusso sia tutto il settore green per la maniacalità dei dettagli che fanno la differenza. Concentrarsi sul prodotto fa in modo che diventi tutto più bello, quindi tutto più Green”.
–Qual è il tipo di scarpa che secondo te è la più bella, quella più attuale, quella più ricercata?
“Secondo me la decolleté. Può essere portata di giorno o di sera, sul classico non si sbaglia mai”.
–Stavamo dicendo che la decolleté è la calzatura forse più iconica, che va sempre, di giorno, di sera, a qualsiasi età e in qualsiasi occasione, quindi è forse anche il prodotto che vendete di più?
“Si sicuramente, sarà il prodotto da cui ci aspettiamo un maggior risultato, anche se gli altri modelli sono molto belli, più che altro molto appariscenti”.
–Quali sono i materiali che prediligi per le tue collezioni?
“Scelgo i materiali molto accuratamente. In questa collezione ho scelto dei pigmenti che danno una luce molto bella al prodotto ed esaltano il piede”.
–Da un po’ di tempo hai intrapreso un rapporto di collaborazione con lo stilista Luigi Borbone ed è proprio con lui che ha creato questa ultima collezione…
“Si, l’ho conosciuto tramite mia zia e da lì è nato subito un feeling. Ci siamo messi all’opera, siamo andati a Milano, siamo andati a fare una ricerca approfondita per poi creare i nostri gioielli”.
–Hai dei riferimenti social?
“Si il mio contatto Instagram è Villani Moda”.
–Quali sono i valori che senti di condividere con Luigi Borbone, lo stilista con cui hai realizzato l’ultima collezione e con il quale hai sfilato a Via Veneto?
“La stessa volontà di rendere felici le persone che indossano i nostri indumenti, lui con l’abbigliamento io con le scarpe e la forza nel voler fare sempre meglio”.
–Prossimi progetti?
“Giovedì 18 maggio ci sarà uno showroom dedicato alla collezione che si terrà all’ Hotel Palace a Roma. Siete tutti invitati dalle 10:30 fino alle 9:30 di sera. L’evento sarà ad ingresso libero”.
–Se le persone volessero acquistare i tuoi prodotti, dove possono trovarli?
“Si possono acquistare on-line su www.villanimoda.it”.
–Ad un giovane che vuole intraprendere una carriera come la tua che consiglio daresti?
“Non deve aver paura, deve rimanere sempre concentrato sui propri obiettivi e crederci, perché poi dopo il panorama è fantastico”.
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Paolo Novi, Destination Manager dell’Alta Ciociaria a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 16 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Paolo Novi, Destination Manager dell’Alta Ciociaria.
–Io ti conosco bene perché ci conosciamo da tempi non sospetti e so tutto il grande lavoro che fai con la tua azienda, ma in questa occasione voglio chiederti quali sono le attività che state portando avanti per lo sviluppo dell’area dell’altra Ciociaria…
“È un lavoro molto impegnativo che riguarda la promozione per il turismo leisure, quindi vacanze che possono essere realizzate in questa area che è la parte settentrionale della Ciociaria. È un territorio vasto che comprende oltre tredici comuni e che va da Ferentino fino a Ceccano, dove naturalmente promuoviamo le cose più interessanti che esistono in questo territorio; tra queste sicuramente l’outdoor che è uno degli elementi più interessanti e di relax, integrato con l’offerta di Roma che è una città meravigliosa, ma che magari ha lo stress della metropoli. Oltre l’outdoor che può essere vissuto sia a piedi, in bicicletta, a cavallo in base ai trend che sono molto in voga in questo periodo, altro elemento fondamentale è l’enogastronomia. Questa è un’area piena di prodotti importanti, ma non dobbiamo dimenticare la cultura e tutto ciò che esiste in questa terra, poi naturalmente anche proprio il benessere e la salute per tutte le parti legate al termalismo e al recupero della efficienza fisica”.
–Sono tutti temi assolutamente attuali quando si parla di benessere, quando si parla di stare bene, che poi passa proprio attraverso sia il buon cibo, ma anche le terme che sono parte integrante del territorio…
“Certamente, però è importante abbinare a questo che è un asset storico del territorio gli altri elementi che ne costituiscono un corollario fondamentale, e che forse più che cose da vedere dobbiamo dire come fruirne; questo forse è la parte innovativa della proposta e che ci piace tanto”.
–Quando le persone vengono coinvolte e scoprono il territorio che hanno intorno l’apprezzano ancora di più, non rimangono indifferenti…
“Forse sulla Ciociaria va anche fatto un lavoro non limitandoci all’Alta Ciociaria, e qui mi piace dire che lavoriamo in grande integrazione con le altre DMO della Ciociaria fin dall’inizio. Ricordo che è un programma che è stato finanziato dalla regione Lazio, e quindi siamo in accordo con gli altri. Cerchiamo di fare ragionamenti sull’intera Ciociaria e di far riemergere un brand che forse è conosciuto dagli appassionati, ma non dal grande pubblico”.
Stefano Soglia, Destination Manager del Lazio Meridionale a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 9 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Stefano Soglia, Destination Manager del Lazio Meridionale.
–Fai un lavoro straordinario, in un luogo straordinario che è il Lazio Meridionale e mi piacerebbe che raccontassi quali sono le vostre attività…
“È una zona molto bella e importante. Siamo nell’area a ridosso dei confini con la Campania, nelle provincie di Frosinone e Latina, tra il Parco dei Monti Aurunci nella parte interna sul cassinese, fino ad arrivare Gaeta, Sperlonga, Minturno. Le nostre attività non si riferiscono solo al mare, ma vertono anche in tema di emergenze naturalistiche e culturali. Questo è un po’ l’asse su cui ci stiamo muovendo per quanto riguarda il turismo di quella zona, sia outdoor con il cicloturismo e sport acquatici, sia culturale a partire dall’archeologia nei tanti siti archeologici del territorio come la Tomba di Cicerone, fino ad arrivare a Montecassino che riguarda la nostra storia più recente”.
–Ti va di parlarmi degli obiettivi a medio-lungo termine che state portando avanti per lo sviluppo di quest’area. Avete delle attività alle quali possiamo già partecipare? Insomma, raccontaci un po’…
“Il ruolo della Destination Management Organization che dirigo e che è stata fondata anche da altri input della Regione a partire dal 2022, è quello di sviluppare i prodotti turistici nel senso stretto, ossia quelle che sono delle risorse potenziali e trasformarle in qualcosa di fruibile, e quindi se è la natura per esempio il noleggio di biciclette, se è la cultura le visite guidate oppure esperienze a volte anche adrenaliniche come può essere quella che si fa sul fiume Gari con il rafting”.
–Possiamo dire che ci sono attività destinate ad ogni fascia d’età e anche ad ogni fascia di prestanza fisica, perché anche le persone meno allenate possono comunque fare una passeggiata in tranquillità, invece quelle un po’ più sportive fare delle attività che richiedono più energia. Inoltre anche gli appassionati di cultura possono venire a scoprire questi luoghi senza dover fare tantissimi chilometri a piedi. Direi proprio per ogni gusto, per ogni età, per ogni esigenza…
“Il nostro vantaggio è quello di essere a cavallo tra due grandi direttrici, una è il Cammino di San Benedetto che passa nell’entroterra e arriva a Montecassino, e l’altra è la Francigena e la Via Appia che invece corrono sulla costa. Ci sono chiaramente le direttrici anche ferroviarie, in modo da poter effettuare cammini ed escursioni anche parziali di un’ora partendo per esempio da Roma o da Napoli. Il nostro ruolo è proprio quello di progettare, integrare e sviluppare questi luoghi in un’ottica innovativa, e tenere insieme pubblico e privato per fare al meglio questo lavoro”.
Alessandra Rosci, Style Expert e fondatrice di Be Proud a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 9 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Alessandra Rosci, Style Expert e fondatrice di Be Proud.
–La tua attività di consulenza di immagine si chiama Be Proud e ha come logo la rappresentazione di un tulipano. Tutto ciò che significato ha?
“Ho scelto questo nome che in Italiano significa Essere Orgogliosa proprio come simbolo di forza, perché la mia mission è quella che, alla fine di un percorso insieme alla cliente, però ci tengo a ricordare che la consulenza di immagine è anche per i maschietti, questa abbia acquisito la consapevolezza di vedersi bella, sicura e soprattutto orgogliosa di sè stessa dentro e fuori. Per me è molto importante che insieme alla cliente riusciamo a trovare un equilibrio tra il suo essere interiore ed esteriore, perché a volte queste due parti non combaciano e quindi, in questo caso entra in gioco la mia figura per far capire alla cliente il suo valore e la sua unicità. Ho scelto poi di abbinare Be Proud all’immagine di un tulipano primo perché è il mio fiore preferito, poi perché nel linguaggio dei fiori il tulipano ha dei significati bellissimi: indica determinazione, forza, fama, ricchezza, bellezza e amore, verso sè stessi e verso gli altri. Anche il colore di Be Proud che ho scelto è stato intenzionale, perché il rosa shocking comunica forza, potenza, ma allo stesso tempo gentilezza e sensibilità, dei valori fondamentali nella mia vita. Con Be Proud volevo comunicare un’immagine forte e soprattutto un messaggio ben preciso. Infatti il mio motto è Be Proud and Shine with Beauty, ossia Sii orgoglioso di te stesso e risplendi di bellezza”.
–In questa trasmissione trattiamo tante tematiche, ma soprattutto parliamo di sostenibilità. Se una persona viene da te per una consulenza, poi deve buttare via tutto il suo armadio? Ci sono delle azioni sostenibili che possiamo fare con i nostri vestiti, rimanendo pur sempre alla moda?
“Sento dire molte volte questa cosa, però ovviamente è una diceria, perché in realtà anche la mia professione mi porta ad essere molto attenta alla sostenibilità e soprattutto a cercare di comunicare anche alle mie clienti alcune azioni sostenibili che possono tenere. Una volta che la cliente ha acquisito tutte le conoscenze che riguardano la sua immagine, il lavoro ormai è fatto. Quindi non sarà più portata a fare acquisti di impulso con abiti che le danno una soddisfazione iniziale e che alla fine rimangono nel suo armadio inutilizzati, e in questo caso si parla in termini di Neurofashion di Dopamina Dressing, ma la cliente cercherà di fare acquisti consapevoli, pensati e più mirati, ma soprattutto che le diano un benessere a lungo termine, in questo caso si parla di Serotonina Dressing. Tutto questo per dire che la cliente quindi dopo la consulenza di immagine acquisterà meno, inquinerà di meno e avrà un armadio funzionale e sicuramente più sostenibile”.
–Quindi la regola è comprare degli abiti che si sa si indosseranno per più volte, già questo è più sostenibile…
“È più facile poi anche fare gli abbinamenti nel nostro armadio. Dunque le altre azioni sostenibili da fare sono: acquistare bene, acquistare capi che effettivamente si utilizzano, cercare di mixarli e matcharli tra loro in maniera giusta, e poi leggere l’etichetta”.
–Uno dei servizi che tu offri alla tua clientela è quello di Psicologia del Colore. È vero che un colore può influenzare lo stato d’animo di una persona?
“I colori influenzano assolutamente le nostre emozioni, un po’ per rimanere in tema come fa la musica. Questo servizio è proprio studiato per quelle persone che per esempio hanno un colore preferito e vogliono scoprire come inserirlo nella loro palette e crearci poi degli abbinamenti, oppure per quelle persone che vogliono comunicare un messaggio ben preciso, e quindi in questo caso il colore aiuta tantissimo”.
–Tu vedi anche dei cambiamenti a livello di umore quando indossano il colore giusto?
“Lo vediamo nella quotidianità. Quando indossiamo il colore che ci piace o il nostro colore preferito abbiamo un umore diverso. Invece per esempio una persona che indossa il colore grigio vuol dire che tende un po’ a volersi mimetizzare, oppure magari sta affrontando un periodo particolare della sua vita e quindi non vuole mettersi in primo piano”.
–Invece io oggi che sono vestita da ape?
“Il giallo ha un significato psicologico. Sicuramente è un colore che esprime solarità, gioia, allegria, però se lo vediamo sui cartelli stradali indica il pericolo, oppure viene considerato come un colore che può far trasparire gelosia o addirittura superficialità nella persona che lo sta indossando, quindi ha anche un risvolto negativo”.
–Uno degli argomenti molto discussi attualmente è quello della Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che ha affermato, nella sua intervista a Vogue, di avvalersi della figura di una Personal Stylist che cura i suoi look e per la quale è stata molto criticata. Sono curiosa di conoscere la tua opinione a riguardo…
“Innanzitutto noi consulenti di immagine dobbiamo ringraziarla, perché ci ha fatto una grande pubblicità. Sinceramente leggendo l’intervista non mi sono poi stupita del fatto che lei avesse detto di farsi curare l’immagine, perché se guardiamo allora verso il panorama politico americano dei vari presidenti e delle first lady o addirittura la casa reale inglese, vediamo una forte attenzione alla comunicazione strategica che viene fatta attraverso l’abbigliamento. Se vogliamo dirla tutta, c’è stato un vero e proprio accanimento su questa questione, quando lei nell’intervista ha toccato anche argomenti importanti come il lavoro, la giustizia sociale e addirittura per rimanere in tema l’ambiente”.
–Se qualcuno volesse fare una consulenza con te dove può trovarti?
“Mi potete trovate su Instagram e Facebook con il nome di Be Proud Official e mi trovate sia a Roma che nella zona dei Castelli Romani”.
Nuala Oliveira, Make-up Artist a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 2 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Nuala Oliveira, Make-up Artist.
–Docente di Trucco Correttivo, Trucco Sposa, Trucco Etnico, Trucco Fotografico, Trucco Moda e Truccatrice Professionista. Hai fatto della tua professione uno stile di vita. È una passione che è diventata un lavoro…
“È iniziato come una necessità. Io volevo cambiare quello che facevo prima, perché lavoravo come modella. Ero già grande per fare la modella e mi sono detta che dovevo provare altro. Ho provato qualcosa che era vicina a quello che facevo prima, ossia lavorare nella moda, così ho decido di lavorare come Truccatrice nella moda. Poi ho avuto un’evoluzione, sono diventata anche mamma e ho iniziato a vedere il mondo in modo differente. Ho intrapreso così la strada dell’insegnamento e a tramandare quello che avevo imparato”.
–Ti piace insegnare?
“Tantissimo, io amo insegnare”.
–Tu hai origini brasiliane e hai cominciato a fare la modella in Brasile. Ti piaceva fare di più la modella o la truccatrice?
“Adesso la truccatrice”.
–Tu sei una Make-up Artist sostenibile. Quanto è difficile essere green nel mondo del make-up?
“È difficilissimo. Io faccio proprio un appello, chiedo alle case di produzione grandi e professionali di creare degli imballaggi green. Il problema è che si possono trovare dei prodotti bio e green, però è molto più facile per uso personale, perché gli imballaggi sono piccoli. Invece noi professioniste abbiamo bisogno di palette e gamme intere di prodotti e gli imballaggi non sono per niente sostenibili”.
–Mi piacerebbe che tu dessi qualche consiglio su come essere green anche a casa. Cosa si può fare per rispettare l’ambiente?
“C’è un marchio di pennelli che si chiama Eco-Tools i cui manici di questi pennelli sono creati con il bambù. Questo è un legno che ha una crescita molto veloce e quindi a differenza di altri alberi, una volta tagliati crescono rapidamente, senza andare così ad impattare in modo negativo sull’ambiente. Inoltre questi pennelli sono doppi, hanno le setole da ambo i lati. Perciò con un unico bastoncino di bambù si hanno due tipi di pennelli. Essere green non significa spendere tanti soldi. Per esempio ci sono dei cotton fioc che si possono comprare al supermercato che non solo il packaging è formato da carta riciclata, ma anche i bastoncini stessi sono realizzati con altrettanti materiali da riciclo, assolutamente biodegradabili. Inoltre per noi truccatori ci sono dei tools che utilizziamo per mettere il mascara alle clienti che sono in silicone e monouso, però non sono usa e getta, si possono lavare e riutilizzare”.
–Ti va di darci qualche tuo contatto?
“Mi trovate su Instagram con il nome Nuala Make-up Artist e anche su Facebook”.
–Se una persona volesse seguire un tuo corso, dove stai insegnando in questo momento?
“Sto insegnando in una scuola di estetica in Umbria che si chiama Form & Job. Mi piace trasmettere tutto quello che ho dentro. Vado a dormire felice quando so che ho aiutato una persona a sentirsi più a suo agio”.
–Tu hai attraversato le diverse fasi, cioè sei stata prima truccata e poi sei diventata truccatrice. Questo è sicuramente un valore aggiunto perché capisci delle problematiche maggiori…
“Si giusto. Tante modelle me lo dicono, perché faccio in modo di farle sentire a loro agio. Tante volte succede che le modelle vengono trattate con poca umanità, mentre dobbiamo sempre considerare che sono degli esseri umani anche loro”.
–Qui entriamo in un ambito che è quello di usare le persone per un determinato scopo e non vedere la persona che c’è dietro. È un po’ la malattia dei nostri tempi. Invece tu sei una persona molto sensibile rispetto a questi temi…
“Ti ringrazio tanto per il complimento”.
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Federico Campoli, Destination Manager Organization Ciociaria, Valle di Comino a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 2 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Federico Campoli, Destination Manager Organization Ciociaria, Valle di Comino.
–Sei Destination Manager Organization Ciociaria, Valle di Comino. In questo splendido angolo del Lazio meridionale, a due passi da Roma e Napoli, al confine con Abruzzo e Molise, quali sono le iniziative, le azioni e i progetti di sviluppo turistico e territoriale che porti avanti?
“Una nuova destinazione turistica in crescita davvero affascinante e tutta da scoprire. La Valle di Comino è una valle che si trova nel Lazio meridionale vicino Roma, al confine con Abruzzo, Molise e Campania distante poco più di un’ora sia da Roma che da Napoli. Un luogo che è stato abitato per millenni da uomini e donne che hanno saputo preservare il proprio paesaggio”.
–Stai facendo un lavoro notevole non solo dal punto di vista turistico, ma anche naturalistico per preservare questi luoghi e farli conoscere…
“Ci sono tanti panorami bellissimi: borghi, castelli, monasteri di grande pregio che celano anche molti segreti. Le persone della Valle di Comino hanno saputo preservare negli anni anche le colture che sono delle DOP importanti che abbiamo nel nostro territorio, che vendiamo in tutto il mondo e che soprattutto serviamo nei nostri piatti. Le tradizioni agropastorali che si vedono e si percepiscono, segnano fortemente l’identità di questi luoghi. Quindi, enogastronomia, cultura, ma soprattutto natura, perché la Valle di Comino è parte integrante del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ed è una ricca rete di sentieri, dai più complicati e tecnici, fino a quelli più semplici per le famiglie, accessibili a piedi, in bicicletta e a cavallo. La DMO che è un nuovo strumento di gestione turistica del territorio, sta decisamente implementando questa rete di sentieri. Veniteci a trovare in Valle di Comino e vi invito a visitare il sito web www.dmociociariavalledicomino.it”.
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Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 2 maggio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be.
–Hai inventato una nuova tecnica artistica, denominata Mosaico Contemporaneo. Come ti è venuta questa idea e in che cosa consiste?
“È un’idea che mi è venuta più di dieci anni fa, quando ancora si parlava poco di riciclo, green e sostenibilità. Io ho sempre avuto l’idea di raccogliere tutti gli oggetti, nello specifico gli oggetti appartenuti alla mia infanzia e adolescenza come involucri di make-up, bottoni, tappi, penne, giocattoli e poi di dividerli per colore e di usarli come tasselli per comporre un mosaico. Così ho iniziato a realizzare dei volti, delle composizioni. Ho fatto studi artistici, ho imparato la tecnica della pittura e del mosaico e così ho iniziato ad incollare questi oggetti per fare dei volti conosciuti. Sono effettivamente dei mosaici composti da materiali di riciclo. Nel corso degli anni ho cominciato a collezionare questi materiali, a farmeli portare da amici e parenti, a raccoglierli nelle scuole e nei mercatini. La mia arte si è fatta conoscere a livello internazionale. Ho iniziato ad esporre le mie opere, sono piaciute e hanno ottenuto diversi consensi. Le mie sono opere d’arte che tutti comprendono, non bisogna essere esperti d’arte per capirle, ma tutte le persone che si avvicinano riconoscono gli oggetti di cui sono composte. Il messaggio della plastica e del riciclo è quello che colpisce di più, perché effettivamente sono i materiali di recupero che trovano una nuova vita nell’opera d’arte”.
–Vedendo le tue opere da lontano non ti rendi subito conto che sono composte da tanti pezzi…
“Le persone quando le osservano da una certa distanza le vedono appesi alle pareti dei musei, ma anche delle gallerie d’arte, dei luoghi espositivi e pensano che siano comunque dipinte. Invece quando si avvicinano e si accorgono che sono dei mosaici, rimangono stupefatte”.
–Le tue opere d’arte hanno una loro vita, una loro anima. A volte queste opere acquistano anche un impatto sociale come per esempio la Barbie con il volto tumefatto…
“Il volto perfetto della Barbie in cui quasi tutte le donne si identificano colpisce perché viene presentata con i segni della violenza. Con i miei oggetti in plastica ho voluto realizzare questo occhio un po’ macchiato come se avesse ricevuto un pugno e anche la bocca malmenata. È stata un’opera che ho fatto nel 2016 e ha avuto un impatto molto forte sulla stampa e sui social. Quello che ho voluto trasmettere è che la cosa importante che ogni donna dovrebbe fare è parlare, denunciare”.
–È molto bello che con la tua arte che è dedicata al rispetto della natura, dell’ambiente, del recupero, del riciclo, poi incontri delle tematiche così forti ed importanti come quella della violenza di genere. Riesci a trasmettere dei concetti differenti con un’unica opera. Io la trovo una cosa molto interessante questa…
“Di base c’è sempre il tema del riciclo che già di per se è un argomento sempre attuale, e poi è bello dare dei messaggi perché un’artista non può rimanere indifferente rispetto a quello che succede nel mondo ogni giorno”.
–Una curiosità, perché hai scelto la plastica in particolare?
“Inizialmente le mie opere erano un assemblaggio di tutti i materiali di recupero, però dopo poco ho deciso di selezionare la plastica perché è veramente il materiale più discusso. È quello che provoca le microplastiche che sono quelle che causano l’inquinamento più grave nei mari e negli oceani. La plastica è un materiale molto discusso, ma anche da valorizzare. Bisogna semplicemente farne un corretto utilizzo e smaltimento, perché la plastica anche in ambito medico e sanitario ha tantissime applicazioni che permettono di rispettare in modo positivo le norme igieniche e di limitare i contagi. Bisognerebbe evitare l’uso di plastiche monouso e farne veramente un utilizzo virtuoso. Io voglio anche celebrare la bellezza della plastica con i suoi colori brillanti, le sue proprietà che durano nel tempo, in quanto è un materiale che non subisce variazioni. È stata perciò una scelta mirata e studiata”.
–Ti va di dare qualche riferimento social?
“Mi trovate su Instagram come Letizia Lady Be, su Facebook come Lady Be Art e sul sito web www.ladybeart.com”.
–Ci saranno dei prossimi appuntamenti in cui i nostri ascoltatori potranno interagire con te?
“Attualmente le mie opere sono un po’ dappertutto sia in Italia che all’estero. Ci sono quattordici opere esposte a Vienna fino al 13 maggio e poi dal 2019 al Terminal 1 di Milano Malpensa sono presenti dieci opere sul tema della musica. Inoltre nel mese di settembre le mie creazioni si troveranno all’Ariston di Sanremo”.
–Sono ormai un po’ di anni che porti la tua arte nelle città più importanti di tutto il mondo come New York, Londra, Parigi, Berlino, Barcellona e tante altre. Sei orgogliosa di questo traguardo? Cosa si prova ad essere riconosciuta a livello internazionale?
“Per assurdo ho iniziato prima all’estero che in Italia. Sembra che in Italia si debba sempre prima farsi conoscere e poi ritornare. Effettivamente sono più di dieci anni di carriera e ho avuto tante soddisfazioni, devo ringraziare di cuore tutti i luoghi che mi hanno ospitato”.
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Andrea Bellezza, Direttore della Destination Management Organization “Terre di Otium” a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 18 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Andrea Bellezza, Direttore della Destination Management Organization “Terre di Otium”.
–Un unico territorio, lontano dal turismo di massa e sei luoghi tutti da scoprire. Ti va di raccontarci un po’ questa terra?
“È doveroso usare il plurale, perché è un team che ha creato questo progetto, una rete di operatori appassionati che alimentano la filiera di valore del turismo in una visione espansa, esclusiva e che possa portare crescita culturale sul territorio. Una rete di operatori che insieme alla Regione Lazio hanno avviato un programma intenso di investimento verso questo tipo di organizzazione, ossia le DMO e creandone alcune a seguito di un progetto regionale cui noi abbiamo aderito, che abbiamo vinto e che stiamo portando avanti. Le DMO hanno la missione di valorizzare in termini strategici, imprenditoriali, di business e culturali le aree che hanno un alto potenziale in termini turistici, come è sicuramente il territorio DMO “Terre di Otium”, che contempla due ville patrimonio dell’UNESCO quali Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. Il Comune di Tivoli è capofila, poi abbiamo il Comune di Guidonia che ospiterà a breve la Rider Cup e altri operatori minori, ma non per questo meno importanti e molto attivi”.
–La cosa interessante è che ci si può divertire a creare il proprio viaggio ideale…
“Si, c’è una varietà di diverse opportunità che accontenta differenti segmenti di riferimento o buyer personas come si chiamano attualmente, che ci consentono di muoverci da un’offerta più tradizionale e strutturata fino ad arrivare al TTG Travel Experience, una delle più importanti fiere italiane sul turismo che abbiamo presieduto insieme alla Regione, arrivando a definire “unbound” un viaggio esperienziale meno strutturato che si connette perfettamente con il concetto arcaico, ma ancora molto attuale di otium creativo, ossia di riposo, ma di un riposo dinamico che consente di alimentare la mente, lo spirito e il corpo”.
–Organizzate anche tanti eventi. Quali sono i prossimi in programma?
“Un evento che ci tengo a sottolineare è questa formazione itinerante che sta per partire, un progetto molto interessante che è stato costruito e progettato insieme agli operatori della filiera per andare ad intercettare direttamente i bisogni e le opportunità di tutti gli associati coinvolti e dei loro partner, quali attenzione al territorio, all’ospitalità, alle nuove tecnologie, ai nuovi linguaggi e ai nuovi segmenti. Questo è un progetto di crescita territoriale che si muove nei territori e va direttamente anche in quelli più periferici. Anche recentemente ci siamo mossi con vari eventi: abbiamo collaborato con ENIT (l’Agenzia Nazionale del Turismo) e AEREOMEXICO (la compagnia aerea di bandiera del Messico) per l’apertura della nuova tratta diretta Roma-Città del Messico”.
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Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 18 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo.
–Il Parlamento Europeo si appresta ad approvare le nuove leggi per contribuire a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030…
“Pensate che dieci anni fa era il 20%. Solo il 35% di differenza e sapete perché? Perché il cambiamento climatico si fa sentire. Vi siete accorti che queste settimane una volta fa caldo, una fa freddo e ci si ammala un po’ di più? Insomma il clima non è più stabile. Avete mai sentito parlare dell’effetto battito di farfalla? Se c’è un battito di ali di una farfalla in una parte del mondo, poi dall’altra parte si potrebbe generare addirittura un effetto catastrofico. Quindi noi facciamo l’effetto farfalla al contrario. Inizia l’Europa a dare il buon esempio e soprattutto a rimediare al cambiamento climatico attraverso la mitigazione. Dunque l’obiettivo europeo è quello di arrivare ad una riduzione del 55% delle emissioni su base europea entro il 2030. Un obiettivo apprezzabile e perseguibile. Vi invito a seguire questo straordinario scienziato svedese Johan RockStrom, che ha effettuato un’analisi rispetto a quello che stiamo generando chiamata “Superamento Oltre i Limiti”. Lui ha dimostrato come basterebbe molto poco, con cinque semplici passaggi fatti da ognuno di noi, per abbattere entro i prossimi dieci anni le emissioni di questo valore, ovvero il 55%. Come? Per esempio, piantando un albero”.
–Il Parlamento approverà le prime normative UE che rendono tracciabili i trasferimenti di crypto attività per prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro…
“Il fatto che andassero regolamentate le crypto valute era ovvio. Sebbene qualche crypto valuta risulta essere una bufala, non possiamo non pensare ad un futuro in cui in effetti la moneta elettronica sarà crypto moneta. Stiamo andando verso una valuta europea di natura digitale e quindi questo richiede che per far in modo che una moneta sia valida, debba essere accettata e dunque regolamentata. Non mi sento tra quella categoria di persone che dice che le crypto valute vengono utilizzate per attività losche nel dark web come per effettuare scambi di cose illecite, io penso invece che sia necessario in questo momento andare a fare una vera e propria ripulita delle crypto attività attraverso una seria regolamentazione europea. L’UE si occupa di tante questioni, pensate che l’85% delle norme nazionali sono di derivazione europea ed è da un bel po’ che non prendiamo una decisione su base nazionale. Ogni tanto qualcuno cerca di inventarsi un disegno di legge che poi rovinosamente cade nel nulla, ma tutto quello che facciamo, la vita del quotidiano, la legislazione quotidiana del nostro Paese per l’85% viene da base europea”.
–Voglio parlare adesso del carica batterie universale. Entro la fine del 2024 tutti i telefoni cellulari, tablet e le fotocamere dovranno essere dotati di una porta di ricarica USBC nell’Unione Europea…
“Pensate che ogni anno facciamo ventiduemila tonnellate di rifiuti di piccoli elettrodomestici su base europea. Sono una quantità incredibile. Sembrerebbe una piccola azione, ma in realtà uniformare i cavetti dei dispositivi elettronici che richiedono di essere caricati è un’azione importante e soprattutto ecologica, perché si fa in modo di non creare una quantità di rifiuti enorme. Così con un unico cavo si può ricaricare ogni tipo di device elettronico. Per fortuna la Commissione Europea valuta anche aspetti della vita quotidiana che potrebbero apparire superficiali, ma in realtà sono estremamente importanti. Vi invito ad andare a contare quanti cavetti avete dentro casa e vi accorgerete che ne avrete almeno più di dieci”.
–Volevo dare i tuoi riferimenti ai nostri ascoltatori. Dove possono trovarti?
“Mi trovate il venerdì mattina alle ore nove su Uno Mattina con il programma “La Finestra dei Consumatori” condotto da Massimiliano Ossini. Inoltre potete visitare il sito web www.consumerismo.it dove potete trovare tutti gli articoli che riguardano argomenti sulla sostenibilità. Sono anche sui social sia su Instagram che su Facebook con le pagine di Consumerismo”.
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Tamara D’Andria, consulente d’immagine specializzata nel settore bridal a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 11 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Tamara D’Andria, consulente di immagine specializzata nel settore bridal.
–Qui al mio fianco c’è una donna dai mille talenti, Tamara D’Andria. Dovete sapere che lei oltre ad essere bellissima tanto da essere stata una modella che ha calcato le più importanti passerelle della moda, ha anche creato la sua formazione in campo di stile. Ti è servita anche quella esperienza?
“Si assolutamente. Mi sono avvicinata al mondo sposa proprio perché ero già inserita all’interno, quindi è stato più facile per me come consulente d’immagine e bridal stylist”.
–Oggi Tamara D’Andria è una consulente d’immagine specializzata nel settore bridal, fashion e business ed è anche insegnante di Image Consulting in importanti accademie in Italia. Quindi un’esperienza davvero straordinaria quella che tu regali alle tue clienti/amiche…
“Si molte di loro diventano amiche. Ci chiamiamo, ci mandiamo messaggi. Molte delle mie clienti dopo che hanno una nascita, mi mandano le foto del battesimo. Nasce veramente un bellissimo rapporto”.
–Questo si vede anche nel lavoro che fai, perché riesci davvero ad interpretare i gusti di ogni persona che tu incontri…
“Giusto, anzi giustissimo. Tutto personalizzato”.
–Negli anni 2000 inizi la tua carriera di modella e fotomodella per grandi stilisti internazionali, poi ti evolvi e ti specializzi nel campo della sposa. Perché questa scelta di specializzarti in questo mondo così particolare?
“Nel 2011 apro un blog di moda, dove attraverso questo blog raccontavo tutto quello che accadeva dietro le quinte, ma volevo andare oltre. Mi specializzo così come consulente d’immagine, ma visto che non mi fermo mai nel 2014 decido di intraprendere la carriera di bridal stylist, perché mi capitò di assistere alcune mie amiche ai loro matrimoni, quindi iniziai a capire che alcune spose hanno proprio bisogno di una figura importante come quella della bridal stylist”.
–Avere a che fare con le spose non deve essere affatto facile…
“No, non nego che molto spesso mi capita dopo aver fatto l’assistenza nel giorno delle nozze, di finire il mio lavoro anche con un pianto, con uno sfogo. Sai ci sono tante motivazioni perché una sposa si può emozionare, magari in mancanza di un genitore, di un nonno o semplicemente perché è emozionata per quel giorno così importante. Il mio compito quindi è quello di assorbire le energie negative per poi trasmettere quelle positive”.
–Il tuo motto è “siamo uniche, non siamo il copia incolla di nessuno”. Quali sono gli elementi su cui lavori con le tue clienti per mantenere la loro unicità?
“Molte donne devono ancora scoprirsi nonostante magari siano più mature. L’importante è amare anche i propri difetti, io li chiamo caratteristiche del corpo in realtà, perché per esempio noi mediterranee soprattutto in Italia andiamo un po’ a nascondere quelle che sono alcune forme del nostro corpo come i fianchi, mentre invece dobbiamo ricordare che Jennifer Lopez ne ha fatto la sua fortuna. Quindi metto davanti, in base alle caratteristiche della mia cliente, delle celebrity per far vedere che in realtà quella particolarità può essere anche un bellissimo pregio che dobbiamo solo sapere come valorizzarlo”.
–Il motivo per il quale ti ho invitato è quello di conoscere quali sono le nuove tendenze in campo sposa in anteprima…
“Ho partecipato ad una grande manifestazione italiana che si chiama Rome Bridal Week alla Fiera di Roma dove hanno presentato in anteprima tutte le collezioni. Sono stata ospite oltre che per vedere le collezioni, per intervistare gli stilisti internazionali. Quindi ho avuto il piacere di conoscere in anteprima tutte le tendenze 2024. La moda bridal si è un po’ divisa, sta vivendo un cambiamento, perché le linee di design sono molto più contemporanee a differenza dei soliti abiti principeschi. Le spose si dividono in due parti: da una parte abbiamo le linee essenziali dove lavoriamo sulle geometrie, sulla semplicità e l’eleganza, dall’altra parte lavoriamo sugli abiti preziosi, sulle applicazioni. Non esiste più la sposa classica con il solito pizzo”.
–Che novità ci sono in ambito ambientale? C’è il ritorno al vintage, all’armadio della nonna oppure c’è una riscoperta dei tessuti per esempio che non impattano sull’ambiente?
“Nel Made in Italy stanno lavorando molto sull’impatto ambientale. Infatti si scelgono tessuti sostenibili, ma soprattutto stanno lavorando sulla manifattura del prodotto, come le sarte, la scelta del tessuto molto più ricercato. C’è molta ricerca, molta novità. Io la chiamerei la sposa del futuro. I colori rimangono sempre sul classico, avorio e bianco. Sono gli accessori che fanno la differenza, perché il velo lo vediamo molto meno e vediamo molto di più delle cinture molto alte anche con fibbie. Poi vediamo i manicotti, i colli e il tulle che lavora tantissimo sulle velette e sull’accessorio. Una sposa molto più moderna”.
–Oltre a seguire donne di tutte le età, hai un’altra grande passione, quella di ricerca e creazione di nuovi materiali didattici, e infatti hai lanciato dei nuovi prodotti. Ti va di parlarcene un po’?
“Ho iniziato a lanciare questi prodotti circa un anno fa quando le mie stesse allieve mi chiedevano prodotti. Così ho creato una linea di cornici per fare l’armocromia senza utilizzare i drappi. Sono delle cornici che, mettendole vicino al viso, la cliente si concentra di più sul viso anziché sul tessuto che mettiamo sul corpo. Avendo una cornice intorno al viso, il riflesso della cornice è totale su tutto il volto, e quindi possiamo vederlo ancora di più cambiare. Ci sono delle cornici per scoprire il sottotono, l’intensità, il valore e il contrasto. Con questo set andiamo a scoprire quale è la nostra stagione, dopodiché andiamo a scoprire quale è il sottogruppo sempre con l’utilizzo delle cornici”.
–In questo periodo si sta sentendo parlare molto di armocromia, ma tu sei andata ancora di più in profondità, parlando non solo di colori, ma anche di forme, perché hai creato proprio dei tool ad hoc…
“Sono delle mazzette dedicate alla consulenza di facial shape, quindi la forma del viso che tutte molte volte sottovalutiamo, ma in realtà è molto importante, perché quando conosciamo la nostra forma del viso, possiamo anche percepire quale è la scollatura che ci sta bene, da che parte portare la riga, se va bene una frangia o un ciuffo laterale, il taglio di capelli, gli accessori e soprattutto gli occhiali. Proprio qui volevo arrivare perché ho creato delle mazzette che rappresentano delle montature di occhiali per ogni stile e forma”.
–Se volete scoprire di più in merito a questa grande occasione di conoscere la forma del proprio volto e il colore ideale, dove ti trovano?
“Www.tamaradandria.it. C’è un servizio attivo anche tramite whatsapp. Potete scrivermi con massima tranquillità. Per chi è fuori Roma sono previste spedizioni veloci in ventiquattro ore e sono previsti anche quindici minuti di call dopo l’acquisto per la spiegazione dei prodotti”.
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Massimo De Maio, consulente di comunicazione ambientale, professore universitario e uno dei fondatori del “Movimento per la Decrescita Felice” a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 11 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Massimo De Maio, consulente di comunicazione ambientale, professore universitario e uno dei fondatori del “Movimento per la Decrescita Felice”.
–Sei autore di diversi articoli e pubblicazioni sugli stili di vita per la corretta gestione dei rifiuti e aiuti le persone anche a trovare le azioni giuste per fare una perfetta raccolta differenziata. Inoltre tieni anche un corso universitario…
“Sono un professore invitato della Pontificia Università Antonianum dove dallo scorso anno accademico tengo questo corso molto innovativo, che è un corso di laurea in Ecologia Integrale ed è il primo corso di laurea di questo tipo. Tutto parte dalle indicazioni di Papa Francesco nel Laudato Si, un documento che è stato scritto dal Santo Padre, ma è rivolto nelle premesse come dice lui a tutte le persone che abitano questo pianeta per invitarci a prendercene cura. Un documento che racchiude all’interno tante indicazioni importanti e parte da una cosa molto interessante, perché il Papa nella prima parte di questa enciclica assume tutte le evidenze scientifiche sull’inquinamento e sul riscaldamento del pianeta. In un passaggio preciso dice che ormai gli studi scientifici sono quasi unanimi sulla responsabilità che abbiamo noi con le nostre attività umane nel riscaldamento del pianeta. Da qui è partito il corso, ma la cosa importante è che il Papa dice che chi non crede al riscaldamento del pianeta ed è un credente, fa peccato”.
–Parli non solo di sostenibilità ambientale e di rispetto per il nostro pianeta, ma anche di etica ed è importante perché diventa parte fondante del rispetto, perché parte tutto da lì alla fine giusto?
“Si, non dobbiamo mai pensare che il problema ambientale si possa risolvere solo con una soluzione tecnica o tecnologica, c’è bisogno di altro. Io quando sento parlare di transizione ecologica ci rifletto sempre un po’, e penso che più di una transizione ecologica, abbiamo bisogno di una conversione ecologica, ossia di un cambiamento molto più profondo che riguarda proprio il nostro modo di guardare il mondo”.
–Il tuo corso è nato proprio seguendo questa traccia…
“Si, esattamente. Il corso di laurea nasce dall’ispirazione del Laudato Si e poi in realtà all’interno del corso io ho due insegnamenti, uno di questi è Dati e Meccanismi della Crisi Ambientale dove con gli studenti proviamo a sviluppare un pensiero complesso, un pensiero ecologico. L’ecologia è il pensiero della complessità, ossia ci richiede di fare delle connessioni tra quello che facciamo e gli effetti delle nostre scelte, anche in posti molto lontani da dove viviamo, ma anche fra cento anni. Con gli studenti cerchiamo di individuare dei fenomeni e di stabilire tutte le connessioni che ci sono ad esempio tra il consumo di carne e tutta un’altra serie di cose che vanno dalla povertà allo sfruttamento delle risorse nel sud del mondo, al riscaldamento del pianeta”.
–Gli alberi sono uno degli elementi fondamentali per la nostra vita. Parlate anche di questi nel corso?
“Ne abbiamo parlato in un incontro che abbiamo fatto qualche settimana fa dove abbiamo firmato un patto con la comunità islamica della Grande Moschea di Roma per sviluppare comunità energetiche rinnovabili. Il Professor Buffon ha fatto un interessante paragone tra i nostri edifici e gli alberi. I nostri edifici coperti di pannelli fotovoltaici sono come gli alberi che riescono ad utilizzare l’energia del sole gratuita che gli alberi utilizzano per fare la fotosintesi clorofilliana e che noi potremmo utilizzare in realtà per produrre localmente l’energia che ci serve ogni giorno per vivere”.
–Le persone che escono dal tuo corso si spera ricopriranno dei ruoli importanti in questo campo…
“Diventeranno dei facilitatori di processi perché hanno una visione molto ampia. È un corso transdisciplinare questo dove studiano dalla filosofia all’ecologia, alle materie giuridiche, perché in realtà i problemi ecologici non possono essere visti da un solo punto di vista, ma più complesso e sistemico. Per esempio chi si occupa di comunità energetica ricopre il ruolo di costruttore di comunità che è una nuova figura lavorativa”.
–Io vorrei che tu ci dicessi dove i nostri ascoltatori possono incontrarti e ascoltarti…
“Io per la verità ho un profilo Instagram, mi potete trovare con il nome massimo_demaio dove ogni tanto pubblico, ma non sono molto assiduo. Inoltre lunedì 17 aprile avremo un incontro in università dove presenteremo un libro che abbiamo scritto a più mani che è intitolato Nun Se Po Fa, Storie di Ecologisti alle Prese con Roma Capitale. Lo presenteremo in Via Merulana 124 a partire dalle 10:00 in aula A e si può assistere liberamente”.
–Il corso di laurea è stato riconfermato?
“Assolutamente sì, ci sono anche delle borse di studio che stiamo preparando. Sul sito www.antonianum.eu ci sono tutte le informazioni. E poi se seguite anche i social dell’università, ogni tanto lì vengono fuori tutti i progetti che sono generati da questo nostro percorso, per esempio a Taranto abbiamo un’impresa sociale, un incubatore d’impresa che abbiamo messo su con la Camera di Commercio di Taranto, poi c’è un festival molto carino che si farà quest’anno a Narni ed è partito da Amelia che si chiama Madre Terra Sorelle Stelle, perché coinvolge un convento che sta ad Amelia che ha anche un planetario all’interno. Così proponiamo di contemplare la bellezza del firmamento mettendo in relazione la scienza delle stelle e quella che c’è sulla terra, sempre in una visione integrale dell’ecologia”.
Pierluigi Marchionne, scrittore, attore, sceneggiatore, produttore – art director dell’Italia Green Film Festival a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 4 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Pierluigi Marchionne, scrittore, attore, sceneggiatore, produttore, creative & art director dell’Italia Green Film Festival.
-L’Italia Green Film Festival è arrivato alla sua quarta edizione e si terrà dal 14 al 23 aprile. Ce ne vuoi parlare? Come ti è venuta l’idea?
“Io ero un viaggiatore solitario, andavo in giro per il mondo, vedevo delle cose meravigliose, però mi rendevo conto che queste cose come paesaggi naturali, laghi, montagne e tutto quello che è la bellezza del mondo probabilmente sarebbe scomparsa, perché purtroppo si sentiva dire già tanti anni fa che saremmo andati incontro ad una crisi. Allora cosa ho fatto? Io ero fotografo all’epoca e mi sono buttato sul cinema inteso come cortometraggi e documentari. Succede che un giorno realizzo un documentario e lo presento ai migliori festival europei. Così vado a Berlino, Lisbona, Cannes e mai, dico mai sono stato selezionato”.
–Il centro di Roma si tingerà di verde con oltre 40 film selezionati tra le centinaia di opere in concorso arrivate da ogni angolo del pianeta. Sei orgoglioso di questo successo che il Festival ha ottenuto? Te lo saresti mai aspettato?
“No in effetti. Ricollegandomi al fatto che avevo inviato il mio film in Europa, ma nessuno l’aveva preso in considerazione, da quel giorno in poi, ossia parliamo della fine del 2019 e inizio del 2020, decido di dar vita al primo Italia Green Film Festival. Nel giro di pochissimi anni siamo arrivati a tingere di verde Roma con centinaia di film provenienti da tutto il mondo. Incredibile”.
–L’Italia Green Film Festival è un modo per sensibilizzare partendo da un’arte che è quella cinematografica che un po’ appartiene a tutti. Ci sentiamo tutti vicino a questa forma di espressione, e quindi forse hai trovato la chiave giusta per comunicare un tema così importante…
“Esattamente, proprio così. Il cinema è la molla, la cultura, l’emozione, quello che viene dopo è l’educazione”.
–Proprio di educazione volevo parlarti, perché il Festival si rivolge anche alle scuole perché da loro l’opportunità di aderire al progetto GreenFlix Edu in cui potranno approfondire e capire le problematiche ambientali e sociali con l’aiuto dei massimi esperti nazionali ed internazionali. Una bella iniziativa per le nuove generazioni…
“Questo è il bello del Festival. Fino ad un certo punto questo è un Festival normale in cui videomaker e produttori ci inviano i loro film, c’è poi una giuria che li giudica, i migliori selezionati li mettiamo in proiezione e poi scegliamo i vincitori. Ma, bisogna dire inoltre che la piattaforma GreenFlix Edu che noi stiamo strutturando, non è solamente per l’Italia e per le scuole, ma per tutte quelle categorie di associazioni che si occupano di green. In pratica è un mondo che si apre al green”.
–Parlare alle nuove generazioni vuol dire piantare quel seme che poi servirà a far nascere e crescere una cultura green, che è quella di cui abbiamo fermamente bisogno nella nostra società che si è un po’ lasciata andare ai consumi eccessivi…
“Questi film sono molto importanti e rappresentano una documentazione eccezionale da offrire ai giovani, perché vengono dalla gente e sono tutti quei comportamenti, quelle sensibilità, quei modi di essere, di pensare che servono proprio a dare l’esempio ai giovani e a far capire che forse la parola rivoluzione oggi non è quella roba che si sente in giro, ma rivoluzione oggi significa tornare alle piccole cose, ai valori che c’erano un tempo e che invece si sono un po’ lasciati andare perché il troppo benessere a volte porta allo spreco”.
–L’Italia Green Film Festival ha acquisito ormai un’importanza di portata internazionale tanto da aver ricevuto dall’Unesco il riconoscimento per l’Alto Valore Culturale e Didattico e dalla Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola l’Alto Patrocino del Parlamento Europeo. Un bel traguardo non trovi?
“Assolutamente sì, noi siamo orgogliosi del risultato e questo è la fatica e gli sforzi che abbiamo fatto in questi ultimi anni per far capire a chi si occupa di green in prima linea che questo Festival è dedicato a loro. L’UNESCO è un’agenzia dell’ONU e aver riconosciuto l’Italia Green Film Festival come Alto Valore Culturale e Didattico vuol dire che abbiamo raggiunto tutti i Paesi del mondo. Un bel traguardo considerato anche il riconoscimento ricevuto dal Parlamento Europeo che ha visto in noi un prodotto di assoluta qualità e di valore”.
–I prossimi appuntamenti sono dal 14 al 23 aprile e mi stavi dicendo che avete il pienone quest’anno al Festival…
“Si perché essendo il nostro soprattutto un Festival rivolto alle nuove generazioni, capite bene che questo è il periodo in cui si fanno le gite fuori porta per cui abbiamo tanti ospiti importanti che sono i giovani. Poi avremo diverse personalità che parteciperanno come anche alcuni speaker importanti”.
Mariangela Petruzzelli, giornalista internazionale, autrice Tv Rai e Presidente dell’Associazione MISS CHEF a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 4 aprile per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Mariangela Petruzzelli, giornalista internazionale, autrice TV Rai e Presidente dell’Associazione MISS CHEF.
–Lo scorso anno ti è stato assegnato il Premio Giuseppe Moscati in quanto ti sei distinta per essere risultata molto attiva in progetti di aiuto, solidarietà e legalità. Come è stato ricevere questo riconoscimento?
“È stata una grande emozione, mi è stato conferito a settembre del 2022 e anche con donne che si occupano di cooperazione e di diritti civili a livello internazionale. Sono contenta di averlo ricevuto in terra di campagna dove sono nata e, questo premio giunto alla trentacinquesima edizione, mi ha conferito il riconoscimento della sezione giovani. Questo perché anche con l’associazione MISS CHEF di cui sono Presidente e che esiste dal 2012, ci impegniamo come lavoro di squadra, soprattutto al femminile, con grande buona volontà, ad aiutare anche le donne che sono vittime di violenza, di tratta, le donne emigrate e quelle che vivono all’estero, in un valore di formazione e cooperazione etica”.
–Lavori sodo anche per la tutela delle donne contro violenze ed emarginazioni, tanto da essere stata nominata Presidente dell’Associazione MISS CHEF, promuovendo la dignità del lavoro in campo enogastronomico, agroalimentare, culturale e turistico…
“Sono Founder e Presidente dell’Associazione dal 2012. È nata con una visione internazionale, partendo anche in rete con New York di cui siamo diventati brand di cucina e associazione diplomatica dal 2014, lavorando peraltro con le cucine afroamericane e domenicane. Abbiamo dato voce alle donne che grazie al lavoro della cucina, ma anche dell’impresa etica e dell’arte della cultura, sono riuscite ad uscire dalle violenze. Abbiamo collaborato con altre realtà in particolare con ‘Io Aiuto Libere Donne’, un’associazione che ha sede a Crotone. Inoltre, abbiamo dato vita all’Accademia Sociale di Cucina a Crotone nel Parco di Pitagora insieme alla Commissione Femminicidio al Senato. L’impegno di MISS CHEF è importante anche perché io ci metto anche la mia attività di inchiesta a tutela del lavoro per fa uscire queste donne da realtà difficili”.
–MISS CHEF è un’associazione di promozione sociale e culturale e tante sono le iniziative che pone in essere. Ti va di parlarne un po’?
“MISS CHEF racconta di donne Chef professioniste e di Home-Chef in Italia e all’estero soprattutto in un settore maschilista e anche molto maschile dove le donne hanno voce ridotta. Noi siamo nati proprio in questo valore di pari opportunità in modo molto importante. MISS CHEF parte da una competizione internazionale che è nata nel 2012 ad Ischia ed è arrivata nel 2014 a New York dove siamo brand di cucina diplomatica. Abbiamo peraltro lavorato per promuovere le cucine afroamericane e domenicane, soprattutto nel 2019 con tante ambasciate a Roma e in Italia, portando il messaggio anche a New York che è la città più internazionale dove ha sede L’ONU. Realizzare le competizioni e premiando la vincitrice con la fascia e il cappello è un modo provocatorio e intelligente di dire che le donne sono brave e belle. Noi diciamo che la cucina è donna. MISS CHEF facendo diventare Miss Chef Italia madrina dei nostri eventi anche con opportunità di lavoro serie, da alle donne concretezza nel campo del lavoro e della cooperazione degli scambi”.
–Volevo parlare di come promuovi le donne Chef professioniste nel mondo e di tutti gli eventi di intrattenimento nella forma di show-cooking, competizioni, fiere, format televisivi che organizzi. Ti va di darci i prossimi appuntamenti?
“MISS CHEF ha una lunga storia. Siamo presenti sul web con tante interviste e video. Se volete visitare il sito basta andare su www.misschef.net. Abbiamo due appuntamenti importanti a Roma. Questa sera all’ Eur faremo una gara in cui si incontreranno due Chef, una del Mozambico e una del Niger, con due donne Chef italiane dell’Associazione Mos Maiorum. Le sfidanti dovranno presentare un piatto della storia repubblicana di Roma, perché un tempo Roma conquistava l’Africa. Ci saranno delle giurie istituzionali e tecniche importanti e per la prima volta ci sarà una giuria composta tutta da donne. Il 5 aprile poi avremo una tavola importante sul valore d’impresa in Sala Zuccari a Palazzo Giustiniani, la sede del Senato della Repubblica. Si incontreranno imprenditoria con istituzioni sia internazionali che estere per dei progetti seri di cooperazione”.
La Marchesa d’Aragona, giornalista, scrittrice e critica del costume a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 28 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare la Marchesa Daniela del Secco d’Aragona, giornalista, scrittrice e critica del costume.
–Sei una giornalista che affronta temi legati al sociale, al bel vivere, a tutto quello che è collegato al mondo della bellezza. Questa è una trasmissione che si riferisce alla sostenibilità. Volevo avere uno scorcio anche sociale da parte tua su come senti questo argomento…
“È un diritto e un dovere di noi tutti mantenere il pianeta nel modo migliore. Sono assolutamente green in tutti i sensi e in tutte le direzioni. Sono anche una grandissima amante degli animali”.
–Infatti sei un esempio di persona che ama gli animali e che li fa vivere in modo dignitoso e giusto, perché ricordiamo che molti li abbandonano…
“L’abbandono è il più efferato dei comportamenti umani. Inoltre, tra poco arriverà la Pasqua e vorrei invitare tutti gli ascoltatori a non comprare l’agnello quest’anno, perché i cuccioli vengono uccisi dopo un solo mese di vita. Cerchiamo di non mandare avanti questa tradizione così dolorosa per queste povere creature”.
–Sei una ricercatrice nel campo della dermocosmetica che ha creato prestigiose ed apprezzate linee anti aging. Mi fa piacere parlare anche di questo con te, perché molto spesso vieni vista come un personaggio televisivo, invece in realtà dietro la tua immagine c’è tanto altro…
“La verità è che molte persone non sanno neanche che sono una giornalista, quando invece sono iscritta da trent’anni all’albo nazionale dei giornalisti della Lombardia. Ho scritto per tutte le più grandi testate e ho un background notevole tra televisione e carta stampata. Però ho sempre avuto un altro grande amore, quello della ricerca dermocosmetica. Ho avuto delle intuizioni, perché non sono ovviamente né una chimica farmaceutica o industriale e né una biologa, ma ho pensato a cosa si sarebbe potuto fare per fermare il tempo, cosa avremmo dovuto somministrare alla nostra pelle e mi sono domandata perché invecchiamo. Così, con l’intenzione di restituire alla nostra pelle elastina, collagene e acido ialuronico, insieme ai tecnici del settore, ho messo in atto queste mie intuizioni, creando delle linee preventive, intensive, antiaging, tutte su basi naturali, sempre rispettando la ecosostenibilità. Sono state persino testate da grandi Università e hanno riscontrato un notevole successo”.
–Insieme a me un’Adorata presenza, perché questo è il suo cavallo di battaglia, la parola con la quale tutti la riconoscono e anche lei è ovviamente Adorata la nostra Marchesa d’Aragona…
“Mi chiamano Adorata Marchesa. Ma c’è di più adorati miei, perché se andate su Wikipedia e cercate il termine Adorato, troverete che è una locuzione portata alla notorietà proprio da me, la Marchesa d’Aragona”.
–C’è un’altra frase che ti contraddistingue: “La vita è soltanto una questione di stile”. E tu hai fatto dello stile un modo di essere, un modo di vivere, lo insegni addirittura e fai degli incontri che sono i famosi tè della Marchesa…
“È diventato un vero e proprio format dove classe, stile ed eleganza vengono declinati in quest’ora magica dove si disquisisce di tutto, parlando a bassa voce. Bisogna fare due o tre passi indietro per poter andare piacevolmente avanti. Io sono molto affezionata al retaggio della mia vita, della mia famiglia, a tutto quello che mi è stato tramandato. Non c’è istante che non ringrazi la mia famiglia che mi chiamava Adorata. Perciò quando Maurizio Costanzo mi chiese l’origine di questo nome, io risposi che è nato dal fatto che sono sempre stata adorata da tutti, e quindi oggi sono per tutti l’Adorata Marchesa”.
–Tra le altre cose, vorrei porre attenzione sul perché ho invitato la Marchesa. In realtà lei è estremamente sostenibile a partire dal tè del pomeriggio, perché utilizza le tazze di ceramica e i cucchiaioni d’argento. Quindi zero spreco. Sembra retaggio di un’altra epoca, invece possedere questi servizi buoni trasforma l’ora del tè in un momento ecosostenibile…
“Se vogliamo gustare una tazza di tè, ci sarà chiaramente un Tea Butler che saprà miscelare questo pregiatissimo prodotto e ovviamente non si può gustare nel vetro, perché ci vuole solo la ceramica”.
–La Marchesa d’Aragona ha preso parte ad innumerevoli programmi tv in qualità di conduttrice e ospite in Rai e Mediaset come la Vita in Diretta, Pechino Express, Pomeriggio 5, Gf Vip e tanti altri. Ma è nel mio cuore in particolare per la famosa ora del tè. Tra l’altro organizzi anche degli incontri in posti tra i più belli e famosi di Roma. Vuoi dare qualche consiglio ai nostri ascoltatori su come prendere il tè in maniera corretta?
“In ogni città che frequento ho la mia sala da tè. Il Pedrocchi a Padova, il Florian a Venezia, il ristorante e pasticceria Cova in Via Montenapoleone a Milano, l’Hassler e il St. Regis a Roma. Il tè in foglie avrebbe bisogno della preparazione di un Tea Butler, però in alternativa vi consiglio di andare in un buon posto come Castroni in cui potete trovate tutte le tipologie di tè. Questi tè devono essere in filtro, poi bastano cinque minuti affinché si scurisca e sia pronto da bere. Io vi consiglio un tè bianco con contaminazioni di gelsomino, rosa e anche una piccola spolverata di cioccolato. Se uno è un amante ci sono dei tè incredibili. Il tè per me è un momento imprescindibile della giornata, è un momento sacro. È chiaro che questo rito può essere fatto anche nelle mura domestiche, l’importante è avere una teiera, possibilmente preriscaldata in ceramica, una tazza che vi aggrada e poi sicuramente il tè si deve consumare con chi si ama, o anche da soli, perché la prima persona che dobbiamo amare è noi stessi”.
Juri Roazzi, proprietario del locale 16Birra a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 21 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Juri Roazzi, proprietario del locale 16Birra.
–Sei il proprietario del locale 16Birra che è in Via di Porta Furba 16 nel quartiere Tuscolano. Tu porti avanti un progetto in cui proponi birre artigianali, ma allo stesso tempo questo progetto ha anche un risvolto sociale. Ti va di parlarcene un po’?
“Io e la mia socia, che è anche la mia compagna, abbiamo aperto 16Birra il 7 marzo 2020 e ci siamo fermati subito dopo per via della Pandemia. Poi la voglia di ripartire era tanta e ci siamo un po’ reinventati non facendo il solito pub. Per questo progetto ci ha dato una grande mano e tuttora ce la sta dando, Fabrizio Biribelli in arte Pupazzaro che è il nostro illustratore”.
–Spiegaci bene in cosa consiste questo progetto…
“Ci siamo inventati delle lattine di birra decorate con dei disegni originali raffiguranti ex calciatori, calciatori e allenatori”.
–Romanista sfegatato, hai tramutato la tua passione in un lavoro in realtà, perché il tuo non è un vero e proprio pub, ma più che altro un posto che accoglie gli amici per vedersi le partite diciamo la verità…
“Si, soprattutto le persone che vengono spesso ormai non sono più clienti e possiamo chiamarle famiglia, tanto che con loro abbiamo creato un gruppo su whatsapp. Organizziamo attività quando siamo chiusi, ogni tanto ci dividiamo addirittura uomini e donne. Ci siamo amalgamati proprio bene”.
–La tua passione per il calcio e soprattutto per la Roma nasce da piccolissimo e dal 1984, anno in cui ti portano allo stadio per la prima volta, è stato amore a prima vista con la tua Roma. È così?
“Si è così perché dove adesso c’è la nostra birreria, prima c’è stato il bar di mio padre e prima ancora quello di mia nonna. Questo bar era un punto di ritrovo dove, la maggior parte dei tifosi della Roma di quella zona, partiva con i pulman verso lo stadio. Era già un bar abbastanza romanista. Tanti amici di papà che frequentavano lo stadio gli dissero che qualora avesse avuto un figlio, l’avrebbero portato con loro a vedere la Roma. E lo hanno fatto davvero nel 1984. In realtà mio padre è della Juve, ma ormai è diventato quasi romanista; ci sono addirittura dei video su Instagram che lo ritraggono mentre canta l’inno della Roma”.
–Mi stavi raccontando di un progetto che stai portando avanti e che presenterai tra poco…
“Stiamo facendo una collaborazione con un mio amico che si chiama Daniele Frontoni. Ci siamo incontrati per la prima volta grazie a Mourinho. Daniele aveva fatto la pizza per lui e io la birra sempre per l’allenatore. Dopo essere stati citati su diverse testate, un amico in comune ha preso la nostra birra e l’ha portata a Daniele che ha fatto una storia Instagram menzionandoci. Qualche mese fa è venuto al locale a trovarci e da quel giorno è nata una sintonia. Così abbiamo pensato di unirci. Poiché Daniele ha una pizzeria con una terrazza molto grande, ci ha dato la possibilità di lavorare con lui e di gestire tutto il beverage del suo locale. Quest’estate 16Birra si trasferirà ufficialmente da Frontoni”.
–In Pandemia ti è venuta l’idea di #faccedabirra, ossia quello di ricreare sulle lattine di birra artigianali le facce dei calciatori, tanto che in poco tempo sei riuscito ad avere seguito nazionale e internazionale e ad estendere #faccedabirra anche a realtà non più legate al mondo del calcio, come per esempio la lattina dedicata alla Regina Elisabetta. Ma tu ci devi assolutamente parlare di questo…
“L’Italia era arrivata in finale dell’Europeo con l’Inghilterra e la Regina Elisabetta era in quel momento la persona di cui si parlava di più: ancora non stava male ed era la persona più longeva che aveva governato per più tempo. Io volevo fare un qualcosa per esorcizzare la situazione della Regina, e così pensai ad una lattina per la finale dell’Europeo nel caso avessimo vinto. Con Fabrizio decidemmo di rappresentare la Regina mentre faceva il gesto delle corna con un fumetto che dice Tiè. Questo disegno è stata una furbata perché avremmo potuto sfruttarlo sia nel caso avessimo vinto noi, sia l’Inghilterra. Per questa cosa abbiamo avuto molti riscontri positivi perché queste lattine le abbiamo fatte uscire subito dopo la fine della partita e le abbiamo mandate poi su tutte i social. Mi occupo personalmente di curare tutti i nostri profili social perché mi piace avere il contatto diretto con le persone e questo ha fatto si che siamo diventati anche internazionali. Pensa che sono venute al locale dodici persone dall’Olanda che mi hanno contattato su Twitter, e poi poco tempo fa sono venuti clienti anche da Washington. Pensa che c’è un cliente molto particolare che viene dalla Finlandia. Lui vive a Helsinki, ma ha l’abbonamento in Tribuna Tevere e ha portato addirittura la pezza del locale in Giappone”.
–Dopo la Pandemia sei riuscito a riscattarti, a tirarti su e anzi ad avere una storia di successo. È dovuto anche alla birra?
“Si, a me è sempre piaciuto fare la birra. Ho un grande amico che fa il birraio che si chiama Davide Frosari che mi da una mano su questo, perché io non faccio questo di mestiere, però riesco sempre a capire i gusti dei clienti. Dopo un anno dall’apertura del pub abbiamo deciso insieme di creare una birra, Capitan16: è un American Ipa, differente da quella classica perché il birraio ci ha messo il frumento. Questo ingrediente ha abbassato molto l’amaro, ha fatto uscire delle note di frutta gialla e ciò ha permesso di far bere birra anche a chi di solito beve dolce. Ne produciamo molte in vari punti d’Italia dove ho degli amici che hanno dei birrifici, ma tanti non sono riusciti a starci dietro. Per questo motivo con Davide stiamo cercando di diventare una cosa sola. Adesso sta facendo il suo birrificio a Caserta, noi per il momento metteremo due fermentatori in cui viene inserita la birra una volta cotta per farla maturare. Inoltre ci siamo dati due anni di progetto per poi diventare una cosa sola veramente”.
Anna Bisogno, professore universitario, giornalista e scrittrice a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 21 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Anna Bisogno, professore universitario, giornalista e scrittrice.
–Ti ho invitato qui perché noi trattiamo il tema della sostenibilità ambientale e tu essendo una persona molto esperta della comunicazione in particolare in ambito televisivo, volevo avere con te un confronto riguardo a cosa sta succedendo in questo momento in televisione. Come si affrontano questi temi della sostenibilità ambientale?
“In realtà ci sono diversi modi in cui la televisione sta trattando il tema della sostenibilità ambientale e il tema dell’ambiente in generale, sollecitando una coscienza più consapevole, più informata, più attenta. Ci sono i format tradizionali, i programmi dedicati, quelli sui viaggi dove appunto l’ambiente è la meta, ma ci sono inoltre altri format che troviamo all’interno di palinsesti di tv tematiche e anche generaliste. La novità a mio giudizio è rappresentata dal fatto che negli ultimi quattro anni all’ambiente sono dedicate delle serie televisive e dei film. Il cinema ha iniziato in maniera più prepotente, nel senso più drammaturgico e narrativo del termine. La televisione, invece è arrivata un po’ più tardi, ma devo dire che negli ultimi anni ha trovato una chiave molto interessante e lo fa con i suoi codici, sceneggiature all’interno delle quali l’ambiente è il pretesto per raccontare una storia, ma anche la storia stessa. Da questo punto di vista fa un po’ da traino, incuriosisce di più, perché noi siamo abituati ad informarci sull’ambiente soltanto attraverso il canale istituzionale come il telegiornale, invece la televisione sta provando ad invertire una tendenza, cioè attraverso le narrazioni prova a spingere il telespettatore verso l’informazione. Questo è un processo che io trovo estremamente interessante”.
–Ci stai portando uno spaccato per quanto riguarda la narrazione della sostenibilità ambientale in televisione e non solo. Fuori onda mi stavi raccontando qualcosa di molto interessante…
“A proposito del rapporto tra televisione e ambiente ci sono dei temi più lontani, altri più vicini allo spettatore, e poi c’è il media che li restituisce in un certo modo. La televisione è considerata nel nostro Paese il grande narratore collettivo, e anche il media che più di tutti addirittura stabilisce il sentimento prevalente. Questo vale per il dolore, ma anche per l’entusiasmo. L’ambiente su questa traccia si è spostato appunto verso l’entusiasmo, ha soprattutto intercettato la coscienza dei giovani che ne hanno fatto una battaglia propria, restituendola con lo spirito giovanile, ma anche con la consapevolezza di poter dare un contributo. Da questo punto di vista l’Unione Europea, attraverso la Commissione sull’Audiovisivo, per tentare di avvicinare le parti, sia giovani generazioni che adulti e per avere un media che rappresentasse il tema nel modo più corretto secondo il codice tipico, ha deciso di finanziare dei programmi che devono essere destinati all’ambiente. Questo anche per un altro motivo: l’ambiente è uno di quei temi che è considerato distante quasi alla pari dell’Unione Europea. Ecco perché abbiamo bisogno di parlarne, però in modo corretto”.
–A volte si parla di ambiente in modo superficiale solo perché in questo momento va di moda, però in realtà non si fanno azioni concrete, se ne parla soltanto. Tu pensi che sia così?
“Intanto se le chiacchiere vengono dette bene è già un grande passo in avanti. Secondo me il passo successivo da fare è dire che l’ambiente è un tema complesso, che richiede non soltanto buona e corretta informazione, ma anche buone pratiche. Questa promozione dunque va anche praticata, perché il rischio è che questo argomento diventi un ritornello che poi non si traduce in una bella canzone, in un’azione concreta. Io mi accontenterei allo stato attuale che l’attenzione ci sia, dopodiché ciascuno nel proprio piccolo può scegliere di fare la sua parte, ma penso che il contributo debba arrivare dalla politica, intesa come bene pubblico, e naturalmente poi ai vari livelli. Il discorso dell’ambiente, proprio per l’etimologia della parola può esserci solo se è collettivo”.
–Mi stavi raccontando che hai un progetto in cantiere in questo momento…
“Sto lavorando ad una ricerca che per la verità si è dovuta interrompere durante il lockdown, Il punto di partenza è come i social cambiano la televisione, dallo schermo alla rete, quindi questa continua osmosi narrativa tra il più tradizionale dei media italiani e la più grande invenzione della comunicazione, che forse non è stata percepita in modo sufficiente. Attraverso i social network e dunque con l’avvento del digitale, la comunicazione ha stravolto la prospettiva da verticale a orizzontale, mettendo in condizione le persone di essere più vicine. Se si pensa ad un prodotto come quello del telegiornale, bisogna pensare oggi ad un prodotto verticistico, dove sono altri che scelgono l’informazione per te, i social invece ti mettono in condizione di avere le notizie in tempo reale. Soltanto questa è una piccola grande rivoluzione. I social oggi sono diventati anche fonte per tantissime storie che ascoltiamo in alcuni programmi tv, oppure diventano il luogo dove poter cercare di capire il profilo delle vittime o dei carnefici. La mia ricerca tenta quindi di individuare alcuni punti che mettono sempre più in contatto i social e la televisione, ma anche le distanze e le specificità. Questa mia ricerca poi si tramuterà in una pubblicazione”.
Luigi Borbone, stilista dell’omonimo brand a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 14 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Luigi Borbone, stilista dell’omonimo brand.
–È con noi Luigi Borbone, uno degli stilisti che si sta affermando sulla scena nazionale, ma posso dire anche mondiale e che ha fatto delle sue creazioni delle opere d’arte da mostrare in passerella. Tra l’altro Luigi hai una laurea in architettura e un master presso l’University of the Arts di Londra e quindi Roma si può dire che è il tuo regno…
“Penso che Roma sia un po’ il regno di tutti quanti, perché è la città dove è nata praticamente la cultura sia passata, sia contemporanea. È l’unica città dove c’è un centro storico che si è ben abbinato alla vita contemporanea”.
–Questa trasmissione si occupa di green e so che tu sei molto attento rispetto a questo tema…
“Si, ritengo che l’Alta Moda sia la moda più green in assoluto perché per quanto mi riguarda non facciamo produzioni, ma gli abiti vengono creati solamente su richiesta. Non c’è spreco. L’Alta Moda a mio parere è veramente la vera moda sostenibile. Inoltre con gli sprechi noi realizziamo altre creazioni. Io vengo da una tradizione famigliare che parte dagli anni ’40 dove per l’appunto entrando in sartoria, la prima cosa che insegnavano a chi entrava era quella del taglio e quella di non sprecare assolutamente nulla”.
–Ti si può definire uno stilista della New Generation. Curi personalmente le sperimentazioni materiche delle tue collezioni e basi il tuo progetto creativo sui valori unici come l’eccellenza artigianale e l’amore per il green…
“Sono molto attento alla ricerca. L’alta moda permette di poter fare molta ricerca sui materiali, sulle nuove tecniche e anche su tecniche utilizzate nel passato per poi condizionarle, rigenerarle, ricontestualizzarle oggi per una moda più contemporanea. A breve presenterò la mia nuova collezione. Quest’anno per la prima volta ho voluto cedere il passo al giornaliero, quindi ad un’Alta Moda ricercata, ma da portare espressamente di giorno. Ci sono inoltre delle novità perchè da quest’anno inserirò anche una collezione uomo. Ma la notizia più bella in assoluto è che lancerò una nuova linea di scarpe firmata da me e dal sapore green, perché utilizziamo tutti materiali assolutamente nel rispetto della natura. Abbiamo preso accordi con delle concerie marchigiane, mentre le scarpe vengono prodotte da alcuni artigiani del sud di Napoli. Devo dire che nel sud Italia ci sono delle eccellenze e una manualità che forse nel nord Italia e nel centro è ormai dimenticata, mentre nel sud c’è ancora questa ricercatezza e l’artigianato quello vero, di grandi famiglie che portano avanti una tradizione; quello che contraddistingue il Made in Italy vero e proprio. Infatti sono orgoglioso di dire che nel laboratorio gli artigiani che lavorano per me sono tutti ragazzi sotto i trent’anni. Ciò che è bello dell’Italia è proprio il nostro ancora saper fare tanto che da tutto il mondo, soprattutto la moda quella francese più blasonata, vengono in Italia a produrre, a fare i prodotti dell’Haute Couture”.
–Le tue creazioni nascono da semplici forme geometriche, ma sono allo stesso tempo minimaliste e fluide. Come dici tu queste creazioni non provengono da nessun luogo, tempo o tradizione. Sono l’essenza dello stile senza tempo. Ti va di spiegarci queste tue parole?
“Chi acquista un abito di Alta Moda disegnato da me, non è un capo di tendenza del momento, è un capo che è per sempre. Questo è quello che mi dicono le mie clienti. Ho una carriera con il mio nome personale che è arrivata al decimo anno quest’anno e sostanzialmente il mio lavoro è quello del passaparola; non è come in un negozio di passaggio, ma le clienti poi diventano delle amiche. Quello che è bello è rivedere nel corso del tempo che riemergono abiti che sono stati realizzati anni fa e sono ancora contestualizzati, attuali, belli, colorati, ma proprio perché la ricerca sta in questo, fare un capo che sia senza tempo, senza essere legato ad un periodo storico o una moda. Ogni capo è studiato, è ricercato, non mi faccio trascinare troppo da ciò che va di tendenza o non va. Ad ogni modo creando sempre nuove collezioni, quello che andiamo a stuzzicare è il gusto femminile”.
–Ho notato che tu non segui molto i colori che vanno di moda in questo momento, ma hai tutto un tuo percorso personale…
“Io ho una mia palette colori. Ho degli accordi con delle aziende italiane di Como dove facciamo la ricerca e partendo da delle basi colori si creano poi delle nuances personalizzate. Quest’anno a maggior ragione sono riuscito a fare questa ricerca, infatti sono in ritardo rispetto a quando si presentano le collezioni. Sono un po’ un outsider, quest’anno presenterò ad aprile la collezione, ma comunque la primavera/estate sta arrivando con nuovi colori e nuove proposte”.
–Hai una tipologia di donna a cui ti ispiri quando realizzi una tua creazione?
“Mi piace prendere un po’ tutto da tutte quante. È normale che quando ho iniziato avevo degli idoli da seguire, oppure mi piacevano le fotografie di mia nonna degli anni ’40 in cui le donne erano molto eleganti tanto che la domenica indossavano il cappellino e i guanti, persino quelle meno abbienti. Mi piace la donna che sta molto attenta a curare i dettagli. Mi piace tutto ciò che abbia una storia, un vissuto, un perché. Ogni abito racconta qualcosa, ma soprattutto il mio stato d’animo”.
–Ma se una delle nostre ascoltatrici o ascoltatori volesse un capo Luigi Borbone, come si fa?
“Bisogna prendere un appuntamento. Mi possono contattare o attraverso i social, su Instagram MaisonLuigiBorbone, Facebook oppure ci sono i miei riferimenti sul sito web www.maisonluigiborbone.com”.
–Hai adottato una strategia molto particolare, ossia non è più la cliente che viene in atelier da te, ma stai facendo come negli anni ’30 dove lo stilista va a casa della sua cliente….
“Noi la chiamiamo Formula Coccola. La cliente dopo aver vissuto un sogno, dopo aver visto la collezione nella sfilata o nelle varie presentazioni, andiamo noi a casa sua e facendo io disegni personalizzati sulla persona costruiamo poi con le sarte l’abito su misura. Essendo Roma una città un po’ caotica, muoversi nel traffico può diventare stressante, così noi rendiamo tutto quanto più soft e rilassato a casa della cliente”.
–Siamo quasi arrivati al periodo dei matrimoni e ricordiamo che tu realizzi anche abiti da sposa…
“Tanti abiti da sposa, belli, romantici e semplici. È giusto che esca fuori la personalità della sposa. Poi oggi va molto di moda cambiarsi dalle due alle tre volte durante il matrimonio. Noi abbiamo questa formula che le clienti scelgono l’abito per la cerimonia, quello per il ricevimento e poi uno per la serata danzante”.
Michele Cutro, cerimoniere dell’Ordine Cavallereschi d’Italia e critico gastronomico a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 7 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Michele Cutro, cerimoniere dell’Ordine Cavallereschi d’Italia e uno tra i più importanti critici gastronomici italiani.
–Hai avuto modo di portare la tua esperienza e la tua progettualità a Sanremo…
“Sto rientrando dal Festival di Sanremo e sono dodici anni che sono impegnato a Sanremo, un luogo esclusivo dove ci sono le grandi eccellenze. Quella settimana c’è un po’ di tutto a Sanremo. Ogni anno io cerco di portare delle eccellenze anche per far conoscere i vari prodotti italiani regione per regione. L’Italia è ricca di prodotti. Ci invidiano tutti per le nostre eccellenze, non solo nell’ambito food, anche nell’ambito degli artigiani. Quello di cui mi occupo è un mondo molto particolare, ci sono tante responsabilità anche quando vengono premiate delle eccellenze per quanto riguarda l’arte della panificazione. Sono molto rigido e severo perché oggi c’è molta superficialità diciamo la verità. Certe volte anche i piatti quando ti vengono serviti non trasmettono emozioni. Alcune volte quando si va a mangiare un piatto a casa della nonna la domenica, non vedi l’ora che arriva questo giorno perché noi meridionali siamo pronti ad andare dai nonni per degustare dei piatti che veramente ci portano sulla vera cucina italiana”.
–Nell’arco della tua carriera quali ristoranti o chef ti hanno colpito di più?
“Per quanto riguarda l’arte bianca chi mi ha colpito è Il Discepolo, il grande maestro Iginio Massari. Penso che i suoi capolavori siano veramente qualcosa di eccezionale e che trasmettano emozioni. I dolci non devono essere solo degustativi, ma devono trasmettere l’emozione. Ho un’altra passione in pasticceria e adoro un altro grande maestro, Sal De Riso direttamente dalla Costiera Amalfitana con la sua specialità La Delizia al Limone che tutti amano. Poi abbiamo un grande maestro che fa sempre parte dell’arte bianca Vincenzo Tiri dalla Basilicata precisamente da Potenza, che è la mia città natale. Scendendo ancora c’è un altro grande maestro Fiasconaro, che oltre al panettone più buono del mondo ha anche una pasticceria e gelateria a Castelnuovo dove vale veramente la pena andare”.
–Tu hai scritto che in cucina non ami il cazzeggio, che i cuochi troppo fantasiosi e i pizzaioli ti fanno perdere le staffe, e che i commenti su TripAdvisor li reputi il peggio che possa esistere. Inoltre hai detto che gli chef italiani sono bravi, anche i pizzaioli, ma leggermente permalosi. Ti va di commentarmi queste tue parole?
“I cuochi sono sempre permalosi, stanno sempre sul chi va là anche quando gli voglio dare dei consigli, perché certe volte si sbaglia e sbagliare è umano. Poi quando riconoscono il loro sbaglio e nella sera passo a trovarli perché faccio il mio lavoro da critico, ossia degusto e do giudizi positivi e negativi, loro ci rimangono male del mio giudizio, perché gli dico sempre che la semplicità premia. Adesso va di moda tra i pizzaioli realizzare pizze gourmet in tutti i modi e di tutti i tipi, ma la vera pizza gourmet deve avere max due o tre ingredienti. La pizza deve essere semplice. Io amo la margherita e la marinara. Inoltre non parliamo poi di queste nuove farine che adesso stanno uscendo fuori come quella con i grilli”.
–Quale è il tuo cibo preferito?
“Il pacchero ai frutti di mare”.
–Quanti anni hai? Che situazione familiare hai? Come concili la tua carriera con la tua situazione familiare?
“Ho quarantatré anni. Sono fidanzato da sei mesi. Spesso andiamo a mangiare fuori, però il mio compagno mi vuole rubare il lavoro perché anche lui vorrebbe fare il critico, ma lavora nelle forze armate”.
–So che tu non hai i social…
“Non amo i social, sono contrario perché sono vecchio stampo”.
Mauro Atturo, fondatore e CEO della società Problem Solving a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 7 marzo per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Mauro Atturo, fondatore e CEO della società Problem Solving leader in Italia nei servizi di contact center per grandi aziende della telefonia e dell’energia.
–Ti ho invitato a RID 96.8 perché tu sei molto attento alla sostenibilità e vorrei che ti presentassi ai nostri ascoltatori.
“Da poco abbiamo presentato in una conferenza stampa al Campidoglio una App che si chiama EcoGive. Ci tengo molto alla ecosostenibilità perché è un ritorno all’educazione civica, allo sprono che ognuno di noi deve avere ad educare. Oggi come oggi diamo per scontato che le cose avvengano da sé, ma non è così. Vorrei ritornare a quei ricordi di quella educazione che ho ricevuto dai miei genitori che era abbastanza rigida, quell’educazione che non faceva altro che puntualizzare ogni cosa e non esisteva che qualcosa fosse lasciata fuori. Oggi invece si tende a dare tutto per scontato e proprio per questo bisogna tornare ad educare. Anche per quanto riguarda l’App c’era il bisogno di dare una svolta e partire da lontano. Quindi abbiamo deciso di mettere a terra tutte le nostre idee e di trasformarle in qualcosa di concreto che gli altri potessero constatare e soprattutto tornando alle origini, perché questa App è dedicata ai bambini e si parte dalle scuole”.
–Come funziona questa App?
“Innanzitutto EcoGive la trovate su tutti gli store digitali. Si riparte dalle origini e si educa alle scuole, un po’ come si faceva un tempo quando c’era proprio la materia scolastica di educazione civica. Si riprende quel discorso così lontano, si riporta al presente e attraverso l’App si compiono dei gesti grazie ai quali facciamo delle azioni concrete a favore del risparmio energetico. Succede che si apre quest’App e viene censito ogni gesto che si compie. L’App poi ti dice quello che tu avresti potuto risparmiare oppure hai risparmiato attraverso quel gesto. Tutto ciò che viene risparmiato permette di accumulare dei soldi che andranno poi a favore di ogni attività che decidiamo di sostenere. Questo avviene perché la nozione fondamentale era quella di educare fin dall’inizio i bambini dalla prima elementare in poi in modo da sensibilizzarli”.
–Vorrei affrontare un altro tema fondamentale nel tuo lavoro che è quello del Welfare.
“Vorrei parlare di Hu.va (Human Value) Project, una piattaforma digitale che ha lo scopo di sensibilizzare le persone ad intraprendere questo tipo di attività, ossia quella di cercare di mettere i dipendenti al centro dell’universo lavorativo che amo chiamarli i miei gioiellini. Questo discorso è sempre collegato all’equilibrio sociale perché io ho sempre pensato che se una persona è soddisfatta in azienda, porta quella sua felicità anche all’esterno. Se tante persone portano quella loro felicità e quel loro equilibrio al di fuori vuol dire che si trasmette positività. Così abbiamo portato questo Welfare ad un livello molto alto. Abbiamo incominciato per scherzo con il Buonogiorno che non è nient’altro che un riconoscimento quando la mattina vai al bar e te lo offriamo noi il caffè, una sorta di sostegno alla colazione. Questo è stato il primo approccio all’interno dell’azienda, poi abbiamo cercato di studiare questa situazione in maniera molto più profonda”.
–Che cosa fa la Problem Solving per le donne?
“Le donne sono il motore dell’azienda. E visto che questo motore va alimentato, qualche anno fa ci siamo inventati una cosa molto importante per qualsiasi donna quando mette alla luce un bambino. Poiché a volte questo momento così bello non combacia a livello lavorativo, per le nostre centinaia di dipendenti donne abbiamo premiato la vita. Abbiamo istituito il Baby Bonus: ad ogni nostra collaboratrice che diventa mamma noi la premiamo con 700 euro come regalo di benvenuto e 150 euro per un anno in busta paga in più. Il filone è sempre lo stesso quello di educare e sensibilizzare il più possibile altri imprenditori nel nostro mondo lavorativo che a volte punisce invece che premiare. In Italia siamo un po’ indietro sotto questo punto di vista, però io penso che se si educa e si mandano messaggi positivi alla fine i risultati si ottengono”.
–Penso che la tua azienda ne giovi di vedere dipendenti felici…
“C’è proprio un forte attaccamento all’azienda da parte loro. Si crea una grande famiglia. È importante che ogni dipendente si affidi. Quando l’imprenditore riesce a dare qualcosa di più del dovuto, allora è li che scatta l’affidamento all’azienda. I valori che si creano all’interno poi si propagano all’esterno e questo fa si che ci sia tutto un equilibrio dinamico”.
Stefania Tenderini, Direttrice Generale di Avery Italia a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 28 febbraio per RID 96.8 FM. ho avuto il piacere di intervistare Stefania Tenderini, Direttrice Generale di Avery Italia, il più grande produttore mondiale di etichette e soluzioni software.
–Quale è il tuo lavoro? Che cosa fai in azienda?
“Gestisco un’azienda di produzione di etichette autoadesive. Sono responsabile di tutto quello che avviene, dalla produzione al marketing, alle vendite, alla finance. Il punto è che coordino le mie persone al raggiungimento degli obiettivi che ci diamo”.
–L’azienda è un gioiello di tecnologia e anche di artigianato, perché all’interno realizzate dei prodotti personalizzati…
“Assolutamente sì, cerchiamo di seguire i trend di mercato attuali che sono quelli della massima personalizzazione del prodotto. Tutto si svolge online e noi siamo innamorati dei nostri consumatori e quindi cerchiamo di curarceli uno ad uno”.
–Infatti avete un customer service molto pronto, attento e preparato…
“Quotatissimo direi, è il nostro fiore all’occhiello. Per noi seguire le persone con un prodotto così semplice come l’etichetta autoadesiva ci dà grande soddisfazione. Tra l’altro i feedback che ci danno i consumatori sono quello che ci motiva di più ogni giorno, sia quando sono positivi, ma soprattutto quando sono negativi perché almeno ci stimolano. Infatti io sollecito le lamentele, non perché le voglia, ma perché sono quelle che ti aiutano a migliorare dove ti sei un attimo distratto”.
–Siete inoltre fornitori di altre realtà che rivendono le vostre etichette….
“Abbiamo la nostra rete di rivenditori e anche qui conta molto il servizio, l’etica commerciale e la coerenza. Noi abbiamo dei clienti che sono con noi da più di vent’anni e oramai sono più che dei clienti. Siamo diventati una famiglia molto allargata”.
–Per quanto riguarda la sostenibilità, tu in azienda stai portando una trasformazione proprio green…
“Abbiamo iniziato un po’ prima degli altri. Per noi non è una moda. Voglio usare il plurale perché non faccio questo da sola, anzi io ho un team che mi sta supportando al cento percento e con molto entusiasmo. Siamo partiti a pensare come potevamo trasformare il prodotto e dunque abbiamo realizzato una serie di accorgimenti sul prodotto come la confezione in cartoncino riciclabile e anche il film che l’avvolge è riciclabile, e adesso lo stiamo togliendo proprio, stiamo riducendo al massimo il packaging. Ho cercato poi di estendere la visione facendo degli interventi sullo stabilimento: abbiamo le luci a LED che consumano molto meno, abbiamo messo i pannelli solari e le auto aziendali sono tutte ibride o elettriche. Il must è ridurre, riciclare, riusare. Questo un po’ per la P di Planet della trilogia della sostenibilità: People, Planet and Profit. Per le People stiamo ragionando sia a livello interno, sia esterno, ossia interno significa che abbiamo abilitato dei corsi di formazione civica in cui raccontiamo alle nostre persone con dei testimonial come riciclare al meglio. Le nostre persone ci stanno facendo anche delle proposte, quindi abbiamo avuto dei rappresentanti di AIDO e avremo presto dei rappresentanti di AVIS che ci racconteranno perché è importante essere dei cittadini”.
–Sei un Advocate del G20 Women Empowerment, il progetto del G20 che vuole accelerare l’empowerment femminile e sei anche Mentor per VALORE DI. Raccontaci meglio questo progetto…
“VALORE DI è un’associazione italiana di aziende che vogliono proprio stimolare e facilitare quello che è la leadership femminile e l’accesso delle donne ai vertici delle aziende, perché ne hanno tutte le capacità e le potenzialità. Il fatto di fare da Mentor significa mettere a disposizione la mia esperienza, le mie frustrazioni, le mie fatiche, i miei raggiungimenti, condividerli con delle giovani donne e dire loro che tutto è possibile e che non bisogna mai cedere. Qualche porta chiusa non fa nulla, bisogna continuare ed essere forti e consapevole delle proprie capacità. Sempre con VALORE DI un’altra cosa che ho iniziato a fare e che mi emoziona molto è la Role Model nelle scuole per il progetto Inspiring Girls. Con questo progetto si vuole raccontare ai ragazzi e ragazze di terza media che possono fare la professione che vogliono indipendentemente dal loro genere. Se le ragazze vogliono diventare ingegneri aereonautici lo possono fare e se i ragazzi vogliono diventare maestri d’asilo lo possono fare”.
–È molto importante questo percorso che stai facendo. Come ci sei arrivata a tutto questo?
“Ci sono arrivata con la fatica. Sono nata in montagna, quindi sono anche abituata ad andare in salita, però è stata una strada molto ripida, ed è l’unico modo per crescere. Tuttavia, vorrei dare il mio contributo affinché le giovani donne possano avere almeno la stessa base di partenza dei giovani uomini. Piano piano ci si può riuscire, è un cambio culturale che può essere fatto”.
–Sei l’unica General Manager donna in Europa dell’azienda e quindi volevo farti una domanda. Se un nostro ascoltatore o ascoltatrice volesse mettere in pratica una trasformazione green nella propria realtà, cosa potrebbe fare per incominciare sin da subito?
“La prima cosa è avere la volontà di fare qualcosa ogni giorno, o ogni settimana, oppure ogni mese. È importante sicuramente studiare il proprio processo produttivo e il proprio prodotto, però il valore fondamentale è avere questa determinazione che potrebbe essere la diminuzione delle quantità che io metto nel prodotto, l’efficientamento energetico e le soluzioni sono tante, o anche guardare ai trasporti; li posso ridurre, posso mettere insieme le spedizioni, posso fare meno trasporti. Per esempio con un cliente molto importante siamo arrivati ad una soluzione: noi siamo vicini a Roma, lui è vicino a Piacenza, ci siamo messi d’accordo che lui parte da Piacenza, consegna ai suoi clienti a Roma, poi passa in azienda, carica e ritorna al suo magazzino. Un grande risparmio di trasporti e di CO2. Dunque si parte dalla volontà e anche dal fatto di creare un po’ di rete con i clienti, i fornitori e con i propri dipendenti. Poi proprio i collaboratori possono essere un tesoro di idee. Bisogna coinvolgerli anche nella fase di progettazione”.
Tamara D’Andria, consulente d’immagine e bridal stylist a “Sempre più in Forma Green”
Durante la puntata di martedì 21 febbraio per RID 96.8 FM ho avuto il piacere di intervistare Tamara D’Andria, consulente di immagine e bridal stylist.
–Che cosa fa esattamente una consulente d’immagine?
“È colei che tira fuori la bellezza della persona senza oltrepassare la sua personalità. Io ci tengo molto a rispecchiare la personalità della persona. Ci sono delle regole da rispettare per quanto riguarda il look, i colori, la forma fisica, la forma del viso, ma è pur vero che l’importante è amarsi e tirare fuori la propria personalità. Molte donne che mi seguono mi chiedono come fare per vestirsi come me, ad avere i capelli come i miei. La risposta è che semplicemente bisogna prendersi cura di noi stesse, una cosa che con il tempo sta un po’ cambiando”.
Tu ti occupi di tirare fuori quella identità che magari non tutte le persone riescono a comprendere da sole e quindi hanno bisogno di una figura come la tua…
“Ti ringrazio di aver dato valore al mio lavoro, perché spesso la consulente di immagine viene scambiata per una influencer. E non è così, perché una figura come la mia ha anni di studio e formazione alle spalle. Ogni sei mesi mi trovo a fare dei corsi intensivi perché le tendenze, le regole e le strutture dei corsi cambiano. Noi consulenti di immagine dobbiamo essere sempre aggiornati, non possiamo rimanere indietro. Ci tengo a precisare che essere consulente di immagine non vuol dire essere alla moda e trendy. Puoi essere una consulente di immagine rispecchiando comunque uno stile classico tradizionale e poi aggiungendo un qualcosa anche di fashion“.
Possiamo dire che l’Armocromia non è una cosa che è nata adesso…
“L’armocromia parte in realtà dall’arte. Esiste un cerchio cromatico, ma serve per il design, per i dipinti. Poi noi l’abbiamo trasformata anche su noi stesse, perché ovviamente un corpo e un viso armonioso funziona di più“.
Che cosa è la Body Shape?
“L’armocromia ha preso gran piede ed è la consulenza più richiesta, ma è pur vero che fare la consulente di immagine non vuol dire fare solo armocromia. È importante conoscere la forma fisica e la forma del viso per dare un’importanza anche alla parte del corpo. Molto spesso non sappiamo cosa ci sta bene e cosa indossare per snellire o creare volume. Quando parliamo di forma fisica non intendiamo solo una taglia dalla quaranta ad una quarantaquattro. Ci sono donne che sono molto magre magari vogliono creare dei volumi. Non dobbiamo solo snellire, ma dobbiamo creare la giusta armonia tra la parte superiore e inferiore. La Body Shape non è altro che la nostra forma fisica. Ne esistono diverse. In base alla Body Shape andiamo a sottolineare alcune caratteristiche per mettere in evidenza, e quindi dare le giuste proporzioni al nostro corpo“.
Quali sono le Body Shape?
“Ce ne sono diverse. Hanno piccole caratteristiche tra di loro. Per esempio la clessidra è molto simile alla forma ad otto, cambia solo dove va ad arrotondarsi il primo o il secondo fianco. Se parliamo di una forma a pera, non andiamo sempre a vedere le spalle, ma il torace con il secondo fianco. Possiamo essere anche una pera ed avere delle belle spalle larghe, ma un torace più piccolo rispetto al fianco“.
A chi sta bene il pantalone a vita alta a queste forme?
“L’unico a cui non dona particolarmente è la forma ovale, ossia la donna che concentra il grasso nella parte dell’addome“.
Di una consulente di immagine ne hanno bisogno anche gli uomini è vero Tamara?
“Assolutamente si e sono i più vanitosi“.
Tu hai un progetto tutto tuo nel mondo femminile. Ti va di raccontarcelo un po’?
“Negli ultimi tre anni sto collaborando con un’azienda farmaceutica che fa prodotti per donne in menopausa. Non seguo personalmente solo ragazze giovani che vogliono scoprire i loro colori donanti, ma assolutamente sono vicina anche a quelle donne che dopo la menopausa vogliono ritrovare un po’ la loro forma, il loro benessere. Tramite un quiz che si fa sul portale creano il loro avatar e in base a questo io do i consigli di immagine. È un portale che non è aperto a tutti, solo il ginecologo specializzato può fornire questo servizio di accesso“.
Tornando al discorso dell’armocromia, anche i contrasti sono molto importanti. Che cosa si intende per contrasto?
“Spesso noi donne acquistiamo solo il nero proprio perché non riusciamo a percepire quale è il tipo di nuance che sta bene a noi. Quindi se abbiamo un contrasto alto, avremo per esempio capelli scuri, pelle chiara, occhi chiari. Se abbiamo un contrasto basso, avremo invece occhi, pelle e capelli più o meno della stessa nuance, un’immagine che guardandola è molto soft“.
Al Festivale di Sanremo c’è stato tantissimo nero. Vogliamo dire che il nero non è sempre sinonimo di eleganza?
“C’è stato tanto nero ed è molto strano perché su un palco bisogna creare comunque spettacolo. Nel momento in cui si fa uno show, bisogna essere anche un po’ estrosi. Secondo me con tutto questo nero abbiamo fatto un passo indietro rispetto che avanti nello spettacolo“.
Chi ti è piaciuto a livello di identità, di carattere e di stile sul palco dell’Ariston?
“Levante per me ha scelto dei look perfetti. Adesso lei ha un suo periodo. L’avevano tanto criticata perché lei ha cambiato il colore dei capelli abbassando il suo contrasto. Però nel momento in cui la donna decide di cambiare è perché è arrivato il momento e bisogna farlo. Comunque lei il contrasto lo mantiene sempre perché lei si trucca con questo eyeliner molto grande e quindi crea un contrasto tra make-up, occhi e capelli. Chi lavora per lei è molto brava/o“.
Intervista a Stefania Giacomini: giornalista ed eco-influencer a “Sempre più in Forma Green”
San Valentino ci ha regalato tanti spunti di riflessione sulla sostenibilità grazie alla presenza di Stefania Giacomini, giornalista, scrittrice ed eco-influencer che ho avuto il piacere di intervistare durante la puntata di Sempre più in forma green su RID 96.8 FM.
Oltre ad essere una giornalista e scrittrice e ad esserti fatta strada nel mondo della moda, della cultura e dello spettacolo durante tutta la tua carriera, sei anche una eco-influencer…
“Sicuramente sono stata influenzata dai giovani che sono la forza propulsiva della nostra società. Questa esperienza dell’eco-influencer e dell’ecologia mi è stata trasferita da mia figlia. Per quanto mi riguarda, se pensiamo al nostro passato, le nostre mamme o le nostre nonne erano già delle eco-influencer con il concetto del riuso o del fatto a mano, dell’uncinetto, del ricamo. Confesso che da piccola mia mamma mi ha insegnato queste tecniche che io poi ho rispolverato di recente. Difatti, passando per le strade di Corso Vittorio a Roma c’è un negozio che si chiama Novità che vende tanti piccoli accessori per fare i bijoux e andando in questo luogo mi è venuta l’ispirazione di realizzarli anche io, utilizzando il crochet”.
Possiamo dire che l’obiettivo è quello di rispolverare delle tecniche antiche per realizzare degli oggetti moderni che si alternano tra arte e ecologia?
“Assolutamente. Se pensiamo a Pistoletto, lui è l’esempio più eclatante di artista ecologico. Infatti, ha realizzato delle installazioni fatte con gli stracci. È stato esposto in tutto il mondo come al MAXXI (Museo Nazionale di Arte e Architettura) a Roma e al MAAT (il Museo dell’Architettura e delle Nuove Tecnologie) a Lisbona. Tra l’altro, quest’ultimo, è stato tratto da un’ex industria termoelettrica dalla quale è stato poi ricavato il museo, come anche il MAXXI che era una ex caserma. Inoltre un’esperienza che ho fatto con una mia cara collega si chiama RE-NATE: abbiamo messo insieme una serie di signore per proporre i loro manufatti sempre nel rispetto del concetto del riuso”.
Chi è l’artista che ha realizzato il bijoux che indossi al collo fatto con materiali di recupero?
“Mia figlia l’architetto, Ludovica Cirillo. Già a sedici anni si cimentava nella realizzazione di questi gioielli fino a creare un suo marchio By Ludo ed essere nominata tra i cento talenti italiani nel concorso che aveva indetto l’ex ministro della gioventù Giorgia Meloni. È stata nominata proprio per l’innovazione ecologica da una giuria preposta, dopodiché il suo percorso ha preso una via diversa perché è diventata architetto. Ha passato undici anni fuori dall’Italia, tra cui cinque anni in Giappone, assunta da Kengo Kuma un famoso architetto che applica proprio il concetto del riuso: va in un luogo, chiede il materiale più usato e in base a questa risposta applica il suo design per costruire delle meraviglie. Ora Ludovica è tornata in Italia come freelance, collabora sempre con Kengo Kuma e ha fatto due mostre in Giappone. La cosa strana è che i giapponesi sono molto attenti all’ambiente, amano i giardini in maniera perfezionistica, ma non sono molto sensibili all’eco-sostenibilità. Dunque queste due mostre che ha realizzato Ludovica hanno fatto sì che molti giovani si avvicinassero a questo concetto”.
Oltre ad essere una giornalista sei anche una scrittrice. Da poco infatti hai esordito con il tuo primo romanzo…
“Dopo tre saggi giornalistici questa volta ho voluto esordire con il mio primo romanzo. Si chiama Shopping Pericoloso ed è un giallo rosa ambientato nel mondo della moda a Lisbona e a Roma. Tre ragazze decidono di fare un’avventura di shopping e di cultura, però vengono poi adocchiate da un Figuro, un membro di una banda dedita al racket delle schiave bianche. Il libro racconta, con gli occhi di queste tre protagoniste, i luoghi di Lisbona, ad oggi una città considerata molto alla moda riscoperta da noi europei, e quelli di Roma che è stata la capitale dell’Alta Moda. Il libro è reperibile nelle librerie e su Amazon. Qui d’altronde può essere venduto sia in versione cartacea che Kindle”.
Luigi Gabriele: Presidente di Consumerismo a “Sempre più in Forma Green”
Abbiamo iniziato il mese di febbraio con tanti spunti di riflessione sulla sostenibilità che ci ha regalato Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo che ho avuto il piacere di intervistare durante la puntata di martedì 7 febbraio per RID 96.8 FM.
–Di che cosa ci vuoi parlare riguardo a questo anno europeo dedicato alle competenze?
“È arrivato il momento di sdoganare una delle ingiustizie più assurde del nostro Paese, quella che una donna non possa fare l’idraulico. Ritengo che le donne possano sostituire l’uomo ampiamente in qualsiasi collocazione. Piuttosto che le macchine sostituiranno l’uomo, io mi auspico che donne sostituiscano l’uomo soprattutto in quelli che comunemente vengono definiti lavori maschili, per cui primo tra tutti l’idraulico. Partiamo dalle competenze tecniche. Le donne possono benissimo fare le ingegnere, tanto quanto possono fare l’architetto, l’avvocato, ma soprattutto in questo momento servono le ingegnere, perché il futuro che avremo da qui ai prossimi dieci anni sarà completamente ipe-rtecnologico. Sappiamo, difatti, che l’innovazione tecnologica sta crescendo a ritmi esponenziali (lockchain, intelligenza artificiale, crypto currency, robotica, nanotecnologie), e poiché l’etica è donna, abbiamo bisogno di ingegnere donne perché quando si progettano le cose dipende tutto da chi ha iniziato il codice sorgente e, se ci mettiamo il tocco femminile, è chiaro che la tecnologia può essere anche più buona”.
–Quale è secondo te un percorso di studi da intraprendere che possiamo consigliare ai nostri ascoltatori/ascoltatrici, soprattutto giovani?
“Rivolgete completamente l’attenzione verso la sostenibilità e le energie alternative. Il mondo è governato da energia, tra l’altro la libertà delle donne si è avuta grazie alla scoperta dell’energia. Il paradosso è che il petrolio ha dato l’impulso straordinario alla libertà femminile, ma ha ucciso il pianeta da un punto di vista ambientale. Puntate tutto sull’energia”.
–Luigi ti dico solo una parola poi lascio a te spiegarla: inflazione.
“La nostra è un’inflazione cattiva, perché l’inflazione buona che stanno vivendo gli americani in questo momento è dovuta ad un eccesso della domanda. Questo vuol dire che quando l’economia va bene, tutti chiedono più prodotti e quindi sale l’inflazione, perché tutti fanno investimenti, comprano casa, televisioni, macchine. La nostra è un’inflazione cattiva perché i prezzi sono alti. Per esempio, il costo dell’energia che è esploso alla fine del 2022 si è verificato perché non avevamo l’energia; il costo del petrolio perché non avevamo petrolio; il costo dei materiali per le costruzioni edilizie e le riqualificazioni sostenibili di abitazioni perché si faceva fatica a trovarlo nel rispetto dei criteri di sostenibilità. L’Europa, poco tempo fa, ha lanciato un messaggio: non si potrà più né comprare o vendere casa, se la costruzione non si trova al di sopra delle categorie G dei nostri edifici. È una provocazione, ma neanche tanto, perché quello stimolerebbe una grande economia della sostenibilità e della circolarità. Anche li avremmo bisogno di tanti lavoratori nei prossimi trent’anni. Immaginiamo tutte le abitazioni degli anni ’70 o ’80 che dovranno essere riqualificate. In questo caso la sostenibilità avrebbe il suo vero spazio che è quello di fare in modo che si generi il rispetto per il pianeta, per la natura, ma anche per l’economia sana e pulita”.
–Collegandoci all’inflazione, si parla molto di telefonia in questo ultimo periodo. Ci sono tante notizie, tante polemiche. Che cosa ci puoi raccontare se ti dicessi inflazione e telefonia?
“Sta per arrivare l’offerta a prezzo indicizzato. Le compagnie telefoniche come Wind, Tre e Tim hanno dichiarato e già comunicato ai loro clienti che a partire dalla fine di febbraio, tutte le offerte sottoscritte subiranno un aumento pari all’indice inflazionistico. Questo perché hanno scritto ai loro consumatori che visto il costo dell’energia e delle materie, si vogliono avvalere della famosa clausola di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, ossia quella di permettere al cliente, a fronte di un aumento del prezzo dell’offerta, di recedere dal contratto entro sessanta giorni”.
Mai più subire, ma denunciare – Combattere il cyberbullismo
Il cyberbullismo è l’evoluzione di un comportamento già noto a tutti: il bullismo, cioè, l’atteggiamento di alcuni soggetti nei confronti di altri che vogliono prevaricare, usando violenza sia nelle azioni sia nelle parole, spesso anche stalkerizzando la vittima.
Specialmente nell’ambiente scolastico, sentiamo parlare tante volte di bullismo. Oggi questo atteggiamento si è amplificato sfruttando l’anonimato fornito dal web, e i bulli sono notevolmente aumentati, perché è molto più facile criticare e aggredire qualcuno, stando nascosti dietro uno schermo.
La tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, e video offensivi.
La legge italiana oggi tutela tutte quelle persone che sono vittime di cyberbullismo con una legge specifica, la legge 71 del 29 maggio del 2017, denominata: Disposizione a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.
Gli episodi di bullismo costituiscono un reato, che può sfociare anche nel penale. Quindi, quando pensate di prendere in giro qualcuno tramite i social, di fare un commento che secondo voi è innocuo, sappiate che potete essere denunciati. Al contrario, se siete vittime di cyberbullismo, sappiate che potete denunciarli.
Parlatene con i vostri professori, con i vostri genitori, con chiunque vi circondi, persone delle quali vi fidiate, fino ad arrivare anche alle forze dell’ordine. Non dovete stare zitti e subire questi episodi, ma denunciare.
È solo in questo modo che si possono fermare queste persone, che pensano di essere invincibili.
A differenza del bullismo, che si verifica solo in presenza della vittima, il cyberbullismo è attivo 24 ore su 24.
Il bisogno del bullo nella vita reale di dominare nelle relazioni interpersonali rende inefficace la sua azione nel momento in cui la vittima non è presente. Invece, il cyberbullo si nasconde dietro alla tecnologia, raggiungendo la sua preda attraverso la rete in ogni momento.
Spesso il bullo ha la tendenza a sottrarsi dalle responsabilità portando sul piano scherzoso le azioni di violenza, mentre nel cyberbullismo c’è quasi un’alienazione. Non sono io ma il mio Avatar.
È bene ricordare che è molto difficile far cancellare dalla rete qualcosa che è stato pubblicato. Quindi, evitate di offendere chiunque sul web, che sia un personaggio noto o un utente qualsiasi. Innanzitutto, perché l’offesa va a raggiungere delle persone reali, quindi state offendendo una persona che potrebbe restarci male, diventando degli haters senza volerlo, poi, perché tutto ciò che viene immesso in rete, dura per sempre.
Evitate le frasi volgari, che lette fuori contesto possono essere fraintese, e i giudizi. Voi non sapete aldilà dello schermo chi c’è.
Evitate commenti negativi a docenti, genitori, compagni di classe e, in futuro, capo e colleghi, ma anche di condividere le esperienze illegali, come, ad esempio, se avete fatto uso di erba, superato i limiti di velocità o altro.
Questo articolo è stato scritto per il progetto “Riciclare è un’arte” nell’ambito del progetto – “Comunità Solidali 2020”, sottoscritto tra Regione Lazio e Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali.
Claudia Mammalella: Founder di Amichedismalto.it a Sempre più in forma green
Un gennaio ricco di incontri e tanti spunti per reinventarsi: lo sa bene Claudia Mammalella, fondatrice del brand Amichedismalto, che ho avuto il piacere di intervistare durante la puntata di martedì 31 gennaio per RID 96.8 FM.
Conosciamola meglio!
So che hai tantissime iniziative e idee legate al mondo della sostenibilità, ma innanzitutto voglio parlare di Amichedismalto, il tuo brand.
È un progetto editoriale che negli anni è cresciuto diventando un brand. Io lo definisco come un mondo bello dedicato alle donne. Si parla di moda e bellezza con un pizzico di quella leggerezza cdi cui abbiamo sempre bisogno.
In che cosa ti sei cimentata ultimamente?
Sto lavorando ad un nuovo format televisivo che si chiama ‘Social Suite’ in onda su Amazon Prime. È un talent show dove alcuni giovani influencer si mettono alla prova con dei lavori tradizionali. Vuole sfatare un po’ il mito che gli influencer non sappiano fare poi tante cose. Io sono in giuria con la bravissima Gabriella Carlucci e il giornalista Claudio Calì.
Come hai scovato questi influencer?
Sono sei giovani già con un buon seguito sui social, in particolare su Tik Tok. Ho notato che le ragazze sono sempre quelle più centrate. La modella e la food blogger messe alla prova in passerella o in un ristorante sono centratissime. I ragazzi invece sono un po’ persi.

Amiche di smalto è un progetto digitale dedicato al mondo della moda, della bellezza e del lifestyle. Hai una pluriennale esperienza nel mondo televisivo e web, e hai messo tutto al servizio di questo progetto…
Assolutamente sì, le mie competenze e anche le mie passioni. È un mondo bello dedicato alle donne. C’è un magazine, una app, un e-commerce e un podcast che si chiama ‘Chiedo per un’Amica’. Mi piace comunicare su più fronti, con più argomenti e ognuno ha il suo spazio.
Ti ho invitato qui oggi perché tu poni sempre più attenzione all’acquisto consapevole di cosmetici bio.
Il concetto di bellezza green per una volta è partito proprio da noi consumatrici. L’attenzione che le aziende oggi hanno nei confronti della produzione di cosmetici bio è venuta proprio dalla nostra richiesta. Si dice che i Millennial e la Generazione Z siano molto attenti, ma anche noi donne che utilizziamo quei cosmetici costosi siamo sempre più attente a ciò che acquistiamo. Anche le aziende finalmente si sono adeguate.
Come facciamo a riconoscere i cosmetici bio?
Tutto si riferisce al mondo dell’acquisto consapevole. Una delle azioni che possiamo fare è guardare l’etichetta del prodotto, il famoso INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) e già quello ci dà una base di tutte le sostanze che sono contenute nel prodotto. Inoltre, dobbiamo stare attenti ai nomi in latino che vengono considerati indici positivi del prodotto. Ci sono poi delle sostanze con cui abbiamo familiarizzato, come i parabeni o i siliconi, e noi tutti sappiamo che quando vediamo prodotti con queste sostanze dobbiamo starne alla larga. Sono sostanze chimiche che, un tempo, servivano per dare determinate caratteristiche come la morbidezza e la lucentezza negli shampoo. Oggi le aziende hanno fatto una grandissima ricerca e anche tanti investimenti, e hanno sostituito questi ingredienti chimici con quelli naturali. Peraltro, dobbiamo sfatare un mito: i prodotti bio funzionano, ma bisogna dargli un po’ più di tempo”.
È bello vedere come una passione si è trasformata in una professione, perché dà una speranza a tutte quelle donne che si trovano bloccate nella loro vita e che vorrebbero ricominciare.
“Ho iniziato a mettermi in proprio verso i 40 anni, ho riunito tutte le mie competenze ed ho voluto provarci. La passione viene sempre premiata”.
Parliamo degli smalti green
“All’inizio quando si parlava di cosmetici bio, sembrava che per gli smalti non si potesse proprio fare nulla perché gli agenti chimici servono proprio per dare lucentezza e durata allo smalto. Oggi, invece, alcune aziende hanno creato degli smalti EMA FREE. Parlando di smalti semi-permanenti, questa sostanza è stata sostituita con altre più naturali. Quindi, si può fare ed è stato fatto da aziende italiane. Ricordiamoci anche un dato che stavo leggendo su ‘Cosmetica Italia’: l’Italia è il Paese che produce il 65% di prodotti bio in tutto il mondo. Il Made in Italy è primo anche in questo. Tutto si può fare ed è bello che la spinta sia venuta proprio da noi consumatrici”.
Per la rubrica “giovedì gnocchi”: gli uomini italiani più belli e green. La classifica di Barbara Molinario
Durante la trasmissione quotidiana “Donne di oggi” condotta dalle speaker Francesca Silvi e Valentina Olla, in onda su Rid 968 FM, Barbara Molinario, presidente di Road to green 2020, ha stilato la sua personale classifica “Giovedì gnocchi”, con gli uomini italiani più belli ed interessanti, impegnati nel mondo del green.
1 Roberto Cavallo

Roberto Cavallo è un divulgatore ambientale, green influencer. È stato nominato fra le Top Voices Ambiente di LinkedIn Notizie, un elenco dei dieci migliori profili da seguire per rimanere aggiornati sui temi della lotta al cambiamento climatico e della sostenibilità. Roberto utilizza i suoi canali social (LinkedIn, Facebook e YouTube) per parlare di ambiente e sostenibilità. Dal lunedì al venerdì lo troviamo in diretta con le sue EnviNews – uno spazio per commentare notizie di attualità legate all’ambiente. È impegnato in diversi progetti come Keep Clean and Run, una maratona di plogging a cui è legato il relativo Campionato Mondiale di Plogging.
2 Nicola Lamberti

Nicola Lamberti è un ingegnere ambientale e green influencer. La grande passione per la natura lo accompagna fin dall’infanzia e, crescendo, ha sviluppato una forte coscienza e conoscenza riguardo i temi ambientali che divulga sui suoi social, in particolare su Instagram. Nicola affronta temi cruciali come la transizione energetica o il riscaldamento globale con un linguaggio semplice ed alla portata di tutti.
3 Alberto Angela

“Dopo anni di lavoro, soprattutto in giro per il mondo, ci è apparso evidente il cambiamento del Pianeta e doveroso testimoniare qual è lo stato di salute della Terra, quali danni abbiamo creato con i nostri comportamenti, quante risorse consumiamo nella vita quotidiana, quali comportamenti consapevoli possiamo assumere. Il nostro impegno – sottolinea – è evitare i toni preoccupati, forti, che si usano altrove. Vogliamo fare un discorso pacato, ma profondo, partendo dalla nostra esperienza, 70 anni di lavoro di mio padre, 30 anni miei, durante i quali abbiamo raccolto precisi segnali da non trascurare. Pensiamo alle rovine Maya, una civiltà scomparsa per via del cambiamento climatico: sono luoghi meravigliosi da fotografare, ma anche un monito. O all’Isola di Pasqua. O ancora a una t-shirt: il processo che va dalla realizzazione, fin dalla coltivazione del cotone, allo smaltimento di una maglietta equivale al consumo di 3900 litri di acqua. Per farlo capire abbiamo messo in fila 3900 bottiglie, che coprono quasi completamente una pista di atletica”. Chi non si è mai imbattuto in una delle interessanti trasmissioni di Alberto Angela? Alberto è paleontologo, divulgatore scientifico, conduttore televisivo, giornalista e scrittore italiano.
4 Matteo Ward

Come guidare le aziende di lusso verso un percorso green? È questo il lavoro di Matteo Ward, imprenditore e divulgatore green che sfrutta la sua influenza in battaglie contro il greenwashing.
5 Alex Bellini

Grazie ai suoi reportage abbiamo potuto ammirare gli angoli più belli del pianeta, ma anche quelli più inquinati. Alex Bellini è esploratore e divulgatore ambientale. Le sue incredibili avventure sono tutte documentate sulla sua pagina Instagram, dove sensibilizza i followers circa i danni che la terra sta subendo a causa dell’inquinamento e del global warming.
Giorgia Miccolis ospite a Sempre più in forma green: Luxury Experience in intimità grazie a “Il Confessionale”
Martedì 20 dicembre, durante la trasmissione “Sempre più in forma green” della Radio RID 96.8 FM, ho avuto il piacere di scoprire una realtà davvero magica grazie a Giorgia Miccolis
Il Confessionale, è una location esclusiva, pensata per solo due persone, per una Luxury Experience in intimità. E’ dotata di un pianoforte, una vasca idromassaggio doppia immersa in cristalli naturali colorati per la cristalloterapia, un bagno turco, una grande doccia emozionale, una suite con letto a baldacchino, caminetto e parete di sale himalayano retroilluminata.
Un luogo davvero unico che ho avuto il piacere di scoprire insieme a Giorgia Miccolis, durante la puntata di Sempre più in forma green.
Conosciamola meglio!
Ciao Giorgia, raccontaci qualcosa in più su questo luogo incredibile.

Si, noi abbiamo creato, in uno dei borghi più belli d’Italia, ovvero Castel Novo di Porto, vicinissimo a Roma Nord, una location lussuosissima all’interno della quale si parla di benessere, di gusto, di sensazioni… abbiamo una Spa scavata nella roccia con una vasca idromassaggio doppia, piena di minerali colorati per la mineraloterapia. E molto altro.
Il tutto circondato da candele profumate che regalano un’atmosfera davvero surreale.
Ma oltre a questo so che si parla di cristalloterapia, un caminetto a parete di sale Himalayano ed una retro luminescenza, confortevole per tutti i sensi.

Si, il sale dell’Himalaya favorisce la respirazione. Curiamo i nostro ospiti a 360 gradi.
So che offrite anche delle pietanze buonissime.
Certo! I prodotti sono di nostra produzione, quindi biologici.
Tutto è cucinato dal nostro Chef stellato, seguendo la stagionalità dei prodotti.
Un ottimo regalo di natale.
Si, esatto. Per natale e non solo, adatto anche a compleanni o anniversari di matrimonio.
Ricordo a tutti i nostri lettori che trovate tutte le informazioni su www.ilconfessionale.com
oppure chiamando il numero +39 331 7447000
Biagio De Luca a Sempre più in forma green racconta la realtà di “Plastic Free”
Plastic Free Odv Onlus è un’associazione di volontariato nata il 29 Luglio 2019 con lo scopo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità dell’inquinamento da plastica. Nati come realtà digitale, nei primi anni hanno raggiunto milioni di utenti e oggi, con più di 1.000 referenti in tutt’Italia, sono divenuti un’importante e concreta associazione in questa tematica. Sono inoltre impegnati sul campo, attraverso diversi progetti, quali: appuntamenti di clean up, salvataggio delle tartarughe marine, sensibilizzazione nelle scuole e Comuni Plastic Free.
Non potevo che invitarli nella Trasmissione più green che c’è!
Durante la puntata di martedì 4 ottobre ho avuto il piacere di intervistare Biagio De Luca, un ragazzo molto giovane ma con le idee ben chiare.
Non mi dilungo ulteriormente e lascio parlare il mio ospite.
Parlaci della Onlus Plastic Free.
Plastic Free è una realtà che esiste dal 2019 quando dalla Basilicata, Luca De Gaetano, il Presidente, ha riunito molte persone organizzando un evento che poi è diventato il cavallo di battaglia di Plastic Free, ovvero la pulizia di città e strade.
In questi eventi raccogliamo tutti i rifiuti, ripulendo gli ambienti.
Negli anni abbiamo raggiunto un grande numero di persone, si ha modo di incontrare tanti individui uniti dagli stessi interessi e sensibilizzare molti cittadini.
L’ultimo di questi eventi si è tenuto il 2 ottobre. Sono stati organizzati 242 appuntamenti, dove 10.508 volontari hanno raccolto 165.000 kg di rifiuti.

Quali altri progetti ha in serbo Plastic Free?
Ci sono molti progetti in cantiere: uno dei più importanti è quello della salvaguardia delle tartarughe, così come “Plastic free walk”, durante il quale andiamo in paesaggi più difficili da raggiungere, come i percorsi di montagna, e li ripuliamo.
Facciamo anche sensibilizzazione all’interno delle scuole, che è quello di cui mi occupo io nello specifico.
Licei, medie ed elementari sono ambienti dove è fondamentale parlare di sostenibilità, per prevenire ancor prima di curare. Spiego ai ragazzi le differenze tra le varie definizioni in ambito green e li guido verso acquisti consapevoli, dando loro delle alternative valide alle bottigliette di plastica, per esempio.
Basta leggere le etichette per fare acquisti consapevoli?
Non sempre basta. Spesso cadiamo nel così detto “green washing”: ad esempio molti prodotti in plastica si definiscono 100% riciclabili, ma la plastica si può riciclare fino a 3\4 volte. Se sottoposta a calore e pressione perde le caratteristiche utili a riprodurre quel prodotto.
È preferibile scegliere l’alluminio o il vetro, oppure meglio ancora utilizzare le borracce.
Plastic Free ha spesso installato, all’interno delle scuole, dei distributori per microfiltrare l’acqua utili al riempimento delle borracce, appunto.
Volevo anche riferirmi agli ascoltatori e ai cittadini, dicendo loro che sostenibilità non significa solo fare la raccolta differenziata, ma significa scegliere prodotti “zero waste”, come le spugne di luffa, o gli spazzolini in bamboo. Ma anche scegliere elettrodomestici con un’efficienza energetica più alta possibile, magari anche rigenerati, se possibile.
Dove possiamo trovare Plastic Free?
Siamo sia su Facebook che su Instagram come Plastic Free. Potete trovare tutte le info utili anche sul sito plasticfreeonlus.it.
Un ringraziamento speciale a Biagio De Luca, sono certa che ci rincontreremo presto!
L’intervista a Lady Be: conosciamo l’arte del riciclare
Nuova puntata, nuovo ospite. Questa volta è stato il turno di Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be.
Classe 1990, nata a Milano: Letizia è un’artista italiana che da più di dieci anni trasforma giocattoli, penne e bottoni di plastica dismessi in tessere per un mosaico contemporaneo, che assembla per realizzare ritratti iconici apprezzati come pop art e come plastica riutilizzata in modo creativo. L’inizio della sua carriera artistica avvenne quando raccolse una serie di oggetti di plastica trovati in casa riproducendo un volto di Marilyn Monroe; aveva 19 anni. Soddisfatta del processo e del risultato, ha rinunciato a pennelli e colori per una serie di frammenti di plastica in tutte le tonalità raccolte da spiagge, amici e mercatini delle pulci.
Ha esposto nelle principali città europee e a New York, ha un ampio portfolio di ritratti polimerici ispirati a leader politici, storici, cinematografici e scientifici come Andy Warhol, Mona Lisa, Nelson Mandela, Nikola Tesla e Audrey Hepburn.
Hanno parlato di lei critici d’arte come Paolo Levi, Nuccio Mula, Vittorio Sgarbi, che ha commentato positivamente le sue opere in varie occasioni.
Ma non voglio dilungarmi ulteriormente.
Conosciamo meglio Lady Be.
Ciao Letizia. Parlaci meglio di quello che fai.
Ho iniziato più di 10 anni fa, quando ancora non si parlava così tanto di riciclo. Ho voluto creare qualcosa di bello, partendo dai miei personali rifiuti: penne, pennarelli, gioielli… per creare il ritratto di Marylin Monroe. Ho fatto molti ritratti di personaggi famosi ed importanti, ispirandomi anche agli eventi di cronaca mondani.
Come ti è venuta questa idea?
L’idea iniziale era di unire questi tasselli interi nel mosaico in modo tale da produrre qualcosa che fosse riconoscibile. Gli oggetti vengono usati nel colore originale, però per modellare le espressioni etc, devo tagliarli e modificarne la forma.
La tua tecnica è replicabile anche in casa, insieme ai bambini.

Certo! Io invito sempre a replicare la mia arte, cercando di incentivare tutti a riciclare gli oggetti che hanno in casa così da non buttare nulla.
Per chi fosse curioso di scoprire i suoi lavori, potete trovarla sia su Instagram @letizialadybe che su Facebook @ladybeart.
Mi stavi parlando del tuo prossimo progetto, legato al mondo dello sport.
Si, sarà un’opera dedicata alla Roma, richiesta dalla squadra di calcio della Roma. Verrà effettuata prima del 6 ottobre, per la Champions League, in diretta proprio dallo stadio.
Fai anche lavori su commissioni?
Si certo, mi piace anche cimentarmi in ritratti personali. Anche nel caso della squadra della Roma, sarà composta dagli scarti degli stessi giocatori. Lo stesso vale con le opere per i bambini, che produco usando i ricordi e gli oggetti della loro infanzia.
Che meraviglia! Spero di incontrarti dal vivo.
Continueremo sicuramente a seguire i tuoi prossimi progetti.
Eco sostenibilità in rosa: l’intervista ad Azzurra Eramo
Un’altra puntata insieme a Sempre più in forma green ed un’altra ospite incredibile.
Questa volta ho incontrato Azzurra Eramo, finalista al Contest 22 di Road to green 2020.
Azzurra era stata premiata, con il suo progetto “Eco sostenibilità in rosa” proprio dalla Pink Editor di RID 96.8, Michelle Marie Castiello. Michelle le aveva riconosciuto, oltre alla scelta perfetta del colore, anche un’idea innovativa che l’aveva particolarmente colpita.

Azzurra, ha 14 anni e frequenta l’Istituto Tecnico Statale Vittorio Veneto Salvemini di Latina indirizzo sistema moda, articolazione Tessile, Abbigliamento e Moda.
Una giovane ragazza con le idee chiare sul futuro.
Conosciamola meglio!

Oggi in Radio abbiamo una delle vincitrici del Contest 22 Road to green 2020. Come potevi non essere premiata dalla nostra PINK Editor. Vuoi raccontarci del tuo progetto?
La mia idea di eco sostenibilità si ispira alla stilista Stella McCartney, che ha riutilizzato la plastica per creare delle borse, così come altri materiali ormai in disuso. Lo stesso ho fatto io con il mio progetto: ho riciclato materiali inutilizzati per creare un abito da party donna. Tra i vari tessuti ci sono il raso sofia e stoffa glitterata rosa. Il vestito è composto da un corpetto glitterato rosa, cucito su una gonna a ruota più lunga dietro e più corta davanti.
Il colore rosa lo utilizzi spesso o questo progetto è stata un’eccezione?
Lo uso spesso, il rosa è il mio colore preferito. La maggior parte dei bozzetti che ho fatto sono rosa, lilla, fuxia…
Parlaci dell’indirizzo moda che stai frequentando.
Ho sempre voluto studiare moda, sin da piccola. Già sapevo di voler frequentare questo indirizzo. Dopo le superiori mi iscriverò l’Accademia del Lusso.
Hai già le idee molto chiare. Quali sono le materie che fate all’interno dell’Istituto?
Oltre a cucito, c’è anche tecnica del disegno su carta modello e moda. La mia preferita è moda, amo sia la parte creativa che quella progettuale.
Dalla scuola cosa ti aspetti?
Vorrei imparare, fare esperienza… magari cucendo vestiti. Spero di sviluppare nuove idee per continuare a lavorare nel mondo della moda dopo la scuola.
Ho appena scoperto che sei nipote d’arte: tuo nonno era un sarto. Sarà molto orgoglioso di te.
Lo spero. Qualche volta sono andata da lui e mi ha mostrato come fare alcune cose.
Adesso sono curiosa… qual è la tua pratica green?
Se penso a quando ero più piccola, ricordo quando mia nonna voleva buttare dei vestiti inutilizzati, li prendevo io e li usavo per vestire le bambole.
C’è un personaggio famoso che ti piacerebbe vestire?
Vestire no, mi piacerebbe però lavorare per Chanel. Seguo molto anche le sfilate di moda, uno tra i miei stilisti preferiti è Valentino.
Se volete seguire i nuovi progetti di Azzurra Eramo, la trovate sui social come
Spero di incontrarti al prossimo Contest Road to green, sono certa che mi stupirai anche questa volta!
Arte oltre l’iNmaginario: l’intervista alla curatrice e storica dell’arte Gina Ingrassia
Nella puntata di martedì 13 settembre, per la trasmissione “Sempre più in forma green” firmata RID 96.8, ho intervistato la storica dell’arte Gina Ingrassia.
Un incontro davvero stimolante, volto al rispetto di tutte le specie animali e vegetali che ci circondano.

Presso la Casina delle civette situata a Villa Torlonia, è allestita fino a fine ottobre la mostra “Biodiversità a Roma”: 32 scatti e 11 dipinti per un racconto inedito alla scoperta degli animali e degli ecosistemi che contraddistinguono la città; aree protette, ville storiche, aree archeologiche, fiumi e specchi d’acqua. L’esposizione è curata da Gina Ingrassia, e promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, realizzata da Pandion ed. & Inmaginacon il patrocinio della Lipu/BirdLife Italia.
L’ obbiettivo della mostra è quello di fornire indicazioni sulla distribuzione delle varie specie animali, le loro abitudini e il loro ruolo all’interno dell’ecosistema urbano al fine di trasmettere una maggiore consapevolezza a noi umani che abitiamo questi ambienti insieme a loro.
Ma vediamo ora cosa ho scoperto durante l’intervista!
Raccontaci qualcosa in più sulla mostra “Biodiversità a Roma”
Penso che sia per noi un grande privilegio poter parlare di bellezza e di arte in una città come Roma, che è la Capitale della cultura e della biodiversità, come l’ha definita anche Bruno Cignini, che ha realizzato le foto esposte all’interno della mostra.
La mostra è stata prorogata di un mese, per noi è stata una notizia incredibile… ha avuto tantissimo successo, anche durante l’estate. Terminerà infatti a fine ottobre, così anche chi non è riuscito a visitarla, potrà farlo adesso. Consiglio anche di partecipare ai corsi che accompagnano la mostra, organizzati con il sostegno della LIPU.
Come ci si può prenotare ai Laboratori?
Ci si può prenotare entrando nel sito del Comune di Roma, Sovrintendenza Capitolina della Casina delle Civette, lì si trova il numero di telefono al quale prenotarsi.
Vuoi parlarci della novità in ambito di biodiversità?
Tra le tante notizie brutte del periodo, questa bella novità è passata quasi in secondo piano, è quindi giusto riproporla: recentemente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è entrata a tutti gli effetti nella nostra Costituzione, sono gli Articoli 9 e 41 ad ospitare questa dicitura.
Diventa così un Diritto, godere di un ambiente naturale, sano e tutelarlo nel migliore dei modi.
Quando mi hanno chiamato per curare questa mostra, io che mi occupo solitamente di mostre d’arte, ho potuto capire e osservare da vicino come poter veicolare determinati messaggi.
Ed è stato difficile?
Arte e natura dialogano in maniera armoniosa da anni, siamo noi ad averne rovinato il rapporto.
Raccontaci la vita di una curatrice d’arte.
È una vita bella. Ho il privilegio di fare il lavoro che amo, quindi è quasi una missione. Quando ho completato gli studi in Storia dell’Arte, ho scoperto che mi piaceva raccontarla l’arte. C’erano due possibilità: diventare insegnante oppure raccontarla fornendo dei viaggi attraverso le mostre, e alla fine ho scelto questa seconda strada.
Ma quindi di cosa si occupa esattamente una curatrice? Hai qualche aneddoto da raccontare?
Una curatrice deve trasformare dei contenuti in qualcosa che tu puoi leggere e percorrere con gli occhi, visivamente ma anche con il cuore. Deve quindi trasformare il materiale che ha a disposizione in qualcosa che sia coerente da un punto di vista scientifico ma che desti anche meraviglia. Chi esce da una mostra deve aver voglia, successivamente, di scoprire ancora di più rispetto a ciò che ha appena visto.
Questa mostra nello specifico è molto particolare, perché le pareti della Casina della civette sono delle vetrate, quindi si vede attraverso. Lo spazio è molto piccolo ma, come dico anche ai visitatori, la mostra non termina negli spazi interni… continua tutto intorno, la villa e la natura ne fanno parte.
Quello che noi facciamo all’interno della dipendenza delle civette è solo quello di dirvi ciò che dovete osservare fuori e invitarvi ad andare a cercarlo.
Quando si deve allestire la mostra, la sede non è mai casuale, si sceglie un luogo adatto sia per i materiali sia per creare la suggestione desiderata.
Chi sono coloro che hanno reso possibile la mostra?
Sono tantissime le partnership e le collaborazioni.
“Da soli si va più veloce ma insieme si va più lontano”
A partire dalla Sovrintendenza Capitolina che ha compreso da subito l’importanza del progetto e ci ha messo a disposizione quei meravigliosi spazi espositivi. E poi i miei compagni di viaggio: Bruno Cignini, il curatore scientifico della mostra; Eva Villa, che ha realizzato gli acquerelli. Alessandro Troisi, della Pandion Ed., perché questa mostra diventerà un libro.
A questo punto parlaci del libro.
Bruno Cignini è uno dei massimi esperti di biodiversità a Roma; insegna all’Università ma è oltre a questo è un uomo di immensa cultura e grande amante della natura. Ha fatto centinaia e centinaia di fotografie, tanto che è stato complesso selezionarne solo alcune per la mostra. Abbiamo deciso così di farne un libro, un censimento di tutta la biodiversità a Roma, sia da un punto di vista faunistico che di flora. Un vademecum che insegna dove e come trovare le specie animali.
Vuoi ringraziare qualcuno?
Oltre a quelli già citati, voglio ringraziare Zetema, che si è occupato della comunicazione per il Comune di Roma, e poi i nostri Partner tecnici e non solo: Città del Sole, che ci ha offerto dei Laboratori meravigliosi, abbiamo fatto addirittura lo Yoga degli animali! Ringrazio anche il Presidente della LIPU, Danilo Selvaggi e Swarovski Optik Italia.
Dove ti possono trovare i nostri ascoltatori?
Potete trovarmi sia su Facebook che su Instagram al nome di “Ginaingrassiainmagina”.
Grazie Gina per essere stata mia ospite oggi, attendiamo con curiosità di leggere il libro sulla Biodiversità a Roma.
Valentina Asia: il brand di Valentina Russo nato dal rispetto verso la natura e i suoi valori
Le interviste per la trasmissione “Sempre più in forma green” sono tornate e sono ripartita alla grande insieme a RID 96.8 intervistando, durante la puntata di martedì 6 settembre, la giovane e talentuosa Valentina Russo, vincitrice dell’ultimo Contest Road to green 2020.

Valentina è la fondatrice e designer del brand etico “Valentina Asia”: la sua mission è creare prodotti autentici e di design, che uniscono il rispetto della natura ai suoi materiali.
La collezione che ha decretato la vittoria di Valentina durante il Contest Road to green, prende il nome di “Mineraria Collection, languages of possibilities”: un inno alla terra, alle pietre e minerali e all’arte che si compone da tre linee differenti: le borse scultura, gli orecchini pepite e la linea pelle di riciclo.

Ma conosciamo meglio Valentina!
Ciao Valentina. Tu, per i tuoi lavori, utilizzi principalmente materiali naturali, come il legno, pietre grezze… che poi intagli a mano. Ed è proprio con una borsa in pietra che hai vinto il Contest 2022 Road to green. Ma da cosa nasce l’idea di sposare il tuo amore per il design e la moda agli elementi naturali?
Inizialmente ho creato i progetti non con il fine di farne un brand, poi con il Lockdown ho avuto, diciamo, il tempo di avere tempo. Quel periodo ha cambiato un po’ tutto e la mia attenzione in ambito ecologico si è rafforzata molto. La prima idea che mi è saltata in testa è stata quella della pietra, come concetto di origine, in un momento in cui era proprio la terra sotto i piedi a sembrare essere scomparsa. Mineraria Collection è proprio un inno ai minerali, alla Terra e alla natura, sia da un punto di vista concettuale che organico, ecco perchè tutti i prodotti hanno forme irregolari. È proprio questo a renderli oggetti unici.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?


I progetti sono sempre tanti, come le idee. Quando si parla di prodotti artigianali, si deve mettere in conto che c’è bisogno di molto più tempo per poterli sviluppare.
Sto portando avanti le borse scultura: si tratta di una rielaborazione delle clutch gioiello di tendenza, ma totalmente naturali. Le borse sono progettate con un programma 3D e intagliate inizialmente con una macchina CNC. Ad accompagnare le borse scultura nascono anche gli orecchini “Pepite”, una versione in piccolo delle borse scultura. Si tratta di maxi orecchini dalla forma irregolare, realizzati con legno (noce o ciliegio), pietra in quarzite e perno in ottone dorato.
Sto lavorando anche sulla nuova collezione “Marea”, incentrata sul mare; per la quale utilizzeremo l’alga o plastica riciclata insieme a tutti quei materiali di scarto che spesso inquinano le acque del mare.
Gli ascoltatori dove possono trovare i tuoi lavori? Oltre che nei tuoi social, che ricordo essere al nome di valentinaasia_italy.
Mi potete trovare da “Silente Design” in via Palmieri 30 a Lecce, da “Artisanal Cornucopia” in via dell’Oca 38/A a Roma ed infine da “I Love Shopping” in piazza della Resistenza, 1 a Sesto San Giovanni.
Grazie Valentina, speriamo di rivederci presto, chissà magari durante il prossimo Contest Road to green!
Simona Molinari presenta il suo nuovo Album “Petali”
Non solo ambiente, cibo ed eco sostenibilità, a Sempre più in forma green vogliamo dare voce ai talenti del panorama musicale italiano, scoprendo le loro pratiche green. Durante la puntata di martedì 26 luglio, la voce protagonista è stata quella della cantautrice Simona Molinari… non potevamo essere più fortunati.

Ciao Simona! Noi ci conosciamo da molti anni, da quando durante i primi dischi curavo i tuoi look. Raccontaci della Targa Tenco, il premio che ti è stato assegnato.
Si, sono felicissima. Andrò a ritirare la Targa Tengo ad ottobre, proprio sul palco dell’Ariston. “Petali” è un disco al quale ho lavorato tanto insieme alla mia etichetta discografica, la BMG, ed è l’inizio di un nuovo percorso; sono stata assente dalla discografia per diversi anni, durante i quali ho formulato un nuovo modo di cantare e di interpretare. Vincere questa Targa è stata una soddisfazione immensa.
Questa Targa è anche un’attestazione, non solo della tua bravura, ma anche una medaglia al valore.
Esatto, in Italia è il premio più ambito nella musica d’autore.

Sei una cantautrice che fa tanti concerti a stretto contatto con il pubblico, quindi il premio dimostra anche quanto siano grati al tuo lavoro.
Si, la mia carriera è soprattutto live. Ho percorso l’Italia in lungo e largo, vivendo a stretto contatto con il pubblico.
È bello vedere come nei posti le persone che mi seguivano aumentavano di anno in anno, capire come questa famiglia si allargasse nel tempo.
Il tuo ultimo album si chiama “Petali” ed è uscito il 1 aprile, noi abbiamo ascoltato “Lei balla sola”. Sei molto legata a questo pezzo?
Si, ci sono affezionata perché parla di una donna un po’ randagia, che parte da sola per viaggiare in tutto il mondo. È ciò che vorrei essere, senza essere legata a costrizioni, ma libera di andare in ogni luogo possibile.
Dove possiamo ascoltarti?
Potete ascoltare l’album su tutte le piattaforme online. Sarò poi il 4 agosto in Nora di Pula, in Sardegna e il 5 verso Arbatax. Poi sarò tra la Puglia e la Campania nel mese di agosto. Sul mio sito potete trovare tutte le date del tour e le info necessarie.
Ma adesso vogliamo conoscere le tue buone pratiche green quotidiane!
Per fortuna ho sempre ricevuto un’educazione green, quindi molte cose mi vengono naturali: dalla differenziata alla mobilità elettrica o al risparmio dell’acqua, soprattutto in questo periodo particolare.
Grazie a Simona Molinari, nella speranza di rivederci in uno dei tuoi prossimi concerti.
Scoprire la biodiversità attraverso la pittura: l’intervista all’artista e illustratrice Eva Villa
Durante l’ultima puntata di Sempre più in forma green ho avuto il piacere di conoscere l’artista e illustratrice Eva Villa. Abbiamo parlato di passioni, arte, biodiversità e della mostra che colora la bellissima Villa Torlonia di Roma. Ma non voglio anticiparvi nient’altro, conosciamo meglio Eva!

Ciao Eva! Vorrei sapere prima di tutto com’è nata la tua passione per l’arte e per gli acquerelli.
Io disegno sin da piccola, mio padre dipingeva e quindi casa mia era piena di libri d’arte. Prima ancora di imparare a camminare mi portava sempre in giro per musei, catacombe e tutto quello che era arte e archeologia, quindi per me la voglia di disegnare è innata. Quando dovevo scegliere cosa studiare, è stato naturale scegliere il settore artistico, in parallelo con i fumetti e i cartoni animati che ho sempre amato, proprio come mio padre.
Finiti gli studi d’arte mi sono diretta verso il mondo digitale e per diversi anni ho dipinto in digitale per i cartoni animati, facendo degli sfondi e colorando fumetti, solo dopo vent’anni ho riscoperto la pittura tradizionale.
Vorrei ora parlare della tua mostra in esposizione ai Musei di Villa Torlonia: si tratta di una mostra sulla biodiversità, allestita presso la Casina delle Civette a Villa Torlonia, da sabato 11 giugno sino a domenica 25 settembre. Sono esposte 32 fotografie dello zoologo, scrittore e divulgatore scientifico Bruno Cignini e 11 tuoi acquarelli. Ci vuoi parlare meglio di questo progetto?
Il progetto nasce tanti anni fa da questo mio ritorno alla pittura tradizionale, che ho riscoperto grazie a un gruppo che periodicamente si ritrovava nelle strade di Roma a dipingere. Ho conosciuto Alessandro Troisi che mi ha proposto questa idea nata da un libro realizzato con le fotografie di Bruno Cignini, di cui io ho avuto il carico di fare le illustrazioni di inizio capitolo. Ho dipinto e interpretato l’ambiente nel quale gli animali dovevano muoversi, 10 acquerelli con fiumi case e vari paesaggi.
Per dare visibilità agli animali che vivono l’ambiente urbano avete corredato questa mostra con una serie di attività didattiche. Di cosa si tratta?
Le attività didattiche sono sia visite guidate nella Villa, mostrando gli ambienti e animali che popolano la biodiversità, sia laboratori gratuiti di pittura e gioco in ambito naturalistico, organizzati in collaborazione con “Città del Sole”, una bellissima realtà.
Avete anche una collaborazione con la Lipu, Lega Italiana Protezione Uccelli.
Si esatto, da diverso tempo la Pandion Edizioni collabora con la Lipu: questa insegna le regole da rispettare nel rapporto con le varie specie animali in ambito urbano.
Volevamo anche ringraziare Gina Ingrassia, che ha curato l’esposizione di queste fotografie. Ci vuole un bel po’ di genio nell’organizzare queste cose.
Assolutamente si! C’è stata una sinergia stretta tra persone che fanno cose molte diverse fra di loro. Un’unione di forze diverse e tra persone compatibili che hanno trovato il modo di comunicare fra di loro.
È complicato fare il lavoro che fai tu, essere un’artista?
Allora, se a “complicato” diamo un’accezione neutra e quindi né negativa né positiva, allora si… è complicato. Molte persone che hanno un lavoro stabile e regolare mi chiedono “ma come fai?.
Al tempo stesso io posso gestirmi il tempo e la mole di lavoro da sola e soprattutto posso spostarmi da un campo lavorativo all’altro.
Per quanto riguarda i tuoi laboratori… come li organizzi e come li gestisci?
Io organizzo laboratori di acquerello ed insegno la tecnica anche a persone che non hanno mai disegnato. Si svolgono in un bistrot di Legambiente “Rosemary terra e sapori”.
Insegno anche colorazione digitale in una scuola di illustrazione chiamata “Officine B5” ed è situata in Piazza San Cosimato.
Per quanto riguarda i bambini, se ne occupa Alessandro Troisi in collaborazione con “Città del Sole” e continueranno anche dopo la fine della mostra nei negozi di “Città del sole”, sempre gratuiti e aperti a tutti i bambini.
Qual è il tuo allievo tipo?
La maggior parte sono persone che fanno un altro lavoro o magari in pensione, che volevano provare da tempo l’acquerello. Ci sono poi molti artisti che vogliono mettersi alla prova e affinare questa tecnica. Direi che il mio allievo tipo è chi non ha mai disegnato, perché terra vergine.
So che hai fatto le illustrazioni per un libro molto particolare: un’iniziativa che tratta di bimbi prematuri.
Questo progetto è nato durante il lockdown… la mamma di una bimba nata molto prematura mi ha proposto di illustrare un libro con la sua storia, in chiave favolistica. Pandion Edizioni ha coinvolto la Onlus “1 caffè” fondata da Luca Argentero, per raccogliere fondi e aiutare le Onlus che sostengono le mamme di bimbi prematuri durante il trattamento in ospedale.
Per chi vuole seguirti, dove può trovarti?
Su Instagram possono vedere tutti i miei lavori sotto il nome di _eva_villa_ mentre su Facebook possono trovarmi come Eva Villa.
Grazie mille Eva per averci raccontato tutte queste bellissime iniziative. L’arte unisce sempre le anime pure, e tu ne sei la riprova!
Piantare un albero per il sociale: l’intervista a Nicolò Pesce, Responsabile Comunicazione di Zero CO2
Quanto è vero che non si smette mai di imparare. Nicolò Pesce ce lo ha ricordato durante la puntata di martedì 12 luglio con “Sempre più in forma green”.
Nicolò ci ha parlato dell’azienda Zero CO2, nata dal progetto di Comparte Onlus, un’associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di promuovere l’innovazione in ambito sociale ed educativo e lo scambio culturale; con un focus specifico sulla qualità dell’istruzione in America Latina. La sua mansione è quella di Responsabile della Comunicazione, ma il gruppo di Zero CO2 si compone di 15 elementi, ragazzi giovani e intraprendenti con la voglia di lottare per l’ambiente e per il sociale.
Conosciamolo meglio!

Ciao Nicolò, spiegaci meglio come è nato Zero CO2 e di cosa si occupa.
La più grande particolarità di CO2 è che nasce in Guatemala e non in Italia, quindi è a tutti gli effetti una start up italo-guatemalteca. Nasce poco prima del Covid, quando la sostenibilità non era un trend, se così si può dire! Il progetto è nato dall’esigenza di lasciare qualcosa alle popolazioni del Guatemala che vivono in situazioni di estrema povertà, cercando di dare loro un futuro.
Volevamo accompagnare questi popoli attraverso un percorso di crescita dove gli alberi e la riforestazione potessero farne da protagonisti.
Se noi pensiamo al valore di un albero, dobbiamo tenere conto che non produce solo frutti ma dona anche ombra e soprattutto ossigeno, fondamentale per tutti noi.
Tutto nasce da un’idea tua e di tuo fratello, Andrea Pesce… infatti Zero CO2 è un’iniziativa corale. Ce ne vuoi parlare meglio?
Esatto. Mio fratello si trovava in Guatemala per un progetto di qualità educativa, ed è allora che conobbe Virgilio, un contadino guatemaltese, che è diventato poi Co-Fondatore di Zero CO2. Fu lui a suggerire di partire dai maestri per migliorare la situazione scolastica dei bambini: da questo nacque Comparte Onlus, in collaborazione con le Università locali, per formare i maestri.
Purtroppo però di educazione non si vive… dovevamo trovare un modo per mantenere le famiglie contadine del posto che non avevano nemmeno la possibilità di sfamarsi. Zero CO2 è nata per questo: prima piantiamo gli alberi nel nostro vivaio autoctono e controllato da Virgilio e dopo li regaliamo alle famiglie che se ne prendono cura.
Come si può aderire a questo progetto?
Un albero può fare davvero la differenza per una famiglia del Guatemala, perché gli alberi producono frutta e quindi danno un beneficio alimentare ma possono essere anche venduti così da ricavarne un sostegno economico.
L’albero forestale è un mezzo importante perché il legno viene ancora molto utilizzato, soprattutto per il fuoco. Se gli alberi vengono piantati nel modo giusto e le foreste controllate in modo sicuro, una volta tagliati gli alberi, possiamo ricevere molto di più dalle loro potature. Oltre questo c’è un grande impatto sociale, perché lo Stato dà dei fondi a coloro che piantano alberi forestali in modo sostenibile, in quanto riforestazione; senza tener conto del bene che si fa a tutte le specie animali e vegetali che vivono nella foresta.
Diamo anche qualche buona notizia. Voi lavorare anche in Italia, ma fate un lavoro differente. Infatti se in Guatemala è fondamentale piantare alberi, in Italia no. Perché?
In Guatemala è importante piantare alberi perché c’è una deforestazione alle stelle per lasciare spazio alle mono colture di palma da olio, banana etc… in Italia invece no. Siamo il secondo paese in Europa dopo la Spagna per copertura forestale, negli ultimi 25 anni gli alberi sono cresciuti e stanno crescendo ancora.
Purtroppo però non controlliamo bene le foreste, ecco che poi scoppiano continui incendi.
Noi di Zero CO2 in Italia abbiamo scelto di fare gestione forestale ma soprattutto di donare alberi alle cooperative agricole sociali, che li piantano all’interno di terreni precedentemente abbandonati e che loro hanno scelto di riprendere. Le cooperative sfruttano questi terreni per reinserire nel lavoro persone con difficoltà come ex tossico dipendenti o ex carcerati.
Si mettono anche in questo caso le persone al centro.
Per chi volesse contribuire, come può trovarvi?
Siamo su tutti i social come zeroco2.eco e sul sito zeroco2.eco dove tramite lo shop potete acquistare o regalare un certificato, è davvero molto semplice.
Ci vuoi raccontare di qualche progetto?
Vi racconto di un progetto che si è appena concluso, quello della “Posidonia”.
Si trattava di un progetto di riforestazione di una pianta marina, la posidonia appunto, al largo del Golfo Aranci, ed è stata un’iniziativa molto innovativa.
Una piantina piccola di posidonia porta molto più ossigeno di un piccolo albero, quindi è fondamentale.
Volevo ricordare che i piccoli gesti, come piantare un albero, non rivoluzionano il mondo, ma è solo fare la nostra parte. È fondamentale collocare il nostro granello di sabbia nel punto giusto per fare meno male possibile.
Ringraziamo tanto Nicolò Pesce per le belle parole e salutiamo Zero CO2 facendo loro un grosso in bocca al lupo!
Eventi di Cartone: il mobilio 100% carta che rispetta l’ambiente
A Sempre più in forma green non ci facciamo mai scappare le idee migliori che appartengono al mondo dell’eco sostenibilità ambientale.
Questa volta abbiamo ospitato Valerio Antonioni, fondatore di Eventi di Cartone, un’azienda giovane e dinamica che ha deciso di sfruttare al massimo il materiale del cartone per creare design innovativi e 100 % green.
Hai creato un’azienda che ruota attorno all’ambiente, per non creare elementi inquinanti, come ad esempio la plastica. La carta ed il cartone sono infatti materiali 100% riciclabili; di che cosa si occupa, nello specifico, la tua attività Eventi di Cartone?

Eventi di Cartone è nata nel 2014, abbiamo sempre lavorato sulla comunicazione visiva utilizzando delle piattaforme su carta stampata e, girando il mondo, abbiamo avuto l’idea di utilizzare queste lastre di cartone.
Abbiamo deciso di specializzarci sul filone delle fiere e delle mostre, perché a livello scenografico potevano dare maggiori soddisfazioni. Il cartone è duttile, è bello ed è riciclabile.
Nessuno è più che eco di te. Infatti il cartone è 100% riciclabile, in particolare nel settore degli eventi dove spesso si utilizzano oggetti che dopo un solo utilizzo vengono gettati. Io stessa vi ho scelti come fornitori per l’ultimo Forum Road to green 2020 da me organizzato.
È una realtà stupenda, ci teniamo molto agli eventi e alle fiere. Tutti i materiali sono smontabili, infatti siamo molto attenti anche al lato logistico: di fatto, poter ridurre gli spazi durante il trasporto, dimezza i viaggi necessari per spostare gli oggetti richiesti. Meno spreco di carburante, di anidride carburanti etc.
Chi vuole può anche stampare sul cartone e decorare i materiali. Qua si apre il mondo della tipografia.
Si, esatto. Anche dal quel punto di vista abbiamo cercato di essere più green possibile, scegliendo le nuove tecnologie in latex, avvicinandoci a inchiostri sempre meno impattanti.
Voi realizzate desk, tavoli ma anche sedie in cartone.
Si, in questi giorni stiamo allestendo anche dei negozi. Questo perché il cartone può essere utilizzato per arredamenti che durano nel tempo; nella vendita di prodotti biologici e green è fondamentale che il luogo dove sono inseriti rispecchino l’ideologia del negozio stesso.
Ci sono delle sigle di cui tener conto quando si parla di cartone. Tra queste una è FSC (Forest stewardship Council), è stata creata da un ONG Internazionale, per garantire la corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati.
Questi materiali li abbiamo scelti e li abbiamo fatti costruire su misura: vengono lavorati all’interno del nostro laboratorio per arrivare poi alla creazione finale; la pasta di riciclo della carta viene realizzata tramite delle lastre, abbiamo dei pannelli che gli architetti utilizzano per produrre gli arredamenti.
Sfatiamo il mito secondo cui eco sostenibile significa brutto, non è assolutamente vero!
Esatto! Noi abbiamo scelto sin da subito di utilizzare materiali eco sostenibili e poi ci siamo posti la domanda se potessero o meno essere belli esteticamente.
Abbiamo creato un’equipe di architetti ed interior design proprio per rendere queste piattaforme originali, in modo da poter soddisfare qualsiasi cliente, dando loro ampia scelta di modelli e forme diverse.
Vogliamo portare i più giovani ad intraprendere lavori dediti al mondo dell’eco sostenibilità e per farlo è importante sapere quali percorsi di studio scegliere.
Tu che studi hai fatto?
Io sono laureato in comunicazione, la mia famiglia ha sempre lavorato in tipografia, ci siamo uniti e ci siamo divertiti nel dare vita a questa dimensione.
Poi crescendo, si sono affiancati a noi altre professioni come architetti e interior design.
Grazie Valerio di essere stato mio ospite a Sempre più in forma green ed aver fatto conoscere il tuo progetto innovativo e sostenibile.
Francesco Sicilia, Direttore Generale di UNIRIMA: la prevenzione come cura all’ambiente
Martedì 28 giugno durante la trasmissione radio “Sempre più in forma green”ho avuto il piacere di intervistare, Francesco Sicilia, Direttore Generale di UNIRIMA.
Insieme a RID 96.8 FM diamo voce a coloro che trattano di ambiente e sostenibilità; Francesco più di altri conosce e lavora a stretto contatto con tutti coloro che si occupano di economia circolare e riciclo di materiali.
Francesco ha anche collaborato con Road to green 2020 (associazione no-profit della quale io sono Presidente) per “Riciclare è un’arte”, un progetto finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico “Comunità Solidali 2020”, sottoscritto tra Regione Lazio e Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. Si occuperà, in qualità di docente, di avvicinare i giovani a tematiche come l’economia circolare, il riciclo della carta e la raccolta differenziata della carta. Il suo contributo sarà anche fruibile mediante il libretto interattivo “Riciclare è un’arte” che sarà distribuito gratuitamente nel corso degli eventi in programma, nonchè sul sito di Road to green 2020.
La parola chiave durante questa intervista è stata prevenzione, vediamo perché.

Prima di tutto spieghiamo cos’è UNIRIMA e di cosa si occupa.
UNIRIMA è un’associazione di categoria di imprese che si occupano di raccolta, recupero e avvio al riciclo prevalentemente della carta, ma anche di altri materiali. Sostiene le imprese per tutto ciò che riguarda l’ambito normativo, gli stakeholder e la politica, per portare avanti un settore nuovo, quello dell’economia circolare. Recuperiamo le materie prime secondarie che sostituiscono le materie vergini, prendendole da ciò che non è più utilizzabile. Attraverso la lavorazione di questi materiali produciamo nuova materia prima, riducendo, per quanto possibile, l’impatto ambientale.
Dobbiamo iniziare a chiamare i rifiuti “nuova materia”. Ma è molto importante parlare di prevenzione, prima di ogni altra cosa.
La prevenzione dovrebbe essere un must, non solo nel mio settore ma in tutti i settori. Uno dei modi migliori per evitare i problemi è cercare, per quanto possibile, di prevenirli. La prevenzione resta la chiave di volta in tutti gli ambiti, anche nel mio, dove si cerca di ricavare nuove materie da tutto ciò che non usano più. La prevenzione è al primo posto tra le cose da fare, serve ad evitare di disfarci di cose che potrebbero essere riutilizzate. Gli esempi che mi vengono in mente sono tanti, in questo dovremmo fare di più e meglio. Soprattutto da parte della classe politica.
Quindi prevenire più che agire successivamente per curare i danni ormai fatti.
La prevenzione è una buona pratica da mettere al centro della nostra agenda politica. La scelta che fa un consumatore è fondamentale: acquistare qualcosa che ha un minor impatto ambientale è il primo passo, ma sta poi alle politiche prendere decisioni migliori. Da piccoli mettevamo in atto la pratica del “vuoto a rendere”, attiva fino agli anni 80. Poi, questa, è stata abbandonata per prediligere un acquisto maggiore dei prodotti. Il vuoto a rendere permetteva un riuso continuo di bottiglie e altri oggetti, ancora in ottimo stato, per acquistare nuovamente il prodotto finito, come il latte o altro.
A tutt’oggi la pratica delle conserve, delle verdure sotto vuoto, dell’olio d’oliva è molto in uso soprattutto dalle nonne e nei piccoli centri. Si parla poco anche di impronta ambientale, ce ne vuoi parlare tu?
La siccità o il caldo fortissimo sono effetti oggettivi e tangibili. Questo impatto sta aumentando drasticamente, le nostre risorse sono già esaurite. Dobbiamo programmare con largo anticipo le nostre scelte, non abbiamo molto tempo per cambiare, dobbiamo iniziare ad invertire la rotta.

Raccontaci storie di impresa positiva legate all’economia circolare.
Quando si parla del mio settore, spesso se ne parla con un’accezione negativa. In realtà l’Italia è prima per il recupero di materia dagli scarti. Grazie a una rete di piccole-medie imprese che hanno fatto di un qualcosa un business, iniziando, magari, nel dopo guerra, quando le risorse non c’erano. Da queste imprese sono, poi, nate le aziende dell’economia circolare. Contiamo 4.400 imprese occupate nel riciclo di materie.
Ci sono nuove frontiere che dobbiamo sfruttare,ad esempio gli smart phone. Questi sono pieni di materiali nobili molto costosi, le così dette “terre rare”. Da questi dobbiamo recuperare tutti i componenti riutilizzabili perché costosi e di alto valore.
Grazie a Francesco Sicilia per aver raccontato anche di storie positive, di possibilità future. Non arrendiamoci al presente, ai problemi che la natura ci sta mostrando, piuttosto aiutiamola, sosteniamola e cerchiamo di curarla.
L’intervista a Riccardo Cuomo: Direttore di BMTI- Borsa Merci Telematica Italiana
Ogni martedì, grazie alla Radio RID 96.8 FM abbiamo la possibilità di intervistare tanti personaggi interessanti e in grado di trasmetterci curiosità e saperi.
Martedì 28 giugno, è stato il turno di Riccardo Cuomo, Direttore di BMTI- Borsa Merci Telematica Italiana, nostro ospite per la trasmissione “Sempre più in forma green”.
Riccardo Cuomo ci ha raccontato del suo lavoro e le sue diverse attività, ma facciamo parlare direttamente lui.
Ciao Riccardo, benvenuto! Vuoi raccontarci cosa fa esattamente la Borsa Merci Telematica Italiana?
Borsa Merci Telematica Italiana è una società della Camere di Commercio che analizza e monitora tutti i mercati, specialmente quelli di prodotti agricoli e agroalimentari ma ci stiamo allargando ai servizi idrici, della benzina e per il prezzo del gasolio.
Da la possibilità di monitorare la fase dell’ingrosso, quella che precede il dettaglio, il consumatore finale. Capendo le fasi dell’ingrosso si può aiutare i consumatori ad acquistare i prodotti quando hanno un buon rapporto qualità-prezzo.
Questo è fondamentale sempre, soprattutto in periodi come questo dove i prezzi sono alle stelle.
Si veniamo da un periodo di stagnazione dei prezzi e nell’ultimo anno, a causa di una serie di evento non felici, c’è un costante aumento dei prezzi; conoscere la dinamica nella fase di ingrosso è importante per tutti, sia i fornitori che i consumatori.
Volevo parlare del lancio di un APP, chiamata “Prezzi ortofrutta ingrosso” che avete appena creato

È un processo di digitalizzazione dei mercati e di diffusione e trasparenza dei prezzi che vengono rilevati nei principali mercati all’ingrosso italiani. Abbiamo creato questa un’ APP, scaricabile sia per il sistema Android che IOS, gratuitamente. Gli operatori professionali potranno scaricarla e vedere tutti i prezzi, in tempo reale, dei prodotti dei quali sono interessati potendo fare anche un confronto di questi da città a città, vedere il prezzo minimo e prezzo massimo, se è calato, se è aumentato etc.
È aggiornata quotidianamente e si riferisce ai mercati ortofrutticoli dei diversi territori
Ortaggi e frutta su tutto il nostro territorio. È possibile visionarne anche l’origine e in tal modo rintracciarne l’andamento nel mercato.
Per i consumatori finali che altre iniziative proponete?
Abbiamo una sperimentazione che vorremmo portare a livello nazionale, però oggi ad esempio, tutti i consumatori del mercato di Roma possono vedere all’interno della borsa della spesa, quali sono i prodotti di verdure e frutta più convenenti., in termini di qualità-prezzo.
Sto vedendo che ora i consumatori dovrebbero consumare ciliegie, melone e albicocche; mentre per gli ortaggi: pomodori, cetrioli, cipolle rosse e fagiolini.
Sempre in rapporto qualità-prezzo.
Quello a cui ambiamo è risparmiare: scegliere prodotti che siano a Km 0 e di stagione, ma a prezzi accessibili e convenienti.
Ringrazio tanto Riccardo Cuomo per averci spiegato come funziona la realtà di BMTI ed averci suggerito tanti spunti per una spesa intelligente.
L’Arte del Riciclo insieme a Francesco Girardi, Amministratore Unico di ASA Tivoli SpA
Durante la puntata di martedì 21 giugno, la trasmissione radiofonica di RID 96.8 “Sempre più in forma green” condotta da me Barbara Molinario ed in onda tutti i martedì dalle 12 alle 14, ha ospitato in studio Francesco Girardi, Amministratore Unico e Responsabile Tecnico di ASA Tivoli SpA. ASA è l’Azienda Speciale Ambiente del Comune di Tivoli, nata il 5 dicembre del 1994, su delibera del Consiglio Comunale
Scopriamo insieme cosa è venuto fuori da questa bellissima intervista.

Francesco è l’Amministratore Unico e Responsabile Tecnico di ASA Tivoli S.p.A. da Agosto 2014, consulente di diversi Comuni nell’ambito della pianificazione, progettazione dei servizi di raccolta e delle infrastrutture per la gestione Sostenibile dei Rifiuti da lui considerati “Oggetti dismessi”
È proprio nell’etimologia della parola, da disfacere noi dobbiamo passate a dismettere. La disfatta dà un senso di dematerializzazione e distruzione della materia, la dismissione dà un senso preciso del cambio della missione. Rifiutare e gettare qualcosa significa disfarsi di questa cosa, noi dovremmo capire che quello che maneggiamo ogni giorno si compone di materia che non va distrutta, ma deve essere riparata e riciclata.
Vuoi raccontare ai nostri ascoltatori cos’è ASA?
ASA è una municipalizzata il cui proprietario e socio unico è il Comune di Tivoli. Uno dei più popolosi ed importanti per questioni archeologiche e storiche-architettoniche, accoglie Villa D’Este, Villa Adriana ecc… a circa mezz’ora di treno da Roma.
Sei attento ai temi ambientali sin dall’adolescenza?
Si, ritengo di aver avuto l’imprinting di mia nonna, una casalinga degli anni ‘60, che mal sopportava il consumismo. Credo sia stata lei a forgiarmi.
La plastica non è da demonizzare, noi infatti combattiamo quella mono uso. Ci sono molti oggetti in plastica che utilizziamo nel nostro quotidiano e che possono durare anni.
Anche dopo anni di utilizzo queste plastiche possono essere riciclate: questo perché essendo più pesanti ed avendo cicli di raccolta più strutturati rispetto alla plastica mono uso, finiscono nelle isole di riciclo. Mentre la plastica mono uso essendo leggera, finisce nei fiumi, nei laghi… e quindi, allontanata dai moti ondosi, va a creare isole di plastica galleggiante. Queste vengono degradate negli anni finendo per essere mangiate dai pesci. Ne esistono in Toscana, nel Mediterraneo, negli Oceani e altri ancora.
Questa siccità che stiamo vivendo è legata all’inquinamento?
La crisi climatica c’è, esiste, ed ha portato a questa siccità. I nostri fiumi lo stanno ben dimostrando.
ASA Tivoli SpA non ha avuto sempre un andamento positivo e costante, sino a quando non sei arrivato a tu. Oggi ti stai espandendo in tutta Italia, portando le tue idee in tantissimi posti. Come si fa a gestire l’organizzazione dei rifiuti e gli abitanti di più città? Ricordiamo che Tivoli è all’81% della raccolta differenziata.
In posti come era Tivoli nel 2014 o come possono essere Roma e Palermo adesso, il gioco è ancora più semplice: i cittadini comprendono e vedono ogni giorno quanto il sistema rifiuti sia danneggiato e quanto sia finalizzato a discariche ed inceneritori. A Tivoli abbiamo fatto capire che differenziando i rifiuti in casa, tutti i giorni, un’azienda del Comune avrebbe venduto quei rifiuti, diminuito la TARI e aperto nuovi posti di lavoro.
Stiamo collaborando insieme per “Riciclare è un arte”, un progetto finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico “Comunità Solidali 2020”, sottoscritto tra Regione Lazio e Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. . A settembre\ottobre lanceremo un libro che parla di cambiamento climatico ma diamo anche degli spunti ai ragazzi con un corso di educazione ambientale; abbiamo già iniziato nelle scuole di Tivoli, è stato un grande successo tanto da essere intervistati per TG2 Costume e Società.
È un percorso iniziato anni fa… a Tivoli sbocciano questi fiori che altrove stentano a nascere. All’interno della scuola protagonista del servizio, sono molto attenti all’ambiente: la lavastoviglie lava tutte le stoviglie della mensa così da non gettare nulla ed hanno delle compostiere con cui producono compost che si ottiene in cucina. Hanno inoltre partecipato alla tua iniziativa, finanziata dalla Regione Lazio e Ministero del Lavoro. In questi laboratori di “Riciclare è un’arte” i ragazzi imparano a riciclare gli oggetti, dando loro una seconda o terza vita.
Il progetto “Riciclare è un’arte” non è solo questo. Io e Veronica Timperi insegneremo ai più grandi come si scrive un articolo green, ma non solo. Anche tu sei tra i protagonisti dei video che compongono questo progetto, vuoi anticiparci qualcosa? Per esempio sui RAEE, i rifiuti elettrici elettronici.
I RAEE si prestano a delle attività di riparazione e riuso. Sono pieni di materie prime preziose, come il silicio, l’oro, il rame, l’argento… Andate sul sito del Consorzio RAEE e cercate il vostro Centro Raccolta più vicino. Mi vengono in mente i cellulari, che possono trasformarsi in dei comodi telecomandi delle televisioni che abbiamo in casa. Possono anche controllare gli elettrodomestici.
So che stai portando avanti un progetto nel quale regali dei porta cicche ignifughi ai tabacchi e bar di Tivoli.
Per ora solo a quelli in regola con il pagamento della TARI, che sono in minoranza; così che i negozianti possano regalarli ai clienti più affezionati.
Un altro progetto è la Compostiera Urbana, ovvero un raccoglitore di umido che hai piazzato in vari posti di Tivoli.
La prima si trova vicino ad uno scivolo per bambini all’interno di un giardino pubblico, questo perché non ha alcune emissioni odorigena o di biogas. Le atre due accanto a delle scuole.
Una Compostiera può gestire fino a 100 famiglie, le quali possono venire due\tre volte a settimana, secondo il Decreto 266 del 2016: portano il loro scarto di cucina dentro questa macchina e nel giro di poche settimane viene trasformato in compost di ottima qualità, ovvero concime. Questo verrà impiegato in prossimità della compostiera per i condomini e le piante dei cittadini. Sono loro stessi a gestire la macchina, e a questi verrà applicato uno sconto del 30% sulle bollette. In questo modo chi non ha un giardino privato ma solo il condominio potrà dotarsi di una propria compostiera.
Grazie a Francesco Girardi, verremo a trovarti a Tivoli, mangeremo insieme e se avanzerà del cibo, lo porteremo a casa grazie alle doggy bag che voi di ASA Tivoli date in dotazione ai ristoranti.
L’intervista a Francesca Biondo, Direttrice Generale di FEDERPESCA: conosciamo insieme l’universo del mare
Nella puntata di martedì 14 giugno, per la trasmissione radio “Sempre più in forma green”, in onda tutti i martedì dalle 12 alle 14 su RID 96.8 FM, ho ospitato la Direttrice Generale di FEDERPESCA Francesca Biondo.
FEDERPESCA è la Federazione Nazionale delle Imprese di Pesca che dal 1961 rappresenta e tutela gli armatori della pesca Italiana e le Imprese della Filiera Ittica.
Conosciamo meglio Francesca Biondo.

Tu sei giovanissima, come ti sei ritrovata a fare questo lavoro?
Io non vengo da una famiglia di armatori, non conoscevo prima di questo lavoro il settore della pesca, pur essendo da sempre una appassionata di mare. Avevo però seguito per alcuni anni le politiche industriali italiane sull’economia del mare.
Ho avuto un fortunato incontro con il Presidente di FEDERPESCA, Luigi Giannini, che ha creduto sin da subito in me. Dopo una breve gavetta hanno voluto onorarmi della nomina a Direttrice, che ricopro da due anni.
Se una parte il nostro lavoro è quello di rappresentare un’istituzione, dall’altro dobbiamo anche svolgere un ruolo di comunicazione… e c’era anche bisogno di una figura moderna che se ne occupasse; prima di me FEDERPESCA non aveva nemmeno un canale Facebook!
FEDERPESCA rappresenta tutta una filiera. Cosa significa?
Certo, nasce per rappresentare gli armatori della pesca italiana, quindi sono i proprietari, spesso anche comandanti della flotta italiana, coloro che garantiscono il pesce sulle tavole dei consumatori della nostra penisola. Ma per esistere c’è bisogno di una filiera che faccia funzionare il tutto, dai cantieri navali a coloro che a terra distribuiscono il pesce.
C’è una lotta che porti avanti da tempo e che riguarda le donne
Il lavoro del pescatore è un mestiere che nell’immaginario comune è solo maschile, ma non è così. Ci sono molte donne che lavorano nel settore, le mamme, le cugine e le sorelle dei proprietari dell’imbarcazione. Sono loro ad occuparsi delle attività a terra. La rivendicazione della figura femminile parte da Ancona, dove molte donne si svegliano la notte per smistare il pesce; da loro dipende la scelta del prodotto e la garanzia della sua freschezza.
Tu cosa hai in mente di fare per tutelare le donne?
Queste donne non hanno un riconoscimento giuridico, che significa non avere nessun tipo di sicurezza e tutela. Abbiamo chiesto al Parlamento Italiano di recepire una direttiva europea del 2010, su riconoscimento di queste donne.
La proposta di legge è stata approvata da tutto l’arco parlamentare; adesso siamo in attesa che vada in approvazione definitiva.
Ci vuoi parlare della Legge Salva Mare?
È un passaggio legislativo molto importante e che riconosce il ruolo attivo dei pescatori per la pulizia dei mari.
Fino ad oggi i pescatori raccoglievano i rifiuti in mare tramite le reti da pesca, ma la normativa italiana non solo non riconosceva questo ruolo ma si consideravano i pescatori come i principali responsabili civili e penali di quei rifiuti.
Questo ha rappresentato un disincentivo a recuperare questa spazzatura, anche se un mare più pulito è anche un mare più pescoso. Quindi è un bene per tutti ridurre questo impatto ambientale al minimo.
Questa legge spero apra nuovi capitoli sia per la pulizia dei mari che per le attività degli stessi pescatori.
Le reti da pesca possono essere riutilizzate, non è vero?
Si, noi di FEDERPESCA collaboriamo ormai da un po’ di tempo con una startup che si chiama “Risacca” e che utilizza reti da pesca dismesse per creare borse, pochette ed altri accessori.
A Mazara del Vallo stiamo cercando di costruire una sartoria sociale per riutilizzare questi scarti.
Anche il pesce ha una stagionalità, ed è fondamentale rispettarla per garantire un pesce fresco e sostenibile sulle nostre tavole
È esattamente così. Negli anni noi consumatori abbiamo imparato a conoscere le stagionalità degli ortaggi e della frutta ed allo stesso modo noi di FEDERPESCA stiamo cercando di far conoscere le specie stagionali del pesce. Sia per la sostenibilità ambientale che per la nostra economia locale.
Conosciamo poche specie di pesce rispetto a tutte quelle esistenti.
Per giugno consiglio: le telline, tipiche della regione Laziale, ma anche le vongole, il polpo, la spigola, il cefalo, il sarago e le aguglie. Buone come quelle più conosciute ma a prezzi molto più contenuti.
Ringrazio molto Francesca Biondo, per aver affrontato insieme a me tanti temi diversi. Dalle origini di FEDERPESCA, al ruolo della donna nel panorama ittico, sino alla stagionalità dei pesci.
Paolo Fattorini e la musica psicoanalitica: attraversare mille vite in una
Ospite durante la puntata di mercoledì 1 giugno per Sempre più in forma Green: Paolo Fattorini. Artista e performer controverso e trasversale che attraverso la sua arte rappresenta i frutti dei suoi studi in ambito psicanalitico e delle costellazioni famigliari.
Vive e lavora tra Roma e Berlino. Polistrumentista, compositore, produttore, autore e documentarista.
Pubblica nel 2011 il progetto “Padre, la conoscenza è di tutti 1+”, prima parte della trilogia incentrata sui ruoli genitoriali e le dinamiche famigliari. Ci ha parlato del suo progetto “Sustine Impetum”, “resisti all’attacco”, che vede unire un sito interattivo, un disco doppio di rock d‘atmosfera e uno spettacolo dal vivo.
Caso ha voluto che Paolo accompagnasse la puntata di RID 96.8 proprio durante la Giornata Internazionale dei genitori.
Siete Curiosi? Conosciamolo meglio

Ciao Paolo, tu sei un artista a tutto tondo… ma come ti sei ritrovato a vivere mille vite in una?
Non volevo più che la mia creatività fosse solo intrattenimento quanto piuttosto un contenitore ricco di emozioni. A 19 anni ho iniziato a vincere diversi concorsi, dopo qualche anno mi sono accorto che non mi piaceva quello ero.
È stato necessario ricercare ciò che davvero mi apparteneva e per farlo ho dovuto dividermi tra me e quello che i miei genitori avevano disegnato.
Come riesci a trovare la vena creativa per tutti questi lavori differenti?

Credo di essere un tutt’uno tra il me uomo e il me artista. Prendo ispirazioni da un unico flusso, che ho scoperto ricercando la mia emotività.
“Nutriente Alcalina=madre” è la seconda parte di un progetto più grande incentrato sui ruoli genitoriali: parlo di nutrimento. Si esprime su più piani, sia fisico che emotivo.
Scrivo in latino classico, perché è una lingua evocativa e molto forte in grado di rimandare alle origini. Mi hanno aiutato mio fratello e mia madre che sono insegnanti e lo parlano molto bene.
Raccontaci adesso quali sono le tue pratiche green.
Io vivo in campagna e cerco di trasmettere sempre alle mie figlie il valore della natura, l’importanza di veder crescere i frutti e gli alimenti direttamente dalla terra che lavoriamo.
È fondamentale creare un precedente, trasmettergli il divertimento di fare l’orto.
Durante la trasmissione, consiglio sempre una ricetta anti spreco… tu ne hai qualcuna da suggerirci?
Quando il pane, rigorosamente fatto in casa, inizia ad essere duro (e succede dopo molti giorni al contrario di quello che compriamo) lo bagno e faccio delle freselle con pomodorini direttamente dall’orto, olio buono e basilico fresco.
Un modo perfetto per non buttare nulla e mangiare cose buone e fresche!
Grazie Paolo per averci trasmesso tante emozioni, tra musica, parole e pensieri dedicati alla ricerca di sé e alla scoperta delle emozioni più profonde.
In dialogo con Andrea Santacroce: agronomo e arboricoltore specializzato nella cura e tutela degli esemplari arborei
La trasmissione “Sempre più in forma green”, in onda tutti i mercoledì dalle 12 alle 14, su RID 96.8, ha colorato di verde tutta la stanza dell’Hotel Bettoja.
Ho avuto il piacere di ospitare il Dott. Andrea Santacroce, agronomo, arboricoltore e Dottore in Scienze e Tecnologie Agrarie, Forestali e Agroalimentari.
Direttore dello Studio di arboricoltura e progettazione del verde BEeAgro, specializzato nella cura e tutela degli esemplari arborei ad alto fusto e nella progettazione e tutela del verde e del paesaggio.
Curiosi? Conosciamolo meglio!
Sappiamo quanto sia importante l’ossigeno, d’altronde viviamo di questo. Le nostre care piante ne sono proprio la fonte. Ci sono delle differenze tra un albero e l’altro?
Si, l’ossigeno è ovviamente fondamentale, senza non potremmo vivere. Ci sono alberi che portano meno ossigeno rispetto ad altre così come ne esistono alcune che assorbono CO2.
Ecco perché è importante la loro cura.

Quali sono le piante che producono più ossigeno?
Tra queste, sicuramente quelle sempre verde, perché hanno una curva di produzione più lunga. In realtà ci sono anche alberi che hanno un grande apparato fogliare e che per questo producono più ossigeno.
Quelle che svolgi, sono professioni poco conosciute e delle quali i giovani spesso non si interessano. Spieghiamo meglio come approcciarsi a questo universo lavorativo.
Partendo dalle superiori, la scelta più adatta è quella dell’Istituto Tecnico Agrario; a Roma ce ne sono due, moto buoni. Come università ovviamente Scienze Agrarie, ma oggi esiste anche Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Addirittura a Napoli è stato creato un percorso dedicato interamente all’AgriFood.
Quali sono le buone pratiche che possiamo mettere in atto sin da subito per migliorare la situazione ambientale.
Prima di tutto voglio sottolineare come le nuove tecnologie riescano a riciclare quasi tutto e quindi fare la differenziata, fa davvero la differenza.
Poi io invito sempre ad avere rispetto: quando entriamo in un parco, è come se entrassimo in casa nostra. Getteremmo mai dei rifiuti o delle cicche nel pavimento di casa? No! Ecco, lo stesso vale per gli spazi verdi che ci circondano.
Tu sei impegnato nella salvaguardia dell’ambiente, e nello specifico ti occupi degli alberi della città.
Si. Attualmente sto lavorando a Roma, l’intento è sempre quello di non abbattere ma di cercare di salvare il salvabile.
Molti alberi sono stati tolti e sostituti da altri, mentre alcuni necessitavano delle cure che ovviamente gli sono state date.
Spesso l’esemplare albero diventa un problema… magari per colpa delle radici. Ci sono strategie che possono essere messe in atto per recuperare le problematiche sull’asfalto, ancorando gli alberi con un sistema innovativo che ci permette di recidere le radici che vanno sulla strada, senza abbattere l’intero arbusto.

Come si può proteggere un albero?
Chiunque abbia in proprietà un albero, magari nel suo condominio o giardino, dovrebbe far visionare l’arbusto da un arboricoltore o altro professionista come me, almeno una volta all’anno.
Una volta visitato, si potrà scegliere come e se intervenire per curarlo al meglio.
Spesso si pensa che non sia necessario, ecco perché si finisce ad intervenire quando già il danno è stato fatto, ovvero quando il ramo o addirittura l’intero albero è già caduto al suolo.
Prossimi appuntamenti?
Sabato 21 maggio terrò un Convegno, ad ingresso gratuito, insieme al Dott. Forestale Gianpietro Cantiani; parleremo del “problema” del pino domestico all’interno della città di Roma, e tutte le nuove tecnologie sfruttabili per la sua tutela. Oltre a questo, tratteremo anche dei nuovi sistemi green che sfruttano la biostimolazione in aiuto alle piante.
È stato un piacere conoscere e parlare insieme ad Andrea santacroce di ambiente e di cura del verde. Ricordiamo che la natura è la nostra casa, e va trattata come tale.
Il martedì delle donne – “Women of Change Italia” in dialogo con le Donne del futuro: l’intervista al Presidente dell’Associazione Anita Falcetta
Durante l’appuntamento di mercoledì 11 maggio con “Sempre più in forma green”, in onda tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 su RID 96.8, ho avuto il piacere di intervistare una figura importante e di grande spessore: Anita Falcetta.
Anita nasce come consulente marketing e comunicazione; è un’imprenditrice e porta avanti la sua azienda nel settore della music industry. “Woman of Change Italia” è un’Associazione no profit che ha preso forma durante il periodo del lockdown: l’obbiettivo è quello di dare ascolto a tutte le donne ed a tutti gli uomini senza limiti di alcun tipo. Inoltre, diffonde sapere e cultura per combattere ogni tipo di discriminazione.
Conosciamo meglio Anita Falcetta e le sue bellissime iniziative!

Benvenuta Anita, sono felicissima di ospitarti e di parlare insieme a te di quello che fai. Credo che sia bello unire le tematiche ambientali a quelle sociali. Ma parlami dei tuoi prossimi impegni e di dove possono trovarti i nostri ascoltatori.
La nostra Associazione “Woman of Change Italia” è presente su tutti i social network, dal gruppo chiuso di Facebook, al profilo Instagram. Abbiamo poi il nostro sito ufficiale womaofchange.it, dove potete trovare tutte le info aggiornate sulle attività, i servizi e le rassegne stampa.

Quanto è importante collaborare al giorno d’oggi?
È fondamentale. In un mondo in costante cambiamento è l’unica chiave per generare innovazione e miglioramento nel settore della woman empowerment.
Unirsi e fare sistema tra noi donne è importante; ovviamente senza escludere gli uomini.
Ma sai che questa è una trasmissione che parla di sostenibilità ambientale…vorrei per questo chiederti quali sono le tue buone pratiche green.
Ho scelto di trasferirmi dal centro di Milano, all’interno di un parco nella zona di Monza Brianza. Avevo bisogno di riconnettermi alla natura. Tante problematiche riguardanti l’ambiente potrebbero essere risolte ricordando che la natura è la nostra casa e va trattata come tale.
Ma dato che siamo alla radio e la musica è il nostro nucleo principale, raccontami quali sono le ultime iniziative alle quali stai lavorando con la tua one-stop Music Company “Mokamusic”.
Attualmente siamo occupati su varie campagne pubblicitarie, nazionali ed internazionali. Poi stiamo lavorando a dei progetti ad alto contenuto tecnologico…
Ho unito “Mokamusic” a “Woman Of Change Italia”, promuovendo il brano della giovanissima Gaia Bitocchi, intitolato “Briciola”, che parla della violenza di genere con un focus particolare sui giovani. È diventata la testimonial di una campagna che stiamo portando avanti nelle scuole italiane, per sensibilizzare i giovani su questa tematica.

È stato un piacere ospitare a ”Sempre più in forma green” Anita Falcetta che grazie alle sue iniziative combatte ogni giorno contro le ingiustizie sociali ed ambientali.
Il comico e regista Antonello Costa si mette a nudo nel suo ultimo spettacolo “Costa Soul (l’artista e la sua anima)”
Antonello Costa, noto volto comico del panorama italiano, mi ha accompagnato durante la seconda parte del programma radio “Sempre più in forma green”, l’appuntamento fisso del mercoledì, dalle 12 alle 13, per RID 96.8 FM.
Ho avuto il piacere di conoscere Antonello, che devo ammettere non ha mai smesso di farmi ridere, per tutta la durata della trasmissione.
Con lo spettacolo “Costa Soul (l’artista e la sua anima)” il comico ha festeggiato i suoi 35 anni di carriera, un racconto autobiografico, dove Antonello si è messo a nudo raccontando di sé; come solo lui riesce a fare.
Ma non perdiamo altro tempo e conosciamo meglio Antonello Costa!

Tu sei comico, attore, regista… hai esordito nel 1985 con spettacoli classici, quindi non nasci come comico.
Si, all’inizio volevo fare l’attore serio, poi una volta arrivato a Roma, a 18\19 anni, mi sono iscritto alle scuole di recitazione e mi scritturarono in film amatoriali. Le prima compagnie mi avevano affidato dei ruoli seri ma ogni volta che aprivo bocca, tutti ridevano. Il varietà mi ha chiamato, sono nato per fare questo.
Cosa si prova ad impersonificare tanti personaggi?
Ecco, a proposito di questo… nello spettacolo “Costa Soul”, ho usato molte meno parrucche e giacche e sono stato più me stesso, senza maschere. Però amo tantissimo vestire personaggi diversi, ognuno di loro ha un mood comico preciso.
La difficoltà sta nel differenziare ogni personaggio dall’altro, cercando così di non farli mai assomigliare.
Ti è mai successo qualcosa di strano durante un tuo spettacolo?
Beh si. Per esempio durante uno spettacolo per una festa patronale avevano messo una giostra vicino al mio palco, e dato che entrambi usavamo la musica, facevamo a gara per chi alzava di più il volume.
Poi alcuni personaggi sono saliti sul palco, magari quelli che tutto il paese conosceva.
Ma comunque niente di grave.

Dacci anche qualche appuntamento per poterti vedere dal vivo
Si! Dal 10 al 15 maggio sarò al Teatro Anfitrione di Roma con lo spettacolo musicale “Laiv da vivo” dove canterò tutte le canzoni comiche che ho scritto in questi anni, e presenterò il mio nuovo disco “Ridi con me”.
Come sai, noi di “Sempre più in forma green” parliamo di sostenibilità e ambiente.
Vogliamo sapere adesso quali sono le tue buone pratiche green.
Io ho scoperto i fondi del caffè… l’utilizzo che se ne può fare.
Li uso per ben due cose: la prima, per le piante: il caffè dona tante vitamine alla terra, che le regala poi alla pianta, rendendola più forte.
Il secondo invece, come anti odore all’interno del frigorifero. Metto il caffè dentro un bicchierino, e tutti i cattivi odori spariscono.
Per chi volesse ridere davvero vi consigliamo di visitare il canale YouTube di Antonello Costa.
Noi lo ringraziamo per averci fatto sorridere e averci dato tanti consigli utili.
“ESSERE NORMALE”: FREDDO racconta del suo ultimo singolo, tra relazioni spezzate e salute mentale
Federico Portelli alla nascita, Fred Portelli per gli amici e in arte FREDDO.
Nome creato da un accento londinese che ha aggiunto una “O” in più: “un bell’aggettivo” come ha dichiarato il cantante.
Durante la puntata di mercoledì 4 maggio per “Sempre più in forma green”, in onda su RID 96.8, ho intervistato l’artista FREDDO in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “ESSERE NORMALE”.
Il brano regala un’unione tra musica elettronica e acustica, grazie ad una melodia sofisticata; un vero e proprio viaggio tra i pensieri del cantante, nel ricordo di una persona che ha scelto di togliersi la vita.
Si parla di depressione e salute mentale, di relazioni interrotte e amicizie concluse.
Conosciamo meglio FREDDO!

Ciao Fred, so che chiami da Londra.
Vuoi raccontarci di più del tuo ultimo singolo “ESSERE NORMALE”? Io tra i commenti ho letto: “riesce a disegnare un viaggio emotivo con parole di grande delicatezza e rabbia insieme”. Come riesci a farlo?
Il brano parla di argomenti molto complessi… di suicidio e depressione.
Tre anni fa sono venuto a sapere della morte di una persona che conoscevo e che ha scelto di togliersi la vita. Da lì, in pieno lockdown, ho immaginato un dialogo tra un lui e una lei e da una frase di partenza “che cosa ho fatto di sbagliato adesso”, ho creato l’intero brano.
La canzone non si riferisce a quella storia specifica ma volevo trattare il tema della salute mentale, del quale ancora si parla troppo poco.
Io sono “cintura nera di ansia” e quindi so bene cosa significhi.

Adesso dobbiamo entrare nel privato. Questa è una trasmissione che tratta di ambiente, quindi voglio chiederti quali sono le tue buone pratiche green!
Sono super pronto su questo!
Intanto io abito a Wood Green, quindi più green di così non si può (ride).
A parte gli scherzi…io non guido una macchina da 6 anni. A Londra è facile, perché qua le biciclette sono di uso comune.
Ma soprattutto ci tengo a dire che dieci anni fa, con mio padre, ho piantato 10.000 querce. Sono molto legato alle mie origini marchigiane, quindi tengo molto ai miei luoghi, tanto che il video di “ESSERE NORMALE” è stato girato proprio là, lo scorso gennaio.
Adesso sto lavorando al video di una versione radio dell’album uscito anno-scorso intitolato “Due”, che sarà legato proprio all’ambiente.
Grazie a FREDDO, continueremo sicuramente a seguire i tuoi progetti!































































































